Strasburgo il confronto con i Parlamentari europei: obiettivo far riconoscere la funzione economico-sociale del Credito Cooperativo
Le richieste portate da Federcasse si articolano in tre direttrici: in primo luogo, il riconoscimento, nella normativa bancaria europea delle banche che presentano i connotati dell’Economia sociale secondo la definizione della Commissione UE. Le BCC rientrano pienamente nel perimetro dell’Econimia sociale come soggetti a pieno titolo dell’economia sociale; in secondo luogo, l’innalzamento della soglia quantitativa oggi prevista (5 miliardi di euro di attivo) per la definizione degli enti piccoli e non complessi, accompagnato dall’introduzione di criteri qualitativi legati all’essere soggetti bancari mutualistici; infine, l’applicazione piena e strutturale del principio di proporzionalità e del principio di adeguatezza (come recita l’art. 5 dei Trattati UE) nel processo di revisione e valutazione prudenziale, così da evitare che adempimenti e requisiti non coerenti con il profilo di rischio riducano la capacità delle BCC di servire l’economia reale e il riconoscimento dei Gruppi Bancari Cooperativi.
Le richieste sono state inoltrate in occasione della tavola rotonda, promossa da Federcasse e organizzata in collaborazione con l’europarlamentareStefano Cavedagna, del gruppo FdI-ECR – il 20 maggio al Parlamento europeo di Strasburgo, dedicata al confronto sul futuro Rapporto della Commissione europea sulla competitività delle banche europee.
“E’ importante chiarire – ha ribadito Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse – che non chiediamo affatto un indebolimento delle regole in materia di stabilità. Il Credito Cooperativo italiano è solido, patrimonializzato e ha dimostrato di saper contribuire alla stabilità complessiva del sistema finanziario. Chiediamo, piuttosto, regole più semplici, più proporzionate e più coerenti con il nostro modello di banca. Le BCC non sono imprese capitalistiche né grandi intermediari internazionali: sono banche cooperative a mutualità prevalente, raccolgono risparmio nei territori e lo trasformano in credito per famiglie, microimprese, PMI, artigiani, agricoltori, Terzo Settore e comunità locali. Riconoscere concretamente questa specificità significa liberare energie e risorse che, per missione, vengono destinate all’economia reale. La competitività europea non può essere misurata solo sulla scala dimensionale: deve includere coesione sociale, presidio dei territori e biodiversità bancaria. Per questo chiediamo che il modello italiano dei Gruppi Bancari Cooperativi e delle BCC trovi finalmente un riconoscimento adeguato nell’ordinamento europeo. Su questo percorso abbiamo chiesto ai nostri europarlamentari di essere decisi: in gioco c’è la capacità delle BCC di sostenere ancora meglio il tessuto economico e sociale delle nostre comunità. Le diverse transizioni necessitano di investimenti. Potremo concedere ancora più risorse rispetto ai poco meno di 150 miliardi di euro di crediti che le BCC hanno già nei propri portafogli”.
L’incontro alla parlamento europeo è stato dedicato alla revisione del quadro regolamentare bancario europeo, alle concrete richieste che la cooperazione di credito italiana sta formulando e alla funzione economico-sociale del Credito Cooperativo nell’economia reale italiana.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito della missione di studio e formazione a Basilea e Strasburgo (dal 18 al 21 maggio) promossa dalla Federazione delle BCC dell’Emilia-Romagna in collaborazione con Federcasse e con il contributo di Fondosviluppo, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle nove banche regionali aderenti, insieme al presidente e al direttore della Federazione, Mauro Fabbretti e Valentino Cattani, e al direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti.
All’incontro, organizzato in collaborazione con l’europarlamentare Stefano Cavedagna, del gruppo FdI-ECR, hanno preso parte, tra gli altri, gli europarlamentari italiani Giovanni Crosetto (FdI-ECR), Irene Tinagli (PD- Alleanza progressista di Socialisti e Democratici), Marco Falcone (Forza Italia – PPE), Gaetano Pedullà (M5S – Sinistra al Parlamento europeo). Al dibattito è intervenuto anche Guido Borgato, attaché finanziario presso la Rappresentanza Permanente dell’Italia presso Unione Europea, e hanno portato il loro saluto anche Francesco Ventola e Denis Nesci (entrambi FdI-ECR), membri della commissione ECON e impegnati sui dossier economici e monetari, insieme a rappresentanti del mondo produttivo, cooperativo e istituzionale, fra i quali Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe, e Francesca Brunori,Director of Financial Affairs di Confindustria.
Un riconoscimento di questa specificità che arriva anche dagli europarlamentari intervenuti al convegno. “Il grande lavoro che viene fatto ogni giorno dalle vostre realtà e dalle vostre singole filiali – ha detto nel suo intervento introduttivo Stefano Cavedagna, membro del Parlamento europeo (ECR )- è fondamentale per riscoprire anche nel sistema finanziario quella che è la dimensione umana dell’individuo”.
Secondo Guido Borgato, addetto per gli affari finanziari della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea, il punto oggi non è “scardinare l’esistente”, ma “trovare quegli spazi in cui il framework può essere migliorato: l’equilibrio delle regole”. In questo senso, i concetti chiave sono “semplificazione, proporzionalità e integrazione”. Borgato ha sottolineato che “accanto ai campioni europei noi dobbiamo avere dei soggetti locali che coprono settori del credito diversi e che siano messi nelle condizioni di poter fare il loro lavoro”.
La revisione del pacchetto bancario europeo rappresenta, secondo Giovanni Crosetto, Membro del Parlamento europeo (ECR), “una grande occasione” per correggere rigidità ormai non più coerenti con il contesto attuale. “Dobbiamo portare avanti un’azione di advocacy per trasmettere alla Commissione europea una maggiore consapevolezza delle realtà peculiari, come quella del Credito Cooperativo”, ha affermato, ricordando come le BCC rappresentino “una vera eccellenza” anche dal punto di vista patrimoniale.
Da parte sua, Irene Tinagli, Membro del Parlamento europeo (S&D) ha richiamato il lavoro svolto nella precedente legislatura europea sul tema della proporzionalità e della biodiversità bancaria. “Dobbiamo continuare a lavorare su un tema di valorizzazione della biodiversità”, senza rischiare di trasformare il concetto di semplificazione in deregolamentazione: “È importante ricordarci il ruolo di una regolamentazione fatta bene. Non una deregolamentazione, ma un’applicazione ragionevole, di buon senso, non troppo complicata e proporzionale alle dimensioni, ai profili di rischio e al modello di business. Dobbiamo valorizzare la specificità e la vocazione delle banche come quelle del Credito Cooperativo”.
Marco Falcone, Membro del Parlamento europeo (PPE, ha ribadito che il rafforzamento dell’Unione bancaria europea deve procedere insieme alla tutela del modello cooperativo e territoriale. “Al campione europeo bisogna affiancare necessariamente un sistema bancario cooperativistico come il vostro”, ha dichiarato, spiegando che le BCC svolgono un ruolo essenziale nel contrastare “la desertificazione territoriale in termini bancari” e nel sostenere famiglie, imprese e comunità locali. Concetto espresso anche da Gaetano Pedullà, Membro del Parlamento europeo (The Left), che ha sottolineato come il sistema delle BCC rappresenti un presidio fondamentale per la diffusione del credito e la crescita economica.
Aspetto sottolineato anche da Francesca Brunori, direttore Area Credito e Finanza di Confindustria: “Le imprese hanno grande necessità di un sistema bancario solido, efficiente e competitivo”, ha spiegato, sottolineando che questa solidità deve tradursi “in una forte capacità di rispondere tempestivamente ed efficacemente alle esigenze di investimento delle imprese”. La diversità dei modelli bancari è un valore per l’economia reale” e “va preservata attraverso regole proporzionate”.
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