L’intervento di Intesa-Sanpaolo mette un freno alle ambizioni di Banco Bpm (e quindi della Lega) di creare il terzo polo bancario italiano. L’ad Messina ha già previsto una spartizione di sportelli e asset con Bper, a sua volta controllata da Unipol, cogliendo al contempo l’occasione di allontanare Orcel dalle Generali
Risiko bancario, capitolo secondo. Per capire quale sia il significato della mossa speculare di Intesa Sanpaolo-Bper e Banco Bpm la proposta dei due istituti di acquisire Mps va messa in un contesto più ampio.
Un passo indietro. Mps è stata protagonista delle vicende economiche del paese per gran parte dell’anno passato a causa della decisione dei due protagonisti dell’azionariato della banca senese – la famiglia Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone – di lanciare l’assalto a Mediobanca. Mediobanca è considerata il salotto buono della finanza italiana: la banca d’investimento ha poi in pancia un tesoro prezioso, una partecipazione del 13 per cento nelle assicurazioni Generali, quindi i risparmi degli italiani.
Il piano, su cui indaga per sospetto di concerto anche la procura di Milano, è andato in porto con la benedizione del governo e da qualche mese i due istituti stanno progettando la fusione.
La scelta
Parallelamente, il governo è intervenuto in maniera decisa contro la scalata tentata da Andrea Orcel, alla guida di Unicredit, nei confronti di Banco Bpm. In quel caso, palazzo Chigi ha calato l’asso del golden power, cioè quella carta che impedisce operazioni economiche che danneggerebbero l’interesse nazionale.
La ragione formale fa leva sulla partecipazione dei francesi di Crédit Agricole in Bpm, che ammonta al 22 per cento. Insomma, la banca di piazza Gae Aulenti era troppo “straniera” per poter prendere il controllo di Bpm. In controluce, però, si intravede un’altra motivazione: la Lega, infatti, è particolarmente interessata ai destini di Banco Bpm, che nasce dalla fusione di Popolare di Milano e Credito Bergamasco.
Il piano, per quell’istituto, è sempre stato un altro: dal momento in cui l’operazione di Mps su Mediobanca è stata finalizzata, infatti, sono iniziati i preparativi per un’altra mossa del risiko, la creazione di un terzo grande polo bancario accanto a Unicredit e Intesa Sanpaolo. Una strategia tratteggiata più che altro dal Carroccio, elemento che va tenuto a mente: il partner perfetto per la fusione è stato individuato ovviamente in Banco Bpm, e domenica l’istituto di Beppe Castagna ha fatto la mossa, proponendo una fusione tra pari.
Una «lettera d’amore» agli occhi di quello che è diventato nel giro di un weekend l’avversario della Lega, Carlo Messina. L’ad di Intesa Sanpaolo sostiene d’aver presentato invece «un’offerta» da 30,6 miliardi di cui 27,6 in titoli Intesa e 3 miliardi cash. Il rilancio, trattandosi di una proposta di acquisizione, sembra più vantaggioso nell’immediato per gli azionisti di Mps e avrebbe anche la benedizione di Giorgia Meloni.
Bivio governo
La ragione, paradossalmente, è simile alla motivazione per cui è stato applicato il golden power nella vicenda Unicredit-Banco Bpm: lo scopo di palazzo Chigi è quello di preservare l’italianità di Mps, salvata a suo tempo dal Tesoro e in cui lo Stato conserva ancora una partecipazione.
Di conseguenza, la possibilità che Crédit Agricole ottenga un accesso a Generali attraverso il suo 22 per cento in Banco Bpm rappresenta un rischio che il governo non vuole correre. Con buona pace di Giancarlo Giorgetti, che a questo punto si trova diviso tra la familiarità con Castagna e la banca del territorio e la linea della presidente del Consiglio.
Il ministero che guida è rimasto attendista: via XX settembre «prende atto delle iniziative su Mps di cui è stato informato, che riconoscono la valorizzazione della banca risollevata da una posizione pre fallimentare» si legge in una nota. A voce, il ministro ha però che scherzato con i cronisti, quasi che i giochi fossero già fatti: «Chi paga di più…», ha detto a Repubblica.
Per Intesa si schiarano anche borsa e analisti, oltre al presidente di Confindustria Emanuele Orsini: «La vedo positivamente perché conferma che l’evoluzione in atto del risiko bancario guarda a operazioni che rafforzano la solidità delle banche e ne accrescono la capacità di finanziare imprese, innovazione e sviluppo, nonché preservare il risparmio degli italiani» ha detto. Si delinea insomma un ulteriore colpo alle ambizioni della governance della Lega, che dovrà mettere nuovamente da parte i propri piani.
Le ricadute
Laddove l’opzione Banco Bpm-Mps darebbe vita al secondo gruppo bancario d’Italia, l’acquisizione da parte di Intesa aprirebbe orizzonti ancora più ampi: si tratterebbe infatti del secondo gruppo bancario quotato nell’Eurozona per capitalizzazione di borsa, pari a circa 126 miliardi di euro.
L’operazione farebbe gola anche a Bper, che entrerebbe nell’accordo con Intesa Sanpaolo attraverso Unipol. Per la banca emiliana il bottino sarebbe ghiotto, con 635 filiali Mps che passerebbero di mano: l’operazione prevede un investimento massimo di 3,5 miliardi di euro. Il perimetro interessato comprende una rete con circa 55 miliardi di raccolta diretta e 42 miliardi di finanziamenti alla clientela, oltre a una base di circa 2 milioni di clienti.
Nelle intenzioni di Messina, per il momento, non ci sarebbe il controllo della gestione delle Generali, nonostante l’acquisito contemporaneo all’Opas su Mps del 3 per cento del Leone. Ma c’è anche chi interpreta l’offerta come una mossa difensiva. Sulle assicurazioni, infatti, aveva messo un occhio anche un altro rivale di Messina, Orcel. Impegnato nell’acquisizione della tedesca Commerzbank per lui ottenere se non il controllo, quantomeno la distribuzione commerciale di prodotti Generali (di cui possiede già il 9 per cento e potrebbe ottenere altre quote dalla famiglia Del Vecchio, o grazie a un’offerta su Mps), sarebbe un colpaccio, con un prodotto solido da offrire al mercato tedesco su cui operano proprio Hvp (già controllata dall’istituto di piazza Gae Aulenti) e Commerz.
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