la sfida dell’Unical per fermare la fuga dei talenti


La partnership tra Università della Calabria e Dectar punta a trasformare ricerca e innovazione in nuove opportunità di lavoro, offrendo ai giovani una concreta alternativa all’emigrazione.

Può una regione, che per decenni ha visto partire i suoi giovani, diventare uno dei luoghi in cui si costruisce il futuro dell’intelligenza artificiale europea? È la domanda che accompagna una delle iniziative più ambiziose nate negli ultimi anni nel Mezzogiorno. La risposta, per ora, non è ancora scritta. Ma qualcosa sta cambiando tra i cubi progettati da Vittorio Gregotti che caratterizzano il campus dell’Università della Calabria ad Arcavacata di Rende.

Per generazioni l’Università della Calabria ha rappresentato un’eccellenza accademica capace di formare migliaia di laureati. Molti di loro, tuttavia, hanno trovato il proprio futuro professionale lontano dalla Calabria. La fuga dei cervelli è stata una delle conseguenze più dolorose dello spopolamento che interessa la regione da decenni: giovani altamente qualificati costretti a cercare altrove opportunità che il territorio non riusciva a offrire.

Oggi l’ateneo calabrese prova a invertire questa tendenza, puntando su uno dei settori più strategici dell’economia mondiale: l’intelligenza artificiale.

Il 23 giugno 2026, l’Università della Calabria ha ospitato il convegno  “La sfida della sovranità digitale europea tra AI e cybersecurity”, organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica insieme al Dipartimento di Matematica e Informatica e alla società Dectar.  Durante il convegno è stata presentata la collaborazione tra l’ateneo e Dectar, azienda internazionale specializzata in cybersicurezza e intelligenza artificiale fondata da Stefan Umit Uygur, imprenditore cresciuto a Castrolibero e laureato proprio all’Unical.


L’obiettivo annunciato è sviluppare una piattaforma europea di intelligenza artificiale generativa progettata secondo i principi della normativa europea: tutela dei dati personali, trasparenza degli algoritmi, sicurezza informatica e piena conformità all’AI Act.

Non si tratta, quindi, semplicemente di realizzare un nuovo chatbot, ma di contribuire alla costruzione di un’infrastruttura tecnologica europea capace di ridurre la dipendenza dai grandi modelli sviluppati dalle multinazionali statunitensi e cinesi.

Una sfida che assume un significato strategico in un momento in cui la sovranità digitale è considerata una delle priorità dell’Unione Europea.

La scelta di avviare questo progetto proprio a Rende potrebbe sorprendere chi continua a immaginare l’innovazione concentrata esclusivamente nei grandi poli internazionali.

In realtà l’Università della Calabria rappresenta da anni uno dei principali centri italiani di ricerca sull’intelligenza artificiale, sulla logica computazionale e sulla scienza dei dati.


Il Rettore Gianluigi Greco è riconosciuto a livello internazionale per il proprio contributo scientifico nel settore dell’IA e della rappresentazione della conoscenza, mentre Stefan Umit Uygur porta nel progetto l’esperienza maturata in importanti realtà tecnologiche internazionali prima della fondazione di Dectar.

È proprio l’incontro tra ricerca universitaria e impresa ad aver reso possibile questa collaborazione.

L’iniziativa arriva in una fase di particolare crescita dell’ateneo.

Il 18 giugno 2026 il Ministero dell’Università e della Ricerca ha assegnato all’Università della Calabria circa nove milioni di euro destinati a dieci progetti strategici dedicati all’intelligenza artificiale, alla salute, alla sostenibilità e alla transizione digitale.

Il finanziamento rappresenta un riconoscimento delle competenze sviluppate dall’ateneo negli ultimi anni e rafforza la capacità dell’università di attrarre ricerca, investimenti e collaborazioni internazionali.


Il valore di questa iniziativa va oltre l’aspetto tecnologico.

La Calabria continua a confrontarsi con un progressivo calo demografico e con la costante emigrazione dei giovani laureati verso il Centro-Nord e l’estero.

Ogni anno il territorio perde competenze preziose, spesso formate proprio nelle università meridionali.

Se il progetto Unical-Dectar riuscirà a consolidarsi, potrebbe contribuire alla nascita di un ecosistema dell’innovazione capace di offrire nuove opportunità professionali.

Accanto ai ricercatori potrebbero trovare spazio sviluppatori software, esperti di machine learning, analisti dei dati, specialisti in cybersicurezza, ingegneri del cloud, consulenti per la trasformazione digitale, professionisti della comunicazione tecnologica e nuove startup dedicate ai servizi basati sull’intelligenza artificiale.


L’esperienza internazionale dimostra che attorno ai grandi centri di ricerca possono svilupparsi imprese innovative, incubatori, spin-off universitari e collaborazioni con aziende nazionali e internazionali.

Per una regione che ha conosciuto soprattutto la fuga delle competenze, questa rappresenterebbe una prospettiva completamente nuova.

Da anni l’antropologo Vito Teti parla di “restanza”: non come semplice permanenza, ma come scelta consapevole di vivere e costruire il proprio futuro nella terra d’origine.

Per molto tempo questa è apparsa quasi una forma di resistenza.

L’economia digitale potrebbe cambiarne il significato.


Le professioni legate all’intelligenza artificiale, infatti, non dipendono necessariamente dalla vicinanza ai grandi centri industriali. La ricerca, lo sviluppo software e molti servizi ad alto contenuto tecnologico possono essere svolti ovunque esistano infrastrutture adeguate, connessioni efficienti e competenze di alto livello.

In questo scenario anche il Mezzogiorno può aspirare a diventare protagonista.

L’entusiasmo, tuttavia, deve convivere con il realismo.

Durante il convegno di presentazione del progetto, il vescovo di Cassano all’Ionio, monsignor Francesco Savino, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di non ridurre il futuro a una questione esclusivamente tecnologica.

Ha ricordato come l’intelligenza artificiale debba rimanere uno strumento al servizio della persona e della comunità.


Il rischio, ha osservato, è quello di costruire una straordinaria eccellenza scientifica senza riuscire a incidere sulle fragilità storiche del territorio: infrastrutture insufficienti, aree interne sempre più spopolate, difficoltà occupazionali e servizi ancora inadeguati.

È un richiamo che merita attenzione.

La tecnologia, da sola, non crea sviluppo.

Servono politiche pubbliche, investimenti, collegamenti efficienti, imprese innovative e una pubblica amministrazione capace di accompagnare il cambiamento.

La collaborazione tra Università della Calabria e Dectar rappresenta oggi soprattutto una promessa.


Il progetto è nelle sue fasi iniziali e molti aspetti operativi,  dalla struttura industriale ai tempi di sviluppo, fino all’impatto occupazionale, dovranno ancora essere definiti.

Ma il suo valore simbolico è già evidente.

Per la prima volta dopo molti anni la Calabria non viene raccontata soltanto come una terra che perde giovani e competenze.

Prova invece a proporsi come luogo in cui ricerca scientifica, università e impresa collaborano per costruire innovazione.

Se questa sfida riuscirà, il risultato più importante sarà la possibilità di offrire ai giovani calabresi una prospettiva diversa: quella di poter immaginare una carriera internazionale senza essere costretti a lasciare definitivamente la propria terra.


In un tempo in cui la conoscenza è la risorsa più preziosa, trattenere il talento significa investire sul futuro di un’intera comunità. È questa, forse, la sfida più grande che attende la Calabria nei prossimi anni.La partnership tra Università della Calabria e Dectar punta a trasformare ricerca e innovazione in nuove opportunità di lavoro, offrendo ai giovani una concreta alternativa all’emigrazione.

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 Anna Maria Ventura

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