#Finsubito news – Regime forfettario, il fisco interroga le partite IVA: sotto esame la soglia a 85.000 euro


Il dipartimento delle Finanze vuole conoscere gli effetti delle agevolazioni fiscali sulle piccole attività e sui lavoratori autonomi. A cento dell’attenzione c’è il regime forfettario, in particolare l’aumento dei limiti annuale di di ricavi/compensi da 65.000 a 85.000 euro, stabilito dalla manovra di bilancio 2023.

Il dipartimento ha, infatti, avviato una consultazione pubblica per raccogliere le esperienze dei contribuenti e capire se questa modifica abbia favorito la crescita delle attività economiche.

Non è un caso che l’iniziativa, anche se fatta a distanza di qualche anno, arriva proprio mentre si discute di una possibile ulteriore revisione dei requisiti di accesso in vista della legge di bilancio 2027.

Regime forfettario: perché il fisco vuole conoscere gli effetti della soglia a 85.000 euro

L’obiettivo dell’indagine, come appenda anticipato in premessa, è verificare quali conseguenze abbia prodotto l’ampliamento del limite economico previsto per beneficiare della tassazione agevolata propria del forfettario.

Il sistema fiscale in esame, introdotto, dalla legge di bilancio 2015, ha progressivamente cambiato le proprie caratteristiche. Nato per sostituire il regime di vantaggio, è stato successivamente modificato nel tempo anche nelle condizioni necessarie per accedervi ed operarvi (commi 54 e 57 della manovra 2015).

Tra gli interventi più importanti figura quello disposto dalla manovra 2023 che, appunto, ha portato il tetto dei ricavi e compensi annuali per operare nel regime da 65.000 euro a 85.000. L’amministrazione finanziaria con il sondaggio in esame intende comprendere se questa scelta del legislatore

  • abbia permesso a nuovi professionisti e imprenditori di operare nel regime;
  • abbia incoraggiato anche chi già ne beneficiava a sviluppare ulteriormente la propria attività o decidere di passare a regime ordinario.

Un questionario online per misurare la crescita delle attività

La raccolta delle informazioni avviene attraverso un modulo digitale accessibile al pubblico. La scelta di utilizzare uno strumento online punta a rendere più semplice la partecipazione e a coinvolgere un numero elevato di interessanti.

Le domande iniziali riguardano la situazione fiscale precedente al 2023. In particolare viene chiesto se la partita IVA applicasse già il regime forfettario prima dell’aumento del limite oppure se il passaggio alla nuova soglia abbia reso possibile l’ingresso nel sistema agevolato.

Un’altra parte dell’indagine approfondisce le ragioni della scelta fiscale: si vuole comprendere quali vantaggi abbiano pesato maggiormente nella decisione e se la modifica legislativa abbia creato opportunità per ampliare un’attività esistente o avviarne altre.  Successivamente i partecipanti possono descrivere i risultati economici concreti ottenuti.

La consultazione prevede anche uno spazio dedicato alle proposte attraverso il quale suggerire modifica ulteriori a migliorare l’attuale sistema. A tal proposito, ricordiamo che noi di Investireoggi abbiamo intervistato Vincenzo Castellano, presidente UIFOR (Unione italiana forfettari), il primo sindacato italiano di categoria, su quelli che sono le attuali criticità del sistema quelli che sono i punti su cui il governo potrebbe essere chiamato ad intervenire, oltre a quelli che potrebbero essere i vantaggi di un ulteriore innalzamento della soglia dagli attuali 85.000 a 100.000.

Meno adempimenti fiscali: quali vantaggi offre la tassazione semplificata

Ricordiamo che tra gli elementi che possono influenzare le decisioni dei contribuenti rientrano gli obblighi amministrativi ridotti.

Chi applichi il regime forfettario, infatti, non addebita l’IVA sulle operazioni effettuate e i compensi professionali non sono sottoposti alla ritenuta del conto.

Sono inoltre esclusi i diversi adempimenti ordinamenti richiesti agli altri titolari di partita IVA: non bisogna effettuare le liquidazioni periodiche dell’imposta; non occorre presentare la relativa dichiarazione annuale. Altra facilitazione riguarda l’esclusione dall’applicazione degli ISA, ossia gli indici sintetici di affidabilità.

Ad ogni modo ciò che resta dovuto è la certificazione dei corrispettivi, quindi emissione di scontrini e emissioni di fatture. Non ci sono obblighi di registrazione. In merito alla tassazione, si applica imposta sostitutiva con aliquota 15%, ovvero 5% per i primi 5 anni nel caso si tratti di nuova attività.

Queste caratteristiche rendono particolarmente importanti capire quanto le semplificazioni incidono sulle scelte e sullo sviluppo delle piccole attività.

Regime forfettario verso i 100.000 euro? Il nodo dell’autorizzazione europea

Non è un caso come, dicevamo in premessa, che la consultazione si inserisce in una discussione più ampia sulle possibili modifiche fiscali del 2027,

Tra le ipotesi considerate nel dibattito politico figura un’ulteriore aumento del limite annuale dagli attuali 85.000 fino a 100.000. L’eventuale intervento, tuttavia, presenta un ostacolo legato alla normativa europea sull’IVA.

L’attuale soglia di 85.000 coincide, infatti, con il limite della franchigia autorizzata all’Italia a livello comunitario Per elevarlo a 100.000 sarebbe, dunque, necessario ottenere una nuova autorizzazione europea.

Le risposte raccolte dal Dipartimento delle Finanze potranno, pertanto, offrire elementi utili per comprendere l’efficacia delle regole attuali e orientare eventuali decisioni future.

Riassumendo

  • Regime forfettario: il fisco avvia una consultazione pubblica sugli effetti della soglia a 85.000 euro.
  • L’indagine valuta l’impatto dell’aumento del limite dai precedenti 65.000 euro.
  • Il questionario online esamina accessi, crescita delle attività e motivazione delle scelte fiscali.
  • L’eventuale aumento della soglia è 100.000 richiederebbe l’autorizzazione europea.

 


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