#Finsubito news – Sassetta non è più abbastanza “montagna”: ecco che cosa rischia di perdere il piccolo borgo


SASSETTA. Il Comune di Sassetta ha contestato ufficialmente i criteri della nuova Legge Montagna, perché fondati soprattutto sull’altitudine e incapaci, secondo l’amministrazione, di rappresentare le difficoltà reali dei piccoli borghi collinari.

La giunta ha chiesto alla Regione e alla Provincia strumenti specifici per tutelare territori con fragilità demografiche, economiche e infrastrutturali. 

Troppo bassa per essere montagna e troppo fragile per essere pianura. L’entrata in vigore del Decreto del presidente del consiglio dei ministri 11 maggio 2026, n. 121, attuativo della legge 12 settembre 2025, n. 131, ha ridisegnato la geografia istituzionale della montagna italiana attraverso parametri altimetrici e geomorfologici rigidi, fissando la soglia di accesso allo status montano a 600 metri sul livello del mare.

Con un centro urbano situato a 330 metri di altezza e un territorio esteso per 26,75 chilometri quadrati, il Comune di Sassetta è stato escluso dalla classificazione statale.

La reazione delle istituzioni locali e delle forze politiche territoriali denuncia l’inadeguatezza di una norma che penalizza i piccoli borghi della Val di Cornia, dove l’orografia complessa, il rischio idrogeologico e la rarefazione dei servizi generano un’effettiva condizione di marginalità del tutto assimilabile a quella delle quote superiori.

I trasferimenti economico-finanziari e il rischio sui fondi nazionali

L’esclusione di Sassetta dall’elenco ufficiale dei Comuni montani comporta un impatto diretto sulla stabilità finanziaria dell’ente e sulla capacità di investimento locale. Il canale principale ad essere compromesso è il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (Fosmit), la cui ripartizione, regolata dall’articolo 4 della legge 131/2025, è espressamente riservata ai Comuni riconosciuti dal decreto governativo.

Storicamente beneficiaria di trasferimenti statali perequativi destinati alla tutela del territorio e al contrasto del dissesto idrogeologico, Sassetta rischia di vedere prosciugate le risorse ordinarie utilizzate per la manutenzione delle infrastrutture viarie e forestali.

Accanto al Fosmit, il declassamento minaccia l’accesso ai finanziamenti straordinari contro lo spopolamento e ai contributi statali per la transizione ecologica nei piccoli borghi. L’assenza dello status di Comune montano priva inoltre le imprese del territorio delle agevolazioni fiscali e dei crediti d’imposta nazionali riservati a chi svolge attività economiche in contesti montani svantaggiati.

L’analisi dei singoli canali di finanziamento e tutela evidenzia la portata del post-declassamento introdotto dal Dpcm 121/2026. Per quanto riguarda il Fosmit, inoltre, l’accesso diretto alla quota di riparto statale si trasforma in un’esclusione totale dai trasferimenti perequativi nazionali.

Relativamente ai fondi nazionali anti-spopolamento, la priorità nei bandi per la coesione territoriale viene meno con la perdita dei punteggi premiali e dei finanziamenti dedicati. Sul fronte del tessuto produttivo, le microimprese perdono le agevolazioni contributive e fiscali per la montagna a seguito della decadenza dai benefici fiscali statali di zona montana.
Infine, per le opere di difesa idrogeologica, la precedente disponibilità di contributi straordinari per la sistemazione dei versanti cede il passo alla necessità di ricorrere esclusivamente alle risorse regionali od ordinarie.

Ricadute operative: scuole, servizi essenziali, tessuto produttivo e personale

Le ripercussioni operative del provvedimento statale si estendono ai settori chiave della vita quotidiana dei cittadini di Sassetta.

In primo luogo, per i servizi scolastici e la didattica, la perdita dello status di Comune montano elimina le deroghe normative al numero minimo di alunni necessarie per mantenere in funzione i piccoli plessi dell’infanzia e della primaria. L’applicazione degli standard ordinari espone il borgo a tagli di classi e accorpamenti, costringendo le famiglie a spostamenti quotidiani verso i centri scolastici della pianura o della costa.

In secondo luogo, si registrano forti criticità nel trasporto pubblico locale e nella sanità. I collegamenti di trasporto pubblico collinare registrano costi di gestione elevati. Senza i fondi destinati alla mobilità nelle aree montane, la sostenibilità economica delle linee di trasporto pubblica viene ridotta, con il rischio di un taglio delle corse. In ambito sanitario, il declassamento incide negativamente sulla priorità di finanziamento per la guardia medica turistica, i presidi di soccorso rapido e l’assistenza domiciliare destinata alla popolazione anziana.

Infine, il provvedimento colpisce il tessuto produttivo e la gestione dell’ente. Le attività artigianali, commerciali e agricole della Val di Cornia perdono la qualifica di imprese montane, rimanendo escluse da incentivi dedicati al mantenimento dei servizi di vicinato. Sotto il profilo amministrativo, il Municipio non può più fruire delle deroghe assunzionali e degli incentivi economici volti ad attrarre e stabilizzare il personale tecnico e amministrativo nelle aree interne.

L’impatto regionale: trentasei Comuni toscani declassati e lo scudo della Regione

La vicenda di Sassetta rientra in un quadro di sofferenza istituzionale che coinvolge ampi settori della Toscana. Dei 149 Comuni storicamente considerati montani dalla normativa regionale, l’applicazione del Dpcm 121/2026 ha determinato l’esclusione di ben 36 municipi toscani. Tra questi figurano borghi dall’evidente conformazione collinare e marginale come Volterra, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi Marittimo, Pomarance, Calci, Buti e i Comuni dell’Isola d’Elba. La riforma crea inoltre forti disparità: grandi poli urbani della pianura e della costa come Massa, Carrara, Arezzo o Pistoia mantengono la qualifica di Comuni montani in quanto comprendono all’interno dei propri confini amministrativi porzioni marginali di territorio montano.

Di fronte a tale contrazione dei perimetri statali, il consiglio regionale della Toscana è intervenuto approvando nel settembre 2026 una legge di riordino che mantiene, per tutte le politiche, i contributi e le tutele di competenza regionale, la perimetrazione definita dalla legge regionale 68/2011.

Questa misura consente a Sassetta e agli altri 35 Comuni declassati da Roma di continuare ad accedere alle risorse regionali, compresi i bandi del programma “Custodi della montagna toscana”. Tuttavia, l’intervento della Regione non compensa la perdita dei trasferimenti diretti di fonte statale ed europea.

La mappa dei municipi colpiti dal declassamento riflette chiaramente la spaccatura tra la classificazione nazionale del 2026 e la tutela regionale garantita dalla Legge Regionale 68/2011. Oltre a Sassetta, il provvedimento statale ha escluso numerosi comuni della provincia di Pisa, tra cui Volterra a 531 metri s.l.m., Montecatini Val di Cecina a 416 metri s.l.m., Monteverdi Marittimo a 364 metri s.l.m., Pomarance a 367 metri s.l.m. e Calci a 50 metri s.l.m.. Nonostante l’esclusione dal Dpcm governativo, il consiglio regionale ha confermato per tutti questi enti la piena continuità delle misure di sostegno regionali.

Indicatori demografici e isolamento infrastrutturale: la realtà del territorio

L’analisi dei dati demografici e dei tempi di percorrenza stradale dimostra come Sassetta esprima una condizione oggettiva di perifericità e fragilità strutturale.

Riguardo alle dinamiche demografiche, il Comune conta 552 abitanti al maggio 2026, con un’età media della popolazione residente salita a 48,28 anni. La costante contrazione demografica e il progressivo invecchiamento dei residenti sono parzialmente mitigati dalla presenza di cittadini stranieri, il cui insediamento garantisce il saldo demografico minimo e la continuità operativa dei servizi e delle attività produttive primarie.

In termini di tempi di percorrenza e isolamento dai servizi, raggiungere un presidio ospedaliero dotato di pronto soccorso, come quelli di Cecina o Piombino, richiede dai 35 ai 45 minuti di percorrenza su viabilità tortuosa. La stessa distanza separa il borgo dagli istituti scolastici secondari superiori e dai nodi di trasporto ferroviario di Campiglia Marittima e San Vincenzo, imponendo un pendolarismo gravoso a studenti e lavoratori.

Sotto il profilo della morfologia e della manutenzione del territorio, pur con un’altitudine del centro capoluogo di 330 metri s.l.m., il territorio comunale, con la sua superficie di 26,75 chilometri quadrati, si sviluppa su ripidi versanti boschivi che raggiungono quote superiori con pendenze accentuate. Ciò richiede interventi continui di manutenzione e messa in sicurezza idrogeologica del tutto identici a quelli dei Comuni di alta montagna. Inoltre, la ridotta dimensione della popolazione residente comporta un’elevata rarefazione abitativa e un ridotto gettito fiscale locale, mentre l’invecchiamento demografico determina un forte aumento del carico assistenziale e sanitario.

Prospettive istituzionali e azioni di contrasto allo spopolamento

Il declassamento di Sassetta riapre il dibattito sui criteri di definizione della “montanità” e sulla necessità di adottare indicatori multidimensionali per la classificazione dei Comuni. La scelta del Governo di affidarsi a parametri geometrici rigidi rischia di aggravare lo spopolamento delle aree collinari interne, privandole degli strumenti di coesione territoriali.

Mentre la Regione Toscana garantisce la continuità dei finanziamenti di propria competenza, si consolida la mobilitazione degli enti locali esclusi, con oltre 135 ricorsi presentati al Tar contro i decreti attuativi e l’avvio di proposte di legge correttive in sede parlamentare per reintrodurre indicatori socioeconomici e di distanza dai servizi.

Per Sassetta e per i piccoli borghi della Val di Cornia, la revisione di tali parametri e il ripristino delle tutele statali rappresentano un passaggio essenziale per preservare i servizi fondamentali e garantire la tenuta sociale ed economica della comunità.




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