Nella Giornata mondiale delle competenze giovanili si riaccendono i riflettori sulle difficoltà delle imprese nel trovare le figure professionali necessarie. Oggi le aziende cercano lavoratori sempre più qualificati, con una formazione sempre più specifica alle spalle e con competenze digitali ormai sono imprescindibili nel mondo del lavoro.
Mentre le richieste provenienti dalle imprese evolvono rapidamente, resta il nodo del ricambio generazionale che contribuisce ad ampliare il gap tra domanda e offerta di lavoro e incide anche sull’innovazione e sulla competitività dei diversi settori.
Le Marche sono tra le regioni italiane in cui l’indice di “anzianità” dei lavoratori dipendenti calcolato come rapporto tra gli occupati over 55 anni e quelli fino a 35 anni, è cresciuto maggiormente negli ultimi due anni di 7,3 punti. È quanto emerge dalle ultime “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine 2025-2029“, elaborate da Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior.
Nel periodo 2025-2029, nelle Marche il fabbisogno occupazionale nel settore privato è stimato, nello scenario positivo, in 90.100 persone. Di queste 22.300 saranno richieste dall’Industria manifatturiera e dalle Public Utilities, 20.700 dai servizi alla persona, 13.000 dal commercio, 9.400 dai servizi alle imprese, 9mila dalle costruzioni, 7.900 dai Servizi generali della pubblica amministrazione e assicurazione sociale obbligatoria, 4mila dall’Agricoltura, dalla silvicoltura e dalla pesca, e 3.700 dai Servizi di alloggio, ristorazione e turismo.
Sul fronte delle professioni tecniche, il fabbisogno previsto è di 17.200 lavoratori qualificati nelle attività commerciali e nei servizi, 15.500 professionisti tecnici, 14.300 artigiani, operai specializzati e agricoltori, 14.100 professionisti intellettuali, scientifici e con elevata specializzazione, 10.700 addetti alle professioni esecutive nel lavoro d’ufficio e 6.700 conduttori di impianti e operai addetti a macchinari fissi e mobili.
Guardando ai grandi gruppi professionali, 31.000 dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici; 28.000 impiegati e addetti alle professioni commerciali e nei servizi; 20.900 operai specializzati e conduttori di impianti e macchinari. Sul fronte degli indirizzi di studio, il fabbisogno occupazionale è stimato in 27.200 occupati provenienti dalle università, di cui 5.800 con un indirizzo sanitario e paramedico e 4.400 con lauree in ambito economico. Altre 45.000 professionalità dovranno possedere un titolo di istruzione secondaria. Di queste, 22.700 saranno in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore tecnico-professionale, 18.500 di una Qualifica di formazione o di un diploma professionale (IeFP) e 3.800 di un diploma liceale.
Quali sono oggi le competenze più richieste nel mondo del lavoro? Quali sono le professionalità più difficili da reperire? Quali mestieri rischiano di scomparire? E quanto pesano le competenze digitali?
Ne parliamo con Confcommercio e Cna.
Polacco, Confcommercio: «Più formazione, meno difficoltà nel reperire personale»
Nel commercio, nel turismo e nei servizi, negli ultimi anni «le competenze richieste dalle imprese sono cresciute in tutti i settori», spiega Massimiliano Polacco direttore di Confcommercio Marche. «Oggi, soprattutto nelle aziende più strutturate, servono professionalità preparate, capaci di garantire un’accoglienza di qualità» e di rispondere alle esigenze di una clientela sempre più attenta ed esigente.
Secondo Polacco, le figure maggiormente ricercate si concentrano soprattutto nei comparti dell’ospitalità e della ristorazione. «Le maggiori richieste arrivano dagli alberghi, dove si cercano addetti all’accoglienza, receptionist e concierge, ma anche personale amministrativo. Nei ristoranti è sempre più difficile reperire camerieri di sala qualificati. Anche il commercio fatica a trovare capi commessi, responsabili degli acquisti e personale di vendita preparato».
Sul fronte del mercato del lavoro, Polacco osserva che la stagione estiva ha mostrato segnali migliori rispetto al passato. «La carenza di personale si è fatta sentire meno rispetto ad altri anni. I percorsi di formazione, soprattutto quelli realizzati nell’ultimo anno, hanno consentito alle imprese di trovare con maggiore facilità le figure necessarie per il lavoro stagionale, come cuochi, aiuto cuochi e altri operatori del settore. La formazione – conclude – resta uno strumento fondamentale per creare le competenze di cui le aziende hanno bisogno».
Santini, Cna: «Senza ricambio generazionale rischiamo di perdere i mestieri dell’artigianato»

Tra le professioni che oggi rischiano maggiormente di scomparire a causa della scarsa presenza di giovani «ci sono quelle che hanno rappresentato il cuore della ricostruzione del Paese nel dopoguerra e che hanno trainato lo sviluppo economico italiano in quegli anni», osserva Massimiliano Santini direttore di CNA Ancona. «Pensiamo alla manifattura, alla moda, al comparto calzaturiero, alla lavorazione dei tessuti, all’autotrasporto, alle carrozzerie e all’autoriparazione: sono tutti settori nei quali si registra una crescente difficoltà nel trovare giovani, sia come lavoratori sia come futuri imprenditori. Settori poco attrattivi verso i giovani perché richiedono impegno, nonostante si tratti di comparti nei quali c’è stata una grande innovazione che tuttavia non è stata ancora compresa».
Secondo Santini, le stesse difficoltà interessano anche altri comparti storici della produzione artigiana, come la lavorazione del legno e la meccanica. «Le produzioni tradizionali stanno vivendo una fase di forte rallentamento perché manca il ricambio generazionale e sempre meno ragazzi scelgono questi percorsi professionali».
Situazione diversa, invece, per altri settori. «Nell’alimentare la ristorazione e la ricettività continuano a mantenere una buona capacità di attrazione – dice -, mentre forni e pasticcerie registrano una flessione, soprattutto a causa degli orari di lavoro notturni, che risultano poco appetibili per i giovani. Tengono anche i settori del benessere, come estetica e acconciatura, così come le attività legate alla comunicazione, al marketing, alla consulenza e all’intermediazione». La sfida, per Santini, è quella di rendere nuovamente attrattivi i mestieri dell’artigianato tradizionale, che rappresentano un patrimonio di competenze, qualità e saper fare del Paese.
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Annalisa Appignanesi
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