Dopo le proteste nel centro di Napoli, il sottosegretario al Lavoro parla di “rilevanti anomalie amministrative”. Gli ispettori ministeriali verificano il progetto destinato ai disoccupati storici
Di quella che doveva essere la più importante misura di politica attiva del lavoro degli ultimi anni a Napoli restano, oggi, rabbia, proteste e un enorme punto interrogativo. I circa 1.200 disoccupati storici coinvolti nel progetto “Disoccupati e Inoccupati di Lunga Durata Napoli” sono nuovamente scesi in piazza. Hanno occupato per alcune ore il Museo Archeologico Nazionale, bloccato la circolazione all’altezza della Galleria Principe e riportato sotto i riflettori una vicenda che, giorno dopo giorno, assume contorni sempre più delicati.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco sono state le parole del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, intervenuto dopo l’appello del cardinale Domenico Battaglia. Nella sua risposta, Durigon conferma che il progetto è stato sospeso non per una scelta politica ma per la presenza di “rilevanti anomalie amministrative e procedurali”, oggi al vaglio delle strutture ministeriali.
Parole che, lette attentamente, aprono uno scenario molto più ampio di una semplice verifica burocratica. Il sottosegretario, infatti, precisa che, se tali anomalie saranno chiarite o superabili nel rispetto della normativa, il progetto potrà riprendere. Ma aggiunge anche un altro passaggio destinato a pesare come un macigno: qualora dovessero emergere irregolarità tali da impedirne la prosecuzione, gli atti saranno trasmessi alle Autorità competenti. Tradotto: se gli ispettori ministeriali dovessero confermare violazioni non sanabili, la vicenda potrebbe uscire dagli uffici amministrativi per approdare in Procura della Repubblica.
UNA STORIA LUNGA DIECI ANNI
Dietro questa protesta non ci sono soltanto tirocini sospesi. C’è una vertenza sociale durata oltre dieci anni. Una battaglia fatta di presìdi permanenti, manifestazioni, tavoli in Prefettura, promesse politiche e accordi istituzionali. Il punto di svolta sembrava arrivare il 20 maggio 2024 con la firma del Protocollo d’intesa tra Ministero del Lavoro, Comune di Napoli e Città Metropolitana, successivamente esteso alla Regione Campania.
Il progetto, finanziato attraverso il Programma Operativo Complementare SPAO FSE 2014-2020 e attuato da Sviluppo Lavoro Italia S.p.A. (ex Anpal Servizi), prometteva di offrire un percorso di dodici mesi a circa 1.200 disoccupati storici napoletani.
Dopo un lungo iter selettivo, click day, verifiche documentali, visite mediche, copertura Inail e formazione obbligatoria, tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno 2026 circa 500 beneficiari avevano finalmente iniziato le attività presso uffici comunali, municipalità, musei, cooperative e aziende partecipate. Altri quasi 700 erano in attesa del nulla osta. Sembrava l’inizio di una nuova fase. È durato poche settimane.
LO STOP IMPROVVISO
Il 22 giugno Sviluppo Lavoro Italia modifica il progetto. Il 26 giugno, durante una riunione in Prefettura, viene preannunciata la sospensione. Il primo luglio arriva il provvedimento ufficiale.Tutto fermo. Sospese le attività già avviate. Bloccati i nuovi ingressi. Congelate le indennità. Una decisione che lascia improvvisamente senza prospettive centinaia di famiglie che avevano finalmente intravisto un’opportunità di reinserimento lavorativo.
COSA STANNO CERCANDO GLI ISPETTORI
Le verifiche ministeriali stanno passando al setaccio ogni fase dell’attuazione del progetto. Tra gli aspetti già emersi figurano il numero dei tirocinanti assegnati ai tutor, la distribuzione dei tutor tra Comune, partecipate e cooperative e la conformità delle procedure amministrative adottate. Ma, secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti istituzionali e ancora prive di conferma ufficiale, gli approfondimenti riguarderebbero anche ulteriori profili.
Tra questi vi sarebbero la corrispondenza tra quanto dichiarato nella fase progettuale e la reale capacità organizzativa di alcune sedi ospitanti, il possesso dei requisiti previsti da parte di alcuni beneficiari e la correttezza di alcune dichiarazioni amministrative rese durante l’attuazione del progetto. Si tratta di circostanze ancora oggetto di verifica, sulle quali saranno gli accertamenti ministeriali a stabilire se vi siano state semplici irregolarità formali oppure eventuali responsabilità di diversa natura.
IL GIALLO DEI 3,5 MILIONI DELLA REGIONE
Un altro capitolo continua ad alimentare polemiche. In origine il progetto prevedeva circa 800 beneficiari. Successivamente la Regione Campania annunciò uno stanziamento aggiuntivo di circa 3,5 milioni di euro che avrebbe consentito di ampliare la platea fino ai circa 1.200 disoccupati. Quelle risorse non si sarebbero mai tradotte in una piena copertura finanziaria del progetto, nonostante le rassicurazioni fornite nel tempo dagli amministratori locali. Anche su questo punto vengono chiesti chiarimenti istituzionali. Al momento sono sul tavolo soltanto i 6 milioni di euro stanziati dal governo nazionale, risorse che si rischiano di perdere.
UNA PROTESTA CHE DIVENTA POLITICA
La sospensione del progetto ha inevitabilmente acceso anche lo scontro politico. Negli ambienti cittadini si discute da settimane del ruolo avuto da alcuni esponenti politici nella gestione della vertenza dei disoccupati. Secondo ricostruzioni e indiscrezioni circolate negli ambienti politici, la mobilitazione dei disoccupati sarebbe stata al centro di un’intensa attività di interlocuzione durante la campagna per le ultime elezioni regionali, con promesse di imminente avvio del progetto e prospettive occupazionali che avrebbero contribuito ad alimentare aspettative e consenso. E qualche personaggio avrebbe anche beneficiato di centinaia di voti che sarebbero stati determinanti per la sua elezione a consigliere regionale.
Al momento non risultano elementi ufficiali che consentano di affermare l’esistenza di condotte illecite o di scambi di natura elettorale. Tuttavia, il tema è ormai entrato con forza nel dibattito pubblico e alimenta la richiesta di maggiore trasparenza sulle scelte compiute negli ultimi due anni. E non si esclude l’intervento della magistratura.
ANCHE NAPOLI SERVIZI SOTTO I RIFLETTORI
Sul tavolo resta poi un’altra vicenda che continua a suscitare interrogativi. Si tratta delle circa 187 assunzioni effettuate tramite l’agenzia interinale Umana presso Napoli Servizi. Su quelle procedure vengono chiesti chiarimenti riguardo ai criteri di selezione adottati e alla mancata diffusione degli esiti completi.
Anche in questo caso, negli ambienti cittadini circolano indiscrezioni secondo cui alcune assunzioni avrebbero riguardato soggetti legati a dipendenti o rappresentanti sindacali. Si tratta, allo stato, di affermazioni non confermate da atti ufficiali e che non risultano oggetto di accertamenti giudiziari pubblicamente noti. Fino ad oggi, però, non sono stati pubblicati i nomi degli assunti e non sono stati chiariti i criteri di selezione utilizzati dall’Agenzia interinale.
ADESSO SERVONO RISPOSTE
La vicenda dei 1.200 tirocinanti non è più soltanto una protesta di piazza. È diventata un caso istituzionale. Da un lato ci sono centinaia di persone che avevano già firmato contratti, effettuato visite mediche, ottenuto la copertura assicurativa e iniziato le attività formative. Dall’altro ci sono ispettori ministeriali che stanno verificando la regolarità dell’intero impianto amministrativo. In mezzo restano domande alle quali, finora, nessuno ha dato risposte definitive. Perché il progetto è stato sospeso solo dopo l’avvio dei tirocini? Le anomalie erano già presenti nella fase istruttoria? Chi ha validato gli atti? Perché i controlli sono arrivati soltanto dopo la partenza del progetto? Che fine hanno fatto le risorse aggiuntive annunciate per ampliare la platea dei beneficiari? E soprattutto: gli ispettori ministeriali confermeranno che si è trattato di semplici irregolarità amministrative, oppure emergeranno responsabilità più gravi? Le risposte arriveranno dalle verifiche in corso. Ma una certezza esiste già. Per i circa 1.200 disoccupati napoletani il tempo delle promesse è finito. Adesso chiedono verità, trasparenza e responsabilità. E le istituzioni, dopo anni di annunci, non possono più permettersi il lusso del silenzio.
Ciro Crescentini
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