Mentre cresce la protesta sociale, cittadini e comitati chiedono risposte su due delle vicende più discusse a Napoli
L’indignazione espressa dai leader nazionali del Campo Largo dopo le contestazioni avvenute ieri sera in Piazza del Gesù apre inevitabilmente una domanda politica che non può essere elusa. Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), Elly Schlein (Partito Democratico), Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle), insieme al presidente della Regione Campania Roberto Fico e al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, hanno condannato le proteste organizzate da circa 1200 disoccupati, dai militanti di Potere al Popolo e da numerosi cittadini.
Ma chi oggi si scandalizza per la rabbia esplosa in piazza dovrebbe forse interrogarsi anche si alcune questioni che alimentano tensioni, rabbia, indignazione.
La domanda rivolta agli esponenti del Campo Largo è semplice: cosa pensano della vicenda delle 187 assunzioni effettuate da Napoli Servizi attraverso un’agenzia interinale? Perché, a distanza di settimane dall’avvio delle procedure e dall’ingresso in servizio dei lavoratori, continuano a mancare elementi di trasparenza che avrebbero potuto dissipare dubbi e polemiche?
A sollevare il caso è stata un’inchiesta pubblicata da Il Desk, che ha acceso i riflettori sul piano di reclutamento realizzato tramite Umana S.p.A., società privata incaricata della selezione del personale. Secondo la ricostruzione giornalistica, le assunzioni sono state complessivamente 187: un primo blocco di 22 unità, seguito da altre 70 assunzioni per i servizi scolastici e 95 operatori destinati ai servizi di pulizia part-time.
Numeri rilevanti per una società interamente partecipata dal Comune di Napoli, che avrebbero richiesto, secondo molti osservatori, un livello di pubblicità e trasparenza ben maggiore.
Le principali contestazioni riguardano le modalità con cui sarebbero stati pubblicati gli avvisi di selezione. I cosiddetti “bandi lampo”, comparsi per un periodo limitato esclusivamente sul portale dell’agenzia interinale, avrebbero impedito a migliaia di disoccupati napoletani di venire a conoscenza delle opportunità lavorative in tempo utile per candidarsi.
A questo si aggiungono le numerose segnalazioni relative alla presenza, tra gli assunti o tra gli idonei, di familiari di dipendenti dell’azienda e di rappresentanti sindacali interni. Si tratta di circostanze che, allo stato, richiederebbero verifiche e che proprio per questo renderebbero ancora più necessaria la pubblicazione degli atti, degli elenchi dei selezionati e dei criteri adottati nelle procedure.
Finora, però, quei chiarimenti non sono arrivati. Il sindaco Gaetano Manfredi e la maggioranza del Campo Largo che lo sostiene continuano a rimanere in silenzio
È proprio questo silenzio istituzionale che alimenta sospetti e sfiducia. In una città che conta decine di migliaia di disoccupati, la gestione di quasi duecento assunzioni non può essere percepita come una questione ordinaria. La trasparenza non rappresenta una concessione, ma un preciso dovere nei confronti dei cittadini.
Ma le contestazioni non si fermano a Napoli Servizi.
Un altro fronte di scontro riguarda il futuro di ABC, l’azienda speciale che gestisce il servizio idrico cittadino. L’amministrazione comunale punta alla trasformazione dell’ente in una Società per Azioni interamente controllata dal Comune di Napoli. Una scelta che ha provocato la netta opposizione dei comitati per l’acqua pubblica, dei movimenti civici e di numerose associazioni.
Per i promotori della mobilitazione non è in discussione la proprietà pubblica delle quote, ma il modello giuridico e gestionale che verrebbe adottato. Una Società per Azioni, sostengono, nasce per operare secondo logiche economiche e finanziarie che rischiano di entrare in conflitto con il principio dell’acqua come bene comune. Secondo questa impostazione, la trasformazione rappresenterebbe un allontanamento dallo spirito del referendum del 2011, nel quale milioni di cittadini italiani si espressero contro la privatizzazione della gestione dell’acqua.
I comitati chiedono che il Servizio Idrico Integrato venga affidato ad ABC mantenendo l’attuale natura di Azienda Speciale, ritenuta l’unico strumento in grado di garantire una gestione realmente pubblica, evitare future aperture ai privati, tutelare i lavoratori e reinvestire integralmente le risorse provenienti dalle bollette nel miglioramento della rete.
Secondo gli stessi movimenti, il Comune non avrebbe finora fornito una risposta formale al parere giuridico elaborato dagli esperti Alberto Lucarelli e Andrea Chiappetta, limitandosi a proseguire nel percorso amministrativo senza aprire un confronto pubblico con cittadini e associazioni.
È anche questo uno dei motivi che alimentano il malcontento. Quando migliaia di persone scendono in piazza, il rischio è fermarsi alla condanna delle contestazioni senza interrogarsi sulle cause che le hanno generate. Le istituzioni hanno certamente il diritto di difendere l’ordine pubblico, ma hanno anche il dovere di rispondere alle domande che arrivano dalla società civile.
Perché non sono stati pubblicati gli elenchi completi delle assunzioni a Napoli Servizi e i criteri adottati per la selezione? Perché non si apre un confronto pubblico sul futuro di ABC? Perché su vicende che riguardano centinaia di posti di lavoro e la gestione di un bene essenziale come l’acqua prevale il silenzio? Sono interrogativi che meritano risposte politiche, non slogan.
Perché la protesta non nasce nel vuoto. Nasce quando una parte della cittadinanza ritiene di non essere ascoltata, quando la trasparenza appare insufficiente e quando decisioni che incidono profondamente sulla vita della città vengono percepite come prive del necessario coinvolgimento pubblico.
Ed è proprio su questo terreno che il Campo Largo è chiamato a confrontarsi: non limitandosi a stigmatizzare chi protesta, dissente o contesta, ma spiegando ai cittadini come intenda garantire trasparenza, partecipazione e fiducia nelle istituzioni.
Ciro Crescentini
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