come coglierne i segnali e prevenirlo


Il suicidio è un comportamento umano molto complesso e multicausale. Nello sgomento e nel senso di impotenza che ogni suicidio lascia, ci si chiede se fosse possibile cogliere qualche segnale di allarme, essere di aiuto e prevenire. Il comportamento suicidario in sé non è prevedibile, ma ciò che è possibile prevedere è il rischio che venga messo in atto, sulla base di alcune variabili ricorrenti nei casi di suicidio.

Suicidio: i fattori di rischio

Alcune condizioni rappresentano fattori di rischio per il suicidio. Questo non significa che di per sé conducano al suicidio, né singolarmente né in combinazione tra loro, tuttavia costituiscono situazioni di vulnerabilità in cui la frequenza dei suicidi risulta aumentata:

La psicoterapeuta Lucia Montesi

La presenza di un disturbo mentale. I disturbi in cui è più frequente il suicidio sono quelli dell’umore: depressione e disturbo bipolare di tipo I e II. Nella depressione e nella fase depressiva del disturbo bipolare I e II i sentimenti di disperazione e di inaiutabilità conducono a idee di morte per la convinzione che non valga la pena vivere e per sottrarsi ad un dolore emotivo intollerabile. Un episodio depressivo maggiore non trattato costituisce il fattore di rischio principale per suicidio (si suicida il 15% delle persone clinicamente depresse).

Altri disturbi che aumentano il rischio di suicidio sono i disturbi d’ansia, la schizofrenia, i disturbi di personalità (in particolare il disturbo borderline), il disturbo da uso di sostanze.
Il suicidio si presenta prevalentemente associato a un disturbo mentale, ma non può essere attribuito ad esso in modo causale e lineare, poiché intervengono numerose altre variabili a determinare il rischio finale.

– La diagnosi e la presenza di una malattia fisica, in particolare se grave e cronica.

Lutti e perdite recenti: morte di una persona cara, fine di una relazione affettiva, perdita del lavoro, perdita della casa, tracollo finanziario.

Eventi traumatici: abusi, violenza domestica, aggressione sessuale ed altri gravi eventi stressanti.

Una storia familiare di suicidio.

Precedenti tentativi di suicidio e/o autolesionismo.

Appartenenza alla minoranza LGBTQIA+: il pregiudizio e la discriminazione subiti dai soggetti LGBTQIA+ contribuiscono all’alto tasso di suicidio in questo gruppo (5 volte maggiore che negli eterosessuali).

– Situazione di disagio economico, emarginazione, solitudine, mancanza di supporto.

I segnali di allarme per prevenire il suicidio

Non esistono segnali predittivi univoci per tutti i casi di suicidio, ma alcuni comportamenti costituiscono importanti campanelli di allarme a cui prestare attenzione:

Dire di voler morire: “Meglio farla finita”, “Non ce la faccio più”, “Vorrei non svegliarmi più”, “Non trovo uno scopo per vivere”.

Affermare di essere un peso per gli altri: “Sono un peso per tutti”, “Se io non ci fossi sarebbe meglio per tutti”, “Ho rovinato la vita agli altri”, “Sono inutile”.

Dire di sentirsi intrappolati e senza speranza: “Non c’è soluzione”, “È tutto inutile”, “Non ci riuscirò mai”, “Non cambierà mai nulla”.

– Alti livelli di disperazione, depressione, ansia e umore instabile, deducibili dalle espressioni verbali e/o dal comportamento non verbale.

Ritiro e isolamento sociale.

Cambiamenti nelle consuete attività, nei comportamenti, nel rendimento lavorativo o scolastico, nell’alimentazione, nel sonno, nell’igiene personale, nell’uso di sostanze.

Comportamenti pericolosi e autolesionismo.

Comportamenti di preparazione: fare testamento, risolvere questioni in sospeso, regalare oggetti significativi, fare discorsi o mandare messaggi di saluto.

Ricerca e reperimento di mezzi per il suicidio come farmaci, corde, armi, veleni, informazioni sul web.

– Maggiore ansia o, al contrario, uno stato di pace e tranquillità incongruo con la situazione, dovuto al fatto di aver ormai deciso il suicidio.

Come essere di aiuto

Di fronte a una persona che potrebbe commettere suicidio è normale provare ansia, non sapere cosa fare, sentire l’urgenza di proporre una soluzione. Per quanto ci si senta spaventati e impotenti, occorre ricordare che parlare dell’argomento e ascoltare sono già aiuti preziosissimi che riducono il rischio di suicidio. Ecco alcuni suggerimenti su come comportarsi:

Non sottovalutare i segnali di allarme, non minimizzare appellandosi all’erroneo luogo comune per cui “chi ne parla, non lo fa”.

Parlare chiaramente del suicidio. Contrariamente all’opinione comune per cui parlare di suicidio spingerebbe a metterlo in atto, il fatto di poterne parlare è invece una fonte di sollievo per il potenziale suicida, che si sente ascoltato e compreso e non più solo. Il semplice fatto di poterne parlare contribuisce a diminuire l’intensità dell’ideazione suicidaria.

Introdurre per primi l’argomento suicidio in modo esplicito, perché la persona potrebbe essere in difficoltà nel parlarne, temere una reazione negativa, temere di essere giudicata.  Parlarne per primi fa sentire all’altro che può confidarsi apertamente. Un modo per iniziare potrebbe essere esprimere il proprio stato d’animo: “Sono preoccupato per te, ho paura che tu possa fare qualcosa di grave, ti va di parlarne?”.

Ascoltare con attenzione, partecipazione emotiva ed empatia, mantenendo la calma ed evitando di interrompere, evitando di dare giudizi morali e di dare soluzioni. L’ascolto e la comprensione sono già un valido aiuto che permette di alleggerire la sofferenza.

Non minimizzare i sentimenti e i pensieri, non sminuire la gravità della situazione, non insistere sulla necessità di avere un atteggiamento più positivo.

Mettere la persona in sicurezza. Se si ha la percezione di un pericolo imminente, in una situazione di emergenza, fare in modo che la persona non sia sola, avvertire i familiari, allontanarla da luoghi e oggetti pericolosi, chiamare il numero unico di emergenza 112.

Incoraggiare a chiedere aiuto rivolgendosi ai professionisti sanitari, ad associazioni, a linee telefoniche dedicate (Telefono Amico Italia  tel. 02 2327 2327 e 324 011 7252; Samaritans tel. 06 77208977), a familiari, amici e conoscenti. Offrirsi di accompagnare a cercare un aiuto professionale. 

L’aiuto specialistico rappresenta lo strumento di prevenzione prioritario. Nel caso del disturbo depressivo, principale fattore di rischio per il suicidio, la combinazione di trattamento psicofarmacologico e trattamento psicoterapico riduce marcatamente il rischio suicidario.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Consulenza, sostegno e psicoterapia  online tramite videochiamata
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