Milvia Panico, direttrice Marketing di TreValli Cooperlat, che momento attraversa l’agricoltura marchigiana? “Una fase molto sfidante, ma anche particolarmente ricca di opportunità. Da un lato, le imprese agricole devono fare i conti con l’aumento dei costi di produzione, impattati dai rincari che hanno interessato i settori dell’energia e dei carburanti, così come quelli dei mangimi e dei fertilizzanti. Senza contare gli effetti sempre più drastici del cambiamento climatico, che influenzano inevitabilmente sia la quantità che la qualità delle produzioni. Dall’altro, sono proprio queste criticità ad aver accelerato quei processi di innovazione e trasformazione indispensabili per rafforzare davvero la competitività del settore. Le Marche hanno una lunga tradizione agricola, caratterizzata da solide filiere locali e produzioni eccellenti, ma per continuare a crescere, oggi, è necessario accelerare: tecnologie innovative, digitalizzazione e sostenibilità sono gli asset su cui bisogna puntare, indispensabili per sviluppare modelli produttivi più resilienti. Anche il ricambio generazionale, attualmente ancora insufficiente, resta un tema cruciale per invertire la rotta: per i giovani imprenditori ci sono molte opportunità ma vanno sostenuti, con politiche e strumenti adeguati. In questo contesto, la cooperazione riveste un ruolo strategico e può davvero contribuire a garantire stabilità economica ai produttori e concreto supporto al valore delle filiere”.
Di che cosa si occupa TreValli Cooperlat? “È una grande realtà cooperativa agroalimentare, tra i primi gruppi lattiero-caseari italiani, che da sempre mette al centro il valore della filiera e il benessere delle persone, dai soci allevatori a clienti e partner con cui condividere progetti. Da più di sessant’anni la nostra missione è raccogliere, valorizzare e trasformare il latte fresco conferito dagli allevatori, portando sulle tavole degli italiani e non solo prodotti di alta qualità che sappiano coniugare gusto e benessere. Accanto alla produzione tradizionale di latte e derivati, l’azienda ha sviluppato negli anni anche una ricca proposta di prodotti vegetali, per rispondere all’evoluzione delle abitudini di consumo a tavola: così è nato ‘Hoplà’, oggi marchio iconico nel settore delle creme a base vegetale e delle soluzioni plant-based, che ci ha permesso di presidiare segmenti innovativi del mercato con un’offerta davvero ampia e inclusiva, in grado di accompagnare il consumatore in ogni momento della giornata”.
Poi? “Come cooperativa proiettata al futuro, siamo da sempre molto attenti ai profondi cambiamenti e alle nuove esigenze legate alla sostenibilità: uno degli interventi più rilevanti degli ultimi anni è stato nuovo impianto di sterilizzazione UHT, basato su un sistema avanzato di scambio termico, che consente una riduzione del consumo idrico pari al 50% e un risparmio energetico del 5%”.
Quali sono i punti di forza del territorio e quali le criticità? “Tra i principali punti di forza senza dubbio vi sono la lunga tradizione agricola, la qualità delle produzioni, la biodiversità e la forte identità territoriale. A questo si aggiungono la professionalità degli imprenditori agricoli e degli allevatori: ci troviamo all’interno di un sistema dinamico dove agricoltura, turismo ed enogastronomia si intrecciano sinergicamente, contribuendo a un racconto unico del territorio e delle sue eccellenze. Dall’altra parte, il cambiamento climatico, con il crescere degli eventi meteorologici estremi, rappresenta una seria minaccia per la produttività agricola, il che impatta direttamente sulla tenuta delle realtà aziendali locali”.
C’è altro? “A ciò si aggiungono i costi di produzione elevati che citavo prima, la dimensione spesso ridotta delle aziende, la complessità burocratica e la forte competizione dei mercati internazionali. Anche lo spopolamento delle aree interne e la difficoltà nel favorire il ricambio generazionale continuano a incidere sulla capacità di sviluppo del settore: a fronte di questo scenario è essenziale fare rete, rafforzare la collaborazione tra imprese, Istituzioni e ricerca, promuovendo investimenti in innovazione, sostenibilità e infrastrutture. Solo così sarà possibile consolidare la competitività delle filiere e valorizzare pienamente il patrimonio agricolo e agroalimentare della regione”.
Quali azioni della politica possono contribuire a rafforzare il settore? Innanzitutto, è essenziale agire a livello politico, mettendo in campo misure capaci di accompagnare le imprese nei loro processi di transizione economica, ambientale e tecnologica. Una priorità riguarda senza dubbio la semplificazione burocratica: snellire i processi permetterebbe agli imprenditori agricoli di dedicare maggiori risorse allo sviluppo delle proprie attività e agli investimenti. Altrettanto fondamentale è dare una spinta all’innovazione attraverso strumenti che favoriscano la digitalizzazione, l’agricoltura di precisione e l’adozione di tecnologie in grado di migliorare l’efficienza produttiva e la sostenibilità territoriale. È importante garantire una distribuzione più equilibrata del valore lungo le filiere, tutelando il lavoro degli agricoltori e favorendo relazioni più sostenibili tra tutti gli attori coinvolti. Sono fondamentali, inoltre, investimenti nelle infrastrutture rurali e nella gestione delle risorse idriche, indispensabili per affrontare e contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Infine, dobbiamo, tutti insieme e a tutti i livelli, continuare a promuovere il Made in Italy e le produzioni di qualità sui mercati nazionali e internazionali, aiutando le imprese a investire in attività di ricerca, formazione e innovazione. Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile garantire competitività, sostenibilità e sviluppo per il settore agroalimentare del futuro”.
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