Il tragitto da Catania a Taormina è uno dei più scenografici della Sicilia orientale: poco più di 50 chilometri che corrono tra lo Ionio e le pendici dell’Etna attraverso tremila anni di storia, natura e sapori autentici. In questo articolo ti suggeriamo quattro tappe che valgono una sosta.
A oriente della Sicilia, tra Catania e Taormina, il paesaggio ti costringe a guardare in due direzioni contemporaneamente. Da un lato il mare Ionio, blu intenso e piatto, con i borghi dei pescatori, tra i più belli della Sicilia, e le calette di roccia lavica nera. Dall’altro l’Etna, enorme e silenzioso, gioiello che incombe su tutto con la sua sagoma fumante, a volte innevato, a volte rosseggiante di notte durante le eruzioni. L’itinerario è di poco più di 50 chilometri, eppure contengono strati su strati di storia greca, barocco siciliano, geologia vulcanica e mare cristallino. Fermarsi lungo la strada è l’unico modo per capire davvero quanto questo tratto di costa sia straordinario.
Prima di partire, ti consigliamo di sfruttare i servizi di telepedaggio per saltare le code al casello e di calcolare in anticipo i costi del pedaggio autostradale per gestire al meglio ogni sosta. Soprattutto nei weekend, controlla il traffico in tempo reale per partire nelle ore meno affollate.
Le tappe più belle del percorso da Catania a Taormina
Nelle quattro soste che ti proponiamo in questo articolo ti muoverai tra costa e vulcano in un itinerario che mescola miti greci, architetture barocche, geologia spettacolare e un mare da cartolina.
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Aci Trezza, il borgo dei Malavoglia
La prima sosta è a pochi chilometri da Catania, appena fuori dal casello: Aci Trezza è un borgo di mare della Riviera dei Ciclopi che deve la sua fama a Giovanni Verga, che nel 1881 ambientò qui I Malavoglia, e a Luchino Visconti, che qui girò La terra trema nel 1948, due opere che hanno fissato l’immagine di questo luogo nell’immaginario collettivo.
Il simbolo del borgo sono i Faraglioni dei Ciclopi: sette scogli di basalto nero che emergono dal mare proprio davanti al porto, formazioni vulcaniche di origine sotterranea che la mitologia greca associava alle rocce scagliate da Polifemo contro Ulisse dopo che questi lo aveva accecato. L’area intorno agli scogli è una riserva naturale marina con limpide acque color smeraldo, perfetta per fare snorkeling tra i fondali rocciosi.
Sul lungomare si trova il Museo Casa del Nespolo, che ricostruisce l’ambiente domestico della famiglia protagonista del romanzo di Verga con molti oggetti originali dell’epoca. Poco distante, il porto dei pescatori è ancora oggi attivo e al mattino presto le barche coloratissime rientrano con il pescato. Fai una colazione o una merenda in uno dei bar sul lungomare con la granita al pistacchio con la brioche con il tuppo – squisito rito siciliano da ripetere ogni giorno.
Acireale, il barocco e la Timpa
Risalendo verso nord arrivi ad Acireale, la città che il terremoto del 1693 distrusse quasi interamente e che la nobiltà locale ricostruì in stile barocco con una coerenza stilistica che oggi rende il centro storico uno dei più belli della Sicilia orientale. È qui che si trova Piazza del Duomo: uno spazio vasto e scenografico dove si affacciano la Cattedrale di Maria Santissima Annunziata con la facciata ottocentesca di Giovan Battista Basile, la Basilica dei Santi Pietro e Paolo e il Palazzo del Comune con i balconi sorretti dai mascheroni in pietra lavica, materiale che in questa parte di Sicilia sostituisce il marmo e che dà all’architettura un colore scuro. L’edificio più importante di Acireale è la Basilica di San Sebastiano, che, con la facciata barocca, le statue, i rilievi e la torre campanaria è uno degli esempi più riusciti di barocco siciliano.
Prima di proseguire verso Taormina, ti suggeriamo una breve deviazione verso la Riserva Naturale della Timpa, un promontorio lavico che scende a picco sul mare per oltre 150 metri, percorribile attraverso un sentiero che attraversa boschi di agrumi selvatici e macchia mediterranea fino alla spiaggia sottostante.
Zafferana Etnea e il trekking sul vulcano
Qui l’itinerario si stacca dalla costa e sale verso l’Etna fino a Zafferana Etnea, il borgo a 550 metri di quota che è una delle porte del vulcano sul versante orientale. Il paese in sé è piccolo e tranquillo – una piazza con il belvedere sulla costa, la chiesa madre settecentesca, i bar con le specialità locali – ma è soprattutto il paesaggio circostante a togliere il fiato.
Da Zafferana si raggiungono facilmente, a circa 1.900 metri di quota, i Crateri Silvestri, i coni vulcanici laterali che si sono formati durante l’eruzione del 1892: è un’escursione semplice, che porta a camminare su un suolo di lava solidificata con i crateri fumanti a fare da sfondo. Per chi vuole spingersi più in alto, le escursioni guidate ai crateri sommitali partono dal Rifugio Sapienza e arrivano fino a quota 3.300 metri.
Nei dintorni di Zafferana si trova anche l’area della colata lavica del 1992, quando l’Etna eruttò per mesi avanzando inarrestabile verso il borgo per fermarsi a pochi metri dalle prime case, bloccata da uno sbarramento artificiale: un episodio che gli abitanti ancora ricordano come miracoloso, tanto da erigere una statua della Madonna della Provvidenza esattamente nel punto dove si fermò la lava.
Giardini Naxos, in Magna Grecia
L’ultima sosta, di nuovo verso la costa, è Giardini Naxos, una cittadina di mare affacciata sul golfo jonico che ha il primato di essere stata la prima colonia greca fondata in Sicilia, nel 734 a.C. dai Calcidesi d’Eubea. Una storia di quasi tremila anni che si può toccare con mano visitando il Parco Archeologico di Naxos, che conserva i resti delle mura greche e del sistema urbano originario, e il Museo Archeologico, ricavato accanto ai resti di un fortino del Seicento, con una collezione di ceramiche, monete e reperti che documentano le diverse civiltà che si sono sovrapposte su questo tratto di costa.
Oltre agli scavi, Giardini Naxos offre uno splendido lungomare: tre chilometri di spiagge di sabbia finissima, locali aperti fino a notte, ristoranti di pesce e quella luce dorata del pomeriggio jonico che rende tutto più bello. Da qui a Taormina mancano appena cinque chilometri.
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Rossella Rocco Corallini
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