LO STORNELLO ROMANO, questo conosciuto!


Lo stornello romanesco è la tipica espressione della canzone popolare di Roma. Si tratta di un canto breve, improvvisato e satirico, profondamente legato all’ironia di Roma e nato per esprimere sentimenti d’amore, rivalità o critica sociale.

Lo STORNELLO  identifica uno schema di gestione ed espressione delle emozioni e pulsioni biologiche singolare. Lo stornello, infatti, è  un borbottare tra i denti che defluisce in una specie di poesia quasi improvvisata, una forma di battibecco semplice , spontaneo e cristallino.

Lo stornello nasce nell’Italia centrale, in particolare Lazio, Umbria E Marche come possiamo popolare breve, gli argomento amoroso satirico.

Ma lo stornello cos’è veramente?

Etimologicamente il termine sembrerebbe derivare dal cantare “a storno”, per il modo in cui la voce cantalinante rimbalza da un luogo all’altro, indirizzato al pubblico o a una persona particolare; oppure dal provenzale estorn (combattimento), riferendosi agli scambi giocosi tra cantanti.

Madre dello stornello è la poesia rimata e improvvisata dei cosiddetti poeti A BRACCIO, quasi sempre senza accompagnamento musicale

Considerati brevi componimenti poetico-musicali , i testi alternano strofe e ritornelli con rime semplici che struttura regolare; spesso cantati a cappella o accompagnati da strumenti popolari come chitarra o mandolino.

Ogni strofa a sua volta è composta generalmente da uno schema a tre versi: un primo verso quinario, spesso in invocando un fiore o un saluto(introduzione); seguito da due endecasillabi, con il secondo in rima col primo( verso centrale); Infine una chiusura arguta o ironica

LO STORNELLO ROMANESCO

 A Roma, gli stornelli si sviluppano tra vicoli, osterie e mercati, frasche, diventando espressione dell’anima   popolare, spesso cantati durante feste, serate conviviali o come forma di sfottò. Tra vino, giochi di carte, questione di corna o altri dissidi, le parole messe in rima dello stornello hanno lo scopo di sfottersi offendere con cattiveria o malanimo il soggetto preso di mira.

Le parole cantate in poesia sono schiaffi dati metaforicamente all’avversario senza usare le mani nel momento in cui la composizione rimata improvvisata nello stesso momento in cui si incomincia a cantare.

Improvvisazioni nate spontaneamente dalla invenzione emotiva di un momento e forti dell’autenticità e dalla genuinità del popolo.

Raccontavano amori, gelosie, scandali e arguzie quotidiane, permettendo a chi li cantava di mostrare ingegno verbale e senso dell’umorismo .

Gli stornelli non erano solo canto: erano strumenti di comunicazione, critica sociale e divertimento. Spesso venivano cantati dalle popolane come sfida da balcone a balcone, da fidanzati a fidanzate e viceversa. Dalla terrazza del Gianicolo le donne li cantavano drammaticamente ai loro cari imprigionati nel carcere di Regina Coeli .

Ma quali sono, dunque, i temi più ricorrenti nel repertorio degli stornelli romani?

Tra i temi più amati spicca naturalmente l’amore, spesso narrato con tono appassionato ma anche ironico (qualità presente anche nella musica neomelodica):

Te vojo bene e nun lo posso dire,
pecché ce sta chi more de gelosia.

Questo stornello, semplice ma intenso, rivela l’intimità di un amore nascosto, reso difficile dalle chiacchiere o dalla gelosia altrui.
Altrettanto frequenti sono gli stornelli sulla vita quotidiana, con osservazioni brillanti sulla realtà familiare e sociale:

‘Na casa senza donne è ‘na casetta,
co’ tanta pace… ma senza la bellezza
!

Qui emerge con affetto e umorismo il ruolo centrale della donna nella casa romana.

Ma lo stornello può anche proporre una satira politica e sociale capace di colpire con eleganza:

Er politico fa tante promesse,
poi scorda tutto appena che s’addesse.

Un commento che resta attuale, e che mostra come lo stornello fosse (e sia) un mezzo efficace per esprimere dissenso in forma leggera ma penetrante.

Naturalmente non può mancare la famigerata ironia romana, quella capacità unica di prendersi gioco degli altri – e di se stessi! – con arguzia e malizia:

Nun me guardà con quell’aria da signore,
che puro er gatto tuo ha fatto er muratore.

Ma tra quelli deidcati a roma e ai suoi quartieri o ar magna’

Aho, Roma mia bella, tu me fai sospirà,
co’ le tue strade strette e er Tevere che va,
me sento a casa mia, e nun me scordo mai,
de li tramonti ar Gianicolo co’ li miei guai.
Questo stornello fonde orgoglio, nostalgia e umorismo romano, tipici della musica popolare.

oppure

“A Trastevere ce ste’ ‘n sacco de furboni,
Chi vende vino, chi magna meloni.
Ma se tu te fai l’amico co’ ‘sti monelli,
Poi la Roma tutta ride co’ ‘sti belli.”
Qui si ride della vita di quartiere e dei personaggi tipici.

Porchetta, pizza e carbonara,
Se magna bene pure fino a sabato sera!
Ma attento a l’amore e a la puttana pace,
Che Roma te chiama e te fa gira’ ‘n tasso!”
L’umorismo nasce dall’accostamento tra piaceri quotidiani e situazioni esagerate.

In questo gioco di rime e battute, lo stornello diventa specchio dell’anima popolare: vivace, spontaneo, ironico ma anche profondo.

Gli stornelli rappresentano da sempre lo spirito più autentico e profondo della cultura popolare romana.

Una forma d’arte semplice solo in apparenza, che ancora oggi racconta con autenticità la storia e la cultura della Roma di ieri e di oggi.

L’influenza degli stornelli nella cultura romana

Gli stornelli più divertenti o più offensivi venivano ripresi e tramandati dai cantori di strada ( stornellatori), dai carrettieri e venditori, per le vie di Roma e e dei paesi laziali più vicina.

 

Gli stornelli  hanno segnato la storia dei romani innamorati e litigarelli,come recita il  vecchio adagio:

L’amore non è bello se non è stuzzicarello…”

Stornello amoroso
“O bella, stai da sola?
Nun c’hai marito, né fratello,
Vieni qui, damme ‘na parola,
Che stasera se beve a ‘sto tavello.”
Questo stornello gioca sul corteggiamento in modo scherzoso e leggero.

Gli stornelli hanno avuto, e continuano ad avere, un ruolo fondamentale nella cultura e nella vita sociale romana. Per secoli, questi canti brevi e pungenti hanno rappresentato un modo diretto e popolare per comunicare, socializzare e intrattenere, diventando parte integrante delle feste rionali, delle serate in osteria, dei raduni familiari e delle celebrazioni collettive.

Lo stornello non era solo un passatempo, ma una vera espressione di comunità, dove ognuno poteva intervenire con la propria voce, la propria ironia e la propria storia.

Lo stornello impera in occasione di una allegra “GITA FORI PORTA”, la famosa Gita a li Castelli o in una serata passata con amici in una fraschetta .

Nel contesto urbano di Roma, lo stornello ha assunto nel tempo una funzione quasi “teatrale”: era l’occasione per mettersi in mostra con prontezza di spirito, per prendere in giro con eleganza, ma anche per sfogare emozioni e frustrazioni in modo socialmente accettabile, spesso con una risata finale che spegneva ogni tensione. La tradizione degli stornelli ha senza dubbio rappresentato un modo per stare insieme, per ridere degli altri e di se stessi, con quel tono scanzonato che è diventato un marchio dello spirito romano.

Gli stornelli maggiormente conosciuti sono quelli scritti e cantati da Sor Capanna.

Pietro Capanna (Roma 1865-1921), cantore, attore di strada e stornellatore. Personaggio popolare umbertina e quella del ‘’900, soleva intercalare tra una strofa e l’altra il famosissimo

“E daje de tacco e daje de punta

Quanto è bona la Sora Assunta,

tira lo spago, tira la sega bonasera

Bonasera…”

Nel tempo, questa tradizione si è trasformata, ma non è scomparsa: è stata assimilata e reinterpretata nella musica e nell’arte contemporanea. Dagli anni ’60 in poi, diversi cantautori e interpreti hanno riscoperto lo spirito dello stornello, portandolo in spettacoli teatrali, film, varietà e performance musicali.

 

Una figura centrale è stata Gabriella Ferri, che ha saputo dare nuova vita agli stornelli romani, mescolandoli con teatralità, sentimento e una voce inconfondibile.

Le sue interpretazioni, come La società dei magnaccioni o Quanto sei bella Roma, hanno reso immortali canti popolari che, nella sua voce, diventano veri e propri atti d’amore verso la città.

Anche nel teatro di tradizione romana, da Aldo Fabrizi a Gigi Proietti, lo stornello ha avuto una presenza importante: inserito in sketch, monologhi e commedie, ha mantenuto il suo potere evocativo, tra risata e malinconia.

Ma quali sono i dieci stornelli romani più celebri e amati? Abbiamo stilato per te una lista contenente gli stornelli più famosi della tradizione romana:

 

Stornelli e Brani Celebri

 “Tanto pe’ cantà” – Reso celebre prima da  Ettore Pretolini e successivamente da Nino Manfredi, rappresenta lo spirito leggero e ironico della romanità.

  • “La società dei magnaccioni” – Interpretata da Claudio Villa, celebra lo spirito conviviale dei romani.
  • “Barcarolo romano” – Allegro stornello popolare rivisitato da Lando Fiorini.
  • “‘Na gita a li Castelli” – Racconta le gite fuori porta dei romani nei Castelli Romani, testo di Franco Silvestri, 1926.
  • “Quanto sei bella Roma” – Composto da Bixio, Bonagura e De Torres (1934), esalta i simboli della città eterna.

.

  • “Roma nun fa’ la stupida stasera” – Brano di Armando Trovajoli e Garinei & Giovannini, portante della commedia musicale Rugantino (1962), diventato un classico della tradizione romanesca.

 

Gli stornelli tra passato e futuro

In anni più recenti, lo spirito dello stornello vive anche in musica folk, rap dialettale, e performance urbane, dove giovani artisti romani ne riprendono le strutture e i temi, aggiornandoli con il linguaggio contemporaneo.

Così, quella forma antica di poesia improvvisata continua a rappresentare la voce autentica di Roma, in un dialogo continuo tra passato e presente.

Gli stornelli romani sono molto più che semplici canti popolari: sono un patrimonio culturale vivo, che racconta con spontaneità, ironia e sentimento l’anima autentica di Roma. Hanno attraversato i secoli adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali, ma senza mai perdere la loro forza espressiva e il loro legame profondo con il popolo.

Oggi, in un mondo sempre più veloce e digitalizzato, gli stornelli continuano a risuonare nelle osterie, nei teatri, nei festival popolari e persino nei progetti musicali contemporanei. La loro rilevanza culturale resta intatta, perché riescono ancora a parlare al cuore delle persone, a farle sorridere, riflettere, emozionare.

Nella tradizione moderna si può annoverare il Lp di Claudio Baglioni “QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE  in cui si richiamano echi e atmosfere da stornello,

culminante nella canzone BATTIBECCO, una versione moderna della struttura dello stornello a dispetto (duello verbale).

Testo Battibecco

lei: sai che ho saputo che tu dici in giro
che sei stato già a letto con me …
lui: qui c’è un sbaglio uno sbaglio sicuro
ma che importa saper di chi è … !
lei: che vuoi per caso cambiar discorso
non sai più quali pesci pigliare …
lui: ma tutto questo ti giuro è falso
e tu subito ad abboccare …
lei: dai cerca scuse … non sei neanche scaltro …
Don Giovanni che pena mi fai! …

lui: Don Giovanni … lo dici ad un altro …
e se fosse così ma che vuoi? …
… fiore de pepe
tutte le cose a modo vostro fate
ma verrà un di’ che a modo mio farete …
lui: … e quanti cavoli sai mi hai scocciato
se ti scoccio … possiamo lasciarci
lei: ma che per caso ti sei incavolato? …
verità brucia cosa vuoi farci? …
lui: fai la preziosa ed io son stanco
di passare da scemo per te …
lei: beh qualche volta puoi andare anche in bianco
e questa volta è successo con me …
lui: … volevo baciarti me tu m’hai smontato
che ti credi … l’orgoglio l’ho anch’io …
lei: mi sa che tu sei un pochino … imbranato
cosa aspetti che a farlo sia io … ?
… fiore de poi
che tutta la caggine foste voi
ma dassiro ‘na spinta e io ce cascai …


Mantenere viva questa tradizione significa custodire la memoria storica e sociale di Roma, ma anche offrire alle nuove generazioni uno strumento di creatività, appartenenza e identità.

Che siano improvvisati per strada o reinterpretati in una canzone moderna, gli stornelli continuano a raccontare la città eterna con la sua inconfondibile voce: leggera, profonda e sempre vera!

 


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 Redazione Il Corriere Nazionale

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