#Finsubito news dalla rete – Scadenza digitalizzazione: Tomaino, “dov’erano tutti quando bisognava impedire che si arrivasse fin qui?”


Riceviamo e pubblichiamo

DIGITALIZZAZIONE, CONF.I.A.L.: «L’ALLARME A TRE MESI DALLA SCADENZA? IL VERBALE DEL 9 APRILE DICE CHI SAPEVA, CHI HA FIRMATO E CHI DOVEVA MONITORARE»
In questi giorni SLC CGIL, FISTEL CISL, UIL e UGL lanciano l’allarme per il futuro di circa 650 lavoratori e chiedono risposte alla Regione, all’azienda e ai Ministeri sulla scadenza degli ammortizzatori sociali e sul piano di rilancio.
Una domanda, allora, diventa inevitabile: dov’erano tutti quando bisognava impedire che si arrivasse fin qui?
L’allarme non si lancia quando il malato è ormai in fin di vita. Soprattutto se si è stati seduti ai tavoli nei quali erano già scritte le scadenze che oggi vengono presentate come un’emergenza.
Per questo alleghiamo al nostro comunicato il verbale dell’accordo sottoscritto il 9 aprile 2026 presso il Ministero del Lavoro. Non servono interpretazioni: basta leggerlo.
A sottoscriverlo sono Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Calabria, Konecta R, Unindustria Calabria, SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL e UGL Telecomunicazioni.
Quindi oggi non siamo davanti a semplici spettatori che improvvisamente scoprono un problema.
Siamo davanti anche a soggetti che quel percorso lo conoscevano, vi hanno partecipato e hanno sottoscritto l’accordo che ha accompagnato l’utilizzo della CIGS fino al 31 dicembre 2026. Il verbale stabilisce espressamente quella scadenza e individua un massimo di 654 lavoratori coinvolti: 387 a Crotone, 180 a Rende e 87 a Settingiano.
30 MILIONI, UN “AMPIO PROGETTO INDUSTRIALE” E UN PIANO DI RISANAMENTO. CHE FINE HANNO FATTO?
C’è molto altro.
Il verbale ricorda che l’accordo del 19 dicembre 2024 era inserito in un percorso finanziato, secondo quanto dichiarato dalla Regione Calabria, con 30 milioni di euro, finalizzato a trovare una soluzione alla crisi occupazionale di Abramo Customer Care.
Parla di 894 lavoratori inizialmente assunti da Konecta: 574 a Crotone, 231 a Rende e 89 a Settingiano. E descrive quell’operazione come parte di un più ampio progetto industriale rivolto alla dematerializzazione e alla digitalizzazione documentale.
Ma il punto più importante è un altro.
Il verbale afferma che Konecta aveva predisposto un piano di risanamento, allegato all’accordo, che prevedeva lo sviluppo di nuove iniziative nazionali, l’estensione della dematerializzazione ad altri archivi regionali e nuovi servizi di assistenza ai cittadini, come un numero verde unico.
E allora la domanda non deve farla soltanto il sindacato alla Regione o all’azienda.
Devono farla innanzitutto i lavoratori a tutti coloro che hanno sottoscritto quell’accordo: dov’è quel piano?
Rendetelo pubblico.
Spiegate ai lavoratori cosa prevedeva concretamente. Spiegate quali azioni sono state realizzate. Quali non sono state realizzate. Perché non sono state realizzate. E soprattutto spiegate chi, nei mesi successivi alla sottoscrizione, abbia verificato l’effettiva attuazione degli impegni assunti.
Perché lo stesso verbale prevedeva incontri di verifica, di norma trimestrali, su richiesta delle parti. E lo stesso accordo quantificava in 4,3 milioni di euro l’onere previsto per la misura di integrazione salariale.
Dove sono le verifiche? Dove sono i verbali? Dove sono gli atti? Qual è stato l’esito del monitoraggio?
Non sono domande polemiche. Sono domande alle quali centinaia di lavoratori hanno diritto di ricevere risposte.
E I PRECARI?
C’è poi una ferita che non accettiamo venga cancellata dal racconto.
Mentre oggi si parla giustamente dei circa 650 lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali, 74 lavoratori precari sono già arrivati alla scadenza del loro contratto, dopo anni di precarietà e dopo aver lavorato nel progetto.
Dov’erano allora quelli che oggi annunciano mobilitazioni?
Dov’erano quando i lavoratori denunciavano inattività, disorganizzazione, problemi di sicurezza, inefficienze e assenza di prospettive?
Dov’erano quando bisognava alzare la voce prima, non a pochi mesi dalla fine degli ammortizzatori?
Noi c’eravamo. Con i lavoratori, nelle assemblee, nelle iniziative pubbliche, nelle denunce e nelle proteste.
Ed è singolare che alcuni articoli che raccontano oggi l’allarme lanciato da altre organizzazioni utilizzino persino immagini delle mobilitazioni che la CONF.I.A.L. ha organizzato insieme ai lavoratori.
Perché delle vostre iniziative non c’è traccia: nessuna assemblea, nessun incontro con i lavoratori, nessuna protesta. Soltanto tavoli a porte chiuse.
E allora la domanda torna inevitabilmente la stessa: dove eravate quando bisognava esserci?
BASTA TAVOLI SEPARATI. CONFRONTIAMOCI DAVANTI AI LAVORATORI
E arriviamo al punto politico-sindacale.
Perché continuare a chiedere tavoli separati?
Perché CONF.I.A.L. e i lavoratori che rappresenta non dovrebbero essere presenti nello stesso confronto?
Noi non abbiamo paura di sederci allo stesso tavolo con nessuno.
Chiediamo esattamente il contrario: un confronto aperto, trasparente, alla presenza di tutti e con una delegazione dei lavoratori.
Mettiamo sul tavolo gli accordi sottoscritti. Il piano di risanamento. Le verifiche effettuate. Le risorse utilizzate. Le responsabilità di ciascuno. E soprattutto le proposte per il futuro.
Il pluralismo sindacale non può valere soltanto quando non disturba. E la rappresentanza non può trasformarsi nel diritto di decidere chi possa parlare e chi debba rimanere fuori dalla porta.
Forse la voce della CONF.I.A.L. è scomoda proprio perché pone domande che altri preferirebbero non sentire. Ma dietro quella voce ci sono lavoratori che chiedono trasparenza, chiarezza e risultati.
NOI UNA PROPOSTA CE L’ABBIAMO
Non vogliamo utilizzare il passato per celebrare un fallimento. Vogliamo utilizzarlo per evitare di ripeterlo.
La nostra proposta resta quella che abbiamo avanzato da tempo: non smantellare il progetto, ma rilanciarlo, facendo della Calabria un vero hub della digitalizzazione, capace di valorizzare le professionalità già formate, ampliare le attività, attrarre nuovi interlocutori industriali e costruire una prospettiva stabile.
Non partiamo da zero. Esistono centinaia di professionalità formate, tre territori coinvolti e competenze che possono essere utilizzate dentro una strategia regionale più ampia sull’innovazione e sulla digitalizzazione.
Ma questa volta servono un progetto industriale vero, obiettivi verificabili, interlocutori affidabili, trasparenza nell’utilizzo delle risorse e controlli che vengano realmente esercitati.
Le risorse pubbliche devono produrre sviluppo, occupazione stabile e nuova economia. Non possono finanziare percorsi al termine dei quali rimangono soltanto ammortizzatori sociali, precarietà e lavoratori nuovamente in attesa di una soluzione.
Per questo attendiamo che la Regione Calabria apra finalmente un confronto nel quale possano partecipare anche coloro che, per oltre un anno, hanno denunciato le criticità senza voltarsi dall’altra parte.
Noi ci saremo. Come ci siamo stati quando era più difficile esserci.
Ma da oggi una cosa deve essere chiara:
chi ha firmato deve spiegare.
Chi doveva monitorare deve mostrare cosa ha monitorato.
Chi ha gestito deve rendere conto delle proprie scelte.
E chi oggi lancia l’allarme deve spiegare cosa ha fatto quando quell’allarme poteva ancora servire a evitare l’emergenza.
I lavoratori non hanno bisogno dell’ennesimo tavolo a porte chiuse.
Hanno bisogno della verità sul passato e di un progetto credibile per il futuro.
Fabio Tomaino
Segretario Confederale Regionale
CONF.I.A.L. Calabria


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