I copresidenti del secondo Summit sulla cottura pulita in Africa si sono riuniti in un evento virtuale di alto livello per esaminare i progressi compiuti nell’ampliamento dell’accesso alla cottura pulita in tutto il continente e per annunciare nuovi impegni finanziari e politici in vista del prossimo incontro. I partecipanti hanno osservato che la cottura pulita rimane una delle sfide più urgenti in materia di sicurezza energetica dei questi tempi, con quasi un miliardo di persone in tutta l’Africa che ne sono ancora prive, causando circa 850.000 morti premature ogni anno.
Durante l’incontro, il direttore esecutivo dell’Iea Fatih Birol ha annunciato nuovi impegni finanziari per 900 milioni di euro a favore della cottura pulita in Africa, che si aggiungono ai circa 2,2 miliardi di euro mobilitati in occasione del primo Vertice di Parigi del 2024. Dei fondi stanziati per il 2024, circa 740 milioni di euro sono già stati erogati in 22 Paesi africani, secondo un’analisi completa condotta dall’Iea e contenuta in un nuovo rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori, pubblicato anch’esso oggi.

Il rapporto evidenzia i significativi progressi politici compiuti dal primo Vertice, con l’introduzione di 121 nuove politiche per la cottura pulita in oltre 30 Paesi, che rappresentano l’80% degli africani privi di accesso a sistemi di cottura puliti. Sulla scia di questi risultati, l’Unione Africana e l’Iea stanno supportando i paesi nell’innalzare il livello di ambizione delle politiche in vista del prossimo Vertice, in linea con una strategia e un piano d’azione panafricani e continentali per la cottura pulita.
Numeri dell’emergenza sanitaria e ambientale
I dati presentati dall’Iea nel rapporto speciale mostrano come la mancanza di tecnologie moderne per cucinare pesi ancora su quasi due miliardi di persone a livello globale, e la metà di queste risiede nell’Africa subsahariana. Cucinare con legna, carbone o residui agricoli genera fumi nocivi che provocano ogni anno due milioni e mezzo di morti premature nel mondo per inquinamento domestico. Nelle aree più colpite, le donne e i bambini impiegano in media quattro ore al giorno per la raccolta del combustibile e la preparazione dei pasti, sottraendo tempo prezioso all’istruzione e all’economia formale.
Il costo sanitario di questa stagnazione è stimato in circa 1,4 mila miliardi di euro all’anno, a cui si aggiunge un pesante danno ecologico derivante dalle emissioni di gas serra e dalla degradazione delle foreste, pari a 1,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente ogni dodici mesi, un volume comparabile a quello prodotto dall’intero settore dei trasporti aerei e marittimi internazionali.
Mentre l’Asia in via di sviluppo ha dimezzato la propria popolazione priva di accesso dal 2010 grazie a massicce campagne statali, l’Africa subsahariana ha registrato una progressione più lenta. Nonostante il tasso di diffusione di tecnologie pulite sia triplicato rispetto ai livelli di inizio decennio, la crescita demografica continua a superare i progressi reali nella maggior parte dei territori africani, determinando un incremento netto delle persone escluse dai benefici della transizione energetica domestica.
La mappa delle tecnologie e la spinta degli investimenti privati
Il mercato africano della cottura pulita vede una netta dominanza del gas di petrolio liquefatto, che rappresenta la scelta primaria per oltre il 70% della popolazione che ha già abbandonato i metodi tradizionali. L’elettricità si posiziona al secondo posto, coprendo circa un quarto delle famiglie con accesso, ma rimane fortemente concentrata nelle aree urbane e in contesti con reti stabili come il Sudafrica. Altre soluzioni come il bioetanolo e le cucine a biomassa avanzata registrano uno sviluppo guidato da progetti locali e stabilimenti manifatturieri in crescita, sebbene la recente bancarotta di importanti operatori privati abbia evidenziato la fragilità dei modelli basati esclusivamente sui sussidi dei crediti di carbonio.
Nel corso dell’ultimo anno, gli investimenti complessivi nel settore all’interno della regione subsahariana hanno toccato i 770 milioni di euro, segnando un incremento rispetto ai 590 milioni registrati all’inizio del decennio. La quota principale delle risorse è stata destinata all’acquisto di attrezzature finali, come fornelli e bombole, mentre il resto ha finanziato le infrastrutture di stoccaggio e distribuzione.
Il capitale commerciale e la spesa diretta dei consumatori costituiscono circa il 70% dei flussi finanziari, mentre i mercati dei crediti di carbonio hanno mostrato segnali di raffreddamento a causa di un surplus di quote invendute e di crescenti richieste sulla reale efficacia della riduzione delle emissioni delle tecnologie di fascia inferiore.
Africa: shock geopolitico di Hormuz e tenuta delle forniture
La prima metà del 2026 ha introdotto un elemento di forte instabilità nei mercati energetici globali a causa del blocco dei transiti marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale da cui dipende il 30% del commercio marittimo mondiale di gas di petrolio liquefatto. Sebbene l’Asia sia la regione più vulnerabile dal punto di vista fisico per la forte dipendenza dalle importazioni dal Golfo Persico, l’Africa subsahariana ha risentito pesantemente del riflesso economico della crisi. Pur importando l’80% del combustibile dagli Stati Uniti e mantenendo stabili i volumi fisici in ingresso nei primi mesi dell’anno, i paesi africani hanno dovuto affrontare un’impennata drammatica dei prezzi all’importazione, che si sono quasi duplicati nei mercati dell’Africa orientale.
La mancanza di riserve strategiche nazionali, che nella maggior parte dei casi non superano i trenta giorni di consumi interni, ha esposto i consumatori finali a incrementi di prezzo insostenibili nei mercati deregolamentati, spingendo molte famiglie a ritornare all’uso di legna e carbone. Nei Paesi con prezzi controllati dallo Stato, i bilanci pubblici e le imprese energetiche nazionali hanno dovuto assorbire perdite significative, riducendo lo spazio fiscale già limitato per lo sviluppo delle infrastrutture.
Cucina pulita, riforme fiscali e piani per la sicurezza energetica del futuro
Per contrastare la vulnerabilità legata ai combustibili importati, diversi governi hanno avviato una profonda revisione delle proprie agende politiche, introducendo misure per favorire la resilienza e diversificare il mix energetico. Più di venti riforme urgenti sono state implementate per rafforzare gli stoccaggi nazionali, regolamentare i prezzi o promuovere l’elettrocottura nelle città dove le reti elettriche mostrano una maggiore affidabilità.
L’analisi dell’impatto fiscale rivela che l’applicazione di un’aliquota zero sull’imposta sul valore aggiunto per le attrezzature da cucina potrebbe garantire la sostenibilità economica della transizione per altri 13 milioni di persone nell’Africa subsahariana, a fronte di un costo complessivo per le finanze pubbliche di circa 20 milioni di euro all’anno.
I programmi di distribuzione diretta di kit domestici, supportati sia da fondi nazionali sia da donatori internazionali, stanno assumendo un ruolo centrale nel tentativo di stabilizzare il percorso verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile, dimostrando che l’attenzione alla sicurezza energetica domestica è ormai considerata un pilastro fondamentale per lo sviluppo economico dell’intero continente.
Leggi anche Energia pulita per l’Africa: Europa guida investimento storico
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link









