#Finsubito news – Pietro Simonetti (Cseres) denuncia la decisione di Api-Bas di allocare il Vertiporto alla ex Cip Zoo a Potenza


Domenica 11 ottobre 2026 – Mentre in Italia i grandi gestori aeroportuali e le amministrazioni regionali pianificano la Advanced Air Mobility ancorandola a hub operativi veri — da Varese (con il progetto di vertiporto per il trasporto sanitario e merci), a Bologna (focalizzata sulla logistica aeroportuale), fino al report ADA 2025 di Gorizia inserito nei network transfrontalieri
—, in Basilicata la narrazione su elisuperfici e vertiporti sfiora il surreale.

Invece di costruire l’innovazione su basi industriali solide, si continua a fare politica
degli annunci su terreni inquinati e attraverso enti gestori incagliati nella burocrazia. 
L’Ex Cip Zoo di Potenza: il vertiporto sopra le macerie da bonificare
L’esempio plastico di questo corto circuito – denncia Pietro Simonetti (Cseres) – è l’idea di allocare nell’area Ex Cip Zoo di Potenza un vertiporto urbano e industriale.
L’area sorge nel cuore del distretto industriale del capoluogo, ma giace da anni in stato di totale abbandono. La bonifica dei suoli, promessa da decenni e indispensabile per qualunque riqualificazione, non è mai stata completata.
Pianificare piste di decollo e vertiporti ad alta tecnologia sopra un sito che attende
ancora la messa in sicurezza ambientale è la metafora della Basilicata di oggi: si progetta l’alta quota per non dover affrontare il degrado a terra. 
La notizia – precisa Simonetti – e’ negli atti regionali: 4,8 milioni erogati, zero progetti trasmessi al dipartimento di competenza.
A svelare la portata dell’inefficienza gestionale è l’interrogazione urgente n. 138 firmata dal consigliere regionale Angelo Chiorazzo e la risposta ufficiale dell’Assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo. 
I documenti e i verbali contabili regionali portano alla luce cifre e incongruenze sconcertanti:
Il Piano Messa in Sicurezza (DGR 441/2022): Nel luglio 2022 la Giunta approva un piano da 8.818.230,00 euro affidato ad ApiBas per il ripristino delle 9 aree industriali lucane (strade, barriere, segnaletica, illuminazione).
L’incredibile peso dei costi interni: dei 8,8 milioni complessivi, solo 5,2 milioni sono destinati a lavori infrastrutturali diretti.
Ben 3.561.270 euro sono stati allocati per “compenso del personale interno e consulenze” (tra cui 750.000 € solo per la ricognizione delle aree e 2,55 milioni sui capitoli di manutenzione).
Consulenze anche senza ristoro immediato a soggetti non contrattualizzati cne, secondo infoiramazioni sindacali,frequentano gli uffici e trattano spulciano usano documenti sensibili e dati per la predisposizione di atti e provvedimenti che verrebbero poi adottati dall’mministratore-liquidatore anche in assenza di un direttore generale, nomina evitata dopo un avviso, e di dirigenti.

L’anticipo milionario del 2023: Con Determina Dirigenziale n. 1495 del 12 ottobre 2023, la Regione Basilicata liquida ad ApiBas S.p.A. la somma di 4.800.000,00 euro a titolo di acconto.
Scadenze ignorate e zero rendiconti: Il cronoprogramma prevedeva la fine dei lavori entro maggio 2023. Tuttavia, nel riscontro ufficiale inviato nel 2025, l’Assessore Cupparo mette nero su bianco che: “Ad oggi API BAS non ha trasmesso per gli interventi infrastrutturali i
progetti esecutivi, né gli stati di avanzamento e le relative rendiconti
per tutti gli interventi previsti dal Piano.”
Il caso degli interessi bancari sulle somme immobilizzate Nel suo riscontro, la Regione rivela – ricorda ancora Simonetti – di aver notificato ad ApiBas un sollecito formale
di chiarimento chiedendo conto non solo dello stato dei lavori mai avviati, ma anche
dell’utilizzo delle somme e di una “valutazione degli eventuali interessi percepiti sulle somme immobilizzate sui conti correnti”. 
Stima finanziaria del rendimento sui conti fermi. Se analizziamo i 4,8 milioni di euro liquidati a ottobre 2023 e rimasti immobilizzati nei depositi di Tesoreria /conti aziendali durante la fase di tassi d’interesse BCE ai massimi storici ( 2023- 2025/2026 ): Interessi maturati: Con un tasso medio sui depositi pubblici/aziendali stimabile tra il 3,0% e il 4,0% lordo annuo, 4,8 milioni di euro fermi per oltre un anno e mezzo/due anni generano tra i 210.000 e i 380.000
euro di interessi lordi.
Il paradosso del disservizio: Mentre 4,8 milioni di euro di soldi pubblici nate per asfaltare le strade e riaccendere i lampioni nelle zone industriali giacciono in banca a produrre rendite
finanziare passive, le aziende insediate a Melfi, Potenza, Tito, Atella e Viggiano denunciano quotidianamente pericolose interruzioni di pubblico servizio, degrado e buche. Tutto questo assente invece delle fantasiose e mirabili racconti propinati nell’ultimo incontro in Regione.

La paralisi istituzionale: 5 anni di ApiBas, liquidazione ASI e la chiusura del Centro SATA
Questo immobilismo sulle manutenzioni di base -prosegue Simonetti – contrasta in maniera stridente con le ambizioni ad “alta e bassa quota” di Regione e ApiBas: 5 anni di Legge Istitutiva, solo gas: A 5 anni dalla L.R. 7/2021 che ha istituito ApiBas, la società eroga in maniera continuativa quasi esclusivamente il servizio di distribuzione del gas, fallendo nel subentro della gestione integrata delle aree industriali. 

4 anni di liquidazione ASI mai chiusa: La liquidazione del vecchio Consorzio
ASI di Potenza si trascina all’infinito. Come evidenzia l’interrogazione la sovrapposizione tra la figura dell’ex Commissario Liquidatore ASI e l’Amministratore Unico di ApiBas — unita ai contenziosi pendenti con la Regione sta paralizzando l’erogazione dei veri servizi ai lavoratori e alle imprese. 

  • Chiusura del Centro Ricerche SATA:
    Mentre la Regione stanzia 9 milioni di euro per le elisuperfici e vagheggia vertiporti all’Ex Cip Zoo, la vera ricerca tecnologica non si fa. La chiusura dello famoso Centro
    Ricerche SATA di San Nicola di Melfi segna la perdita dell’unico vero presidio programmato a realizzato in grave ritardo, per l’innovazione dei materiali e dei processi industriali del comparto
    automotive.

La lezione che viene da Varese, Bologna e Gorizia I report ADA 2025 e le esperienze di Varese e Bologna dimostrano – sostiene Simonetti – che la Urban ed Advanced Air Mobility non si improvvisa con delibere di facciata: servono aeroporti operativi, integrazione con il sistema sanitario (trasporto organi e plasma) e società di gestione finanziariamente e
operativamente strutturate.
Affidare la realizzazione di vertiporti da milioni di euro a un’azienda che raccoglie 4,8 milioni di acconto per mettere in sicurezza i tombini e le strade senza inviare alla Regione il progetto esecutivo e non conseguare i lavori in tre anni significa condannare contribuire al declino il sistema industriale.
Il lavoro e le imprese non vengono dal cielo. La Basilicata – ricorda Simonetti – deve prima bonificare i propri suoli, riaccendere i lampioni delle zone industriali, dare in ormazioni alle
imprese e non decantare piattaorme immaginarie,sbloccare i conti correnti fermi
nelle banche,intercettare investimenti, sostenere la reindustialzzazione, la ricerca industriale
vera prima che l’ultimo capannone decida di chiudere i cancelli.

Intanto prevale la linea Bardi:due enti con poca resa. Tutto questo, come si e’ visto nell’ultimo incontro, nel silenzio complice delle parti sociali e accovacciameto dei controllori.
Forse – conclude Simonetti – e’i l caso che Corte dei Conti e Procure valutino quanto accade nella tolda del vascello arenato di largo Azzara dove va in scena quanto immaginato da Villyam Melville nel libro “Benito Ceregno”.


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