Intervista a Christine Lagarde e Fabiola Giannotti (Cotec Italia) per capire come l’UE può insegnare a gestire l’AI in modo etico.
“Ripensare il lavoro nell’era dell’AI, trasformazione, opportunità e governance”. Questo è stato il tema del Summit Internazionale di Cotec. Il suo obiettivo è stato cercare di spiegare come gestiamo una tecnologia che sta fondamentalmente ridisegnando le competenze, il lavoro e le relazioni sociali. E la domanda è: come la gestiamo in modo etico? Per rispondere a questo quesito abbiamo intervistato la Presidente di Cotec Italia, Fabiola Gianotti e la Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, che porteranno prospettive diverse ma molto complementari: una dal mondo della scienza e una dal mondo della finanza.
Presidente Gianotti, cosa pensa dovrebbe emergere da questo summit, considerando che ci sono molte preoccupazioni riguardo all’impatto dell’AI?
Il vertice è stato dedicato a discutere dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sul lavoro e sulla forza lavoro. Quali sono dunque le opportunità, le trasformazioni, le sfide e i rischi? Senza dubbio l’intelligenza artificiale stimolerà l’innovazione. Stimolerà la crescita. Creerà nuovi posti di lavoro, nuove opportunità occupazionali, in modo senza precedenti. Aumenterà l’efficienza e la produttività del lavoro. Allo stesso tempo, il modo in cui lavoriamo cambierà profondamente. Le competenze richieste nel mercato del lavoro si evolveranno significativamente, e alcuni lavori rischiano di scomparire.
Quindi come possiamo garantire che nessuno venga lasciato indietro? Come possiamo promuovere la formazione e la riqualificazione delle persone affinché possano mantenere un’occupazione soddisfacente? E come possiamo garantire una governance etica dell’AI che tenga conto dei bisogni delle persone e non solo dei risultati, delle performance e del profitto? Queste sono le domande principali affrontate al Summit Cotec. Il passo successivo sarà tradurre questa discussione e questa riflessione in iniziative concrete tra i tre Cotec, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni pratiche in un campo che è cruciale per il futuro dell’umanità.
Presidente Lagarde, ha dichiarato recentemente che l’indipendenza delle banche centrali è sotto attacco. Da chi e come l’AI può proteggere questa indipendenza?
Ritengo che il summit Cotec sia davvero particolarmente tempestivo, data la velocità con cui l’intelligenza artificiale sta trasformando le nostre società, e come la concentrazione dell’intelligenza artificiale ci stia mostrando, noi europei, quanto dobbiamo concentrarci sugli strumenti che sviluppiamo, sugli investimenti che facciamo nella ricerca, affinché non si cada ancora una volta in una situazione di dipendenza. Detto questo, non credo che l’indipendenza delle banche centrali sia minacciata in Europa.
Penso che sia sotto attacco in molti angoli del mondo, e credo anche che l’intelligenza artificiale possa essere un’arma a doppio taglio. Sul fronte positivo, può fornire un accesso molto più ampio e rapido ai dati. E ciò che fanno le banche centrali è garantire la stabilità delle nostre economie. Lo facciamo sulla base dei dati. Dobbiamo analizzare una grande quantità di dati. Dobbiamo anticipare, dobbiamo proiettare. E per questo, disporre di dati solidi, di rapida disponibilità, di un flusso costante di informazioni è estremamente utile.
Il pericolo è che, se operiamo tutti sulla base degli stessi protocolli, degli stessi sviluppi, degli stessi strumenti, siamo esposti a qualsiasi difetto, qualsiasi problema, qualsiasi vulnerabilità insita in quegli strumenti. Quindi, inserire il giudizio umano in questo processo di utilizzo dell’intelligenza artificiale rimane fondamentale. Portare da un lato una grande quantità di dati validi e solidi, ma mantenere abbastanza giudizio critico per poter anticipare e, si spera, individuare le vulnerabilità, in modo da fornire la migliore valutazione possibile per le persone: questo è, a mio avviso, il modo per essere responsabili nei confronti del nostro mandato e degli europei.
Presidente Gianotti, da anni l’Europa ha le competenze, le infrastrutture, la capacità creativa per essere un protagonista globale nell’AI. Ma cosa deve cambiare affinché non rimanga uno slogan?
Gianotti: Beh, in realtà, di recente l’Europa ha compiuto progressi significativi con il lancio di Invest AI e altre iniziative, in particolare le AI factories, le future gigafactories, e tutti gli sforzi per attrarre i migliori talenti in Europa. Detto questo, ritengo che l’Europa dovrebbe rafforzare ulteriormente la sua capacità di condurre ricerca sull’AI di livello mondiale, anziché fare affidamento sulle conoscenze sviluppate negli Stati Uniti o in Cina, al fine di ridurre la dipendenza, come diceva Lagarde, in un campo che sta sempre più plasmando il mondo, la società, l’economia, la geopolitica. Dovrebbe inoltre aumentare la disponibilità di capitale di rischio, sostenendo così imprese e aziende ad alto rischio. Ridurre anche la frammentazione delle iniziative in tutta Europa e cercare di tagliare la burocrazia.
Lagarde: Posso rispondere anch’io a quella domanda?
Certo. Prego.
Lagarde: Perché voglio semplicemente amplificare quanto detto da Fabiola. Abbiamo bisogno di denaro. Sì. Perché abbiamo praticamente tutto il resto. Dobbiamo affrontare il nostro problema di frammentazione. Ha perfettamente ragione, ma dobbiamo tenere il denaro in Europa e dobbiamo investirlo qui. La situazione attuale è che vi è una grande quantità di risparmi da parte degli europei.
Ma il denaro si sposta verso altri luoghi e viene generalmente investito in capitale di rischio, in private equity, in vari strumenti in altre parti del mondo, e a volte reinvestito in Europa, in realtà. Ma non possiamo continuare così. Dobbiamo avere un mercato dei capitali che copra l’intera Europa, che sia semplice, accessibile, e dove possiamo effettivamente investire i nostri risparmi per indirizzare quel denaro che risparmiamo verso l’innovazione, verso il miglioramento della produttività, verso la ricerca e lo sviluppo necessari per avere un’intelligenza artificiale che controlleremo.
Lei ha parlato recentemente delle barriere che restringono il percorso di carriera per le donne. Teme quindi che l’AI possa ampliare questi divari? In che modo?
Lagarde: Sì, penso che possa ampliare questo divario semplicemente perché alcune delle conoscenze, le scienze che stanno alla base dell’intelligenza artificiale, e il modo migliore per utilizzarla, hanno a che fare con la matematica, la fisica, le scienze informatiche, e non è lì che troviamo una larga maggioranza di donne. C’è una larga maggioranza di uomini, il che va bene, ma le donne non sono molto rappresentate in quello che viene chiamato Stem. E temo che se le ragazze giovani, e noi come modelli di riferimento, non spingiamo in quelle direzioni, corriamo il rischio di lasciare più donne indietro e di vedere ampliarsi questo divario che già esiste.
Credo che su questo abbia qualcosa da dire anche la Presidente Gianotti.
Gianotti: Concordo con quanto appena detto da Lagarde. Inoltre, i modelli di AI, per essere affidabili, devono basarsi su fondamenta e dati neutrali, formati anche da persone che siano il più possibile obiettive. Quindi se si è orientati verso una fetta specifica dell’umanità, si rischia ovviamente di creare pregiudizi, e quindi l’AI di per sé richiede neutralità, inclusione e diversità.
Papa Leone nella sua enciclica afferma che la conoscenza e la tecnologia non devono restare nelle mani di pochi. Ma sappiamo con certezza che pochissime aziende – diciamo cinque o sei americane e cinesi – sono le protagoniste della competizione nell’AI. Come spezziamo questa concentrazione?
Lagarde: Prima di tutto, penso che Papa Leone sia stato visionario in tutto ciò che ha detto sull’AI, e sono così grata che abbia prodotto questa enciclica ‘Magnifica Humanitas’. Straordinaria. E credo che dovremmo tutti imparare da essa, riflettere su ciò che dice. Non penso che dovremmo occuparci di distruggere le cose. Non chiederci come spezziamo questa concentrazione. Penso che dovremmo occuparci di costruire cose. E abbiamo alcune aziende europee che si stanno espandendo, che hanno bisogno di finanziamenti per stare nello stesso gioco e nella stessa gara.
Come concorrenti?
Lagarde: Sì, assolutamente. Non voglio fare nomi, ma ce n’è una francese, una tedesca, una svedese. Sono sicura che anche l’Italia produrrà startup che opereranno in quel settore. È vero che i primi ad agire avranno un vantaggio perché hanno preso il comando, ma non è una ragione per rassegnarsi al fatto che tutto sarà nelle mani di sette aziende situate in un solo Stato. Dobbiamo investire nei nostri. Quindi sono ottimista, ma dobbiamo davvero concentrarci su ciò che costruiamo, non su ciò che distruggiamo.
Anche perché secondo quanto ha riportato il ‘Financial Times’, le persone nel mondo si fidano dell’Ue come miglior regolatore rispetto a Stati Uniti e Cina.
Lagarde: Sì, è vero. Ma possiamo essere buoni regolatori, e possiamo anche essere buoni inventori e buoni sviluppatori. E veloci e agili nel trasferimento dalla ricerca alla tecnologia e all’applicazione sul mercato.
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse per contrastare l’inflazione. L’AI è spesso citata come tecnologia deflazionistica. Crede che questo strumento potrebbe diventare cruciale nel combattere l’inflazione? E la Bce la sta già utilizzando per raggiungere questo obiettivo?
Lagarde: Penso che l’intelligenza artificiale sarà un percorso, e se alla fine si tradurrà in un miglioramento della produttività, ciò avrà un effetto deflazionistico. Ma prima di raggiungere quella fase, dovremo investire massicciamente in data center, in ricerca e sviluppo, nelle gigafactories. Questi massicci investimenti aumenteranno i costi di produzione, e ciò probabilmente avrà un aspetto inflazionistico. Quindi nel corso del tempo, sì, molto probabilmente produrrà una diminuzione dei prezzi grazie a questo miglioramento della produttività, ma non ora.
Quali sono i rischi dell’AI?
Gianotti: Devo dire che come scienziata sono preoccupata dal fatto che oggi i sistemi di AI rimangono in gran parte opachi, persino per i loro sviluppatori. Non comprendiamo pienamente il loro funzionamento interno, con molteplici livelli e da milioni a miliardi di parametri regolabili, e non capiamo come l’intelligenza cresca al loro interno. Quindi sotto molti aspetti, i sistemi di AI oggi operano come scatole nere: questo è il rischio numero uno.
Il secondo: potrebbero essere addestrati su campioni di dati, come dicevamo prima, che sono distorti, parziali, contengono pregiudizi, portando a risultati inaffidabili, fuorvianti, o, ancor più preoccupante, utilizzati da individui malintenzionati per manipolare le informazioni, influenzare l’opinione pubblica, e quindi minare in ultima analisi i processi democratici.
Il terzo punto è che l’AI avanzata sia oggi concentrata nelle mani di poche aziende, il che solleva questioni di trasparenza, responsabilità, supervisione pubblica, e se queste tecnologie vengano sviluppate nell’interesse dell’umanità nel suo insieme o solo di poche persone. E dirò che nel lungo termine, i modelli di AI potrebbero sviluppare comportamenti non pienamente allineati con le nostre intenzioni e sfuggire al nostro controllo. Si spera che ciò non accada mai, ma il rischio non è zero.
Cotec, il ponte internazionale tra ricerca, imprese e istituzioni
Da oltre vent’anni la Fondazione Cotec lavora per collegare istituzioni, imprese e mondo della ricerca, con l’obiettivo di trasformare le sfide dell’innovazione in opportunità concrete per il sistema Italia. Ente no profit, opera in stretta collaborazione con Cotec Spagna e Cotec Portogallo, un network trilaterale nato per rafforzare il ruolo dell’innovazione nelle politiche dell’Unione europea.
La presidenza onoraria del Cotec Italia è affidata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre la guida operativa è nelle mani della presidente Fabiola Gianotti, con il direttore, Melissa Ridolfi, e il segretario generale, Fabio Boiani.
La Fondazione articola il proprio lavoro su tre direttrici: la formazione continua del capitale umano, per accompagnare lavoratori e imprese nella transizione tecnologica a partire dall’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e la sostenibilità dei processi produttivi, per guidare l’industria verso nuovi modelli, la promozione di ricerca ed economia, attraverso sinergie tra istituzioni, imprese e centri di ricerca.
Tra le iniziative più note figurano il ‘Premio dei Premi’, dedicato all’eccellenza nazionale, il progetto ‘Brains’, sull’uso dell’AI per il benessere sociale, e gli studi periodici su talent management e startup innovative a guida femminile. Il momento più rappresentativo dell’attività di Cotec è il simposio annuale, che si tiene a rotazione in Italia, Spagna e Portogallo. Il 17 giugno scorso Venezia ha ospitato la XIX edizione, dal titolo ‘Rethinking work in the age of AI: transformation, opportunity and governance’, tra il teatro La Fenice e la fondazione Giorgio Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore.
Al centro del confronto, il ruolo dell’intelligenza artificiale nel ridisegnare lavoro, imprese e rapporti sociali, con un’attenzione particolare alla voce delle nuove generazioni. Al termine del summit, i presidenti delle tre fondazioni Cotec hanno firmato il protocollo ‘Deep Tech’, una piattaforma di cooperazione tra area mediterranea e atlantica su cybersicurezza, robotica, spazio, energia, sistemi di difesa e biotecnologie. I lavori si sono conclusi con gli interventi della presidente della Bce, Christine Lagarde, e dei capi di Stato di Italia, Spagna e Portogallo, Sergio Mattarella, Re Felipe VI di Spagna e António José Seguro.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2026 (numero 6, anno 9)
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Patty Torchia
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