- Ore 15:30 Wall Street apre mista
- Ore 14:35 Ftse Mib sul filo di 49.500 con tech e Tim, Carrefour -13% non fa tremare il Cac40
- Ore 13:30 Il Ftse Mib consolida il rialzo, scatta Intesa Sanpaolo: punta a trasferire il rischio di credito
- Ore 12:35 Ftse Mib sopra 49.300, Tim +2,5% e Ferragamo -6,8% a due velocità
- Ore 11:35 Ftse Mib positivo, Eni +1,4% con il petrolio oltre 110 dollari: il massimo da cinque mesi
- Ore 10:45 Il Ftse Mib vira al rialzo con Tim e Prysmian, effetto Francia sui titoli di Stato non ancora sull’euro
- Ore 07:40 Europa attesa in rialzo, ma Franklin Templeton avverte: rischio di una crisi del debito euro
Il Ftse Mib chiude a 49.643 punti, in rialzo del’1,2%. La giornata è stata particolarmente proficua per Prysmian (+3,9% a 108,3 euro) dopo che Bank of America ha ribadito il rating buy con un obiettivo di prezzo di 180 euro. Tra le blue chip hanno brillato anche Banco Bpm (+3,1%) e i titoli tecnologici Technoprobe (+2,8%) e Stm (+2,6%). In coda al Ftse Mib hanno chiuso invece Leonardo (-2%), Inwit (-1,9%) e Ferrari (-0,8% a 353,4 euro), sulla quale Equita ha confermato un target price a 390 euro con raccomandazione buy. Lo spread sale a 115 punti.
Ore 15:30 Wall Street apre mista
Alle 15:30 Piazza Affari cresce dell’1,3% e si attesta a quota 49.717 punti. Il Ftse Mib è trainato dalle performance positive di Prysmian (+3,5%), Technoprobe (+3,5%), Tim (+2,9%) e Banco Bpm (+2,9%). Tra le poche blue chip in calo, da segnalare Amplifon (-0,8%) e Nexi (-0,4%). Milano cresce nonostante lo spread Btp/Bund resti elevato a 115 punti base con il rendimento del decennale italiano al 4,55%. Mentre Wall Street apre mista, dopo le ottime trimestrali dei titoli tech: Dow Jones -0,1%, S&P 500 +0,1% e Nasdaq +0,5%.
Ore 14:35 Ftse Mib sul filo di 49.500 con tech e Tim, Carrefour -13% non fa tremare il Cac40
I future Usa salgono (+0,30% sia quello sul Dow Jones si quello sull’S&P500) e a Piazza affari l’indice Ftse Mib resta in rialzo dello 0,87% a 49.500 punti alle 14:35 con FinecoBank, Poste, Prysmian, Stm, Technoprobe e Tim che spiccano con un +2% circa.
Questo anche se lo spread Btp/Bund resta elevato a 113,74 punti base (a 157 punti base il differenziale Francia/Germania) con il rendimento del Btp 10 anni al 4,56% (al 4,96% quello degli Oat francesi, dopo aver toccato il 5%, il massimo degli ultimi 24 anni). Mentre gli economisti guardano all’Oat francese e la politica ai disordini di piazza e ai rincari energetici, il mercato francese comincia a fare i conti con gli effetti di entrambi.
«La trimestrale di Carrefour (-13,9% alla borsa di Parigi, ma non scuote il Cac40: +0,78% ndr) introduce una dimensione che raramente compare nel dibattito, ovvero il costo economico delle interruzioni provocate dalle tensioni sociali», afferma Gabriel Debach, market analys eToro. Alexandre Bompard, amministratore delegato del gruppo (e presidente della Federazione francese del commercio e della distribuzione), ha detto il 20 ottobre che il suo intervento non era inizialmente previsto. La gravità degli eventi lo ha invece spinto a parlare direttamente agli investitori e a rivedere al ribasso le prospettive annuali.
Un segnale che va oltre Carrefour e che rischia di coinvolgere l’intera economia francese. «Il dato più significativo non riguarda soltanto i negozi saccheggiati, ma quelli rimasti intatti, che registrano comunque meno clienti, orari ridotti e maggiori costi operativi. Il tutto mentre i consumi erano già indeboliti dal caro energia e dall’incertezza economica», aggiunge Debach, ricordando il precedente dei gilet gialli: durante le proteste del 2018-2019 Carrefour non aveva tagliato le proprie previsioni, mentre ora lo ha fatto.
«Una differenza che potrebbe riflettere non soltanto l’impatto delle rivolte, ma anche fragilità operative preesistenti e una minore capacità del gruppo di assorbire un nuovo shock», avverte Debach. La vicenda rappresenta insomma un monito per l’economia francese. «Mentre il mercato obbligazionario misura il deterioramento del rischio sovrano, quello azionario comincia a misurare il costo della paralisi economica», conclude l’esperrto di eToro.
Ore 13:30 Il Ftse Mib consolida il rialzo, scatta Intesa Sanpaolo: punta a trasferire il rischio di credito
A Milano l’indice Ftse Mib accelera al rialzo (+0,65% a 49.388 punti alle 13:30) grazie alla ripresa dei tech, a Tim +2,5% e ad alcune banche come Intesa Sanpaolo (+0,7%) che a quanto pare sta lavorando a operazioni di trasferimento significativo del rischio per coprire oltre 5 miliardi di euro di attività, secondo Bloomberg, che ha citato alcune fonti vicine al dossier.
In particolare, la banca guidata da Carlo Messina sta discutendo con gli investitori un’operazione significant risk transfer legata a 1,9 miliardi di euro di linee di credito per il finanziamento di fondi. Inoltre, si trova in una fase avanzata di negoziazione per un’ulteriore operazione di questo tipo, che riguarda 3,3 miliardi di prestiti alle imprese.
Il dollaro resta in rialzo sull’euro anche se non si è arrestata la discesa delle domande di mutui negli Stati Uniti. Nella settimana al 16 ottobre, l’indice che misura il volume delle domande di mutui ipotecari ha registrato un -5,3%, dopo il -2,7% della settimana precedente, segnando il settimo calo consecutivo. I tassi sui mutui trentennali sono calati al 7,41% dal 7,5% della settimana precedente.
Ore 12:35 Ftse Mib sopra 49.300, Tim +2,5% e Ferragamo -6,8% a due velocità
Le piazze europee restano moderatamente positive. Anche Milano con l’indice Ftse Mib in riazlo a 49.317 punti (+0,50% alle 12:35). Il quadro beneficia del recupero del comparto tecnologico (Stm +1,7% e Technoprobe +2,6%) internazionale dopo i risultati societari arrivati dagli Stati Uniti, in particolare da OpenAI.
A Piazza Affari l’attenzione si concentra soprattutto sulle notizie societarie con Tim e Ferragamo tra i nomi da monitorare e Moncler attesa alla prova dei ricavi trimestrali dopo la chiusura del mercato. Per Tim (+2,54%) Boost BidCo, veicolo controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e partecipato da Retelit, ha confermato l’impegno a completare l’acquisizione di Sparkle. Un aggiornamento sull’operazione è previsto entro il 20 novembre.
Riflettori anche su Salvatore Ferragamo (-6,8%), dopo i risultati del terzo trimestre. Il fatturato si è attestato a 207 milioni di euro, in calo del 6,10% su base annua, rispetto ai 209,00 milioni attesi e ai 210 milioni del consenso. A livello organico la contrazione è del 3,50%. Nel corso della conference call la società ha inoltre indicato un andamento negativo del direct-to-consumer a ottobre, in presenza di una base comparativa più impegnativa.
Sempre nel lusso, l’attenzione si sposta su Moncler (+0,73%, che pubblicherà il fatturato del terzo trimestre a mercato chiuso. Tra le altre società del comparto, Ferrari (-0,20%) torna sotto osservazione per il rafforzamento della rete commerciale in India. La società punta ad aprire concessionarie a Chennai e Ahmedabad entro il 2026, raddoppiando la propria presenza nel Paese. Il mercato indiano resta per ora limitato nei numeri: nell’ultimo anno indicato dalle fonti sono state immatricolate 45,00 vetture Ferrari.
Ore 11:35 Ftse Mib positivo, Eni +1,4% con il petrolio oltre 110 dollari: il massimo da cinque mesi
I futures Usa sono poco mossi e le borse europee si mantengono sopra la parità (Dax +0,46%, Cac40 +0,56%, Ftse100 +0,09% e Ftse Mib +0,54% a 49.335 punti alle 11:35 con Tim +3,5%, Lottomatica +2%, Eni +1,4% sugli scudi e i tech Stm +1,78% e Technoprobe +1,6% in rimonta) con i prezzi del petrolio sui massimi degli ultimi cinque mesi (futures sul Brent +1,20% a 110,10 dollari al barile) per i timori sulle forniture a causa degli attacchi alle navi nel Golfo e per lo stallo nei colloqui per porre fine alla guerra con l’Iran. Inoltre i dati indicano un calo delle scorte statunitensi di greggio, scese di 4,9 milioni di barili nella settimana terminata il 16 ottobre. Anche le scorte di benzina e distillati sono in calo. I dati ufficiali sulle scorte saranno pubblicati alle 16:30.
Ore 10:45 Il Ftse Mib vira al rialzo con Tim e Prysmian, effetto Francia sui titoli di Stato non ancora sull’euro
Le borse europee si rafforzano dopo un avvio debole (Dax +0,25%, Cac40 +0,46%, Ftse100 -0,06% e Ftse Mib +0,25% a 49.192 punti alle 10:45 con Tim, Prysmian, Eni, Lottomatica e Poste che guadagnano oltre un punto percentuale) anche se i prezzi del petrolio restano in rialzo (future sul Brent +1,24% a 110,14 dollari al barile), i rendimento dei titoli di Stato dell’Eurozona salgono (al 4,6% quello del Btp 10 anni e al 4,98% quello degli Oat francesi), mentre il dollaro guadagna terreno rispetto alla maggior parte delle valute, con gli investitori che soppesano gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente che ha rilanciato la domanda per la valuta Usa come bene rifugio.
L’euro cede lo 0,14% a 1,1220 dollari. I trader rimangono cauti sulla moneta unica. La Francia è alle prese con diffuse proteste antigovernative e un peggioramento delle prospettive fiscali che spinge i rendimenti dei titoli di Stato decennali ai massimi degli ultimi 24 anni.
«La situazione del debito francese non è gestibile. Sono necessari interventi significativi sul fronte fiscale per ridurre il livello del debito, almeno per dimostrare un serio impegno nel correggerne la traiettoria», ha detto John Hardy, head of macro strategy di Saxo. «È motivo di preoccupazione per l’euro, ma non è ancora scattato il panico», ha aggiunto. Pochi i dati macro della giornata. Il tasso di inflazione annuo del Regno Unito è salito al 3,5% a settembre dal 3,1% di agosto.
Ore 09:05 Ftse Mib debole, pesano Fincantieri e Nexi. Lo spread sale a 114
I mercati azionari europei sono deboli in avvio di seduta. Il Dax scende dello 0,02%, il Cac40 dello 0,06%, il Ftse100 dello 0,12% e il Ftse Mib dello 0,04% a 49.051 punti. Il quadro non beneficia del recupero del comparto tecnologico internazionale dopo i risultati societari arrivati dagli Stati Uniti.
SpaceX batte le attese
Il titolo di SpaceX è salito di oltre l’8% nell’after-hours a Wall Street, dopo che la società ha annunciato una crescita del fatturato del 161% nel terzo trimestre a 14,58 miliardi di dollari, superando le stime degli analisti, con il suo business dell’intelligenza artificiale in crescita di nove volte. Durante la conference call sui risultati, l’ad, Elon Musk, ha affermato che una fusione con Tesla, la sua casa automobilistica, sarebbe una «buona idea», aggiungendo che i consigli di amministrazione di entrambe le società hanno costituito comitati speciali per discutere di una possibile unione. Tesla pubblicherà i risultati del terzo trimestre oggi, dopo la chiusura dei mercati.
Petrolio e rendimenti dei titoli di Stato in aumento
Il petrolio torna al centro dell’attenzione, con il Wti a 99,17 dollari al barile, in aumento dell’1,38%. E il Brent a 110,31 dollari al barile (+1,40%). Lo spread Btp/Bund sale a 114,6 punti base con il rendimento del decennale italiano anch’esso in rialzo al 4,58%. Il 20 ottobre in chiusura il nuovo Btp Valore dedicato ai retail, con dual-tranche, ha attratto ordini complessivi pari a circa 8,6 miliardi di euro. Ai 4,6 miliardi totali del primo giorno si sono aggiunti 2,88 miliardi per la tranche che offre cedole trimestrale (lunedì aveva raccolto 3,42 miliardi) e 1,1 miliardi circa per quella che stacca un’unica cedola a scadenza (lunedì la raccolta era pari a 1,19 miliardi). L’offerta, salvo chiusura anticipata, dura fino alle 13 di venerdì e prevede tassi cedolari minimi nel caso del primo titolo di 3,7%, 4,1% e 4,7% e per il secondo di 22,25%.
A Milano male Fincantieri, Nexi, Ferragamo. Sugli scudi Stm ed Eni
Sul listino milanese Generali passa di mano a 42,29 euro (-0,09%) dopo che il cda ha approvato una revisione del proprio assetto organizzativo che prevede l’eliminazione del ruolo del direttore generale. Mentre l’ad di Intesa Sanpaolo (-0,42% a 5,96 euro), Carlo Messina, ha criticato i piani del governo italiano di aumentare le tasse su banche e assicurazioni per contribuire a finanziare il bilancio 2027, affermando che anche altri settori dovrebbero contribuire ad alleggerire l’onere dei costi energetici per le famiglie e le imprese. Nel settore finanziario è sotto pressione anche Nexi (-2,33% a 4,30 euro), mentre tra i titoli della difesa le vendite si accaniscono su Fincantieri (-1,14% a 12,15 euro).
Nel settore del lusso Ferragamo (-3,75% a 6,93 euro) che ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con ricavi totali pari a 675 milioni di euro, in linea con lo scorso anno a cambi costanti (-2,8% a cambi correnti), per effetto della selettiva riduzione del canale wholesale. Il membro del cda, Ernesto Greco, ha detto nel corso della call con gli analisti che è difficile dire se l’azienda riuscirà a centrare il consenso sui ricavi, molto dipenderà dalle vendite nel periodo natalizio.
«Il lieve mancato raggiungimento delle attese sulle vendite di Ferragamo nel terzo trimestre del 2026 è stato determinato in larga misura dal progressivo e accelerato arretramento del canale wholesale», commenta Jefferies. «A livello geografico, la ripartizione dei risultati ha confermato gli Stati Uniti come l’unico mercato a registrare una crescita, seppur modesta. Durante la conference call è stato sottolineato che l’andamento delle vendite retail è migliorato, passando da una variazione negativa a luglio a una positiva a settembre, per poi tornare in territorio negativo a ottobre. La società ha inoltre confermato che raggiungere le stime di consenso per l’intero esercizio sarà difficile, considerata la possibilità che le pressioni sulla domanda in Asia persistano. Alla luce di questo quadro, il titolo continua a presentare una valutazione elevata, con un rapporto prezzo/utili basato sulle stime del consenso per il 2027 superiore a 40 volte, quindi ribadiamo il rating underperform e il target price a 5,50 euro».
Il titolo Ferragamo ha registrato una performance da inizio anno superiore a quella del settore, con un calo del 14% rispetto al -31% del comparto del lusso, consolidando i guadagni relativi già ottenuti nel 2025 (+22% contro +5%). Questo andamento è stato determinato principalmente dal rinnovato ottimismo sulle prospettive del piano di rilancio, spiega Citi. Il titolo tratta a circa 29 volte il p/e basato sulle stime del consenso per l’esercizio 2028, rispetto alla media di 16 volte del settore.
«I progressi nell’esecuzione della strategia e il miglioramento dell’andamento delle vendite retail su base biennale rappresentano segnali incoraggianti. Tuttavia, la debolezza persistente in Asia, il rallentamento della crescita complessiva e la scarsa visibilità sui tempi di recupero dei margini lasciano poco spazio a eventuali delusioni. Saranno necessarie ulteriori evidenze di una capacità di esecuzione solida e sostenibile. Confermiamo la raccomandazione neutral e il target price a 8,3 euro sull’azione», conclude Citi. Target price che JP Morgan ha tagliato da 9 a 8,5 euro (rating neutral).
Inoltre Moncler (-0,21% a 42,29 euro) riunisce il cda per l’approvazione dell’interim management statement al 30 settembre.
Meglio Stm con un +1,43% a 41,57 euro dopo i conti oltre le attese di SpaceX e con Samsung Electronics e SK Hynix che stanno potenziando i propri stabilimenti in Cina per produrre chip di memoria più avanzati con l’obiettivo di contrastare la concorrenza di un rivale cinese in rapida crescita e soddisfare l’enorme domanda nel settore dell’intelligenza artificiale. Secondo Reuters, le due società stanno lavorando per produrre chip di memoria flash Nand con oltre 200 strati nei propri stabilimenti cinesi, il che li allineerebbe a quanto viene prodotto in Corea del Sud.
Quanto a Snam (-0,24% a 5,82 euro) ed Eni (+1,62% a 26,36 euro) il progetto Ravenna Ccs fase 2, sviluppato da entrambe le società per la realizzazione di un’infrastruttura integrata e multimodale di trasporto e stoccaggio della CO2, è stato selezionato dalla Commissione Europea per l’assegnazione dei finanziamenti dell’Innovation Fund 2025 – Net Zero Technologies, nella categoria Large scale. L’iniziativa è tra i progetti strategici ritenuti prioritari dall’Unione Europea per accelerare la decarbonizzazione industriale e rafforzare la competitività della filiera delle tecnologie a basse emissioni nel continente.
Invece, l’investitore attivista Palliser ha invitato gli azionisti di Recordati (-0,09% a 52,95 euro) a non aderire all’offerta rivista promossa dal consorzio guidato da Cvc. L’offerta rivista a 53 euro per azione è «ampiamente inferiore al valore intrinseco fondamentale di Recordati», stimato in almeno 60 euro per azione. «Siamo profondamente preoccupati per il modo in cui la società e il suo cda si stanno rapportando con gli azionisti di minoranza», si legge nella nota.
Palliser ha sottolineato che la società non ha ancora dichiarato pubblicamente se gli amministratori indipendenti abbiano concluso che l’offerta attuale sia equa oppure no. «In una fase così avanzata del processo, la mancanza di chiarezza per gli azionisti rappresenta una grave carenza sul piano della governance societaria», contesta Palliser. Intanto Barclays ha alzato il target price su Recordati da 55 a 56 euro (rating equal weight).
Mentre il cda di Officina Stellare (+0,74% a 54 euro) ha deliberato un aumento di capitale per 1,9 milioni di euro, riservato alla sottoscrizione del socio venditore di Mavel. Il prezzo delle nuove azioni è stato fissato a 45 euro, di cui 0,10 a titolo di capitale, con conseguente emissione di complessive 44.444 nuove azioni.
Il closing dell’acquisizione, nell’ambito del quale verrà sottoscritto l’aumento di capitale, è previsto il 29 ottobre. A esito dell’operazione, l’investitore deterrà una partecipazione in Officina Stellare pari allo 0,25% del capitale sociale, con corrispondente diluizione per gli attuali azionisti della società.
Anche il cda di Yolo Group (stabile a quota 0,392 euro) ha convocato per il 6 novembre un’assemblea straordinaria degli azionisti per sottoporle un aumento del capitale sociale a pagamento, in opzione e scindibile per un importo massimo di 2 milioni di euro e una delega ad aumentare il capitale per un importo massimo di 2,5 milioni da esercitarsi in più tranche entro quattro anni dalla data dell’assemblea. L’aumento di capitale è finalizzato a dotare la società delle risorse finanziarie necessarie per supportare la strategia di sviluppo delineata dal piano strategico 2026-2028 e finalizzare gli accordi per acquisire le residue partecipazioni in AllianceInsay e RCPolizza.it, di cui Yolo detiene la maggioranza, rispettivamente, dal 2023 e dal 2025.
Ore 07:40 Europa attesa in rialzo, ma Franklin Templeton avverte: rischio di una crisi del debito euro peggiore del 2012
Borse europee attese positive in avvio di seduta (+0,34% il future sull’Eurostoxx50), in linea con i futures Usa (+0,17% quello sul Dow Jones e +0,31% quello sull’S&P500) con l’euro in calo dello 0,11% a dollari. Il capo economista della Bce, Philip Lane, ha affermato che un maggior utilizzo dell’euro a livello globale potrebbe aiutare Francoforte a controllare l’inflazione, «ampliando l’impatto internazionale della politica monetaria dell’Eurozona e influenzando così sia la domanda estera sia quella interna».
Lane: un maggior utilizzo dell’euro a livello globale può aiutare la Bce a controllare l’inflazione
Inoltre, un ruolo internazionale più forte della moneta unica ridurrebbe la sensibilità dei prezzi delle importazioni dell’Eurozona agli shock esterni, favorendo la fatturazione delle transazioni in euro. Se il ruolo internazionale dell’euro si rafforzasse, un aumento dei tassi d’interesse da parte della Bce ridurrebbe la domanda estera, contribuendo così agli sforzi per contenere l’inflazione. Per accrescere l’attrattiva internazionale dell’euro, l’Eurotower ha già iniziato a offrire liquidità in euro alla maggior parte delle banche centrali del mondo. Alle 10 parla Cipollone e alle 18:30 la presidente Lagarde.
Franklin Templeton avverte: rischio di una crisi del debito euro peggiore del 2012
Resta alta la tensione sui titoli di Stato. Il rendimento del Treasury Usa 10 anni risale al 5,12%, quello del Btp stessa scadenza cala di poco al 4,52% e degli Oat francesi al 4,92%. Franklin Templeton ha avvertito che la crisi in corso sul mercato obbligazionario francese potrebbe aggravarsi fino a trasformarsi in una crisi del debito dell’Eurozona persino più grave di quella innescata dalla Grecia quasi vent’anni fa. «Non credo che qualcuno sia davvero preparato a una seconda versione della crisi del debito dell’Eurozona. Se dovesse concretizzarsi, questa crisi potrebbe essere significativamente peggiore», ha dichiarato Sonal Desai, responsabile globale degli investimenti nel reddito fisso presso Franklin Templeton.
Questo scenario non si è ancora materializzato, ma le preoccupazioni di Desai riflettono l’andamento recente dei costi di finanziamento della Francia e il ruolo del Paese, seconda economia del blocco europeo per dimensioni. Il 20 ottobre il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato francesi a 10 anni e quelli tedeschi ha chiuso sopra 1,5 punti percentuali per la prima volta dal gennaio 2012. Si tratta di un livello vicino ai massimi della crisi del debito sovrano europeo, inizialmente concentrata sulla Grecia e successivamente estesasi a Paesi come Irlanda, Portogallo e Spagna.
La Francia ha un’economia da 3.000 miliardi di euro e un debito pubblico di circa 3.600 miliardi, «ha un debito superiore di oltre dieci volte a quello della Grecia. Un semplice piano di salvataggio non è un’opzione percorribile», ha aggiunto Desai durante il Franklin Templeton Fixed Income Forum. Esistono, tuttavia, alcune differenze tra la situazione attuale e quella di allora. La Francia mantiene ancora un rating di credito nella categoria investment grade. Inoltre, le banche, tra i principali detentori dei titoli di Stato francesi, dispongono di una capitalizzazione migliore rispetto al 2010. Al momento i portafogli obbligazionari di Franklin Templeton privilegiano titoli con una duration più breve in Italia e in Francia, mentre la società mantiene una visione più favorevole sul debito pubblico spagnolo e tedesco.
Il petrolio sale oltre 110 dollari
I prezzi del petrolio salgono mentre gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz minacciano le spedizioni di greggio e i dati negli Stati Uniti indicano un’ulteriore riduzione delle scorte. Il future sul Brent sale dell’1,31% a 110,22 dollari al barile dopo che Irib News, l’emittente di Stato iraniana, ha riferito che una super petroliera è finita contro una mina marina nello Stretto. Il future sul Wti si apprezza dell’1,21% a 99 dollari al barile.
Negli Stati Uniti, l’American Petroleum Institute ha comunicato che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di 4,9 milioni di barili la scorsa settimana. Se il dato sarà confermato dalle statistiche ufficiali attese alle 16:30, si tratterebbe della terza flessione settimanale consecutiva. Sono diminuite anche le scorte di benzina e di distillati. Secondo Yutaro Nishi, analista senior di Rakuten Securities, il calo delle scorte negli Stati Uniti rafforza i segnali di un’offerta globale «sempre più limitata» e sostiene i prezzi del petrolio. Prezzi che potrebbero salire ulteriormente qualora si verificassero nuove interruzioni delle forniture nell’area dello Stretto di Hormuz.
Morgan Stanley nota che gli attacchi alle navi nei pressi dello Stretto di Hormuz sono aumentati, passando dalle due-quattro incursioni settimanali registrate durante l’estate fino a raggiungere quota 12 a settimana. I dati preliminari sul tracciamento delle navi elaborati da Vortexa mostrano che, nei primi 20 giorni di ottobre, il greggio non iraniano è uscito dal Golfo Persico a un ritmo di 9,1 milioni di barili al giorno. Il dato suggerisce un rallentamento dei flussi petroliferi attraverso il canale. Il ritmo delle esportazioni appare nettamente inferiore a quanto dichiarato dagli Stati Uniti, che all’inizio del mese avevano affermato che attraverso lo Stretto transitavano 20 milioni di barili di petrolio al giorno.
Mentre il tasso medio globale di nolo del greggio è balzato oltre i 20 dollari al barile dai 3 dollari al barile di un anno fa, con le tariffe sulle rotte mediorientali che superano i 35 dollari al barile, ha aggiunto Goldman Sachs, avvertendo che il premio di rischio bellico per l’attraversamento dello Stretto e i trasferimenti da nave a nave rappresentano oltre la metà dell’aumento su base annua delle tariffe globali di trasporto del greggio.
Per Goldman Sachs anche nel suo scenario di base in cui il Brent scenderebbe a 90 dollari al barile entro la fine dell’anno e si attesterebbe in media a 80 dollari al barile nel 2027, la ripresa della produzione del Golfo e la stabilità delle esportazioni richiederebbero comunque trasferimenti da nave a nave in assenza di una navigazione affidabile attraverso lo Stretto di Hormuz. Per cui vede un rischio al rialzo per le sue previsioni sul Brent. Lato macro, alle 8 è attesa l’inflazione a settembre della Gran Bretagna e alle 13 l’indice settimanale richieste mutui negli Stati Uniti.
A Milano occhio a Generali, Intesa Sanpaolo, Ferragamo, Moncler, Stm, Snam, Eni, Recordati, Officina Stellare e Yolo
Sul listino milanese occhio a Generali il cui cda ha approvato una revisione del proprio assetto organizzativo che prevede l’eliminazione del ruolo del direttore generale. Mentre l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha criticato i piani del governo italiano di aumentare le tasse su banche e assicurazioni per contribuire a finanziare il bilancio 2027, affermando che anche altri settori dovrebbero contribuire ad alleggerire l’onere dei costi energetici per le famiglie e le imprese.
Nel settore del lusso Ferragamo che ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con ricavi totali pari a 675 milioni di euro, in linea con lo scorso anno a cambi costanti (-2,8% a cambi correnti), per effetto della selettiva riduzione del canale wholesale. Il membro del cda, Ernesto Greco, ha detto nel corso della call con gli analisti che è difficile dire se l’azienda riuscirà a centrare il consenso sui ricavi, molto dipenderà dalle vendite nel periodo natalizio.
«Il lieve mancato raggiungimento delle attese sulle vendite di Ferragamo nel terzo trimestre del 2026 è stato determinato in larga misura dal progressivo e accelerato arretramento del canale wholesale», commenta Jefferies. «A livello geografico, la ripartizione dei risultati ha confermato gli Stati Uniti come l’unico mercato a registrare una crescita, seppur modesta. Durante la conference call è stato sottolineato che l’andamento delle vendite retail è migliorato, passando da una variazione negativa a luglio a una positiva a settembre, per poi tornare in territorio negativo a ottobre. La società ha inoltre confermato che raggiungere le stime di consenso per l’intero esercizio sarà difficile, considerata la possibilità che le pressioni sulla domanda in Asia persistano. Alla luce di questo quadro, il titolo continua a presentare una valutazione elevata, con un rapporto prezzo/utili basato sulle stime del consenso per il 2027 superiore a 40 volte, quindi ribadiamo il rating underperform e il target price a 5,50 euro».
Il titolo Ferragamo ha registrato una performance da inizio anno superiore a quella del settore, con un calo del 14% rispetto al -31% del comparto del lusso, consolidando i guadagni relativi già ottenuti nel 2025 (+22% contro +5%). Questo andamento è stato determinato principalmente dal rinnovato ottimismo sulle prospettive del piano di rilancio, spiega Citi. Il titolo tratta a circa 29 volte il p/e basato sulle stime del consenso per l’esercizio 2028, rispetto alla media di 16 volte del settore.
«I progressi nell’esecuzione della strategia e il miglioramento dell’andamento delle vendite retail su base biennale rappresentano segnali incoraggianti. Tuttavia, la debolezza persistente in Asia, il rallentamento della crescita complessiva e la scarsa visibilità sui tempi di recupero dei margini lasciano poco spazio a eventuali delusioni. Saranno necessarie ulteriori evidenze di una capacità di esecuzione solida e sostenibile. Confermiamo la raccomandazione neutral e il target price a 8,3 euro sull’azione», conclude Citi. Target price che JP Morgan ha tagliato da 9 a 8,5 euro (rating neutral).
Inoltre Moncler riunisce il cda per l’approvazione dell’interim management statement al 30 settembre.
Da monitorare poi Stm dopo i conti oltre le attese di SpaceX e con Samsung Electronics e SK Hynix che stanno potenziando i propri stabilimenti in Cina per produrre chip di memoria più avanzati con l’obiettivo di contrastare la concorrenza di un rivale cinese in rapida crescita e soddisfare l’enorme domanda nel settore dell’intelligenza artificiale. Secondo Reuters, le due società stanno lavorando per produrre chip di memoria flash Nand con oltre 200 strati nei propri stabilimenti cinesi, il che li allineerebbe a quanto viene prodotto in Corea del Sud.
Quanto a Snam ed Eni il progetto Ravenna Ccs fase 2, sviluppato da entrambe le società per la realizzazione di un’infrastruttura integrata e multimodale di trasporto e stoccaggio della CO2, è stato selezionato dalla Commissione Europea per l’assegnazione dei finanziamenti dell’Innovation Fund 2025 – Net Zero Technologies, nella categoria Large scale. L’iniziativa è tra i progetti strategici ritenuti prioritari dall’Unione Europea per accelerare la decarbonizzazione industriale e rafforzare la competitività della filiera delle tecnologie a basse emissioni nel continente.
Invece, l’investitore attivista Palliser ha invitato gli azionisti di Recordati a non aderire all’offerta rivista promossa dal consorzio guidato da Cvc. L’offerta rivista a 53 euro per azione è «ampiamente inferiore al valore intrinseco fondamentale di Recordati», stimato in almeno 60 euro per azione. «Siamo profondamente preoccupati per il modo in cui la società e il suo cda si stanno rapportando con gli azionisti di minoranza», si legge nella nota.
Palliser ha sottolineato che la società non ha ancora dichiarato pubblicamente se gli amministratori indipendenti abbiano concluso che l’offerta attuale sia equa oppure no. «In una fase così avanzata del processo, la mancanza di chiarezza per gli azionisti rappresenta una grave carenza sul piano della governance societaria», contesta Palliser. Intanto Barclays ha alzato il target price su Recordati da 55 a 56 euro (rating equal weight).
Mentre il cda di Officina Stellare ha deliberato un aumento di capitale per 1,9 milioni di euro, riservato alla sottoscrizione del socio venditore di Mavel. Il prezzo delle nuove azioni è stato fissato a 45 euro, di cui 0,10 a titolo di capitale, con conseguente emissione di complessive 44.444 nuove azioni.
Il closing dell’acquisizione, nell’ambito del quale verrà sottoscritto l’aumento di capitale, è previsto il 29 ottobre. A esito dell’operazione, l’investitore deterrà una partecipazione in Officina Stellare pari allo 0,25% del capitale sociale, con corrispondente diluizione per gli attuali azionisti della società.
Anche il cda di Yolo Group ha convocato per il 6 novembre un’assemblea straordinaria degli azionisti per sottoporle un aumento del capitale sociale a pagamento, in opzione e scindibile per un importo massimo di 2 milioni di euro e una delega ad aumentare il capitale per un importo massimo di 2,5 milioni da esercitarsi in più tranche entro quattro anni dalla data dell’assemblea. L’aumento di capitale è finalizzato a dotare la società delle risorse finanziarie necessarie per supportare la strategia di sviluppo delineata dal piano strategico 2026-2028 e finalizzare gli accordi per acquisire le residue partecipazioni in AllianceInsay e RCPolizza.it, di cui Yolo detiene la maggioranza, rispettivamente, dal 2023 e dal 2025. (riproduzione riservata)
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