Artista, scrittrice e creatrice del progetto “Le Pupette”, Cristina Brezza racconta il suo percorso: il trauma, la rinascita attraverso l’arte, il messaggio sociale e il suo libro autobiografico “Alla violenza ho risposto con l’arte. La storia vera di una rinascita”. Una vicenda reale, un cammino di dolore e di forza. Un inno alla rinascita e alla bellezza nata dalla sofferenza, alla forza delle donne, tante, che non smettono, e non devono smettere, mai di sognare.
Cristina Brezza si racconta
Cristina Brezza è siciliana d’adozione e a BE Sicily Mag ha raccontato un percorso difficile, che ha coinvolto anche l’Isola come luogo di rinascita. “Sono nata e cresciuta a Milano, ma a 36 anni mi sono trasferita in Sicilia insieme ai miei genitori. Dopo essere stata vittima di violenza – ha ricordato – mi sentivo persa e avevo quasi bisogno di nascondermi dal mondo. Il mio laboratorio è diventato la mia comfort zone, il posto in cui riuscivo a respirare. Ho capito che creare mi stava salvando quando ho iniziato a passare intere giornate lì dentro, dando vita alle mie Pupette e, senza rendermene conto, anche a una nuova me”.
Trasformare il dolore e il vuoto in colore è stato un processo lento. “Non c’è stato un momento preciso, è stato un percorso fatto di piccoli passi. Il laboratorio era il luogo in cui riuscivo a mettere a tacere il dolore e a respirare un po’. Credo che spesso, come accade a tanti artisti, pittori o cantanti, proprio dalla sofferenza nascano le cose più intense e vere. Forse anche il mio dolore, col tempo, si è trasformato lentamente in colore”.
Le Pupette
Dalla passione per l’arte sono nate le sue iconiche creazioni e il motto “Amati sempre”, un messaggio che vuole trasmettere alle donne vittime di violenza. “Le Pupette sono nate in modo spontaneo. Realizzavo ciondoli astratti in ceramica e, mentre stavo passando il colore nero, tra le pennellate ho visto come un ciuffo di capelli. Da lì ho iniziato a immaginare un volto e piano piano è nata la prima Pupetta. Le prime erano più malinconiche, oggi sono più serene, proprio come me. Rappresentano donne ferite ma ancora capaci di sorridere. Hanno gli occhi chiusi perché credo che nei nostri pensieri e nei nostri sogni esista un posto in cui nessuno può ferirci. E forse è proprio lì che impariamo ad amarci sempre”.
È così che ha risposto alla violenza con l’arte. “La violenza non ferisce solo il corpo e la mente, ma colpisce profondamente anche l’amore verso sé stesse. Ti porta a sentirti sbagliata, fragile, a perdere valore ai tuoi stessi occhi. Amati Sempre è il promemoria che avrei voluto ricevere io nei momenti più bui. Le mie Pupette vogliono essere messaggere di forza, speranza e coraggio per tutte le donne che stanno affrontando momenti difficili, dalla violenza alle battaglie della vita. Perché, nonostante tutto, nessuna donna dovrebbe mai smettere di amare sé stessa”.
Per ogni Pupetta realizzata, portatrice di un messaggio, Cristina Brezza riceve un feedback dalle donne che indossano le sue creazioni. “La cosa più bella che ricevo sono le storie delle donne. Tante si rivedono nelle mie Pupette e si aprono con me raccontandomi parti molto intime della loro vita. Molte mi scrivono che, quando le indossano, sentono una specie di energia positiva, come se le facesse sentire più forti. E questo mi colpisce tanto, perché dietro tanti sorrisi si nascondono storie profonde e dolorose. Un’altra cosa che mi rende felice è che spesso si crea un vero legame: chi sceglie di portare con sé una Pupetta, in qualche modo, resta nella mia vita. Si sta formando una rete fatta di affetto, sostegno e condivisione”.
Il libro di Cristina Brezza
La sua storia l’ha raccontata nel libro “Alla violenza ho risposto con l’arte. La storia vera di una rinascita”, traducendola dalle immagini in parole scritte, vere e sincere. “È stato molto difficile, perché certe ferite non spariscono davvero. Col tempo si diventa più forti, più consapevoli, si impara ad amarsi di più, ma il dolore resta comunque una parte di te. Scrivere la mia storia ha significato rivivere tante emozioni, tanti dolori e tante cose che avevo un po’ chiuso a chiave dentro di me. Però è stato anche molto liberatorio, perché finalmente ho capito che non devo vergognarmi di ciò che ho vissuto. La vergogna non appartiene alle vittime, ma a chi fa del male. E questo è uno dei messaggi più importanti che voglio lasciare”.
Chi ha vissuto la violenza spesso si porta dietro un senso di colpa o di vergogna ingiustificato, deve trovare la forza di reagire, anche con l’aiuto di amici e professionisti, per comprendere la necessità di uscire da buio, ma soprattutto di non essere dalla parte dell’errore, di non essere sbagliate, a non isolarsi. “Anch’io mi sono sentita così. Mi vergognavo, mi davo la colpa, pensavo di aver sbagliato qualcosa io, di aver in qualche modo scatenato quella violenza. Mi ero chiusa in una bolla e non riuscivo più a parlare con nessuno. Ma col tempo ho capito una cosa fondamentale: la vergogna non appartiene alle vittime. Chi deve vergognarsi è chi fa del male, non chi lo subisce. E credo che la nostra più grande rivincita sia proprio questa: riuscire a rialzarci, a rinascere e a tornare ad amarci. Perché quando una donna trova la forza di camminare di nuovo a testa alta, è lì che il vero peso della vergogna ricade su chi l’ha ferita”.
In occasione dell’ultima giornata de “Il Maggio dei Libri 2026”, Cristina Brezza presenterà il suo libro “Alla violenza ho risposto con l’arte. La storia vera di una rinascita”, a cura della Libreria Edicola Falcone Borsellino, il prossimo 7 giugno, alle ore 18, nella cornice di Villa Patti a Caltagirone con la presentazione di Marilena Trovato e Molly Narciso.
I prossimi progetti
L’arte come strumento di sensibilizzazione contro la violenza alle donne è diventato il suo “mantra” e riuscire a dare il suo contributo è un obiettivo costante. “Vorrei continuare a far crescere questo messaggio attraverso le mie creazioni, il libro e nuovi progetti artistici. La mia mente è sempre in movimento, ho sempre nuove idee e il desiderio di creare qualcosa che possa lasciare un’emozione o un messaggio positivo. Vorrei continuare anche a collaborare, come sto già facendo, con associazioni che si occupano di donne e di violenza, perché sento che questa sensibilizzazione è molto importante. La cosa che più desidero è riuscire ad arrivare a quelle donne che oggi stanno vivendo ciò che ho vissuto io, per far capire loro che anche nel momento più buio una rinascita è possibile. Ognuna di noi – conclude Cristina Brezza – può trovare qualcosa che la aiuti a rialzarsi e a riscoprire sé stessa. Per me quell’ancora di salvezza è stata l’arte”.
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Omar Gelsomino
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