«Dalla Calabria alla Germania, la mia sinistra riparte dai lavoratori e dalle fabbriche»


Il viaggio in Germania, l’infanzia in Calabria e poi il ritorno in terra tedesca. Dove ha costruito la sua carriera politica con la missione di «costruire una società aperta e solidale, vicina ai lavoratori e che non discrimina migranti e stranieri». Anche perché quelle discriminazioni lui e la sua famiglia le hanno subite sulla propria pelle: emigrati negli anni ’70 da Cariati Marina a oltre 1600 km di distanza nella città di Waiblingen, nella regione di Baden-Württemberg, hanno lavorato per tutta la vita per cercare di integrarsi al meglio nella società tedesca. La storia di Luigi Pantisano l’abbiamo già raccontata sulle pagine del Corriere della Calabria: un “calabrese” emigrato che sogna di diventare leader della sinistra in Germania, il paese che lo ha accolto nonostante le mille difficoltà vissute da una famiglia di “Gastarbeiter”, i lavoratori emigrati chiamati a contribuire alla crescita tedesca. Fra meno di due settimane si terrà, infatti, il congresso della Linke, partito di sinistra e unico in crescita (insieme alla destra dell’AFD) nei sondaggi. Luigi Pantisano è uno dei candidati a diventare leader nazionale, ma – in un’intervista al Corriere della Calabria – rivela di non aver dimenticato le radici calabresi e la “sua” Cariati Marina, dove ha passato un pezzo di infanzia e dove, ogni tanto, torna per le vacanze nella casa a mare del comune crotonese.

La storia della sua famiglia inizia a Cariati Marina e continua in Germania, dove tante famiglie calabresi si sono trasferite per cercare fortuna e lavoro…

I miei genitori si sono traferiti da Cariati Marina a Waiblingen negli anni ’60, dove c’erano loro amici e conoscenti. La maggior parte dei cariatesi si erano trasferiti lì, vicino al distretto di Karlstadt. Io sono l’ultimo di quattro figli, nati tutti in Germania, ma per un periodo abbiamo vissuto a Cariati Marina, dove ho iniziato anche la scuola. Quando avevo 8 anni siamo tornati in Germania, ma ricordo che ogni estate finiva la scuola e tornavamo a Cariati, dove vive la famiglia dei miei genitori e andavamo nella casa al mare di proprietà.

Com’è stato crescere in una famiglia calabrese emigrata in Germania?

Non è stato semplice. Quando siamo tornati in Germania, io e i miei fratelli non sapevamo parlare neanche il tedesco. A scuola non capivo neanche una parola di quello che dicevano, per noi figli di emigrati non c’era alcun tipo di sostegno. Abbiamo avuto grandi difficoltà all’inizio. Poi abbiamo cominciato a subire discriminazioni, ad esempio, per trovare casa. Cercavamo un appartamento, ma quando scoprivano che venivamo dal Sud Italia ci dicevano che eravamo troppo rumorosi e che non volevano una famiglia con quattro figli. Abbiamo subito anche il classico razzismo da parte di chi ci vedeva stranieri e non tedeschi. I miei genitori hanno dovuto lavorare tutta la vita, facendo anche due lavori fino alla pensione. Lavoravano la mattina, la sera, ogni fine settimana per pagare l’affitto e dare a noi la possibilità di studiare. Io sono stato il primo dei quattro a poter studiare e ad andare all’università.

Questa esperienza migratoria che ha vissuto lei con la sua famiglia ha un riflesso sul suo programma politico?

Certo, è la base del mio lavoro politico. Ho iniziato ad essere attivo politicamente a 16-17 anni, specialmente nel mio comune a Waiblingen, parlando di giovani e delle discriminazioni in generale che ho subito, non solo per il fatto di essere italiano, ma di essere cresciuto in una famiglia di lavoratori, che aveva poco soldi, che ha combattuto per poter avere una vita normale nonostante tutte le difficoltà che abbiamo vissuto. Così ho deciso di dedicarmi alla politica per lavorare a una società che offre più possibilità a chi lavora, agli emigrati, per avere una società che non discrimina migranti, stranieri, rifugiati. Una società aperta e solidale.

La sua scalata politica inizia nel Consiglio comunale a Stoccarda, fino all’elezione nel Bundestag, il parlamento tedesco, dove è vicecapogruppo della Linke. Adesso ambisce a diventare il primo leader politico italiano in Germania…

Sono sempre stato in partiti di sinistra, con Linke ho vissuto la sua evoluzione, gli alti e bassi, degli ultimi 30 anni. Sono tra coloro che conoscono meglio il partito. Sono stato nella presidenza della regione di Baden- Württemberg e in quella nazionale per due anni. Sono stato consigliere comunale, candidato a sindaco nella città di Costanza ottenendo uno dei migliori risultati di sempre nella sinistra in quelle zone. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo avuto un boom di nuovi soci, mi è stato chiesto di candidarmi come leader del partito e ci proverò, per me sarebbe un onore. Sono stati i giornali tedeschi a farmi notare che sarei il primo leader politico italiano in Germania, di certo sarei fiero di esserlo.

Eppure, la sinistra vive una forte crisi di vocazione di fronte alla crescita delle destre. Non solo in Germania, ma anche in Italia e nel resto d’Europa..

La sfida principale della sinistra è di raggiungere i lavoratori. Parliamo tanto dei lavoratori, dei temi dei lavoratori, ma direi che negli ultimi anni non ce l’abbiamo fatta a raggiungerli come vorremmo. E questa è la grande sfida che abbiamo, perché adesso i lavoratori stanno votando sempre di più la destra, così come gli emigrati. Oggi ci sono delle lotte sociali sul lavoro, sullo stipendio, sulla pensione che non ti basta più perché i costi della vita sono immensi. Non si riesce più a pagare l’affitto, in più ci sono crisi internazionali che spaventano le persone. La destra è riuscita ad intercettare questa paura e ottenere voti. Questo è un errore perché è la sinistra che storicamente dovrebbe essere più vicina ai lavoratori. Dobbiamo tornare davanti alle fabbriche, organizzarci con i lavoratori e opporci alla destra.  

La Calabria è ancora oggi terra di emigrazione, così come negli anni ’70 molti ancora oggi decidono di partire per cercare fortuna all’estero. Com’è la situazione in Germania?

La Germania è da sempre nazione di immigrazione. Ci servono lavoratori, abbiamo troppe poche persone e in questo la migrazione ci può aiutare. Ma allo stesso tempo c’è una società che non vuole più l’immigrazione, c’è stato un cambiamento negli ultimi anni che la vede come un problema. Così i migranti che vengono qui trovano una situazione difficile. In Calabria c’era la visione di una Germania in cui tutto funzionava meglio, che si trova lavoro, che si guadagna bene, che ognuno si può comprare la Mercedes. Non è più così. Anzi ci sono situazioni che mi fanno tornare alla mente i racconti dei miei genitori, delle discriminazioni di 50-60 anni fa». (redazione@corrierecal.it)

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 Redazione Corriere

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