Amazon è oggi la più grande azienda del mondo, ma il suo fondatore, Jeff Bezos, in passato aveva espresso dubbi sulla capacità dell’azienda di sopravvivere nel lungo periodo. “Amazon non è troppo grande per fallire”, avrebbe dichiarato l’allora CEO Jeff Bezos durante una riunione con i dipendenti nel 2018. “Anzi, prevedo che un giorno Amazon fallirà. Amazon andrà in bancarotta. Se osserviamo le grandi aziende, la loro durata media tende a essere di poco superiore ai 30 anni, non oltre un secolo”.
L’avvertimento di Bezos non era una previsione di un crollo imminente, bensì un modo per sintetizzare la sua filosofia imprenditoriale. Per rimandare il più a lungo possibile un destino che riteneva inevitabile, sosteneva che fosse fondamentale mantenere un’attenzione quasi ossessiva verso la soddisfazione dei clienti. All’epoca Amazon aveva appena superato per la prima volta una capitalizzazione di mercato di 1.000 miliardi di dollari e doveva affrontare una concorrenza agguerrita da parte di Walmart, Target ed eBay.
Il sorpasso su Walmart
Otto anni dopo, Amazon è salita per la prima volta al vertice della classifica Fortune Global 500, superando Walmart e diventando l’azienda con il fatturato più elevato al mondo. Il traguardo arriva dopo un altro primato storico: appena un mese fa Amazon aveva interrotto il dominio tredicennale di Walmart nella Fortune 500, la classifica delle maggiori aziende statunitensi per fatturato.
Negli anni il colosso dell’e-commerce aveva registrato una crescita costante dei ricavi, senza però riuscire a scalzare ufficialmente il suo storico rivale. A febbraio, invece, Amazon ha annunciato un fatturato di 716,9 miliardi di dollari per il 2025, superando Walmart di oltre 3 miliardi di dollari.
Nel frattempo, la capitalizzazione di mercato dell’azienda è salita a circa 2.500 miliardi di dollari, più che raddoppiando rispetto a quando Bezos pronunciò il suo celebre monito. Lo stesso fondatore ha recentemente ammesso che il nuovo primato non è stato “una completa sorpresa”.
“Molte aziende affermano di essere ossessionate dai clienti, ma in realtà sono ossessionate dai concorrenti”, ha dichiarato Bezos alla direttrice editoriale Kristin Stoller nell’ultimo numero della rivista Fortune. “Non si può essere davvero focalizzati sui clienti se non si ama innovare”.
Dalle origini di Cadabra alla nascita di Amazon
Come molte startup di successo, anche Amazon è nata in modo semplice e con risorse limitate. Nel 1994 Bezos lasciò la sua carriera a Wall Street e si trasferì a Bellevue, nello Stato di Washington, per sviluppare la sua nuova idea imprenditoriale: una libreria online chiamata Cadabra, abbreviazione di “abracadabra”. Preoccupato che il nome potesse essere confuso con “cadavere” (“cadaver” in inglese), decise rapidamente di ribattezzare la startup Amazon, ispirandosi al fiume più grande del pianeta. Un nome che rifletteva la sua ambizione di creare la più grande libreria online del mondo.
Dopo aver lavorato per mesi nel garage della casa che aveva preso in affitto, incontrando numerosi investitori e ricevendo molti rifiuti, Bezos riuscì a raccogliere il primo milione di dollari di capitale iniziale. Il negozio online fu lanciato ufficialmente l’anno successivo.
“Ho dovuto sostenere circa 60 incontri”, ha raccontato Bezos durante il New York Times DealBook Summit del 2024. “È stata la cosa più difficile che abbia mai fatto”.
La lunga strada verso il profitto
All’inizio di questo mese Amazon ha compiuto 31 anni, superando quella soglia dei 30 anni che Bezos aveva indicato come particolarmente critica per le grandi aziende. Ma arrivare fin qui non è stato affatto semplice. Nonostante il sostegno finanziario degli investitori, Amazon impiegò anni prima di diventare redditizia. Solo nel 2003, quasi dieci anni dopo la sua nascita, l’azienda chiuse per la prima volta un intero esercizio fiscale con un utile netto positivo, pari a 35 milioni di dollari.
Per far crescere l’azienda, Bezos integrò nella cultura aziendale quelli che sarebbero poi diventati i celebri principi di leadership di Amazon, ancora oggi alla base delle decisioni, delle assunzioni e della strategia del gruppo.
Quando Andy Jassy gli è succeduto come amministratore delegato nel 2021, ha mantenuto intatto questo impianto culturale. “Abbiamo un insieme di 16 principi di leadership che abbiamo elaborato e perfezionato con grande attenzione nel corso degli anni”, ha dichiarato Jassy a Fortune nel 2024, sottolineando come questi valori guidino anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza dei clienti.
“Siamo partiti da un garage, ma oggi non siamo più lì”, ha affermato Jassy. “Ogni giorno dobbiamo affrontare il lavoro con la determinazione di migliorare, fare meglio ed essere migliori per i nostri clienti, i nostri dipendenti, i nostri partner e per il mondo”.
Diversità e controversie
La politica aziendale di Amazon sulle pari opportunità vieta qualsiasi forma di discriminazione basata su razza, genere o religione. “Le persone che lavorano in Amazon provengono da contesti, idee e punti di vista differenti”, si legge nella policy aziendale. “Valorizziamo queste differenze perché ci permettono di innovare a vantaggio dei nostri clienti. Garantiamo che tutte le decisioni relative al personale, alle assunzioni, alla formazione e alle promozioni siano prese senza alcuna discriminazione”.
Nonostante questi principi, la cultura aziendale di Amazon è stata più volte oggetto di critiche. Negli anni la società ha affrontato numerose contestazioni relative alle condizioni di lavoro, comprese accuse di discriminazione razziale e di ambienti ostili all’interno dei magazzini.
Più recentemente l’azienda ha eliminato circa 30.000 posti di lavoro in diversi settori del gruppo dall’ottobre scorso, inclusa la divisione dedicata all’intelligenza artificiale generale, pur continuando ad aumentare gli investimenti in altre aree strategiche.
Jassy ha spiegato che questi tagli, arrivati dopo l’introduzione di una rigorosa politica di rientro in ufficio, erano finalizzati a rilanciare la cultura aziendale e non erano dovuti a difficoltà economiche.
Durante una conference call sui risultati trimestrali di novembre, il CEO ha precisato: “Non si tratta realmente di una decisione motivata da ragioni finanziarie e nemmeno, almeno per ora, dall’intelligenza artificiale. Si tratta di cultura aziendale.”
La scommessa sull’intelligenza artificiale
Oggi Amazon sta investendo decine di miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale con l’obiettivo dichiarato di migliorare l’esperienza dei clienti, siglando accordi di enorme portata con Meta e Anthropic. Il solo investimento iniziale di Amazon in Anthropic ammonta a 8 miliardi di dollari e oggi ha un valore superiore ai 74 miliardi.
Secondo Jassy, l’intelligenza artificiale trasformerà “ogni esperienza cliente che conosciamo oggi e ne creerà moltissime di nuove. La crescita dell’AI è stata davvero straordinaria”. Quest’anno Amazon prevede di investire circa 200 miliardi di dollari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Bezos ritiene che le opportunità di crescita siano ancora enormi.
“Quello che vedo oggi è che il nostro business dei chip, la nostra attività nel settore dei semiconduttori, si sta preparando a diventare il prossimo grande pilastro della nostra azienda”.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.
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Sarah Glodek
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