#Finsubito news – Piano di ripristino della natura, online la bozza


08/10/2026 – È online la bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR) che l’Italia ha trasmesso alla Commissione europea. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato il documento insieme alla tabella di sintesi delle misure previste, consentendo di entrare nel merito delle azioni che potranno interessare anche città, pianificazione urbanistica, rigenerazione urbana ed edifici.
 
Tra le indicazioni emergono interventi di deimpermeabilizzazione dei suoli, incremento degli spazi verdi e della copertura arborea, tetti verdi, infrastrutture verdi e blu e sistemi di drenaggio urbano sostenibile. Il Piano non introduce effetti conformativi diretti sui suoli né determina automaticamente la modifica degli strumenti urbanistici vigenti.
 
La bozza di Piano Nazionale di Ripristino della Natura è stata presentata il 25 settembre 2026 e resta un documento in evoluzione: misure, localizzazione degli interventi, quantificazioni e stime finanziarie saranno ulteriormente consolidate anche sulla base del confronto con Bruxelles.
 

Piano di ripristino della natura, gli obiettivi per le città

Per gli ecosistemi urbani, il Piano recepisce l’obiettivo previsto dal Regolamento europeo di evitare fino al 2030 una perdita netta, a livello nazionale, della superficie complessiva degli spazi verdi urbani e della copertura arborea urbana. Dal 2031 dovrà invece essere avviata una tendenza al loro aumento.
 
La bozza indica in 44.634,14 km² la “superficie totale indicativa di territorio oggetto di misure di ripristino” per conseguire l’obiettivo di nessuna perdita netta entro il 2030. L’individuazione degli interventi dovrà avvenire attraverso il processo di ricognizione, verifica, programmazione, pianificazione e monitoraggio previsto dal Piano, sulla base delle caratteristiche dei diversi contesti territoriali.
 
Un elemento particolarmente rilevante per i Comuni riguarda le esclusioni dagli obiettivi quantitativi dell’articolo 8: salva una diversa deliberazione della Giunta comunale entro 60 giorni dalla data di efficacia del Piano, sono esclusi i Comuni nei quali, all’interno dell’ecosistema urbano individuato, gli spazi verdi urbani superano il 45% e la copertura arborea urbana supera il 10%.
 
Anche la delimitazione degli ecosistemi urbani deve essere ancora affinata. La bozza chiarisce che il riferimento iniziale a intere città, piccole città e sobborghi è utilizzato temporaneamente per costruire il quadro conoscitivo e non costituisce la scelta metodologica finale. L’orientamento è delimitare le porzioni effettivamente urbanizzate, lasciando comunque ai Comuni la possibilità di considerare anche le zone periurbane o di confermare il riferimento all’intero territorio comunale.
 

Nessun nuovo vincolo urbanistico automatico

Il Piano dedica un passaggio esplicito al rapporto con la pianificazione urbanistica. Gli interventi dovranno essere promossi attraverso gli strumenti di pianificazione e programmazione già previsti dall’ordinamento, valorizzando la rigenerazione urbana, l’incremento e la qualificazione degli spazi verdi e della copertura arborea e le altre misure dirette a migliorare la funzionalità ecosistemica.

Il documento precisa, inoltre, che tali interventi potranno essere sostenuti “anche mediante specifici programmi di incentivazione e sostegno”. Non vengono però definiti, in questo passaggio, caratteristiche, risorse o modalità di accesso a questi strumenti.

Soprattutto, la bozza chiarisce che il Piano non introduce effetti conformativi diretti sul regime giuridico dei suoli e non determina automaticamente obblighi di modifica degli strumenti urbanistici vigenti. L’individuazione e la programmazione degli interventi avverranno nell’ambito dei procedimenti e degli strumenti previsti dall’ordinamento, secondo le competenze dei diversi livelli di governo.
 

Rigenerazione urbana, verde e deimpermeabilizzazione

Per le città, il Piano lega il rafforzamento della resilienza climatica a rigenerazione urbana, infrastrutture verdi e blu, deimpermeabilizzazione dei suoli, aumento della copertura arborea e Nature Based Solutions.
 
Gli interventi dovranno essere individuati in funzione delle caratteristiche e dei fabbisogni dei singoli contesti urbani e potranno contribuire al miglioramento del microclima, alla gestione sostenibile delle acque meteoriche, alla riduzione delle isole di calore e al rafforzamento dei servizi ecosistemici.

La bozza collega, inoltre, questi obiettivi al contrasto del consumo di suolo e al ripristino dei suoli artificializzati, richiamando il ruolo della rigenerazione urbana nella relazione tra biodiversità, transizione ecologica e pianificazione territoriale.
 

Tetti verdi e soluzioni integrate negli edifici

Anche gli edifici rientrano tra gli ambiti nei quali le misure di ripristino possono produrre effetti. Nel testo della bozza, tra le azioni per gli ecosistemi urbani e periurbani sono citati spazi verdi, alberature, tetti verdi e zone umide urbane.

Secondo il Piano, queste soluzioni possono aumentare l’assorbimento di CO₂, migliorare il microclima e contrastare le isole di calore, con effetti indiretti anche sulla riduzione dei consumi energetici. La tabella delle misure allegata entra più nel dettaglio e contiene proposte relative a superfici permeabili, rain garden, sistemi di infiltrazione, tetti verdi e altre soluzioni integrate negli interventi urbanistici ed edilizi.
 

SUDS e infrastrutture verdi per gestire le acque

Tra le misure previste per gli ecosistemi urbani trovano spazio anche i Sistemi di Drenaggio Urbano Sostenibile (SUDS), insieme alle infrastrutture verdi e blu e agli interventi di deimpermeabilizzazione.

L’obiettivo è favorire una gestione più sostenibile delle acque meteoriche e aumentare la capacità delle città di adattarsi a precipitazioni intense, ondate di calore e altri effetti dei cambiamenti climatici.

Le soluzioni indicate comprendono interventi capaci di aumentare la permeabilità dei suoli, trattenere e infiltrare l’acqua piovana e integrare il drenaggio con spazi verdi e sistemazioni paesaggistiche, sia nelle nuove trasformazioni sia nei progetti di rigenerazione e riqualificazione urbana.
 

Al momento disponibili 82,4 milioni di euro

Il quadro finanziario del Piano è ancora incompleto. Circa il 33% delle misure non dispone ancora di una stima finanziaria e il documento stesso avverte che le cifre disponibili non rappresentano il fabbisogno definitivo.
 
Tra le misure per le quali è disponibile una quantificazione, circa il 31% risulta già attuato o in corso, mentre il 66% è pianificato o inserito in strumenti già adottati come LIFE, Interreg, Horizon Europe, PNRR, PAC, Fondo per lo sviluppo e la coesione e altre risorse nazionali e regionali.
 
Nell’Accordo per la coesione MASE-FSC 2021-2027 sono già stati allocati 82,4 milioni di euro per la linea dedicata alle azioni di attuazione del Piano Nazionale di Ripristino. Su questa linea il Ministero ha raccolto 83 progetti presentati dalle Regioni e dalle Province autonome.
 

Il Piano definitivo entro settembre 2027

La pubblicazione della bozza non chiude l’iter. Dopo la trasmissione del documento italiano, la Commissione europea ha sei mesi per formulare i propri commenti.
 
Le osservazioni di Bruxelles saranno quindi utilizzate per integrare e completare il Piano. In base al cronoprogramma previsto dal Regolamento europeo, l’Italia dovrà arrivare alla versione definitiva entro il 1° settembre 2027.
 
Il testo messo oggi online costituisce la base della successiva fase di confronto europeo. Lo stesso documento precisa che le misure, le quantificazioni, la localizzazione degli interventi e le stime finanziarie saranno progressivamente aggiornate sulla base degli approfondimenti tecnici, dei contributi delle amministrazioni e dei soggetti attuatori e del confronto con la Commissione europea.
 




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