C‘è chi prende il sole in mutande sulla promenade che costeggia le mura del Castello Carlo V di Monopoli, chi arriva con il camper a Polignano a Mare e stende i panni in largo Gelso, a pochi passi dalla statua di Domenico Modugno. Qualcuno scala di notte proprio il monumento dedicato a “Mister Volare”, altri attraversano in tanga o a torso nudo le strade e i negozi di Mola di Bari. E poi ci sono pannolini sporchi gettati nei cestini destinati alla carta al Capitolo.

È l’altra faccia dell’estate pugliese, quella del cosiddetto “turismo cafone” raccontata da La Gazzetta del Mezzogiorno: comportamenti che i sindaci delle principali località balneari considerano “intollerabili” e che, nella settimana di Ferragosto, si moltiplicano insieme alle presenze.

Da Gallipoli alla Costa dei Trulli la sfida è la stessa: governare un’affluenza enorme senza consentire che spiagge, centri storici e luoghi simbolo delle città diventino zone franche. Ordinanze, controlli e sanzioni rappresentano gli strumenti delle istituzioni. Ma esiste un limite oltre il quale nessun provvedimento può arrivare: quello dell’educazione individuale.

La Costa dei Trulli supera 1,2 milioni di presenze

I numeri aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno. Secondo i dati Pay Tourist riportati dalla Gazzetta, la Costa dei Trulli, da Cala Padovano ai lidi di Mola, passando per Cozze, Ripagnola, San Vito, Monopoli e Capitolo, ha raggiunto 1,2 milioni di presenze fino al 10 agosto.

Un territorio che investe risorse per garantire servizi e un’esperienza turistica di qualità, ma che deve contemporaneamente fare i conti con episodi di degrado e violazioni delle regole elementari della convivenza.

A Cozze, per esempio, un giovane proveniente dal Salernitano ha defecato per strada. L’uomo non si sarebbe accorto della presenza di una telecamera che ha ripreso quanto accaduto.

Gazebo, fornacelle e un gommone davanti al Castello di Mola

Sul tratto più rappresentativo del lungomare di Mola di Bari, davanti al Castello Angioino, una comitiva proveniente dall’Abruzzo si era invece organizzata con gazebo, fornacelle e persino un gommone. È intervenuta la Guardia Costiera ed è scattata la multa.

I controlli hanno interessato anche le località Ponticello e Acqua di Cristo. Polizia locale e Guardia di Finanza hanno individuato accampamenti abusivi e situazioni caratterizzate dall’abbandono di rifiuti, facendo liberare le spiagge da baracche, fornacelle, camper e impianti audio utilizzati per diffondere musica ad alto volume.

Scene che raccontano il difficile equilibrio tra una costa diventata una delle destinazioni più frequentate della Puglia e la necessità di tutelare luoghi che non possono essere trasformati in campeggi improvvisati.

In scooter fino a piazza Garibaldi a Polignano

A Polignano a Mare tre persone sono state sorprese a bordo dello stesso scooter mentre raggiungevano piazza Garibaldi, attraversando una zona affollata di pedoni. Gli agenti della Polizia locale li hanno fermati, identificati e informati dell’impossibilità di circolare con il mezzo tra Lama Monachile e le attività della zona. Per loro è arrivata una sanzione di circa 200 euro.

Sempre a Polignano, una turista straniera avrebbe tentato di arrampicarsi nell’area di Cala Monachile, mentre due fratelli piemontesi hanno deciso di cimentarsi nei tuffi dalle grandi altezze lanciandosi da Lama Monachile. Ad attenderli, dopo l’ingresso in acqua, c’era la Guardia Costiera con la relativa sanzione.

E nella settimana di Ferragosto i casi di persone che ignorano i cartelli di divieto per lanciarsi dalle scogliere sarebbero già numerosi.

Le arrampicate sulla statua di Domenico Modugno

Tra i comportamenti segnalati c’è anche quello di chi utilizza monumenti e luoghi simbolici come fossero attrazioni di un parco divertimenti. È accaduto con la statua in bronzo dedicata a Domenico Modugno a Polignano, diventata per qualcuno una struttura sulla quale arrampicarsi durante la notte.

Nella stessa località sono stati segnalati camperisti che hanno utilizzato largo Gelso, proprio nei pressi del monumento, per stendere i propri panni.

A Monopoli, invece, non sono passate inosservate le persone che hanno utilizzato la promenade lungo le mura del Castello Carlo V come una sorta di solarium urbano, mentre al Capitolo sono stati segnalati pannolini sporchi abbandonati nei contenitori destinati alla raccolta della carta.

Gallipoli prova a fermare gli eccessi con le ordinanze

Lo stesso problema assume dimensioni ancora maggiori a Gallipoli, una delle capitali del turismo estivo pugliese. Anche qui l’amministrazione ha cercato di rispondere attraverso ordinanze, controlli, presidi e sanzioni.

A giugno è entrata in vigore l’ordinanza sul decoro urbano, valida fino al 30 settembre. Il provvedimento disciplina l’abbigliamento negli spazi pubblici e vieta di circolare a torso nudo, in costume da bagno o con un abbigliamento considerato poco consono al contesto urbano fuori dalle aree balneari.

Una distinzione apparentemente elementare, quella tra spiaggia e città, che l’enorme pressione turistica rende però necessario mettere nero su bianco.

La battaglia contro le “case pollaio”

Gallipoli deve affrontare anche un altro fenomeno ormai conosciuto da anni: quello delle cosiddette “case pollaio”, appartamenti nei quali vengono ospitate più persone rispetto al numero consentito.

Anche in questo caso l’amministrazione ha previsto controlli e una sanzione di 480 euro per le violazioni. Alle disposizioni contro il sovraffollamento si aggiungono quelle che regolano attività, viabilità e utilizzo degli spazi pubblici.

Parallelamente viene rafforzato il sistema dei controlli coordinato dalla Prefettura, con servizi concentrati sul centro, sulle marine e nelle zone maggiormente frequentate.

Forze dell’ordine impegnate su più fronti

Il problema è che la gestione della movida rappresenta soltanto una parte del lavoro. Polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia locale e gli altri operatori presenti sul territorio devono continuare a garantire contemporaneamente tutte le attività ordinarie di sicurezza e rispondere alle emergenze.

A Gallipoli, per esempio, nelle scorse settimane uomini e mezzi sono stati impegnati anche negli incendi divampati lungo il litorale. Un’attività che si somma ai servizi ordinari e straordinari richiesti da una città che durante l’estate cambia radicalmente dimensione.

Il confine che nessuna ordinanza può superare

Dal Salento al Barese emerge allora un problema comune. Le amministrazioni possono vietare di passeggiare in costume nei centri abitati, sanzionare gli appartamenti sovraffollati, impedire gli accampamenti sulle spiagge, multare chi effettua tuffi pericolosi o utilizza gli spazi pubblici senza rispettarne la destinazione.

Le forze dell’ordine possono aumentare i presidi e intervenire quando le regole vengono violate. Ma nessuna città può trasformarsi in un territorio sorvegliato metro per metro per impedire a qualcuno di abbandonare un pannolino, arrampicarsi su una statua, accendere una fornacella dove è vietato o passeggiare in costume tra negozi e abitazioni.

È qui che il problema del “turismo cafone” smette di essere soltanto una questione di ordinanze. La Puglia dei record turistici deve fare i conti anche con il comportamento di chi la visita. Perché la qualità di una destinazione dipende dai servizi, dai controlli e dalla capacità di accogliere, ma anche dal rispetto di chi arriva. E il senso civico, a differenza delle multe, non può essere imposto per ordinanza.

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