E’ arrivata a Palazzo comunale come una bomba ad orologeria, così la definisce oggi il sindaco Celentano, la maxi diffida da quasi 41 milioni di euro che riporta al centro delle attenzioni una vicenda mai chiusa e che si trascina da tredici anni. La Curatela del fallimento di Latina Ambiente con i curatori Lorenzo Palmerini e Giovanna Pierro ha messo in mora l’Ente chiedendo quasi 18 milioni di euro di capitale, ai quali aggiunge 20 milioni di interessi maturati dal 2014 e 3 milioni di euro di danni. La richiesta riguarda le partite TIA 2006-2009, oggetto di svariati tavoli tecnici dal 2013 ad oggi, e i relativi conguagli dei PEF. Di fronte alla richiesta, il sindaco Matilde Celentano, in una nota annuncia che il Comune è pronto a difendersi, coinvolgendo gli uffici finanziari e legali dell’Ente e verificando la fondatezza delle pretese avanzate dalla Curatela. L’obiettivo dichiarato è tutelare il Comune e impedire che un eventuale esborso possa ricadere sui cittadini. La diffida, del resto, apre una fase procedurale precisa: entro i termini indicati dalla Curatela, 15 giorni dalla notifica previsti dalla legge e poi altri 90 per la transazione che soddisfi la massa dei creditori, l’amministrazione dovrà valutare se avviare una trattativa, o spostare la controversia alla Camera arbitrale dell’ANAC. «L’attuale Amministrazione comunale è già al lavoro con gli uffici finanziari e legali del Comune per difendere in ogni sede l’ente e i soldi dei cittadini – spiega il sindaco – verificando la fondatezza della pretesa della Curatela. Faremo di tutto per evitare che questa ‘stangata’ ricada sulle tasche delle famiglie di Latina».
Due posizioni in contrasto
Il primo punto, dunque, resta quello dei numeri. La Curatela sostiene che il Comune debba ancora quasi 18 milioni di euro, oltre a interessi e danni. L’ente invece in uno degli ultimi incontri con la curatela ha contestato questa ricostruzione e, secondo i propri conteggi, sostiene di aver già versato quanto dovuto, arrivando persino a rivendicare un saldo a proprio favore di più di 200 mila euro. I 41 milioni, quindi, rappresentano oggi la dimensione della pretesa complessiva avanzata dalla Curatela, non un debito già accertato del Comune. Saranno gli atti e, se necessario, un giudice o l’organismo competente a stabilire quale delle due ricostruzioni sia fondata. Su questo punto, però, c’è da dire anche che all’interno del Comune è in atto al momento una divergenza importante. Sembra infatti che gli uffici siano intenzionati ad andare all’arbitrato senza arrivare alla mediazione, una strada che, in assenza di accordo, potrebbe portare a una responsabilità aggravata in caso di soccombenza. Un rischio tutt’altro che remoto dal momento che fino ad oggi tutte le somme rivendicate dalla curatela sono state riconosciute dal tribunale e che le compensazioni che eccepisce il Comune non state mai state azionate davanti al giudice fallimentare e non sono opponibili davanti a quello arbitrale. Se così fosse per il Comune si aprirebbe il baratro finanziario e politico. E anche per questo il sindaco e l’esecutivo propendono invece per la strada della conciliazione, un punto da dirimere nei prossimi giorni dopo attente valutazioni interne. Se questa fosse la strada l’ente dovebbe nominare un rup entro pochi giorni, passaggio ancora inevaso.
Il nodo politico
Poi c’è la politica. Perché questa vicenda non nasce oggi e soprattutto non nasce con una sola amministrazione. La TIA 2006-2009, i PEF, i rapporti con Latina Ambiente e i relativi conguagli attraversano tredici anni di decisioni, tavoli tecnici, contestazioni e tentativi di definizione, coinvolgendo maggioranze diverse, compresa la stagione del centrodestra, quella successiva di Latina Bene Comune e quella di oggi. Ed è proprio su questo punto che la sindaca sceglie la strada della critica politica ai suoi predecessori. «La formale messa in mora – spiega – è una richiesta spaventosa che rappresenta il prezzo salatissimo che la nostra comunità rischia oggi di pagare per gli anni di pura improvvisazione e scelleratezza amministrativa della giunta guidata da Damiano Coletta. Oggi i cittadini di Latina toccano con mano cosa abbiano significato i ‘lunghi anni del cambiamento’ promessi e mai realizzati». Il sindaco spiega che «durante l’Amministrazione Lbc si scelse di rifiutare la proposta di concordato preventivo da 13,4 milioni di euro, voltando le spalle a una soluzione gestibile e preferendo lo scontro e la rigidità ideologica. Non fu riconosciuto il credito che Latina Ambiente vantava nei confronti del Comune, affossando definitivamente ogni possibilità di salvataggio e portando la società pubblica al fallimento. Una decisione politica miope e disastrosa che ha trasformato un problema risolvibile in una bomba ad orologeria contabile da 41 milioni di euro che oggi potrebbe portare l’ente al fallimento».
L’ordine del giorno bocciato nel 2016
Nella nota viene ricordato un altro passaggio. Quando Lbc l’11 novembre 2016, bocciò in Consiglio comunale l’ordine del giorno presentato proprio da Celentano, insieme al Partito Democratico con l’allora consigliera proponente Nicoletta Zuliani e ad altri esponenti di centrodestra, «che chiedeva – spiega il sindaco – al sindaco Coletta e alla sua giunta di chiarire la posizione debitoria/creditoria della Latina Ambiente. Nello stesso atto, denominato ‘Operazione chiarezza Latina Ambiente’, segnalava che non fornire ai giudici elementi in merito delle sorti della Latina Ambiente, significava di fatto omettere dati e informazioni necessarie alla determinazione della scelta se far fallire o no la società». « Invece di tutelare l’interesse pubblico e chiudere le partite aperte con pragmatismo e competenza – conclude il primo cittadino – l’amministrazione di allora preferì rinviare, accumulare tavoli tecnici e nascondere la testa sotto la sabbia, lasciando maturare interessi oggi valutabili in 20 milioni di euro. Un atteggiamento d’irresponsabilità contabile e politica privo di precedenti».
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