Da una lite davanti a un bar al presunto tentativo di uccidere il rivale investendolo con un’auto. È la ricostruzione dell’aggressione avvenuta nel pomeriggio del 15 luglio in via Gioberti, a Foggia, per la quale Mirko Forcelli, 23 anni, foggiano, è finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio.
Come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, il giovane è stato arrestato dalla squadra mobile in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Mario De Simone. Il quadro accusatorio si fonda principalmente sulle immagini delle telecamere presenti nella zona, sulla testimonianza del ferito e sul riconoscimento fotografico dell’indagato.
Durante l’interrogatorio di garanzia Forcelli si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando però dichiarazioni spontanee: “Non volevo ucciderlo o fargli del male, solo spaventarlo”.
La lite e quella frase: “Non finisce qui”
Tutto sarebbe cominciato intorno alle 17 del 15 luglio davanti a un bar di via Gioberti. Forcelli e Antonio Pio P. avrebbero iniziato a discutere per ragioni che non sono state chiarite. L’alterco sarebbe rapidamente degenerato in una colluttazione.
La persona offesa avrebbe reagito agli insulti colpendo il 23enne. A quel punto Forcelli si sarebbe allontanato pronunciando una frase che, secondo gli investigatori, assume un peso rilevante nella ricostruzione dei fatti: “Non finisce qui”.
Pochi minuti più tardi sarebbe tornato a bordo di una Opel Mokka.
L’investimento davanti al supermercato
Secondo polizia, Procura e gip, all’altezza del parcheggio del supermercato MD di via Gioberti, Forcelli avrebbe raggiunto il rivale che si trovava su una bicicletta elettrica e lo avrebbe investito, facendolo cadere.
Antonio Pio P. riportò la frattura di un malleolo, con successivo ricovero in ospedale e una prognosi di un mese.
Ma è soprattutto quanto sarebbe accaduto nei momenti immediatamente successivi a sostenere, secondo l’accusa, l’ipotesi del tentato omicidio.
L’inversione di marcia e il secondo tentativo
Nell’ordinanza cautelare, secondo quanto riportato dalla Gazzetta, il gip evidenzia che Forcelli “non si allontanò dal luogo dell’investimento, né prestò soccorso al ferito”, ma sarebbe tornato indietro dirigendosi nuovamente verso la persona appena investita.
Il ferito riuscì a trovare riparo in uno spazio ristretto tra un’automobile parcheggiata e gli stalli destinati ai carrelli del supermercato, impedendo così alla vettura di raggiungerlo. Successivamente riuscì a entrare nell’attività commerciale e a mettersi al sicuro.
Secondo l’accusa, Forcelli sarebbe rimasto ancora nella zona a bordo dell’auto, allontanandosi soltanto quando arrivò una volante.
Prima di andare via, stando a quanto riportato nel comunicato della questura, sarebbe inoltre sceso dalla Opel Mokka e avrebbe caricato nel bagagliaio la bicicletta elettrica della persona investita.
Il gip: “L’urto fu una scelta precisa”
Le immagini delle telecamere rivestono un ruolo centrale nell’indagine. Per il giudice, riferisce ancora La Gazzetta del Mezzogiorno, i filmati dimostrerebbero che “l’urto non fu il risultato di una manovra maldestra o di un errore alla guida, ma una scelta precisa”.
Decisivo, nell’impostazione accusatoria, sarebbe soprattutto il comportamento successivo al primo investimento. Forcelli avrebbe effettuato un’inversione di marcia tornando verso il ferito e tentando, secondo gli inquirenti, di raggiungerlo nuovamente con l’auto.
Il gip individua gli elementi indicativi del dolo nell’inseguimento, nella precedente frase “non finisce qui”, nella velocità dell’automobile, nella reiterazione dei tentativi di investimento e nell’insistenza con la quale l’indagato avrebbe cercato di avvicinarsi alla vittima già ferita.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, conseguenze ancora più gravi sarebbero state evitate dallo sbalzo del ferito fuori dalla traiettoria della vettura, dalla presenza delle automobili parcheggiate e dalla possibilità di trovare riparo in uno spazio non raggiungibile dal mezzo.
Le ragioni della custodia in carcere
Nel disporre la misura cautelare richiesta dal pm, il gip sottolinea anche le modalità dell’azione contestata. La decisione di affrontare un contrasto nato pochi minuti prima utilizzando una “forza distruttiva potenzialmente letale”, secondo il giudice, sarebbe indicativa di “lucidità decisionale, perseveranza, assoluta indifferenza per l’incolumità della vittima e di terze persone presenti nel parcheggio del supermercato”.
Il giudice evidenzia inoltre che l’episodio si sarebbe verificato in pieno giorno e davanti a diversi testimoni, ritenendo tali circostanze rilevanti nella valutazione delle esigenze cautelari.
Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere sottoposte alle successive verifiche processuali, nel rispetto della presunzione di innocenza dell’indagato.
Il precedente arresto per droga
Quando gli investigatori della squadra mobile hanno esaminato i filmati, avrebbero riconosciuto Forcelli perché già noto alle forze dell’ordine.
Il 23enne era stato arrestato in flagranza il primo febbraio scorso insieme ad altri due foggiani al porto di Olbia. L’accusa, in quel procedimento, riguardava l’introduzione di droga e di un telefono cellulare nel carcere di Civitavecchia attraverso un drone e il progetto di effettuare una nuova consegna di hashish, sempre per via aerea, nel carcere di Nuchis, in Sardegna.
Dopo alcuni giorni Forcelli aveva ottenuto gli arresti domiciliari ed era stato successivamente scarcerato il 21 aprile, su richiesta della Dda di Roma, in prossimità della scadenza dei termini di custodia cautelare. Ora il 23enne è nuovamente detenuto, questa volta nell’ambito dell’inchiesta sull’investimento avvenuto in via Gioberti.
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Redazione
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