Oltre 133 mila monopattini elettrici hanno già ottenuto la targa, ma il percorso verso la piena applicazione delle nuove regole resta tutt’altro che semplice. Tra ritardi nelle consegne, obbligo assicurativo imminente e critiche degli operatori dello sharing, il settore entra in una fase decisiva.
Il nuovo quadro normativo sui monopattini elettrici comincia a produrre i primi effetti concreti, ma il passaggio alle regole introdotte con la riforma del Codice della strada sta evidenziando anche diverse criticità. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha diffuso i primi numeri sulle targhe rilasciate: al 30 giugno 2026 risultano oltre 133 mila i monopattini registrati in tutta Italia.
Il dato racconta una diffusione importante soprattutto nelle grandi città, dove questi mezzi sono ormai parte della mobilità quotidiana. Allo stesso tempo, però, fotografa anche una situazione ancora incompleta. Se si considera che in Italia i monopattini elettrici privati sarebbero almeno 300 mila, con alcune stime che arrivano a numeri molto più alti, una quota consistente di proprietari potrebbe non essere ancora in condizione di circolare regolarmente.
Il tema diventa ancora più delicato in vista della prossima scadenza: dal 16 luglio entra infatti in vigore anche l’obbligo di assicurazione per chi utilizza un monopattino elettrico. Una novità che si lega direttamente alla questione del contrassegno, perché per attivare la copertura assicurativa è necessario che il mezzo sia già identificato. Chi ha presentato domanda ma non ha ancora ricevuto il targhino rischia quindi di trovarsi in una sorta di zona d’attesa, senza poter usare il mezzo in modo pienamente conforme alla normativa.
Targhe per monopattini, i dati del Mit: Milano e Roma guidano la classifica
Secondo i numeri comunicati dal Mit, al 30 giugno 2026 sono stati rilasciati 133.135 contrassegni identificativi per monopattini elettrici. La distribuzione non è uniforme sul territorio nazionale e mostra una concentrazione particolarmente forte nei principali centri urbani.
Milano è nettamente in testa con 33.316 contrassegni, pari a circa un quarto del totale nazionale. Subito dopo si colloca Roma, con 27.900 targhe già consegnate. Insieme, le due città raccolgono quasi il 46% di tutti i contrassegni emessi finora: in pratica, quasi un monopattino registrato su due si trova nelle due maggiori aree metropolitane italiane.
Dietro Milano e Roma compaiono Bari, con 5.747 contrassegni, Torino con 4.709, Palermo con 3.701, Verona con 2.634, Bergamo con 2.628, Bologna con 2.261, Napoli con 2.173 e Brescia con 2.110.
Per il ministero, questi dati confermano il peso ormai strutturale dei monopattini elettrici negli spostamenti urbani. La linea del Mit è quella di collegare la diffusione del mezzo alla necessità di regole più definite, maggiore responsabilità da parte degli utenti e più sicurezza per tutti coloro che condividono la strada.
Resta però aperto il nodo dei tempi. Il ministero ha comunicato il numero dei contrassegni rilasciati, ma non ha indicato quanti siano i cittadini che hanno già fatto richiesta e sono ancora in attesa della consegna. Proprio questo dato sarebbe fondamentale per capire quante persone si trovino oggi nell’impossibilità pratica di usare il proprio monopattino, pur avendo avviato la procedura attraverso il Portale dell’Automobilista.
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Dal 16 luglio arriva l’assicurazione: cosa devono sapere i proprietari
Il prossimo passaggio riguarda l’obbligo Rc. Dopo il rinvio deciso dal Mit in accordo con le compagnie, l’Rc per i monopattini elettrici diventa un requisito essenziale per circolare. La misura riguarda i mezzi privati e si aggiunge all’obbligo del contrassegno identificativo e del casco.
Il punto più delicato riguarda proprio il legame tra targa e polizza. Per stipulare l’assicurazione serve infatti un mezzo già identificato. Chi non ha ancora ricevuto il contrassegno, anche se ha inoltrato la domanda, rischia quindi di non poter completare l’iter assicurativo nei tempi previsti.
Potranno richiedere il contrassegno e la relativa copertura assicurativa tutti i maggiorenni. La richiesta sarà possibile anche per i minori dai 14 anni in su, ma in questo caso dovrà essere presentata da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale.
Un altro aspetto da valutare riguarda l’uso familiare del monopattino. Se il mezzo viene utilizzato da più persone, ad esempio genitori e figli maggiorenni, sarà importante verificare se la polizza copre tutti i conducenti o soltanto l’intestatario. In quest’ultimo caso, un incidente provocato da una persona non indicata nel contratto potrebbe creare problemi di copertura.
Le garanzie effettive dipenderanno dalle condizioni previste dalle singole compagnie, motivo per cui sarà necessario leggere con attenzione il contratto prima della firma. I massimali minimi previsti sono quelli già indicati dalla normativa: 6,45 milioni di euro per i danni alle persone e 1,3 milioni di euro per i danni alle cose, in linea con i valori minimi stabiliti dal Codice delle Assicurazioni per auto, moto e ciclomotori.
Le critiche degli operatori sharing
La nuova stretta non riguarda solo i proprietari dei monopattini privati, ma coinvolge anche le società di sharing, che negli ultimi anni hanno costruito un sistema regolato attraverso app, tracciamento digitale, assicurazioni e limiti di velocità impostati direttamente via software.
Proprio gli operatori del settore contestano l’impianto delle nuove misure, sostenendo di essere già il comparto più controllato. Secondo le aziende, i servizi di mobilità condivisa rispettano da tempo regole stringenti: i mezzi sono identificabili, geolocalizzati, associati a un utente tramite app e coperti da assicurazione. Il vero nodo, a loro giudizio, riguarda invece il parco dei monopattini privati, molto più ampio e più difficile da monitorare.
Le società sottolineano anche un altro punto: dal novembre 2021, dopo la riduzione della velocità massima a 20 km/h, non si sarebbero registrati decessi nello sharing. La loro posizione è che il legislatore abbia reagito soprattutto agli incidenti legati ai mezzi privati, finendo però per appesantire anche gli operatori già sottoposti a controlli.
Critiche arrivano anche sull’Rc. Per le aziende di sharing, l’obbligo non aumenterebbe realmente la tutela per pedoni e altri utenti della strada, ma comporterebbe soprattutto polizze più costose e più complesse. Anche la targa fisica viene considerata meno utile rispetto ai sistemi digitali già in uso, che permettono di sapere quale mezzo è stato utilizzato, da chi, dove e in quale momento.
Il tema del casco resta un altro punto controverso. Gli operatori ritengono che il monopattino in sharing, usato spesso per tragitti brevi e occasionali, abbia caratteristiche diverse rispetto a molti mezzi privati, anche perché non può essere modificato liberamente dall’utente e perché i limiti vengono gestiti direttamente dalle piattaforme. L’obbligo generalizzato, secondo le società, rischia di penalizzare proprio l’uso occasionale del servizio.
Sul piano economico, il settore denuncia infine un aumento dei costi concentrato in poche settimane: nuove regole, procedure informatiche non sempre fluide, adeguamenti assicurativi e obblighi aggiuntivi. Il timore degli operatori è che l’insieme di queste misure renda meno sostenibile il servizio, lasciando spazio proprio ai mezzi privati meno controllati.
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Edoardo D’Amato
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