Il prezzo del teleriscaldamento a Brescia torna al centro del dibattito. A sollevare il caso è Legambiente Brescia, che contesta il metodo utilizzato per determinare l’adeguamento delle tariffe e chiede al Comune di intervenire per verificare se gli aumenti applicati siano realmente coerenti con le regole fissate da ARERA.
A intervenire è Danilo Scaramella, presidente di Legambiente Brescia, che in una lettera indirizzata alla città mette in relazione l’incremento del costo del gas con il prezzo del calore distribuito attraverso la rete cittadina. Secondo Scaramella, il punto centrale riguarda la quota di gas effettivamente utilizzata per produrre il calore e il modo in cui questa percentuale viene considerata nel calcolo della tariffa.
Legambiente: «Il gas è aumentato, ma la rete bresciana non funziona solo a metano»
Il ragionamento parte dall’andamento del mercato del gas. Secondo i dati richiamati da Legambiente, tra il primo gennaio e il primo settembre il prezzo all’ingrosso considerato nell’indice CMEM utilizzato da ARERA sarebbe aumentato del 108%.
Questo dato, però, non può essere automaticamente trasferito sul costo del teleriscaldamento, perché la rete bresciana utilizza diverse fonti di calore.
È proprio su questo punto che si concentra la contestazione di Legambiente. A2A ha infatti dichiarato che a Brescia l’84% del calore immesso nella rete proviene da fonti diverse dal gas, tra cui termovalorizzazione, cascami termici e sistemi di accumulo, mentre il gas inciderebbe per il restante 16%.
La stessa A2A descrive il sistema bresciano come una rete integrata che recupera calore da diverse fonti e, secondo i dati pubblicati dalla società, oggi circa l’83% del calore immesso nella rete proviene da energie rinnovabili o da recupero.
Il nodo della percentuale di gas
Secondo Legambiente, però, nel calcolo tariffario verrebbe utilizzata una percentuale di gas del 45,3%, riferita complessivamente alle reti gestite dall’operatore e non esclusivamente alla rete bresciana.
La differenza, secondo l’associazione ambientalista, avrebbe conseguenze significative.
«La differenza non è di poco conto», sostiene Scaramella, perché applicando la metodologia prevista da ARERA alla quota del 16% indicata per la rete bresciana, Legambiente stima un incremento del prezzo del calore dell’ordine del 18,10% tra l’inizio dell’anno e il primo settembre.
Utilizzando invece la quota del 45,3%, il risultato della simulazione dell’associazione salirebbe al 52,67%.
Nel frattempo, secondo i dati riportati nella lettera, A2A avrebbe portato il prezzo del calore da 0,107031 euro per kilowattora a 0,142125 euro, con un incremento del 38,16%.
A2A, secondo la ricostruzione di Legambiente, ritiene di rispettare il limite previsto dalla regolazione perché l’aumento risulterebbe comunque inferiore al tetto calcolato utilizzando la quota media del 45,3%.
Cosa prevede ARERA
Il tema è regolato da ARERA attraverso il meccanismo del cosiddetto «costo evitato», cioè il costo che avrebbe un utente se producesse il calore attraverso una caldaia a gas a condensazione.
La disciplina prevede inoltre un meccanismo di contenimento della componente gas quando la rete utilizza anche fonti differenti dal metano. Nella formula ARERA, la quota di gas utilizzata nel mix produttivo della specifica rete rappresenta infatti un elemento fondamentale del calcolo.
L’Autorità ha spiegato che il sistema è stato modificato proprio per evitare che, in presenza di forti aumenti delle quotazioni del gas, possano determinarsi ricavi eccessivi per gli operatori delle reti che utilizzano anche fonti diverse dal gas naturale.
La metodologia tiene conto della quota di energia termica immessa nella rete da impianti alimentati a gas rispetto all’energia termica complessivamente immessa. ARERA indica quindi un meccanismo che lega il calcolo alla composizione energetica della rete.
A2A, dal canto suo, ha pubblicato un sistema di aggiornamento mensile delle condizioni economiche. Per l’area di Brescia il modello tariffario viene applicato alla rete che serve Brescia, Bovezzo e Concesio.
La simulazione di Legambiente
Nel documento tecnico allegato alla lettera, Legambiente propone tre simulazioni.
La prima considera un utilizzo del gas pari al 16% per l’intero anno, cioè la percentuale indicata dall’associazione come riferibile alla rete bresciana. In questo caso l’incremento stimato del prezzo del calore sarebbe del 18,10%.
La seconda simulazione utilizza invece il 45,30%, percentuale che Legambiente attribuisce al dato medio utilizzato da A2A per le proprie reti. In questo scenario l’incremento calcolato arriverebbe al 52,67%.
La terza simulazione considera una quota di gas variabile mese per mese, in funzione delle effettive necessità della rete. Secondo i calcoli dell’associazione, in questo caso il risultato potrebbe essere ancora più contenuto, fino ad arrivare a una variazione negativa rispetto all’inizio dell’anno.
È proprio quest’ultimo aspetto a spingere Legambiente a chiedere maggiore trasparenza sui dati relativi all’effettivo consumo di gas della rete bresciana.
«A Brescia potrebbe non esserci stato alcun aumento»
La conclusione di Legambiente è netta. Secondo l’associazione, se il calcolo venisse effettuato sulla quantità di gas realmente utilizzata dalla rete di Brescia, e non su una percentuale media riferita a più reti, l’incremento tariffario potrebbe essere significativamente inferiore a quello applicato.
«Simulando il calcolo reale basato sulla quantità presumibilmente utilizzata di gas per la rete di teleriscaldamento di Brescia, utilizzando la formula ARERA, a noi risulta che non avrebbe dovuto esserci alcun aumento del prezzo del calore», scrive il presidente Danilo Scaramella.
Da qui la richiesta all’amministrazione comunale di fare chiarezza in vista della nuova stagione termica.
«I bresciani saranno proprio costretti a pagare il 38,16% in più rispetto allo scorso inverno, salvo ulteriori aumenti, o l’Amministrazione Comunale riuscirà ad ottenere condizioni più ragionevoli e aderenti all’effettivo utilizzo del gas?», è la domanda posta da Legambiente.
Una rete tra le più importanti del territorio
Il confronto arriva in un momento particolarmente delicato, alla vigilia della stagione del riscaldamento.
Il sistema di teleriscaldamento bresciano è uno dei più estesi in Italia e serve oltre 20 mila utenti nell’area provinciale gestita da A2A. La rete bresciana supera i 680 chilometri e serve una volumetria di oltre 43 milioni di metri cubi.
A2A ha inoltre annunciato per il 2026 investimenti per quasi 3 milioni di euro destinati al teleriscaldamento nella città di Brescia, con la sostituzione di circa 700 metri di rete e interventi di risanamento strutturale.
La questione sollevata da Legambiente resta dunque aperta e riguarda soprattutto la trasparenza dei criteri utilizzati per determinare il prezzo del calore.
Al momento, il punto centrale del confronto è stabilire quale quota di gas debba essere presa in considerazione nel calcolo per la rete bresciana e se questa debba essere determinata sulla base della media delle reti gestite dall’operatore oppure sulla base dell’effettivo mix energetico della singola rete e, secondo l’impostazione richiamata da Legambiente, del suo andamento mese per mese.
La parola passa ora ad A2A e all’Amministrazione comunale, chiamate a chiarire ai cittadini come viene determinato il prezzo del teleriscaldamento e quale sarà il suo effettivo impatto sulle prossime bollette.
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