Dall’educazione alle emozioni al contrasto del bullismo, dal consenso alla prevenzione della violenza nelle relazioni: la Sardegna prova a dotarsi di una legge quadro sull’educazione affettiva e sul benessere delle giovani generazioni. Un percorso legislativo ancora all’inizio, appena partito nelle commissioni Seconda e Sesta insieme, e che ha già raccolto un sostanziale via libera al testo dagli attori principali del sistema, ascoltati ieri in audizione.
Cosa prevede la proposta
La proposta di legge, presentata dal gruppo del Partito democratico a prima firma della presidente della commissione Sanità, Carla Fundoni, punta a costruire un sistema regionale stabile di educazione affettiva, emotiva, relazionale e sessuale rivolto a bambini, adolescenti e giovani fino a 25 anni. Il testo prevede percorsi differenziati in base all’età: nelle scuole dell’infanzia l’attenzione è concentrata sul riconoscimento delle emozioni, sul rispetto del proprio corpo e dei confini personali; nella primaria sulla gestione delle emozioni, sul rispetto reciproco, sulla prevenzione del bullismo e sulla sicurezza digitale; nelle scuole secondarie entrano invece temi come la consapevolezza affettiva e sessuale, il consenso, la salute riproduttiva, la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e della violenza nelle relazioni. La proposta prevede inoltre sportelli di ascolto psicologico ed educativo, il coinvolgimento dei consultori familiari, attività di formazione per insegnanti e operatori, campagne di sensibilizzazione rivolte alle famiglie e un programma regionale triennale chiamato a coordinare gli interventi sul territorio. Per l’attuazione della legge sono stanziati 500 mila euro all’anno nel triennio 2026-2028.
Nella relazione introduttiva al testo sono spiegate nel dettaglio le motivazioni che, secondo i proponenti, rendono necessaria una disciplina in merito, con l’avvertenza che “la legge non introduce programmi scolastici obbligatori né sostituisce le scelte educative delle famiglie: mette a disposizione delle comunità educanti strumenti, professionalità e risorse per la realizzazione di percorsi qualificati, scientificamente fondati, graduati in relazione all’età e al livello di maturità dei destinatari”, si legge. Con la specifica sul fatto che “sono assicurate l’informazione preventiva, la tutela della riservatezza e l’acquisizione del consenso nei casi previsti dalla normativa statale”.
La norma precisa anche che “l’intervento regionale si colloca nell’ambito delle competenze in materia di istruzione, tutela della salute, assistenza sociale, politiche giovanili e pari opportunità, nel rispetto della Costituzione, dello Statuto speciale, della legislazione statale, dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e della responsabilità educativa delle famiglie”. La norma scritta dai Dem “assume l’equità territoriale quale criterio trasversale: prevede servizi itineranti ed équipe mobili, forme di collaborazione sovracomunale, reti tra scuole e servizi e strumenti di consulenza a distanza utilizzabili come supporto, senza sostituire la relazione educativa e professionale in presenza”.
I sindacati: “Obiettivi condivisibili, ma servono più fondi”
Ad aprire le audizioni è stata la segretaria generale della Cisl Sardegna, Giovanna Fadda. “Apprezziamo lo spirito del testo e auspichiamo che gli obiettivi di questa proposta diventino realtà valorizzando ciò che gli insegnanti stanno già facendo di buono”, ha affermato. Sulla necessità di rafforzare le risorse economiche si è soffermata anche Roberta Gessa per la Cgil: “Serve un respiro maggiore rispetto allo stanziamento di 500 mila euro anno per un triennio. Ed è necessario anche che sia prevista la partecipazione al tavolo regionale delle forze sociali e dei sindacati”. Un tema, quello della rappresentanza all’interno degli organismi previsti dalla legge, rilanciato anche dai Cobas attraverso Gianna Carboni: “Serve la presenza al tavolo della componente docente e dei sindacati, per dare gambe e futuro alla legge”.
Nel testo, infatti, è prevista l’istituzione di un Tavolo regionale di coordinamento presso la Presidenza della Regione, chiamato a seguire l’attuazione delle politiche sull’educazione affettiva e a formulare proposte di aggiornamento del programma regionale. Tra i componenti figurano rappresentanti delle istituzioni scolastiche, delle aziende sanitarie, dei consultori, delle università, del Terzo settore, degli studenti e dei genitori.
Educatori e pedagogisti: “Investimento sulle nuove generazioni”
Parere favorevole anche da parte dei professionisti dell’area educativa. Roberta Colizzi, intervenuta per Conped, ha sottolineato la portata culturale dell’iniziativa: “I nuovi cittadini più consapevoli nasceranno anche grazie a questa legge, che lavora sull’educazione all’emozione e all’affettività”. La proposta prevede interventi differenziati in base all’età. Nella scuola dell’infanzia i percorsi dovrebbero concentrarsi sul riconoscimento delle emozioni, sul rispetto del proprio corpo e dei confini personali; nelle primaria sulla gestione delle emozioni, sul rispetto reciproco e sulla prevenzione del bullismo; nelle secondarie entrano invece temi come consenso, salute sessuale e riproduttiva, prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e contrasto alla violenza nelle relazioni.
Gli psicologi: “Serve coordinamento tra le professionalità”
Anche l’Ordine degli psicologi della Sardegna ha espresso una valutazione positiva sull’impianto della proposta. “Condividiamo l’impianto della legge”, ha dichiarato il presidente Tullio Garau, chiedendo però “un coordinamento di tutte le figure professionali e una riflessione sul ruolo che gli enti del Terzo settore avranno nei consultori”. Il testo assegna infatti un ruolo centrale ai consultori familiari e ai servizi territoriali, chiamati a svolgere attività di informazione, consulenza psicologica e sanitaria, sostegno alla genitorialità e orientamento verso i servizi sociali e antiviolenza. È inoltre prevista la possibilità di attivare équipe multidisciplinari, servizi itineranti e strumenti di consulenza a distanza per raggiungere i territori più periferici e le aree interne.
Fundoni: “Le audizioni servono a migliorare il testo”
A chiudere la seduta è stata la presidente della commissione Sesta, la consigliera del Partito Democratico Carla Fundoni. “Il senso e l’utilità delle audizioni è questo, raccogliere come certamente faremo spunti e osservazioni per migliorare il testo della proposta prima di portarlo in Aula”. La proposta di legge prevede uno stanziamento complessivo di 1,5 milioni di euro nel triennio 2026-2028, pari a 500 mila euro l’anno, destinati ai percorsi educativi, agli sportelli di ascolto, alle attività dei consultori, alle campagne informative e al monitoraggio degli interventi.
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