Le indagini hanno consentito di documentare come, fra il marzo del 2023 e il febbraio del 2025, nell’ambito del cosiddetto “decreto flussi 2023”, il sodalizio fraudolento abbia favorito, dietro pagamento di cospicue somme di denaro, l’ingresso illegale di extracomunitari prevalentemente provenienti da Marocco, Pakistan, India e Bangladesh

Mentre la sinistra continua a sventolare il vessillo dell’accoglienza indiscriminata e ad attaccare l’esecutivo per la fermezza dimostrata sul fronte delle espulsioni – come confermano anche i recenti rimpatri dei 23 cittadini egiziani riportati nel loro Paese d’origine – la realtà dei fatti dimostra da quale parte stia la ragione. Perché la lotta contro i traffici illegali e il business della disperazione non è una postura ideologica: ma un dovere istituzionale per difendere la legalità e la sicurezza nazionale.

A confermarlo arriva dunque l’ennesima operazione, questa volta coordinata dalla Procura di Mantova, ed eseguita dai Carabinieri, che ha smantellato una vera e propria rete criminale specializzata nel truffare lo Stato. E nello speculare sulle speranze di centinaia di migranti. Un sodalizio spregiudicato che, sfruttando le maglie della legge, e inserendosi a gamba tesa nelle rete dei provvedimenti (e dei suoi reconditi modi per arginarli), aveva trasformato la procedura legale d’ingresso in una gallina dalle uova d’oro.

È proprio contro questo perverso meccanismo – fatto di aziende fantasma. False documentazioni, E speculazioni private – che si scaglia l’impegno quotidiano delle forze dell’ordine e la linea di tolleranza zero del governo Meloni. E chi parla di accoglienza senza regole, non fa altro che soffiare sul fuoco di questo “mercato nero” della disperazione. La vera risposta, piaccia o meno ai soliti soloni del politicamente corretto, resta la legalità: stop ai furbetti dei decreti flussi, e tolleranza zero per gli irregolari, con la prosecuzione serrata dei rimpatri verso i Paesi sicuri. Ma procediamo con ordine.

Mantova, immigrazione clandestina: fallisce la truffa sull’”operazione click day”

Operazione click day dei Carabinieri di Mantova contro l’immigrazione illegale. I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale cittadino, con la collaborazione del Nucleo Ispettorato del Lavoro e il supporto delle Compagnie di Mantova, Viadana, Castiglione delle Stiviere e Gonzaga, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Gip di Mantova, nei confronti di tre persone della provincia di Mantova.

I tre soggetti accusati di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, a fine di lucro, pluriaggravato”

Si tratta di un 64enne, titolare di una azienda agricola. Di un 51enne, consulente del lavoro. E di un 43enne indiano, mediatore linguistico e culturale, ritenute responsabili, in concorso con altri due indagati, un consulente del lavoro 82nne di San Giorgio Bigarello e un intermediario indiano 38nne residente a Mantova, dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, a fine di lucro, pluriaggravato.

Immigrazione clandestina, la “truffa del click day” nel dettaglio

Il meccanismo fraudolento ricostruito minuziosamente dai Carabinieri, noto come la “truffa del click day”, si fonda sullo sviamento della procedura prevista dal Decreto Flussi, provvedimento con cui il Governo stabilisce periodicamente il numero di cittadini extracomunitari che possono entrare regolarmente in Italia per motivi di lavoro. Stamani sono state contestualmente eseguite delle perquisizioni a carico dei tre soggetti arrestati e nei confronti di altri due soggetti indagati, in stato di libertà, dalla Procura di Mantova che ha coordinato l’intera complessa operazione.

Numeroso materiale informatico e documentale è stato sequestrato e verrà analizzato dagli inquirenti. I gravi indizi di colpevolezza emersi dalle indagini degli investigatori dell’Arma e condivisi dalla Procura di Mantova, hanno permesso al Gip di emettere le ordinanze di custodia cautelare. Gli arrestati sono stati portati nelle rispettive residenze in regime di arresti domiciliari. Vediamo allora i particolari delle indagini.

Smantellata un’organizzazione dedita all’immigrazione illegale

Indagini che hanno consentito di documentare come, fra il marzo del 2023 e il febbraio del 2025, nell’ambito del cosiddetto “decreto flussi 2023”, il sodalizio abbia favorito, dietro pagamento di cospicue somme di denaro, l’ingresso illegale di 81 extracomunitari, prevalentemente provenienti dal Marocco, Pakistan, India e Bangladesh, presentando, presso gli sportelli unici di diverse Prefetture del territorio nazionale, fittizie istanze di nulla osta all’assunzione dei lavoratori stagionali extracomunitari, che non sono mai stati effettivamente impiegati.

Attestazioni falsi sull’effettiva capacità dell’impresa che avrebbe dovuto assumere gli immigrati

Documentando, dunque, falsamente, l’effettiva capacità economica dell’impresa. L’idoneità alloggiativa. E l’esistenza di fondi agricoli, dove avrebbero dovuto essere impiegati. Non solo. Dalle indagini è emerso il ricorso, da parte del mediatore linguistico, a una massiccia e sistematica campagna pubblicitaria di reclutamento nei Paesi di origine dei migranti. Disperati disposti a pagare dai 5.000 ai 15.000 euro per ciascuna pratica, nella speranza di ottenere un visto d’ingresso e un lavoro in Italia.

Come riferisce l’Adnkronos sulla vicenda, peraltro, gli inquirenti hanno scoperto inoltri telematici a diverse Prefetture (Mantova, Trento, Bari e Cosenza) da parte del datore di lavoro, di 84 istanze di “nulla osta” (mai effettivamente rilasciate. O revocate per insufficienza della documentazione), per l’assunzione di lavoratori extracomunitari per lavoro stagionale. Domande presentate dal titolare di un’impresa agricola mantovana, costituita appena due mesi prima del “click day”.

Cosa non torna sull’invio delle domande…

Ebbene: non solo l’azienda è risultata priva di qualsiasi operatività o capacità economica. Ma – come riferisce Adnkronos – «le richieste erano corredate da false asseverazioni, a firma di professionisti abilitati. E tutto al fine di attestarne falsamente l’effettiva capacità economica necessaria a comprovarne l’assunzione; a sostenere i conseguenti oneri previdenziali e assicurativi; l’utilizzo sistematico di connessioni internet e postazioni informatiche riconducibili all’imprenditore che fungeva da intermediario, e al consulente del lavoro, per l’invio materiale delle domande agli Sportelli Unici per Immigrazione delle Prefetture».


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Martino Della Costa

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