Al fine di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, l’industria automobilistica sta cercando di trovare soluzioni alternative per restare competitivi nel settore e fornire mezzi che garantiscano buone prestazioni, senza trascurare confort e consumi. I produttori di auto in Asia stanno sviluppando strategie diverse per incrementare le proprie vendite, ma chi sta rivestendo una posizione dominante?
La situazione attuale e come l’Europa si sta muovendo
Negli ultimi vent’anni il settore automobilistico ha subito cambiamenti drastici. Se all’inizio degli anni 2000 veicoli a benzina e diesel dominavano il mercato, ad oggi sono presenti sempre più modelli ibridi ed elettrici. Il motivo di tale scelta è semplice: ridurre il numero totale di emissioni di CO2 nell’atmosfera per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. La transizione a questi nuovi veicoli, però non è così immediata da realizzare; ad esempio, in Italia nel 2024 soltanto il 3% dei veicoli in circolazione rientra nella categoria di veicoli elettrici ibridi plug-in (PHEV) e il 4% è elettrico. Questi dati dimostrano che nei confronti di queste nuove tecnologie c’è ancora scetticismo e sono necessari ulteriori step per aumentare le quote di mercato di questi mezzi.
Per agevolare una transizione del settore automotive verso fonti più pulite in Europa, anche l’Unione Europea ha deciso di prendere provvedimenti a sostegno di questo tipo di mobilità. Attraverso il Regolamento UE 2023/851 si è stabilito che a partire dal 2035 tutte le flotte di auto e furgoni prodotti debbano essere al 100% prive di emissioni di CO2, con le nuove immatricolazioni destinate unicamente a essere alimentate in modo pulito. Questa misura adottata ha subito modifiche nel dicembre del 2025portando un taglio delle emissioni pari al 90% e non più alla totalità dei nuovi veicoli. In questo modo i produttori automobilistici hanno un 10% di quote che possono comunque destinare ai motori tradizionali e confermando che oltre il 2035 i veicoli a combustione continueranno a rivestire una fetta del mercato.
La situazione geopolitica attuale nell’area del Golfo Persico e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz hanno fatto sì che il prezzo del petrolio abbia subito dei rialzi. La crescita del costo del greggio ha aumentato il costo dei combustibili, rimettendo in discussione il discorso sulla dipendenza energetica e sulla mobilità. Anche i paesi asiatici (tra cui Cina, India, Giappone e Corea del Sud) usufruiscono in gran misura del petrolio proveniente dai paesi che si affacciano sullo stretto di Hormuz e devono valutare attentamente le proprie alternative, soprattutto nell’ambito dei trasporti.
Il mercato dell’auto in Giappone e Corea del Sud
Il Giappone è il paese di diverse case automobilistiche che godono di una certa fama: Toyota, Honda, Mitsubishi e Nissan solo per citarne alcune. I dati del Q1 del 2026 parlano di un settore che stenta a decollare con poco più di un milione di auto vendute. La difficoltà del settore automobilistico giapponese è riscontrabile sia nei veicoli a combustione classica, che nei veicoli di nuova generazione; la scelta di acquistare un veicolo elettrico è accolta con cautela dai consumatori giapponesi che preferiscono ancora modelli più tradizionali o al massimo ibridi. Il governo del paese asiatico auspica di raggiungere entro il 2030 una riduzione dei gas serra del 46% rispetto ai livelli del 2013 e di giungere entro il 2050 alla carbon neutrality. Per facilitare la transizione a veicoli più ecologici sono state stanziate sovvenzioni di 850.000¥ (circa 5.000€) per chi acquista veicoli meno inquinanti. Nonostante questi sforzi, il mercato automotive sostenibile fatica a guadagnare la fiducia dei consumatori anche per via della mancanza di infrastrutture adeguate per i nuovi veicoli e i costi ancora elevati.
Il caso della Corea del Sud, invece, è diverso da quello del vicino giapponese. Il mercato dell’auto coreano nei primi quattro mesi del 2026 ha registrato dei buoni numeri attraverso la vendita di oltre 400.000 unità. Hyundai e Kia detengono un ruolo di primo piano tra i marchi più venduti, ma si segnalano buoni numeri anche da parte di colossi stranieri come la statunitense Tesla e la cinese BYD. Anche il governo di Seul intende facilitare la transizione a veicoli green fornendo incentivi alla filiera di produzione per arginare i dazi imposti dagli Stati Uniti, prima del 15% per i principali prodotti coreani, per poi passare al 25% all’inizio del 2026. Dazi americani a parte, il segmento elettrico del settore automobilistico coreano è in crescita con Kia che nel febbraio 2026 ha registrato la vendita di 14.488 unità, raggiungendo così un record di veicoli elettrici venduti nel suo mercato interno.
Ai buoni numeri dei veicoli elettrici coreani, c’è però un rovescio della medaglia. Il colosso giapponese Honda ha deciso di cessare la vendita di automobili entro la fine dell’anno per quanto riguarda il mercato di Seul; questa decisione è influenzata dalle scarse vendite (circa 2.000 unità) registrate nel corso del 2025. L’esempio di Honda non è isolato alla sola Corea del Sud: le poche vendite si sono registrate anche in altri paesi asiatici come Malesia, Thailandia e Indonesia. I numeri tendono a mostrare una difficoltà di Honda di ritagliarsi un ruolo di primaria importanza in un mercato dell’automotive sempre più competitivo.
Il caso cinese: trasformare un’opportunità in business
Con la nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, inizia a diffondersi nel paese un’industriadell’auto embrionale specializzata soprattutto nella realizzazione di veicoli destinati all’élite comunista e ad uso collettivo, principalmente camion e autobus. Il know-how su come realizzare i primi veicoli è stato fornito dai sovietici e i primi modelli prodotti risalgono alla seconda metà degli anni ‘50. Per le prime vetture destinate al grande pubblico bisogna attendere la fase di apertura della Cina sotto Deng Xiaoping, quando il settore automobilistico entra in una fase di “proliferazione” per la quantità e gamma di prodotti fabbricati.
Con l’avvento del nuovo millennio, arriva l’adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) rendendo possibile per le aziende automobilistiche straniere di accedere al mercato asiatico con tariffe d’importazione più favorevoli. Questa apertura ha permesso di incrementare la competizione del settore automotive cinese, in quanto la scelta dei consumatori non è più limitata esclusivamente a veicoli prodotti in Cina. La feroce competizione per il dominio del mercato cinese porta il governo di Pechino a pensare a nuovi orizzonti su cui muoversi per mantenere una rilevanza strategica. Con questo obiettivo in mente nel 2009 viene delineato il “Auto Industry Adjustment and Revitalization Plan“ non solo per la riduzione delle quote di CO2 prodotta dalle auto, ma allo stesso tempo per differenziare l’industria cinese dalle altre e ottenere un significativo vantaggio sui new energy vehicles (NEVs).
Nel 2017 il governo di Xi Jinping vara il “Medium and Long Term Development Plan for the Automotive Industry” nel quale si delinea un processo per diventare uno dei principali mercati automobilistici del mondo; in particolare, il piano prevede di arrivare entro il 2020 ad avere diverse aziende tra i più importanti esportatori di veicoli al mondo e per il 2025 un discorso analogo per la produzione di componenti. A supporto di questi traguardi, il governo di Beijing ha messo a disposizione lo stanziamento di fondi per lo sviluppo industriale e l’ottenimento di nuovi progressi tecnologici. È per mezzo di queste politiche che oggi, case automobilistiche come BYD (Build Your Dreams), Geely e Dongfeng rivestono quote di mercato importanti nella vendita di NEVs non soltanto nel loro paese d’origine, ma anche a livello internazionale.
Attualmente, i dati relativi alla vendita di veicoli in Cina stanno registrando una flessione legata alla situazione di incertezza energetica, derivata dagli eventi legati al Medio Oriente. Nell’aprile 2026 i veicoli plug-in hybrid ed elettrici hanno raggiunto più del 60% delle vendite totali in Cina, per quanto i numeri più interessanti si osservano nelle esportazioni di veicoli del paese del Dragone con un incremento del 111% rispetto all’anno precedente con BYD che fatica a restare competitiva nel mercato domestico, eppure detiene una posizione di primaria importanza nella vendita internazionale di macchine elettriche.
Il futuro della mobilità: quali scenari aspettarsi?
Per quanto concerne la “mobilità del domani” i gruppi automobilistici di tutto il mondo si stanno muovendo verso una direzione che prevede sempre meno veicoli alimentati a diesel o benzina, a favore di un trasporto maggiormente sostenibile e meno inquinante. Sebbene le possibilità esistano, i consumatori non sono ancora del tutto convinti dell’adozione di modelli NEV, soprattutto considerando che non sempre sono presenti infrastrutture utili alle esigenze dei possessori di questi veicoli. In aggiunta, pure l’Unione Europea e i suoi produttori automobilistici non sono del tutto sicuri che queste nuove tecnologie siano la soluzione giusta, facendo slittare l’abbandono totale dei veicoli a combustione tradizionale oltre il 2035.
Best-case scenario: La mobilità sostenibile fornita dai new energy vehicles riesce a ottenere sempre più consensi sia tra i consumatori che tra i produttori, riuscendo a consolidarsi con quote importanti del mercato. Per riuscire ad arrivare a questo traguardo sono indispensabili incentivi per chi acquista, ma soprattutto investimenti sulle infrastrutture per rendere questa tipologia di trasporto maggiormente conveniente.
Un altro aspetto da tenere in considerazione è il fattore tecnologico: con nuovi sviluppi nel settore dell’automotive può essere possibile rendere le auto alimentate con l’elettrico sempre più fruibili ai consumatori. Una maggiore competizione all’interno del settore significa più scelta per chi compra e ciò può favorire la proliferazione di nuovi modelli a prezzi sempre più abbordabili. L’industria automobilistica europea deve muoversi in questa direzione, altrimenti il mercato sarà presto dominato da veicoli NEV di origine asiatica.
Worst-case scenario: Nonostante l’impegno dei governi per implementare una mobilità sostenibile, questi sforzi rimangono incompiuti e i NEV restano solo una possibilità che il consumatore decide di adottare al posto di veicoli dotati di motori termici. Se da un lato a livello europeo si intende arrivare al 2035 con almeno il 90% della produzione di veicoli sostenibili, non è detto che in futuro non vengano fatte ulteriori proroghe che continuano a rallentare il processo di transizione ai NEV. Se questo scenario dovesse accadere ciascun paese potrebbe adottare politiche applicabili dentro i propri confini e non muoversi assieme agli altri stati per la riduzione delle emissioni generate dai veicoli. I produttori asiatici manterrebbero una posizione di rilevanza nella produzione dei veicoli elettrici e potrebbero essere il punto di riferimento per tutti coloro che desiderano utilizzare veicoli che non producono CO2, indebolendo l’industria dell’auto statunitense ed europea.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Michele Mandini
Source link




