#Finsubito news – Cozza tarantina, nove associazioni al Comune: “Non firmate la deroga”


Confcommercio, Slow Food, WWF e altre realtà contestano la modifica dell’ordinanza sul Mar Piccolo. “Il novellame sarà vendibile già a giugno 2027. Qual è l’emergenza?”


La cozza nera tarantina potrebbe tornare sul mercato già a giugno 2027, senza ricorrere all’introduzione di seme proveniente dall’esterno. È questa la posizione di nove associazioni che chiedono al Comune di Taranto di non modificare l’ordinanza numero 8 del 2022, attualmente in vigore per tutelare la produzione mitilicola del Mar Piccolo.

La presa di posizione arriva mentre l’amministrazione comunale, attraverso l’assessore alle Attività produttive Francesco Cosa, sta valutando una deroga temporanea per consentire la reimmersione di novellame proveniente dal Mediterraneo, dopo la moria provocata dalle elevate temperature estive.

A opporsi sono Confcommercio Taranto, Unicop, Centro Ittico Taranto, Enogastro Hub APS, WWF Taranto ETS, Slow Food Puglia, Marevivo Puglia ETS, Radio Vera APS e Omnia Coop, che contestano la necessità del provvedimento e chiedono chiarimenti sulle sue possibili conseguenze ambientali, sanitarie e produttive.

“A giugno 2027 si potrà già vendere il Primativo”

Il principale argomento delle associazioni riguarda il calendario naturale della produzione della cozza tarantina. Con l’abbassamento delle temperature autunnali, spiegano, dalla prima settimana di novembre i mitilicoltori potranno tornare a posizionare i collettori per la captazione del seme autoctono.

Il novellame raccolto a novembre 2026 potrà raggiungere la taglia commerciale definitiva tra maggio e giugno 2028, ma secondo le organizzazioni sarà possibile commercializzarlo già a giugno 2027 nella dimensione intermedia di circa 4,5 centimetri, conosciuta come “U Primativo”.

Una pratica che, ricordano, era stata adottata anche nel 2024 e che consentirebbe agli operatori di ottenere entrate economiche prima del completamento del ciclo produttivo.

Da qui la contestazione alla proposta avanzata da una parte del comparto. “Alla luce di questo ci chiediamo dov’è l’emergenza? Sulla base di queste considerazioni la prima eccezione che sentiamo il dovere di rilevare rispetto a quanto emerso dal tavolo comunale tenuto dall’assessore Cosa è la seguente: in caso di emergenza produttiva la cozza tarantina captata nel mese di novembre può affrontare le sfide commerciali, pertanto ci chiediamo Cui prodest? A che serve questa deroga? A chi serve questa deroga?”.

La spaccatura tra i mitilicoltori

Le associazioni riconoscono i danni subiti dalla produzione di novellame durante l’estate, ma sottolineano che non tutti gli operatori condividono la richiesta di derogare all’ordinanza. In particolare, i mitilicoltori aderenti al Presidio Slow Food e ad altre organizzazioni non avrebbero sostenuto la proposta.

Secondo i firmatari, la necessità di compensare le perdite produttive non dovrebbe comportare automaticamente una modifica delle regole introdotte per proteggere l’identità della cozza nera tarantina. Le associazioni temono che l’introduzione di seme esterno possa modificare le caratteristiche della produzione e chiedono che eventuali decisioni siano precedute da valutazioni scientifiche documentate.

I cinque vincoli richiesti in caso di deroga

Pur ribadendo la propria contrarietà, le nove organizzazioni indicano cinque condizioni considerate irrinunciabili qualora il sindaco decidesse comunque di autorizzare temporaneamente la reimmersione.

La prima riguarda la verifica dell’emergenza produttiva. Le associazioni chiedono che venga formalmente accertata la situazione di crisi, quantificate le quote di mercato perse e stabilite le quantità massime di seme da introdurre, evitando immissioni indiscriminate.

La seconda riguarda i rischi ambientali, sanitari e genetici. Viene richiesta una valutazione da parte di organismi scientifici competenti, accompagnata da un protocollo di emergenza per l’eventuale presenza di specie aliene. Le associazioni temono che introduzioni massive possano produrre conseguenze difficilmente reversibili.

La terza condizione riguarda la provenienza. L’eventuale novellame dovrà appartenere esclusivamente alla specie Mytilus galloprovincialis e provenire da Paesi riconosciuti dall’Unione Europea che rispettino la normativa di settore.

Il quarto punto riguarda le dimensioni del prodotto. Le organizzazioni richiamano il decreto ministeriale del 7 agosto 1996, chiedendo che venga rispettato il limite di 2,5 centimetri per il novellame. Sollecitano inoltre controlli a campione e il trasferimento dei lotti eventualmente immersi nel primo seno del Mar Piccolo entro il 28 febbraio, secondo quanto previsto dall’ordinanza regionale numero 188 del 2016.

Infine, viene chiesto un sistema rigoroso di tracciabilità. Le movimentazioni dovrebbero avvenire attraverso un unico punto di sbarco, possibilmente individuato nel Mercato Ittico, con documentazione che permetta di risalire alla provenienza di ogni lotto, alla classificazione delle acque e alla sua collocazione negli impianti.

Il timore per l’identità della cozza nera

Le organizzazioni ritengono che la deroga possa incidere non soltanto sulla produzione immediata, ma anche sul futuro della mitilicoltura tarantina. Nel comunicato utilizzano l’espressione “utero in affitto” per descrivere il rischio, da loro paventato, che il Mar Piccolo venga utilizzato per l’accrescimento di mitili provenienti dall’esterno, con possibili conseguenze sull’identità del prodotto locale.

La richiesta rivolta all’amministrazione è quindi di mantenere in vigore l’ordinanza del 2022 e di valutare soluzioni alternative per sostenere gli operatori colpiti dalla crisi.MQualora il sindaco decidesse comunque di procedere con la deroga, le nove associazioni chiedono che tutte le condizioni indicate siano recepite nel provvedimento, a tutela della salute pubblica, dell’ambiente e della tradizione produttiva tarantina.

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