San Cataldo come punto di arrivo delle forniture, luogo di custodia dello stupefacente e base di partenza per le successive consegne. È lo scenario che emerge dall’ordinanza cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta “Whisper”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e condotta dalla Dia, che ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari e coinvolge complessivamente 62 indagati.
Le accuse, ancora da verificare nel corso del procedimento, riguardano due presunte organizzazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti, una radicata nell’area di Oria e l’altra nel capoluogo salentino.
Nella ricostruzione degli investigatori, un ruolo centrale nel filone leccese sarebbe stato assunto dalla marina di San Cataldo. Qui si trovava l’abitazione di Alessandro Serino, davanti alla quale la polizia giudiziaria aveva installato un sistema di videosorveglianza. Altri apparati erano stati collocati in diversi punti della località, consentendo agli investigatori di seguire spostamenti, incontri e presunte consegne.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, lo stupefacente sarebbe stato acquistato attraverso un canale di rifornimento riconducibile ad alcuni cittadini albanesi operanti tra Policoro e la Basilicata. Le partite di eroina venivano ritirate utilizzando più automobili, spesso prese a noleggio, che viaggiavano mantenendo una precisa formazione. Una volta concluso lo scambio, i mezzi ripartivano separatamente verso Lecce per ridurre il rischio di controlli.
Il viaggio terminava frequentemente proprio a San Cataldo. Le telecamere avrebbero ripreso i componenti del gruppo mentre scaricavano sacchi e buste dalle automobili e li portavano nell’abitazione di Serino oppure in una zona boschiva vicina alla casa di Giovanni Dollorenzo.
Uno degli episodi più significativi risale al 12 dicembre 2022. Dopo un viaggio a Policoro, Serino avrebbe raggiunto la propria abitazione intorno alle 20.11, prelevando dal bagagliaio dell’automobile condotta da Gabriele Cuna un sacco contenente, secondo la ricostruzione investigativa, almeno otto chilogrammi di eroina. Poco dopo sarebbe arrivato Dollorenzo. Il sacco, inizialmente portato dentro casa, sarebbe stato nuovamente caricato nel bagagliaio della sua Toyota Rav4 e trasferito presso un’altra abitazione della marina.
La zona boschiva antistante l’immobile sarebbe diventata così una sorta di deposito all’aperto, utilizzato per tenere la droga lontana dalle abitazioni principali. Le immagini raccolte dagli investigatori documenterebbero, in più occasioni, Serino mentre raggiungeva a piedi la vegetazione, lasciava i sacchi tra gli alberi oppure li recuperava prima di partire per una consegna.
Il 23 gennaio 2023, dopo un nuovo viaggio a Policoro, le telecamere avrebbero registrato il ritorno a San Cataldo di due automobili. Gabriele Cuna avrebbe prelevato un sacco chiaro dalla Lancia Ypsilon e lo avrebbe sistemato nella Volkswagen Golf di Serino. Quest’ultimo avrebbe poi raggiunto l’area boschiva, dove avrebbe occultato la sostanza appena ritirata.
Per comunicare, gli indagati avrebbero fatto ricorso a espressioni apparentemente innocue. In una conversazione del 3 gennaio 2023, Serino avrebbe chiesto a Dollorenzo se potesse andare a prendere il “decespugliatore”. La risposta sarebbe stata: “Sì, ok. Metti miscela”. Per gli investigatori, il dialogo serviva in realtà a concordare il recupero della droga dal nascondiglio.
Quella stessa sera Serino sarebbe stato ripreso mentre raggiungeva a piedi la zona boschiva e tornava verso l’automobile con due sacchetti bianchi. La comitiva, formata anche da Davide Corlianò, Gabriele Cuna e Anastasia Serino, sarebbe poi partita per Racale, dove la sostanza sarebbe stata consegnata a Sara Tafuro.
La marina non sarebbe stata utilizzata soltanto come deposito. Dall’ordinanza emerge una serie di cessioni realizzate direttamente a San Cataldo. Tra il 29 settembre 2022 e il 3 aprile 2023 gli investigatori avrebbero documentato otto episodi riguardanti Emanuele Fuso: forniture di eroina e cocaina, pagamenti parziali e debiti annotati o discussi durante le conversazioni.
Il 21 ottobre 2022, in particolare, sarebbero stati ceduti 55 grammi di eroina. Nello stesso periodo vengono indicati altri 40 grammi acquistati da un soggetto rimasto non identificato. Il 26 marzo 2023 sarebbero state consegnate eroina per un valore di 470 euro e cocaina per un importo non precisato.
In una conversazione intercettata il 29 settembre 2022, Fuso risultava debitore nei confronti di Serino di 415 euro. Avrebbe versato 225 euro, impegnandosi a saldare successivamente i restanti 190. Nel corso del dialogo si sarebbe anche complimentato per la qualità della sostanza ricevuta, elemento che, secondo gli investigatori, confermerebbe la natura del rapporto tra i due.
Anche semplici sacchetti della spesa sarebbero stati utilizzati per trasportare il narcotico. Il 12 giugno 2023, davanti all’abitazione di Serino, quest’ultimo avrebbe consegnato a Cuna una busta verde. Cuna e Anastasia Serino avrebbero proseguito verso Racale, nonostante un guasto all’automobile sulla quale viaggiavano Serino e Francesca Calogiuri, portando a termine la consegna.
Nel settembre dello stesso anno le telecamere avrebbero invece ripreso Serino mentre usciva dalla propria abitazione con un sacchetto giallo di un supermercato. Prima di partire verso il Neretino, l’uomo avrebbe effettuato una sosta nei pressi di un residence riconducibile a Dollorenzo, indicato nell’ordinanza come custode dello stupefacente per conto del gruppo.
È in questa rete di abitazioni, residence, strade secondarie e aree verdi che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata organizzata una parte rilevante del traffico: San Cataldo non soltanto come luogo di residenza degli indagati, ma come vera e propria piattaforma logistica. La droga arrivava dalla Basilicata, veniva temporaneamente nascosta nella marina leccese e successivamente ripartiva verso Lecce, Racale e altre piazze di spaccio del Salento.
Una ricostruzione fondata su intercettazioni telefoniche e ambientali, localizzazioni Gps, immagini di videosorveglianza, servizi di osservazione e sequestri, che dovrà ora essere sottoposta al vaglio delle successive fasi giudiziarie. L’ordinanza, firmata dalla gip del Tribunale di Lecce Valeria Fedele, dispone infatti misure cautelari sulla base degli elementi raccolti durante le indagini, senza anticipare l’accertamento definitivo delle responsabilità.
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