risultati dal progetto RistallaBen – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


La fase di ristallo rappresenta un momento critico all’interno del ciclo produttivo del bovino da carne. Nelle settimane successive all’arrivo in allevamento, gli animali devono adattarsi a nuove condizioni ambientali, alimentari e gestionali, affrontando contemporaneamente gli effetti del trasporto, la formazione di nuovi gruppi sociali e la possibile esposizione a diversi agenti patogeni. In questo periodo si concentrano numerose criticità in grado di influenzare il benessere animale, la salute e le prestazioni produttive successive (Duff e Galyean, 2007; Schwartzkopf-Genswein et al., 2012).

Per approfondire le modalità di gestione di questa fase, nell’ambito del progetto RistallaBen*, finanziato dalla Regione del Veneto, è stato somministrato un questionario a 60 allevamenti veneti di bovini da carne, con il supporto dell’Associazione Produttori Carni Bovine Del Triveneto (UNICARVE), che ha contribuito alla sua diffusione tra i propri soci. L’indagine ha raccolto informazioni relative alle pratiche adottate durante il ristallo, alle principali criticità riscontrate e alle strategie messe in atto per favorire l’adattamento degli animali, oltre che alla percezione degli allevatori riguardo ai fattori che possono favorire il verificarsi di infortuni nelle aziende di bovini da carne.

Una fase chiave per l’adattamento degli animali

Il 90% delle aziende coinvolte ha dichiarato di introdurre animali provenienti dalla Francia, confermando il ruolo centrale delle importazioni francesi nell’approvvigionamento dei ristalli destinati all’ingrasso. Coerentemente con questo dato, le razze maggiormente allevate risultano essere Charolaise e Limousine, che rappresentano le principali tipologie genetiche presenti nel campione analizzato. Una quota non trascurabile di aziende alleva inoltre animali meticci o incrociati, mentre risultano meno diffuse altre razze francesi da carne, quali Aubrac, Blonde d’Aquitaine e Salers. In questo contesto, la durata media del ristallo, pari a circa 30 giorni, appare strettamente legata alla necessità di consentire agli animali un adeguato adattamento alle nuove condizioni aziendali.

A conferma di ciò, il principale fattore che influenza la durata del ristallo è rappresentato dallo stato sanitario degli animali, seguito dalle condizioni fisiche all’arrivo e dall’età o dal peso dei soggetti introdotti. Questi risultati suggeriscono come il ristallo venga percepito dagli allevatori non come una semplice fase di attesa prima dell’ingrasso, ma come un periodo fondamentale per favorire il corretto inserimento degli animali nel nuovo contesto produttivo.


Le criticità del periodo post-arrivo

Le settimane immediatamente successive all’arrivo in allevamento sono considerate una delle fasi più critiche dell’intero ciclo produttivo del bovino da carne. Durante questo periodo gli animali devono affrontare simultaneamente gli effetti del trasporto, il cambiamento dell’ambiente di stabulazione, la formazione di nuovi gruppi sociali e l’adattamento a differenti regimi alimentari, condizioni che possono determinare una temporanea riduzione delle capacità di risposta agli agenti patogeni (Duff e Galyean, 2007).

I risultati dell’indagine confermano questa percezione anche tra gli allevatori veneti. La maggior parte delle aziende identifica infatti nei primi 20 giorni successivi all’arrivo il periodo a maggiore rischio sanitario, evidenziando come il ristallo venga considerato una fase particolarmente impegnativa dal punto di vista gestionale. Tra le problematiche segnalate, le malattie respiratorie emergono nettamente come la principale criticità (Figura 1). Il dato appare coerente con quanto riportato dalla letteratura internazionale, che identifica la malattia respiratoria bovina, nota anche come Bovine Respiratory Disease (BRD), come la principale causa di morbilità e mortalità nei bovini da carne durante il periodo di adattamento successivo all’arrivo in allevamento (Taylor et al., 2010). Con frequenza inferiore vengono segnalati anche disturbi digestivi e altre problematiche riconducibili alle difficoltà di adattamento degli animali alle nuove condizioni aziendali. Nel loro insieme, questi risultati evidenziano come il ristallo rappresenti una fase nella quale aspetti sanitari, nutrizionali e gestionali risultano strettamente interconnessi e richiedano un approccio coordinato finalizzato a ridurre l’impatto delle principali criticità del periodo post-arrivo.

Prevenire per adattare

Se il periodo post-arrivo rappresenta il momento di maggiore vulnerabilità per gli animali, i risultati dell’indagine suggeriscono che gli allevatori tendono ad affrontarlo attraverso un approccio prevalentemente orientato alla prevenzione.

Le strategie adottate non sembrano infatti limitarsi alla gestione delle problematiche una volta manifestatesi, ma puntano piuttosto a favorire il graduale adattamento degli animali alle nuove condizioni aziendali. Come riportato in Figura 2, le misure più frequentemente adottate comprendono l’ambientamento progressivo degli animali, il ricorso a integrazioni alimentari e l’utilizzo di strutture dedicate alla gestione dei nuovi arrivi. In particolare, l’ambientamento graduale può prevedere l’inserimento progressivo degli animali nei gruppi di destinazione, mentre le integrazioni alimentari fanno riferimento all’impiego di vitamine, minerali o altri prodotti di supporto nelle prime settimane successive all’arrivo. Anche la disponibilità di strutture dedicate o aree separate per l’osservazione e la gestione dei bovini di nuova introduzione rappresenta una pratica adottata da un numero significativo di aziende.


Questa impostazione appare coerente con quanto riportato da Galyean et al. (2022), secondo i quali una corretta gestione nutrizionale e sanitaria dei bovini appena introdotti costituisce uno degli strumenti più efficaci per limitare l’insorgenza di problematiche respiratorie e digestive e favorire il recupero dopo il trasporto.

Particolarmente diffusa risulta anche l’adozione di misure di biosicurezza, quali trattamenti profilattici, procedure di disinfezione e periodi di quarantena o isolamento degli animali di nuova introduzione in strutture dedicate, separate da quelle destinate alla fase di ingrasso. Nel loro insieme, tali pratiche evidenziano una crescente attenzione alla prevenzione delle malattie e al contenimento della diffusione di agenti patogeni durante una fase particolarmente delicata, in cui gli animali risultano maggiormente suscettibili all’insorgenza di patologie (Brennan e Christley, 2013).

Un ulteriore aspetto riguarda l’impiego di strutture di contenimento per la gestione degli animali durante le operazioni routinarie, che risulta ancora relativamente poco diffuso, interessando circa il 32% degli intervistati. Questo dato evidenzia un possibile ambito di miglioramento, poiché la disponibilità di sistemi adeguati di contenimento può contribuire a rendere più sicure le principali attività di gestione quotidiana, riducendo il rischio per gli operatori e migliorando al tempo stesso la qualità delle operazioni svolte sugli animali. L’impiego di strategie di arricchimento ambientale appare ancora limitato. Questo risultato suggerisce come, pur in presenza di una crescente attenzione verso gli aspetti nutrizionali, sanitari e organizzativi del ristallo, gli interventi finalizzati a favorire l’espressione di comportamenti specie-specifici siano ancora poco diffusi nelle aziende coinvolte. Tale aspetto rappresenta quindi un possibile margine di miglioramento nella gestione del periodo post-arrivo, soprattutto in un’ottica di benessere animale e di supporto all’adattamento.
Più che singole misure indipendenti, le strategie adottate dagli allevatori sembrano configurarsi come componenti di un approccio integrato che combina interventi nutrizionali, sanitari e organizzativi con l’obiettivo di favorire l’adattamento degli animali e ridurre l’impatto delle principali criticità del periodo post-arrivo.

Figura 2. Strategie adottate per favorire l’adattamento degli animali nel periodo post-arrivo (n=60).


Il ruolo dell’allevatore e la percezione del rischio

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’indagine riguarda il ruolo attribuito all’osservazione diretta degli animali. Nonostante la crescente disponibilità di strumenti tecnologici a supporto della gestione aziendale, il monitoraggio quotidiano continua infatti a rappresentare il principale strumento utilizzato dagli allevatori per valutare l’andamento del ristallo e individuare precocemente eventuali segnali di criticità.

La percezione degli allevatori rispetto ai rischi associati alla gestione dei bovini conferma con ancora maggiore evidenza la centralità del fattore umano. Come riportato in Figura 3, inesperienza, fretta durante le operazioni e sottovalutazione del rischio sono i fattori che hanno ottenuto i punteggi medi più elevati su una scala da 1 a 5, dove 1 indicava un rischio basso e 5 un rischio elevato. Secondo gli allevatori, quindi, gli elementi più rilevanti per la sicurezza non riguardano tanto gli animali quanto il comportamento degli operatori stessi. Questa centralità del fattore umano suggerisce che la sicurezza in allevamento non venga percepita come una semplice conseguenza delle caratteristiche degli animali o delle strutture aziendali, ma piuttosto come il risultato dell’interazione tra competenze degli operatori, organizzazione del lavoro e capacità di gestire situazioni potenzialmente critiche.

Interessanti differenze emergono inoltre considerando alcune caratteristiche delle aziende: nelle realtà di maggiori dimensioni, rispetto alle aziende più piccole, i fattori di rischio legati alla gestione del personale ricevono punteggi più elevati nella scala di valutazione del rischio, assumendo quindi un peso maggiore, probabilmente in conseguenza della crescente complessità organizzativa che caratterizza gli allevamenti più strutturati. Anche l’analisi della percezione dei rischi in funzione dell’età del rispondente evidenzia differenze interessanti. Nel complesso, gli allevatori nella fascia di età oltre i 55 anni attribuiscono ai diversi fattori di rischio punteggi più elevati rispetto ai rispondenti più giovani (<39 anni), suggerendo una percezione globale del rischio più alta. Questo risultato potrebbe riflettere una maggiore esperienza diretta, una più lunga esposizione nel tempo a situazioni potenzialmente pericolose, il ricordo di incidenti pregressi o, più semplicemente, una maggiore prudenza maturata con gli anni. Tra i giovani, invece, la “mancanza di strutture adeguate per le operazioni sugli animali” compare tra i primi tre fattori percepiti come più rischiosi, indicando che questo aspetto viene riconosciuto come una criticità prioritaria all’interno del loro sistema di percezione del rischio.

Ulteriori spunti derivano dall’analisi della percezione dei rischi in funzione della principale razza allevata. Negli allevamenti a prevalenza Charolaise, i fattori percepiti come maggiormente rilevanti risultano prevalentemente riconducibili alla componente umana, mentre negli allevamenti a prevalenza Limousine si osserva una maggiore attenzione verso aspetti legati alla movimentazione degli animali, all’adeguatezza delle strutture di contenimento e al temperamento degli animali, con particolare riferimento all’aggressività. Sebbene tali differenze non consentano di trarre conclusioni definitive, esse evidenziano come la percezione del rischio non sia uniforme all’interno del comparto, ma possa variare in funzione delle caratteristiche dell’allevamento e delle modalità di gestione degli animali.

Nel complesso, questi risultati confermano come la sicurezza rappresenti un tema centrale nella gestione degli allevamenti bovini da carne e, più in generale, nel settore buiatrico. Si tratta infatti di un aspetto che merita di essere ulteriormente approfondito, non solo per ridurre il rischio di incidenti durante le operazioni quotidiane, ma anche per migliorare la formazione degli operatori e la qualità complessiva della gestione aziendale.


Figura 3. Valutazione dei principali fattori di rischio associati alla gestione dei bovini (scala 1–5) (n=60).

Conclusioni

L’indagine condotta nell’ambito del progetto RistallaBen evidenzia come attualmente la maggior parte degli allevatori sia consapevole dell’importanza della gestione del ristallo attraverso un approccio complesso, orientato a favorire l’adattamento degli animali e ad affrontare in modo più efficace le criticità del periodo post-arrivo. Le strategie adottate nelle aziende cercano di combinare interventi nutrizionali, sanitari e organizzativi, affiancati da un frequente monitoraggio degli animali e da una parziale attenzione agli aspetti legati alla sicurezza degli operatori. In questo quadro, la sicurezza si conferma un tema centrale ma ancora meritevole di ulteriore attenzione, in particolare per quanto riguarda la scarsa diffusione di strutture adeguate al contenimento e alla gestione degli animali durante le operazioni routinarie e la movimentazione. La presenza di tali sistemi può contribuire a migliorare la qualità del lavoro quotidiano, favorendo interventi più sicuri ed efficaci e riducendo il rischio sia per gli operatori sia per gli animali. Nel loro insieme, i risultati confermano come il successo del ristallo dipenda dalla capacità di integrare prevenzione, gestione sanitaria e competenze professionali all’interno di un processo complesso ma determinante per l’intero ciclo produttivo.

Nota di finanziamento

* Iniziativa finanziata dal Complemento di Sviluppo Rurale del Veneto 2023–2027 – FEASR Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale. CUP B95H25000050009 – Intervento SRG01 – Sostegno Gruppi Operativi PEI AGRI. Autorità di Gestione regionale: Regione del Veneto – Direzione ADG FEASR Bonifica Irrigazione. Organismo responsabile dell’informativa: Soc.Agr. Dante di Dante Evelino e Simone s.s. sede operativa: via Primo maggio, 7 – 35020 Legnaro tel: 0498830675. www.italiazootecnica.it

Bibliografia 

  1. Brennan M.L., Christley R.M. (2013). Biosecurity on cattle farms: a study in North-West England. Preventive Veterinary Medicine, 109, 240–249.
  2. Duff G.C., Galyean M.L. (2007). Recent advances in management of highly stressed, newly received feedlot cattle. Journal of Animal Science, 85, 823–840.
  3. Galyean M.L., Nichols W.T., DiLorenzo N., et al. (2022). Revisiting nutrition and health of newly received cattle. Animal Frontiers, 12(2), 44–53.
  4. Schwartzkopf-Genswein K.S., Faucitano L., Dadgar S., Shand P., González L.A., Crowe T.G. (2012). Road transport of cattle, fitness for transport and pre-transport management factors. Animals, 2, 651–681.
  5. Taylor J.D., Fulton R.W., Lehenbauer T.W., Step D.L., Confer A.W. (2010). The epidemiology of bovine respiratory disease: What is the evidence for preventive measures? The Canadian Veterinary Journal, 51, 1351–1359.


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 Redazione Ruminantia

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