Il mercato azionario arriva all’appuntamento con le trimestrali del terzo trimestre 2026 con una contraddizione sempre più evidente: da una parte, le previsioni sugli utili aziendali indicano una crescita robusta, dall’altra, le Borse – secono l’analisi previsionale pubblicata su il Sole-24 Ore – mostrano prudenza dopo aver raggiunto livelli elevati. Il divario è particolarmente visibile a Wall Street, dove gli analisti si aspettano un incremento dei profitti del 29,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 per le società dell’indice S&P 500, secondo le elaborazioni di FactSet. In Europa, la crescita prevista per le aziende dello Stoxx Europe 600 è invece del 21%. Sono percentuali importanti, che raccontano la fiducia nella capacità delle imprese quotate di continuare a generare risultati positivi, ma che al tempo stesso alzano l’asticella per i bilanci in arrivo. Quando le aspettative sono già così elevate, non basta pubblicare conti in crescita: per sostenere ulteriori rialzi delle azioni, le società devono spesso dimostrare di aver fatto meglio di quanto il mercato abbia già incorporato nei prezzi. È qui che si gioca la partita delle prossime settimane. I risultati trimestrali dovranno confermare non soltanto la tenuta dei ricavi e dei margini, ma anche la solidità delle prospettive per i mesi successivi. Per gli investitori, il rischio non è necessariamente quello di una stagione negativa, bensì quello di una stagione positiva che non riesca a soddisfare aspettative diventate particolarmente ambiziose.
Energia e semiconduttori, i due motori degli utili americani
A Wall Street, la crescita prevista dei profitti presenta una composizione settoriale che merita attenzione. Il comparto con il maggiore incremento atteso è l’energia, per il quale FactSet indica un aumento degli utili del 121% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente. Il dato è sostenuto dal rincaro del petrolio e dalla dinamica dei margini lungo la filiera energetica, ma nasconde differenze rilevanti tra le attività che la compongono. A distinguersi sono soprattutto le società della raffinazione e della commercializzazione, per le quali gli analisti stimano un incremento dei profitti del 462%. In controtendenza, il segmento dei servizi e delle apparecchiature per l’industria energetica dovrebbe registrare una flessione del 9%. La performance attesa del settore, dunque, non è uniforme: il rialzo delle quotazioni del greggio e le condizioni di mercato possono favorire alcune attività più di altre, mentre i risultati dipendono anche dai margini di raffinazione, dai volumi e dalla struttura dei costi. Accanto all’energia, la tecnologia rimane comunque uno dei pilastri delle aspettative americane. Per il comparto tecnologico nel suo complesso è previsto un aumento degli utili del 65,1%, trainato in particolare dai semiconduttori. Escludendo i produttori di chip, la crescita stimata per l’hi-tech scenderebbe al 24,4%. La differenza mostra quanto il risultato atteso dipenda da un segmento specifico, legato in larga misura agli investimenti nelle infrastrutture digitali e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. I semiconduttori sono diventati uno snodo fondamentale delle aspettative di mercato perché alimentano applicazioni che richiedono una capacità di calcolo crescente. Ma proprio questa concentrazione introduce un elemento di vulnerabilità: se i risultati dei produttori di chip o le indicazioni sulla domanda futura non dovessero confermare le previsioni, una parte significativa del sostegno agli utili tecnologici potrebbe ridimensionarsi.
S&P 500 a 19 volte gli utili: multipli nella media, ma non senza rischi
Le stime di crescita devono essere lette insieme alle valutazioni di Borsa. Secondo FactSet, l’S&P 500 tratta a circa 19 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, un multiplo sostanzialmente in linea sia con la media degli ultimi dieci anni sia con quella degli ultimi cinque. A prima vista, quindi, Wall Street non appare particolarmente cara rispetto ai propri parametri storici. Ma il rapporto prezzo/utili, o P/E, non può essere interpretato isolatamente. Il multiplo dipende infatti anche dalla capacità delle aziende di realizzare i profitti che gli analisti si aspettano. Se gli utili crescono come previsto, il rapporto tra prezzi e profitti può rimanere su livelli relativamente equilibrati anche in presenza di quotazioni elevate. Se invece le stime vengono riviste al ribasso, il multiplo aumenta a parità di prezzo delle azioni, rendendo il mercato apparentemente più costoso. È questo il rischio implicito nell’attuale scenario americano: le valutazioni non risultano eccezionali rispetto alle medie storiche, ma si basano su previsioni di crescita particolarmente sostenute. Il margine di sicurezza può quindi ridursi qualora i risultati trimestrali deludano, soprattutto nei comparti che concentrano una quota rilevante delle attese positive. In altre parole, il mercato può non essere caro sulla base degli utili previsti e diventarlo rapidamente se quegli utili non si materializzano. Per questo la stagione dei bilanci assume un’importanza che va oltre la verifica dei risultati del trimestre: sarà anche un test sulla sostenibilità delle valutazioni e sulla capacità delle imprese di mantenere il ritmo di crescita che gli investitori hanno già incorporato nei prezzi.
Europa, profitti attesi in aumento del 21% ma l’energia pesa di più
Anche in Europa le previsioni indicano una stagione positiva, sebbene con un ritmo inferiore a quello statunitense. Per le società dello Stoxx Europe 600, il consenso raccolto da FactSet indica un aumento degli utili del 21% nel terzo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. La percentuale resta consistente, ma la composizione della crescita evidenzia una dipendenza significativa dai comparti ciclici e, soprattutto, dall’energia. Secondo le stime riportate da LSEG I/B/E/S, escludendo le società energetiche l’incremento degli utili dell’indice europeo scenderebbe al 9,7%. Il petrolio rappresenta dunque un elemento centrale anche per il mercato azionario del Vecchio Continente: per le aziende del comparto energetico è previsto un aumento dei profitti del 115,9%, sostenuto dal rincaro del greggio. A contribuire alle aspettative positive sono anche le materie prime, per le quali gli utili sono stimati in crescita del 40,5%. Più contenuto, invece, il contributo dell’hi-tech europeo, con un incremento previsto del 24,4%, nettamente inferiore al 65,1% atteso per il comparto tecnologico americano. La differenza riflette anche la diversa composizione dei due mercati: gli Stati Uniti ospitano un numero maggiore di grandi società tecnologiche e di produttori di semiconduttori capaci di beneficiare direttamente della corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. L’Europa presenta invece un’esposizione più marcata ad altri comparti industriali e finanziari. La conseguenza è che il confronto tra i due mercati non può basarsi soltanto sulla percentuale complessiva di crescita degli utili, ma deve considerare anche la qualità e la distribuzione dei profitti, la loro sensibilità al ciclo economico e la possibilità che i risultati si mantengano nel tempo.
Lo sconto europeo: lo Stoxx 600 tratta a 13,7 volte gli utili
Il differenziale tra Stati Uniti ed Europa emerge anche dal confronto delle valutazioni. Lo Stoxx Europe 600 tratta a circa 13,7 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, un livello inferiore alla propria media decennale e sensibilmente più basso rispetto alle 19 volte dell’S&P 500. Il divario suggerisce che le azioni europee incorporano aspettative meno ambiziose, almeno in termini di rapporto tra prezzo e profitti attesi. Tuttavia, uno sconto rispetto al mercato americano non equivale automaticamente a una sottovalutazione. Le valutazioni possono riflettere differenze strutturali nella composizione settoriale, nelle prospettive di crescita, nella redditività e nella capacità delle aziende di generare utili nel lungo periodo. Nel caso europeo, inoltre, una parte significativa dell’aumento previsto dei profitti dipende dall’energia. Se le quotazioni del petrolio dovessero diminuire, gli utili del comparto potrebbero ridimensionarsi, modificando anche il quadro complessivo delle stime. Lo stesso vale per le materie prime, i cui risultati sono esposti alle oscillazioni dei prezzi e della domanda internazionale. Il vantaggio apparente dei multipli europei va quindi valutato insieme alla sostenibilità degli utili attesi. Per un investitore, il mercato meno caro può rappresentare un’opportunità se le stime sono prudenti e i risultati si dimostrano solidi; può invece nascondere un rischio se il basso rapporto prezzo/utili riflette prospettive strutturalmente meno favorevoli. La differenza tra le due situazioni si chiarirà soprattutto attraverso i bilanci e le indicazioni delle società sulla domanda, sui costi e sugli investimenti per i prossimi trimestri.
Analisti più ottimisti negli Usa, in Europa prevalgono le revisioni al ribasso
Un ulteriore elemento di differenziazione riguarda l’andamento delle revisioni degli analisti. In genere, con l’avvicinarsi della pubblicazione dei risultati trimestrali, le stime tendono a essere riviste al ribasso, anche perché le società forniscono indicazioni più precise sulle condizioni operative e gli esperti adottano ipotesi più caute. Questa volta, secondo il quadro riportato da FactSet, a Wall Street è accaduto il contrario: nel corso del terzo trimestre le previsioni sugli utili per azione sono state migliorate, in controtendenza rispetto alla riduzione media del 2,2% registrata negli ultimi cinque anni nello stesso periodo. Il fenomeno segnala una fiducia superiore alla norma nella capacità delle imprese americane di generare profitti. Ma può essere letto anche come un fattore di rischio: quando le aspettative vengono progressivamente alzate, diventa più difficile per le aziende superarle e aumenta la probabilità che risultati comunque positivi vengano accolti con freddezza. In Europa il quadro appare meno favorevole. Nell’ultima settimana considerata da LSEG, il 52% delle revisioni delle stime è stato al ribasso, un dato che indica una maggiore cautela da parte degli analisti. La divergenza tra le due sponde dell’Atlantico è importante perché riguarda non soltanto il livello degli utili attesi, ma anche la direzione in cui si stanno muovendo le aspettative. Negli Stati Uniti le previsioni vengono alzate mentre in Europa prevalgono gli aggiustamenti negativi: due dinamiche che potrebbero influenzare la reazione dei mercati ai risultati effettivi. La prova decisiva sarà capire se l’ottimismo americano troverà conferma nei bilanci e se le aziende europee riusciranno a superare stime che, almeno in parte, sono già state ridimensionate.
Milano torna sopra quota 50mila punti, Europa in rialzo
La seduta precedente all’avvio delle grandi trimestrali bancarie americane si è chiusa con un bilancio positivo per le principali Borse europee. Piazza Affari ha guadagnato lo 0,58%, tornando sopra la soglia dei 50mila punti, mentre Francoforte è salita dello 0,72%, Parigi dello 0,26% e Madrid dell’1,33%. Il rialzo ha interessato dunque tutti i principali listini citati, pur in un contesto nel quale le aspettative sugli utili convivono con la prudenza degli investitori. La tenuta delle Borse europee mostra che il mercato non sta scontando necessariamente uno scenario negativo, ma non elimina le incertezze sulla qualità della crescita prevista. La performance dei listini dovrà confrontarsi con l’effettiva capacità delle aziende di trasformare il contesto economico in ricavi e margini. In questo senso, il superamento dei 50mila punti da parte di Piazza Affari rappresenta un riferimento rilevante per il mercato italiano, ma non costituisce di per sé una garanzia sulla direzione futura delle quotazioni. La reazione delle azioni dipenderà dalla combinazione tra risultati, indicazioni prospettiche e valutazioni già incorporate nei prezzi. Se le trimestrali confermeranno le attese, i listini potranno trovare sostegno; se invece emergeranno segnali di rallentamento, soprattutto nei comparti da cui dipende la crescita degli utili, la prudenza potrebbe prevalere anche in presenza di bilanci ancora positivi.
Oggi tocca alle banche americane: JPMorgan, Goldman Sachs e Citigroup aprono la stagione
Il primo banco di prova arriva oggi con i risultati delle grandi banche statunitensi, tra cui JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Wells Fargo e Citigroup. I conti degli istituti di credito sono osservati con particolare attenzione perché offrono indicazioni non soltanto sull’andamento del settore finanziario, ma anche sulle condizioni dell’economia americana. I risultati possono fornire elementi utili per valutare la domanda di credito, l’attività sui mercati, le commissioni, la qualità degli attivi e l’evoluzione degli accantonamenti per eventuali perdite sui prestiti. Per gli istituti più esposti alle attività di mercato, sarà importante anche capire come si sono mosse le operazioni di trading e di investment banking; per quelli maggiormente orientati al credito commerciale e al retail, l’attenzione si concentrerà sulla dinamica dei finanziamenti, sul costo della raccolta e sulla tenuta dei debitori. Non conta soltanto il dato sugli utili del trimestre: gli investitori cercheranno soprattutto indicazioni sulle prospettive per i mesi successivi e sulla capacità delle banche di mantenere livelli di redditività coerenti con le attese. I risultati dei grandi istituti rappresentano quindi il primo test di una stagione che coinvolgerà progressivamente l’intero mercato americano. La questione è se la crescita attesa dei profitti, vicina al 30% per l’S&P 500, riuscirà a tradursi in sorprese positive sufficienti a sostenere le quotazioni oppure se le previsioni elevate finiranno per rendere più severa la reazione alle eventuali delusioni.
Il vero test dei mercati è la qualità degli utili
La stagione delle trimestrali si apre dunque con una prospettiva favorevole, ma non priva di insidie. Negli Stati Uniti, il +29,6% atteso per gli utili dell’S&P 500 si accompagna a un’espansione particolarmente forte nell’energia e nella tecnologia, con i semiconduttori al centro delle aspettative legate all’intelligenza artificiale. In Europa, il +21% previsto per lo Stoxx Europe 600 scende al 9,7% escludendo l’energia, mentre il comparto petrolifero e quello delle materie prime sostengono una quota rilevante della crescita stimata. Le valutazioni, più contenute sul mercato europeo, offrono un punto di partenza differente rispetto a Wall Street, ma non eliminano i rischi legati alla sostenibilità dei profitti. Anche l’andamento delle revisioni degli analisti suggerisce cautela: le stime americane sono state alzate nel trimestre, mentre in Europa il 52% delle revisioni settimanali considerate da LSEG è stato al ribasso. Per gli investitori, il fattore determinante sarà quindi la qualità della crescita degli utili, la sua distribuzione tra i settori e la capacità delle imprese di mantenerla nei trimestri successivi. Un aumento dei profitti trainato da fattori ciclici, come il rincaro del petrolio, non ha lo stesso significato di un’espansione sostenuta da una domanda strutturale e da miglioramenti duraturi della produttività. Allo stesso modo, una forte crescita legata ai semiconduttori dovrà essere accompagnata da indicazioni credibili sulla continuità degli investimenti nell’intelligenza artificiale. I bilanci in arrivo diranno se le aspettative del mercato sono sostenibili. E, con le Borse già su livelli elevati, potrebbe bastare uno scarto relativamente contenuto rispetto alle previsioni per trasformare una stagione di utili in crescita in una prova di resistenza per i listini.
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