Non è stata la condanna senza appello che si aspettavano le associazione delle vittime degli abusi nella Chiesa, ma le parole pronunciate da Papa Leone XIV nella terza giornata della storica visita in Spagna segnano uno spartiacque. Dopo anni di silenzio sulla gestione della pedofilia da parte dei vertici ecclesiastici iberici, il pontefice americano ha affrontato apertamente il tema davanti al vescovi della Conferenza episcopale spagnola (Cee), definendo gli abusi “una piaga” e lasciando intendere che è tutt’altro che sanata.
“Uno degli incontri più dolorosi è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche dai membri del clero”, ha affermato. “Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura”. Quindi, il passaggio che molti hanno letto come il cuore del messaggio ai vescovi: “Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione”.
Parole che hanno trovato una traduzione nell’impegno assunto nel colloquio a porte chiuse con sei vittime di abusi sessuali avuto nel pomeriggio presso la Nunziatura apostolica. Durante un’ora, “a partire dalle proprie dolorose vicende personali”, ciascuno dei sopravvissuti “ha offerto alcune proposte per rendere più efficace la risposta della Chiesa”, segnala il Vaticano. Leone XIV ha garantito il suo impegno perché servano da “fondamento per ulteriori sforzi e la Chiesa possa realmente essere luogo sicuro”, “dove le ferite trovino conforto e guarigione”.
L’incontro tuttavia non ha spento le polemiche di nove delle principali associazioni di vittime escluse dall’udienza. “Siamo indignati”, ripete all’Ansa Juan Cuatrocases, padre di una delle vittime, presidente dell’Asociacion Nacional Infancia Robada (Anif), denunciando una “mancanza di rappresentatività e pluralità”.
Per José Luis Velasco, presidente di Anif Madrid, “il modello esemplare” è “soprattutto il sistema di riparazione, concordato tra il governo spagnolo, la Conferenza episcopale e il Difensore del popolo”, entrato in vigore quest’anno, che “valuta i singoli casi” e propone forme di riparazione economica, morale o simbolica a carico della Chiesa.
Ma per altre vittime il sistema resta incompleto. “La Chiesa dice di avere un dovere morale verso di noi, ma non esiste obbligo giuridico. Se una congregazione decide di non rispettare l’accordo di riparazione firmato dallo Stato con la Cee e arbitrato dal Difensore del Popolo, le vittime non hanno strumenti per imporlo”, spiega all’ANSA Miguel Hurtado, fondatore del movimento ‘Reparacion Integral Ya”, vittima degli abusi del monaco defunto Andreu Soler nell’abbazia di Montserrat. “Nel mio caso, l’abbazia si è dichiarata insubordinata morale rifiutando di applicare il sistema di riparazione”, denuncia. “Invece di essere sanzionata, riceve un premio: la visita mercoledì del Papa”.
Al centro della contestazione, anche la legge per l’imprescrittibilità dei reati di pedofilia, sollecitata dalle Nazioni Unite e che ha un ampio consenso fra le forze politiche, rimasta però arenata nell’iter parlamentare.
Tuttavia, nel suo storico discorso oggi alle Cortes, il Papa ha difeso anche il segreto della confessione, che “riveste un’importanza speciale per la Chiesa cattolica” in risposta a quanti, soprattutto nei casi di abusi, chiedono che le indagini delle autorità civili entrino anche nel confessionale e che da là possano partire le denunce.
L’INTERVENTO AL PARLAMENTO SPAGNOLO
Una standing ovation con applausi ininterrotti per quasi dieci minuti si leva dagli emicicli del Congresso spagnolo quando papa Leone termina il suo denso discorso davanti alle Cortes, prima volta nella storia per un Pontefice. Eppure le parole “serene e decise”, premette lo stesso Leone, non devono essere suonate tutte allo stesso modo all’orecchio della variegata composizione della Camera bassa spagnola.
Se il nuovo monito contro il disarmo in un mondo sempre più in fiamme e l’appello a non lasciare sola la Spagna di fronte al dramma migratorio sono certamente e largamente condivisi dai responsabili pubblici iberici, non è lo stesso per l’ altro tema forte su cui Leone pronuncia parole nette, intervenendo in un processo legislativo non ancora concluso che potrebbe portare la Spagna ad essere il secondo Paese in Europa in cui il diritto all’aborto viene riconosciuto dalla Costituzione. “La vita va difesa fin dal concepimento”, afferma.
“Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare”, esordisce Leone, “le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Per questo motivo, è preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale”.
“Il tragico dramma migratorio”, prosegue, va affrontato andando “oltre la semplice gestione di flussi” poichè “c’è una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra”. Il Papa menziona quindi “le rotte sempre più pericolose” come quella atlantica auspicando il rafforzamento dei salvataggi e l’assistenza, “specialmente con una cooperazione multilaterale”: “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata”.
Quindi di fronte al Parlamento spagnolo che ha all’esame la riforma dell’articolo 43 della Costituzione, voluta dal governo Sanchez per blindare nella carta il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, sul modello della Francia, Prevost affonda: “Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza”.
C’è spazio anche per un appello al “rinnovamento morale”. Per molti in Spagna si tratta della condanna contro la corruzione, parola che però Leone stamane non ha pronunciato. Ai giovani incontrati nella veglia di preghiera la prima sera aveva invece esplicitamente indicato il modello di un santo anti-corruzione, san Turibio da Mogrovejo che nel XVI secolo “fu missionario in Perù impegnandosi per la giustizia, soprattutto contro i soprusi coloniali e la corruzione”.
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