Sicurezza sul lavoro grazie all’AI



LA STORIA inizia 90 anni fa; obiettivo: migliorare la coltivazione delle risaie con le prime macchine Caterpillar. Poi la crescita costante: nelle costruzioni prima, successivamente nella logistica, nell’automazione industriale e nell’energia. È l’evoluzione di Tesya, multinazionale con headquarter a Vimodrone (Milano), uffici e officine in 15 Paesi. Oggi il Gruppo conta oltre 4.000 dipendenti in Europa tra professionisti, ingegneri e tecnici specializzati che progettano l’impiego e manutengono macchinari e soluzioni per l’edilizia, i cantieri e l’industria. Con le sue 30 Società, il Gruppo fattura 1,9 miliardi di euro (2025), la maggior parte dei quali (843 milioni) proviene da Cgt – dealer Caterpillar – che fornisce principalmente soluzioni tecnologiche e servizi per la produttività e sicurezza sul lavoro nelle costruzioni e nelle infrastrutture. Dei piani di sviluppo e degli impegni di Tesya parla Lino Tedeschi, presidente esecutivo del Gruppo.

Spesso l’AI è associata ad automazione e riduzione del personale. Voi la impiegate per la sicurezza. Come può l’innovazione migliorare le condizioni di chi opera in cantieri, cave e industria?

“Nella nostra visione, l’intelligenza artificiale deve essere un catalizzatore di produttività, competenze e occupazione di qualità. Questo significa usarla con etica, intelligenza e coscienza, non per sostituire le persone, ma per metterle nelle condizioni di svolgere attività a maggior valore aggiunto e, soprattutto, di operare in modo più sicuro. Nei cantieri, nelle cave e negli ambienti industriali complessi l’innovazione può intervenire a monte, riducendo l’esposizione diretta ai fattori di rischio e trasformando la sicurezza da approccio reattivo a modello sempre più predittivo. Connettività, sensoristica, automazione e controllo da remoto consentono di allontanare gli operatori dalle aree più critiche, supportare le decisioni in tempo reale, analizzare gli incidenti mancati e rafforzare la prevenzione. Procedure e adempimenti restano fondamentali, ma da soli non bastano: la tecnologia esprime il suo pieno valore quando è integrata in sistemi di gestione efficaci, formazione e cultura organizzativa”.

Con quali tecnologie aiutate le imprese a operare in modo più sicuro, efficiente e sostenibile?


“Attraverso CGT, parte del Gruppo Tesya, mettiamo a disposizione un ecosistema di soluzioni digitali per ridurre il rischio, migliorare la produttività e un uso più efficiente degli asset. Penso innanzitutto a Cat Command, che consente di controllare da remoto escavatori, dozer e pale gommate, tramite radiocomando fino a 500 metri o da una postazione dedicata anche a migliaia di chilometri. È una tecnologia particolarmente rilevante in demolizioni, bonifiche, cantieri in aree disagiate o ambienti estremi. Accanto al controllo da remoto, lavoriamo su soluzioni che integrano sensori ottici, algoritmi di AI, dispositivi indossabili e piattaforme digitali per rilevare in tempo reale persone, mezzi o ostacoli nell’area operativa, attivando segnalazioni immediate e, quando necessario, funzioni automatiche di rallentamento o arresto della macchina. Altre soluzioni delimitano virtualmente l’area di lavoro, riducendo il rischio di urti con strutture e infrastrutture. Un ulteriore ambito riguarda il supporto all’operatore: attraverso il display a bordo macchina e connettività da remoto, indicazioni visuali e notifiche in tempo reale segnalano situazioni di potenziale pericolo, comportamenti non corretti o utilizzi impropri della macchina. A questo si aggiunge l’uso dei dati per una gestione più predittiva degli asset: monitoraggio da remoto, diagnostica e analisi dei parametri operativi consentono di prevenire guasti, ridurre i fermi macchina e migliorare la continuità dei lavori. Nello scavo, infine, radar e algoritmi avanzati permettono di individuare cavi, tubature e sottoservizi non visibili, prevenendo danni, disservizi e rallentamenti, soprattutto nei contesti urbani più complessi”.

Gli incentivi agli investimenti in innovazione, da Industria 4.0 fino all’iperammortamento, secondo lei, possono rappresentare un’opportunità importante per le aziende che vogliono adottare tecnologie avanzate per la sicurezza?

“Sì, se vengono anche lette come strumenti per accelerare investimenti realmente orientati alla sicurezza sostanziale. La riduzione degli incidenti non può dipendere soltanto da nuovi adempimenti o dall’inasprimento delle sanzioni: servono cultura, organizzazione, competenze, formazione e tecnologie accessibili. In questa prospettiva abbiamo apprezzato la scelta del Governo di estendere la normativa sull’iperammortamento anche ai beni extra UE, perché riconosce il valore di una filiera industriale, tecnologica e occupazionale decisiva per il Paese”.

Cioè?

“Oggi la sfida è accompagnare la trasformazione tecnologica, favorendo l’adozione consapevole dell’innovazione, soprattutto nelle PMI, spesso prive di risorse adeguate o strutture interne dedicate. In questo percorso, istituzioni e imprese avranno un ruolo determinante per rendere le costruzioni più sicure, efficienti e competitive”.


In uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici, costi dei trasporti e pressione sulla competitività, quali sono le priorità e gli obiettivi di Tesya?

“Il contesto richiede realismo, solidità e capacità di esecuzione. Al 2028 puntiamo a crescere dai 1,9 miliardi di euro di fatturato, raggiunti nel 2025, a 2,3 miliardi, con investimenti medi pari a circa l’11% del fatturato annuo nel triennio 2026-2028. La crescita riguarderà mercati strategici come usato, marino, remanufacturing, noleggio, intralogistica, recycling ed energia, e tutto ciò con una grande attenzione all’ambiente. In questo quadro si inserisce anche l’impegno previsto in Italia: nell’arco di tre anni, il nostro piano strategico prevede investimenti per circa 800 milioni di euro in comparti strategici e in operazioni di acquisizione, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo economico e industriale da Nord a Sud del Paese”.


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