Un accendino tra le ceneri del Carso: ora si indaga sull’origine del rogo VIDEO-RACCONTO


TRIESTE.news

3 agosto 2026 – ore 17:30 – La fase più critica dell’incendio tra Padriciano e Gropada è stata superata, ma il rogo resta attivo e le operazioni di spegnimento e bonifica proseguiranno almeno fino a domani. È quanto emerso dal sopralluogo effettuato oggi, lunedì 3 agosto, dall’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi al campo base allestito sul Carso triestino. L’attenzione rimane alta dopo la riaccensione avvenuta nella notte. Intorno alle 3 un focolaio ha ripreso vigore a circa 300 metri dalle prime abitazioni di Padriciano e dalla casa di riposo “Livia Ieralla”, dove sono ospitati 112 anziani. Le fiamme sono state domate dai Vigili del fuoco e dai volontari della Protezione civile. La struttura per anziani non è stata evacuata. Il piano predisposto per l’eventuale trasferimento degli ospiti nella nuova palestra di San Giovanni è rimasto in stato di preallerta, senza essere attivato. Riccardi ha effettuato un sopralluogo anche all’interno della residenza, dove il pericolo immediato risulta al momento scongiurato. L’incendio è considerato contenuto, ma non ancora completamente spento. Il lavoro delle squadre si concentra ora sulla stabilizzazione dell’intero perimetro, esteso e caratterizzato da poche vie di accesso. Gli operatori devono raggiungere i diversi punti a terra e procedere alla bonifica della vegetazione centimetro per centimetro, individuando radici, humus e materiale organico nei quali il fuoco potrebbe continuare a covare.

Secondo le valutazioni del Corpo forestale regionale, il perimetro delle fiamme è stato fermato e potrebbe essere messo definitivamente in sicurezza entro la giornata. Le attività proseguiranno comunque anche domani, poiché la bonifica si presenta lunga e complessa. Le condizioni meteorologiche restano un elemento di preoccupazione. Le temperature elevate dovrebbero proseguire nei prossimi giorni, con valori fino a 39 gradi in pianura e 34 gradi sulla costa. Il vento ha inoltre spinto la coltre di fumo verso Trieste, rendendo percepibile l’odore di bruciato in diverse zone della città. Nelle operazioni della mattinata sono stati impiegati tre elicotteri: un velivolo del Servizio aereo regionale, “Drago” del reparto volo dei Vigili del fuoco e un mezzo del 5° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Rigel” di Casarsa della Delizia, attivato attraverso il Centro operativo aereo unificato del Dipartimento della Protezione civile. A terra hanno operato le squadre dei Vigili del fuoco, del Corpo forestale regionale e i volontari dei gruppi comunali di Lignano Sabbiadoro, Pulfero, Turriaco, Prepotto e Sgonico, insieme al Corpo pompieri volontari Breg e al Corpo Pompieri Volontari di Trieste. Nella sola mattinata sono stati impiegati 16 volontari.

Complessivamente, dall’inizio dell’emergenza sono entrati in azione 133 volontari della Protezione civile provenienti da 18 Comuni e quattro associazioni. Quattro gli elicotteri utilizzati: i due mezzi regionali hanno effettuato 319 lanci d’acqua, mentre l’elicottero dell’Esercito ne ha compiuti altri otto. La superficie interessata dalle fiamme è stimata in circa 25 ettari di vegetazione. Il rogo era scoppiato sabato 1° agosto e da allora le operazioni sono proseguite senza interruzioni, con il coinvolgimento del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile e dell’Esercito. Uno dei problemi principali è rappresentato dalla disponibilità d’acqua sul Carso. Un prelievo eccessivo dall’acquedotto pubblico nella zona di Gropada potrebbe infatti compromettere la fornitura al paese. Per questa ragione l’acqua viene utilizzata con particolare attenzione e potenziata attraverso specifici additivi. Nel corso dell’intervento è stato impiegato per la prima volta sul campo un prodotto di invenzione giapponese e produzione tedesca, definito biologico e biodegradabile. L’additivo permette all’acqua di aderire maggiormente al terreno, rallentandone l’evaporazione e favorendone la penetrazione nel suolo.

Le squadre stanno utilizzando anche termocamere da terra, necessarie per individuare sacche di calore e possibili combustioni sotterranee non visibili dall’esterno. La tecnologia consente di intervenire sui punti ancora caldi prima che il vento o le alte temperature provochino nuove riaccensioni. Proseguono nel frattempo gli accertamenti sulle cause dell’incendio. L’origine viene ricondotta dagli investigatori a una condotta colposa o dolosa, mentre l’ipotesi di un fenomeno naturale appare esclusa. Il punto di partenza delle fiamme sarebbe stato individuato nei pressi di una grossa balla di erba secca, collocata vicino a un sentiero, a circa un centinaio di metri dalle prime abitazioni e alle spalle della casa di riposo Ieralla. Come anticipato nella serata di ieri dalla testata online TriestePrima, nell’area bruciata è stato trovato un accendino, successivamente sequestrato dai carabinieri. Al momento non è possibile stabilire se l’oggetto sia collegato all’origine del rogo oppure se sia stato perso accidentalmente da un passante o da una delle numerose persone intervenute durante l’emergenza. Gli accertamenti dei militari proseguono. Durante il sopralluogo, Riccardi ha ringraziato il Corpo forestale, i Vigili del fuoco e i volontari della Protezione civile per la capacità di intervento e il coordinamento dimostrati nelle fasi più delicate dell’emergenza. L’assessore è intervenuto anche sul piano regionale antincendio boschivo, risalente al 1998 e non ancora aggiornato nonostante la legge regionale del 2019. Il procedimento di revisione è seguito dalla direzione regionale competente in materia di foreste e la relativa delibera è già stata approvata. Nel frattempo si sono concluse le attività di monitoraggio dell’altro incendio divampato a San Michele del Carso, nel territorio comunale di Savogna d’Isonzo. Le operazioni sono terminate domenica sera intorno alle 21.30. Non risultano elementi che consentano di collegare il rogo isontino con quello di Padriciano.

Articolo di Francesco Viviani

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