TARANTO – La chiusura dell’ex Ilva, la bonifica dell’intera area industriale, la protezione del reddito dei lavoratori e un nuovo modello di sviluppo che non dipenda esclusivamente dall’acciaio. Sono queste le principali rivendicazioni della rete Onda del Futuro, che ha presentato questa mattina, giovedì 15 ottobre, la manifestazione “Taranto torna a vivere”, in programma sabato 17 ottobre.
La conferenza stampa si è svolta intorno alle 10 in piazzale Democrate, lo stesso luogo scelto per il concentramento dei partecipanti. Il raduno sabato è previsto alle 16, mentre il percorso del corteo, illustrato dagli organizzatori attraverso un’apposita mappa, attraverserà la città con arrivo in piazza Immacolata.
La mobilitazione nasce dalla volontà dei promotori di riportare al centro del confronto pubblico il rapporto tra produzione industriale, salute, diritti dei lavoratori e futuro economico di Taranto e della sua provincia. Il messaggio scelto per la manifestazione non lascia dubbi sull’orientamento della rete: «Basta ricatti tra salute e lavoro. È ora di chiudere la fabbrica, bonificare e restituire il futuro alla città».
La proposta di Onda del Futuro prevede la chiusura dell’intero stabilimento siderurgico e la bonifica completa dell’area, accompagnate da un piano di riconversione occupazionale. I promotori sostengono che i lavori di risanamento possano diventare una fonte di occupazione e chiedono che i dipendenti diretti, quelli dell’appalto e dell’indotto abbiano priorità nei futuri percorsi lavorativi.
Nei materiali presentati viene indicata la necessità di rendere pubblici e verificabili tempi, risorse e investimenti destinati alla trasformazione del territorio. La rete chiede che gli interventi non si esauriscano in annunci, ma siano accompagnati da impegni controllabili e da un programma di attuazione.
Una parte centrale delle rivendicazioni riguarda le garanzie economiche per chi rischia di perdere il posto di lavoro. Sotto lo slogan «Nessuno deve essere lasciato indietro», Onda del Futuro sollecita il blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali al 100% fino alla ricollocazione. Tra le richieste figurano anche una moratoria su mutui e affitti per le famiglie coinvolte e misure previdenziali per chi abbia subito esposizioni professionali all’amianto.
In particolare, i promotori chiedono il riconoscimento dell’esposizione all’amianto e il prepensionamento dei lavoratori interessati, insieme al risarcimento dei danni e alla piena applicazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Sono istanze avanzate dalla rete nell’ambito della piattaforma rivendicativa della manifestazione.
Proprio sull’amianto si concentra un’altra delle contestazioni. Nei documenti diffusi per il corteo, Onda del Futuro sostiene che nell’ex Ilva siano ancora presenti oltre 2.000 tonnellate di amianto e considera questa condizione incompatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa nelle aree interessate.
La rete esprime inoltre forti perplessità sulle ipotesi di decarbonizzazione degli impianti. Nei materiali della mobilitazione contesta la possibilità di costruire nuove infrastrutture industriali su aree che considera non bonificate, richiama le incertezze sugli investimenti nei forni elettrici e giudica eccessivamente lunghi i tempi che sarebbero necessari per le soluzioni basate sull’idrogeno.
La questione sanitaria occupa un altro spazio rilevante nella piattaforma. Onda del Futuro chiede una legge speciale per Taranto e la sua provincia, considerata uno strumento di riparazione per le conseguenze della lunga presenza industriale. In particolare, propone maggiori risorse per l’oncologia e l’oncoematologia pediatrica, aiuti economici alle famiglie costrette a cercare cure fuori regione e programmi permanenti di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti agli inquinanti.
Gli organizzatori richiamano inoltre il rispetto dei principi costituzionali relativi alla salute, alla dignità della persona, al lavoro e alla tutela dell’ambiente. Nei materiali illustrati viene utilizzata l’espressione «20 anni di diritti negati» per denunciare quella che la rete considera una lunga contrapposizione tra tutela sanitaria e salvaguardia occupazionale.
Accanto alla chiusura dello stabilimento, la manifestazione propone una prospettiva economica alternativa. Formazione universitaria, ricerca, logistica e trasporti sono indicati tra i settori su cui investire, insieme alla valorizzazione del porto, dell’aeroporto e della ferrovia. La rete chiede inoltre di sostenere l’economia del mare, l’agroalimentare e le energie pulite per superare la dipendenza della città dalla grande industria siderurgica.
L’attenzione è rivolta in particolare ai giovani, agli studenti e ai ricercatori, con l’obiettivo dichiarato di creare competenze e opportunità professionali che consentano di rimanere a Taranto o di tornarvi dopo esperienze di formazione e lavoro altrove.
Durante la presentazione sono state illustrate anche le modalità organizzative del corteo e le misure previste per favorire la partecipazione delle persone con disabilità o con particolari esigenze. La mappa diffusa dai promotori individua servizi igienici accessibili, zone di decompressione e la presenza di volontari con materiali di assistenza.
Per i servizi igienici accessibili vengono indicati Risto Fratelli Pesce, Pizzeria Due Mari, Bar Tabir, Bar Tre Palle e Bar Le Première. Le aree di decompressione segnalate comprendono la coda del corteo, piazza Fontana, corso Vittorio Emanuele II, piazza Castello e piazza Garibaldi.
Tra i supporti messi a disposizione sono elencati carrozzine, stampelle, deambulatori, cuffie e tappi antirumore, oggetti antistress e acqua. La comunicazione comprende anche una mappa sonora e richiama il supporto di Taranto in Calessino per chi abbia difficoltà a camminare.
Il corteo di sabato 17 ottobre si presenta quindi come una mobilitazione che collega la vertenza ex Ilva alle richieste di protezione sociale, sanità, risanamento ambientale e diversificazione produttiva. La scelta dichiarata da Onda del Futuro è quella di chiedere la chiusura della fabbrica accompagnata da bonifiche e garanzie per chi lavora, insieme a un programma di sviluppo capace di offrire nuove opportunità all’intero territorio.
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