#Finsubito news – Fino a 320 milioni per far crescere le imprese pugliesi, Minibond fa tappa a Foggia. “Serve una svolta nella cultura finanziaria”


Più strumenti finanziari alle imprese per investire: il tour della Regione “Minibond Puglia” è arrivato alla sua approdato a Foggia, nella sede di Confindustria, per un incontro dedicato agli operatori dell’imprenditoria locale.
Sul tema “Minibond Puglia, nuove risorse per finanziare la crescita delle imprese pugliesi” sono intervenuti Eugenio Di Sciascio, assessore regionale alle Attività produttive e Andrea Vernaleone, vicedirettore generale di Puglia Sviluppo.
Hanno illustrato lo strumento Danilo Dragone, responsabile private Debt di Sella Investment banking che ha il ruolo dell’Arranger Sella Investment banking,  Giorgio De Donno, condirettore generale e Vice Ceo di Banca Sella SpA e Vincenzo Paolo Carbonara, responsabile Finanza per la crescita di Cassa Depositi e Prestiti.

Si sono confrontati sui Minibond nei loro saluti istituzionali il presidente di Confindustria Foggia, il dottor Potito Salatto, del presidente della Camera di Commercio di Foggia, Giuseppe Di Carlo, Candida Bussoli presidente di Puglia Sviluppo SpA SB e Ettore Abbenante, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Foggia.

Ma come funziona lo strumento? L’impresa interessata ad accedere ai minibond presenta la domanda di candidatura (scaricabile dal portale Sistema Puglia) a Puglia Sviluppo. La Società controlla i requisiti, il piano di investimento, svolge altre verifiche e, se l’esito è positivo, lo comunica all’Arranger, cioè all’operatore finanziario che ha il compito di strutturare e collocare il portafoglio di minibond. L’arranger, selezionato a giugno 2019 con un avviso pubblico, era UniCredit. Quello attuale è Banca Sella.

È lo stesso istituto bancario in collaborazione con l’investitore principale rappresentato da Cassa Depositi e Prestiti, a realizzare l’analisi di merito sia sull’impresa che sull’investimento. L’Arranger crea dunque la Società veicolo (Spv) che acquista i minibond, sottoscritti da Sella, e si finanzia collocando titoli (asset back securities) presso investitori istituzionali e professionali (Cassa Depositi e Prestiti e Medio Credito Centrale). Le aziende dunque ricevono il fondo finanziario a seconda dell’importo del minibond e possono investire in beni materiali o immateriali, ma anche ottenere sostegno per il capitale circolante legato ad attività di sviluppo o espansione.
Il presidente Potito Salatto si è mostrato cauto ma allo stesso tempo positivo: “Il nuovo avviso alza l’asticella. La dotazione pubblica raddoppia, da 40 a 80 milioni di euro, e potrà generare fino a 320 milioni di nuova finanza.

Le imprese del Mezzogiorno, e quelle della Capitanata in particolare, finanziano la crescita quasi soltanto attraverso il credito bancario. Troppo spesso con debito a breve, usato per sostenere investimenti che si ripagano in molti anni. È uno squilibrio che rende le aziende più fragili proprio quando dovrebbero osare di più. Il Minibond Puglia va dritto a questo nodo. Offre debito a medio-lungo termine, fino a sette anni, con un periodo di preammortamento”.

I Minibond di nuova emissione, da € 2.000.000 a € 20.000.000, per una durata massima 7 anni, sono immaginati per piani di sviluppo o espansione nei settori strategici del territorio pugliese: investimenti in attivi materiali e immateriali, Ricerca e Sviluppo, innovazione, formazione, internazionalizzazione, transizione digitale/energetica, operazioni straordinarie non meramente finanziarie. È quindi uno strumento che allinea le fonti agli impieghi. Affianca la banca, non la sostituisce. E porta l’impresa davanti a investitori istituzionali, con una garanzia pubblica che riduce il costo dell’operazione”.

Prepararsi a un minibond significa mettere ordine nei conti, dotarsi di un piano credibile, spesso di un rating e di un bilancio certificato. Significa rafforzare governance, trasparenza e reputazione. Un’impresa che ha fatto questo percorso tratta meglio con tutti: con le banche, con i fornitori, con i potenziali partner. È un salto di cultura finanziaria, prima ancora che una fonte di risorse. Il primo Basket Bond regionale, voluto dalla Regione e gestito da Puglia Sviluppo, ha portato le prime otto imprese sul mercato nel giugno 2020, in piena pandemia, per oltre 33 milioni di euro. In due anni le imprese che hanno scelto lo strumento sono diventate 27, per oltre 110 milioni di euro di obbligazioni. In un solo anno, nel 2021, la Puglia è passata da tre a quattordici emittenti di minibond. Imprese di settori tradizionali e innovativi, dall’agroalimentare alle biotecnologie. Tra loro anche un’impresa della Capitanata, Alidaunia.

“Chiediamo due cose – ha aggiunto Salatto -, che questo canale resti aperto e adeguatamente finanziato. E che, appena le istruttorie libereranno economie o arriveranno nuove risorse, gli sportelli agevolativi tornino ad aprirsi, magari pensati per lavorare insieme al Minibond: contributo e finanza di mercato, fianco a fianco, sullo stesso piano di investimento”. Il taglio delle singole emissioni sale appunto fino  20 milioni. E le risorse potranno sostenere non solo investimenti e innovazione, ma anche operazioni straordinarie come acquisizioni e aggregazioni, di cui il nostro tessuto produttivo ha grande bisogno per crescere di dimensione. Soprattutto, lo strumento si apre alle Small Midcap, ossia quelle società con una capitalizzazione di mercato piccola o media che hanno fino a 499 dipendenti. Nel corso dell’incontro si è sottolineato quanto il sistema delle imprese di Puglia debba crescere: 5 sono solo le imprese che nello scorso anno si sono quotate e solo 2 hanno fatto ricorso al Crownfounding.

Uno scenario rende lo strumento Minibond ancora più prezioso: la ZES Unica, che le imprese di Capitanata hanno però ancora sfruttato poco. La legge di bilancio ha prorogato il credito d’imposta fino al 2028, con circa 4 miliardi di euro per il triennio. In Puglia una piccola impresa può recuperare fino al 60 per cento dell’investimento, una media fino al 50, una grande fino al 40. E con l’autorizzazione unica i tempi per aprire o ampliare uno stabilimento si sono quasi dimezzati. Ma il credito d’imposta si recupera nel tempo, mentre l’investimento va pagato subito. Il Minibond può coprire proprio questo  fabbisogno: finanza a medio termine che accompagna l’investimento agevolato fino a quando il beneficio fiscale non rientra.

Per le PMI, poi, resta un aiuto concreto: un contributo a fondo perduto fino al 50 per cento delle spese per strutturare l’emissione. Un incentivo a fare il primo passo.
Puglia Moltiplica è un programma regionale che promuove strumenti finanziari per le imprese. L’assessore Di Sciascio è stato chiaro anche sui pericoli di una Zes unica nazionale.
“La Zes unica non avrà strumenti finanziari nazionali ma solo agevolativi e di gestione delle pratiche. Gli strumenti normali non funzionano se serve fare la Zes unica in tutto il Paese per le procedure autorizzative”, ha osservato l’ex rettore del Politecnico di Bari.

“I Minibond sono già un successo: 130milioni di richieste per 19 aziende. Pensiamo possa essere un supporto per molte aziende. Dobbiamo cogliere le sfide della prossima programmazione. Stiamo facendo il possibile e anche l’impossibile per monitorare e accertare le pratiche che stiamo cercando di smaltire su tutti gli strumenti finanziari. Solo 2 settimane fa abbiamo avuto delle piattaforme che funzionano. Oggi possiamo dire di guardare con maggiore fiducia al disbrigo di pratiche. Crediamo che anche questo territorio voglia investire, stiamo pensando per il prossimo futuro di differenziare l’intensità di aiuti a seconda delle province”. Non sono mancate le perplessità. La finanza complementare non è un regalo, il prestito obbligazionario va restituito in 7 anni in ammortamento. Ma esistono diversi vantaggi nell’iter di emissione del bond. Anzitutto le emissioni non sono tracciate in centrale rischi, una impresa dimostra dopo le emissioni al mondo che è stata in grado di elaborare un progetto ed è stata in grado di renderlo credibile agli investitori. C’è poi l’aspetto della trasparenza e dell’efficacia dell’azienda, le emissioni sono finalizzati a processi di crescita o aggregativi.

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