L’estate dei like – Prima parte


L’estate italiana ha un colore che non si trova in nessun’altra stagione al mondo.
Alberto Moravia


Quando arriva l’estate oggi tutto cambia rispetto a prima, perché i social media hanno trasformato il modo in cui viviamo e raccontiamo la stagione più calda dell’anno.

Un tempo l’estate era un periodo più privato, fatto di giornate al mare o in montagna, di pranzi in famiglia e di serate tranquille senza la necessità di mostrare tutto al mondo.

Le foto si facevano con le macchine fotografiche usa e getta o con le prime digitali e rimanevano negli album di casa o si scambiavano tra amici stretti.

Oggi invece, non appena si mette piede sulla spiaggia o si arriva in una città di mare, lo smartphone diventa il compagno principale. Si scatta, si filtra, si posta e si aspetta la reazione degli altri.


Questa abitudine ha creato un nuovo costume: l’estate non è più solo da vivere, ma da esibire.

La gente si sveglia presto non solo per godersi il fresco, ma per fare la foto del sunrise con il filtro perfetto, che faccia sembrare il cielo più blu e la pelle più dorata.

Poi si va al mare e si passa ore a trovare l’angolo giusto per il selfie o per il video in cui si cammina sull’acqua bassa con il vestito svolazzante.

Non è raro vedere gruppi di amici che coordinano le pose, uno tiene il telefono, l’altro sistema i capelli, un terzo controlla che non ci siano intrusi sullo sfondo.

Questo comportamento è diventato normale, quasi obbligatorio per sentirsi parte della stagione.


Dal punto di vista sociale, i social hanno cambiato le interazioni tra le persone. Prima si andava al mare e si conoscevano nuovi amici parlando, giocando a pallone o condividendo un gelato.

Ora molti passano più tempo a controllare chi ha messo like o chi ha commentato la loro storia piuttosto che a conversare con chi è lì accanto. Si crea una specie di competizione silenziosa: chi ha la spiaggia più bella, chi ha il corpo più in forma, chi ha fatto il viaggio più esotico.

Questo genera il famoso fenomeno del FOMO, la paura di perdersi qualcosa. Quando scorri il feed e vedi gli amici o gli sconosciuti che postano immagini perfette di tramonti, aperitivi sul lungomare o serate in discoteca, ti viene voglia di fare qualcosa di simile per non sentire di stare indietro.

Sociologicamente questo rafforza l’idea che la vita reale debba assomigliare a quella mostrata online. Molti giovani, ma anche adulti, sentono la pressione di avere un’estate “da postare”, altrimenti sembra che non abbiano vissuto niente.

Le coppie si fanno foto insieme più spesso, non solo per il ricordo ma perché un post romantico può ricevere tanti cuori e commenti che rafforzano il legame agli occhi degli altri.


Le famiglie organizzano le vacanze pensando già a quali contenuti condividere, scegliendo destinazioni che “funzionano” bene sui social, come posti con acqua cristallina o panorami mozzafiato che si prestano a scatti virali. I costumi estivi si sono evoluti di conseguenza.

Il modo di vestirsi al mare è influenzato da quello che si vede online: bikini coordinati, cappelli di paglia perfetti per le foto, accessori che sembrano usciti da un reel di TikTok. Si passa tempo a scegliere l’outfit del giorno non solo per il comfort ma perché deve essere “instagrammabile”.

Anche il cibo diventa un contenuto: la pizza sulla spiaggia, il gelato che cola, il caffè al bar del porto devono essere ripresi da angolazioni specifiche per sembrare più appetitoso.

Le serate cambiano pure: invece di chiacchierare liberamente, molti fanno storie dal vivo mentre ballano o bevono, condividendo in tempo reale con chi è a casa o con i follower.

Questo crea un senso di connessione continua, ma anche di distrazione. Si è sempre on, sempre pronti a rispondere a un commento o a guardare chi ha visto la storia.


Dal punto di vista sociologico, questo rafforza l’individualismo: ognuno costruisce la propria narrazione estiva come se fosse un personaggio di un film, scegliendo cosa mostrare e cosa nascondere.

Le imperfezioni, la pancia dopo il pranzo, il cielo nuvoloso, la discussione in famiglia, vengono eliminate con filtri o semplicemente non postate. Si crea, così, una realtà parallela dove l’estate è sempre bella, sempre divertente, sempre degna di essere invidiata. Q

uesto nuovo costume influenza anche le relazioni. Le amicizie si rafforzano o si indeboliscono in base a quanto si interagisce online durante l’estate.

Chi non posta tanto può essere visto come “noioso” o “fuori dal giro”, mentre chi condivide tanto diventa più visibile e riceve più inviti o attenzioni.

Nelle coppie, postare insieme diventa una forma di conferma pubblica del rapporto. Per i single, l’estate sui social è il momento di mostrare di stare bene da soli o di cercare nuove conoscenze attraverso app e commenti.


Si vedono tanti reel con consigli su come fare colpo in spiaggia o su come organizzare la vacanza perfetta per attirare like. Tutto questo ha un impatto profondo sul modo in cui le persone si percepiscono.

L’autostima diventa legata al numero di interazioni ricevute: un post con tanti commenti fa sentire apprezzati, uno con pochi può far dubitare di sé.

Durante l’estate, quando il confronto è più intenso perché tutti condividono di più, questo effetto si amplifica. Molti si sentono spinti a migliorare il proprio aspetto fisico, a seguire diete o allenamenti solo per poter postare risultati convincenti.

È un circolo vizioso in cui il reale e il virtuale si mescolano sempre di più. Le piattaforme stesse spingono questo comportamento. Gli algoritmi premiano i contenuti che generano più engagement: foto belle, video dinamici, storie frequenti.

Quindi le persone imparano inconsciamente a produrre materiale che “funziona”, scegliendo orari di posting migliori, usando hashtag di tendenza come #estateitaliana o #summervibes, e creando sequenze di post che raccontano una storia coerente della propria vacanza.


Questo ha cambiato anche il ritmo delle giornate. Invece di rilassarsi completamente, si pensa a quando fare la prossima storia o il prossimo reel. Si interrompe una conversazione per rispondere a un messaggio o per controllare le notifiche.

Il tempo libero diventa parzialmente “lavoro” di cura della propria immagine online. Sociologicamente, questo segna un passaggio da un’estate vissuta per sé a un’estate vissuta anche per gli altri, per il pubblico virtuale che osserva e giudica.

In questo scenario, le differenze generazionali si accentuano. I più giovani, cresciuti con i social, lo vivono come normale, mentre le generazioni precedenti a volte faticano a capire perché si debba condividere tutto.

Eppure, anche loro si adattano, postando foto dei nipoti o dei viaggi per sentirsi inclusi. Le famiglie multigenerazionali si ritrovano a negoziare: i giovani vogliono i contenuti perfetti, i più anziani preferiscono il momento puro senza telefono.

Questo crea piccoli conflitti ma anche nuove forme di condivisione, come quando i nonni imparano a fare una storia o a mettere un like. L’estate diventa così un terreno di incontro e di scontro tra modi diversi di stare al mondo, tutti influenzati dalla presenza costante degli schermi.


L’estate è emotiva, relativa, esagerata. In una parola: italiana. E nell’era dei social diventa anche performativa, da esibire in tempo reale.
Beppe Severgnini 


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 Massimo Frenda

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