Roma, 9 giugno 2026 – Il pubblico impiego centrale prova a lasciarsi alle spalle la stagione dei contratti firmati in ritardo, quando gli aumenti arrivavano spesso a triennio già consumato. All’Aran è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto Funzioni centrali 2025-2027, che riguarda circa 200mila lavoratori di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. La firma è arrivata con il sostegno della gran parte delle organizzazioni sindacali rappresentative, inclusa la Cgil, e con la sola esclusione di Usb.
Il dato economico è il primo elemento concreto: l’incremento medio complessivo a regime, dal primo gennaio 2027, sarà di circa 162 euro lordi al mese per tredici mensilità. Per l’area delle Elevate professionalità l’aumento arriverà a 221 euro mensili; per i funzionari sarà pari a 161,80 euro; per gli assistenti a 133,20 euro; per gli operatori a 126,60 euro. Gli incrementi saranno articolati in tre scatti progressivi, con decorrenza dal primo gennaio di ciascun anno del triennio.
Ma il valore politico e sindacale dell’intesa sta anche nel calendario. Per la prima volta il rinnovo viene firmato durante il periodo di vigenza contrattuale, e non a scadenza superata. Un passaggio che l’Aran considera non solo tecnico, ma istituzionale. “Firmare un contratto durante il suo periodo di vigenza non è un dettaglio procedurale – sottolinea il presidente dell’Agenzia, Antonio Naddeo –: è la dimostrazione che il sistema di contrattazione collettiva pubblica può funzionare in modo ordinato, tempestivo e al servizio dei lavoratori”. Per Naddeo, la sottoscrizione di tre contratti delle Funzioni centrali in poco più di quattro anni rappresenta un risultato che “fino a qualche anno fa era impensabile”.
Il nodo degli stipendi e il recupero del potere d’acquisto
L’intesa arriva dopo anni in cui l’inflazione ha inciso pesantemente sul potere d’acquisto anche nel lavoro pubblico. L’aumento medio di 162 euro lordi non cancella da solo l’erosione accumulata, ma consolida un percorso di recupero salariale che il sindacato collega alla continuità negoziale. Secondo la Cisl Fp, il nuovo rinnovo porta un incremento medio del tabellare pari a circa il 7,6% e, sommato al contratto 2022-2024, consente di arrivare a una crescita complessiva vicina al 12% delle retribuzioni. Roberto Chierchia, segretario generale della Cisl Fp, parla di “grande risultato per le lavoratrici e i lavoratori dello Stato, delle Agenzie e degli Enti pubblici non economici”, ma rivendica anche la linea tenuta nel rinnovo precedente. “La sottoscrizione dell’intesa – osserva – non sarebbe stata possibile senza la sottoscrizione del contratto precedente, fortemente voluta dalla Cisl Fp. Senza la lungimiranza e la responsabilità di chi ha creduto nella continuità contrattuale, oggi il personale si troverebbe in ritardo di due rinnovi”. Il contratto non è ancora pienamente esigibile: dovrà superare le verifiche del Mef e della Corte dei conti, sentito il parere del Consiglio dei ministri. Ma la firma dell’ipotesi segna già un punto di svolta nei rapporti tra amministrazioni e rappresentanze del personale, perché prova a trasformare la contrattazione pubblica da esercizio di recupero arretrato a strumento ordinario di governo del lavoro.
La prima disciplina contrattuale sull’IA
La novità più rilevante sul piano normativo riguarda l’intelligenza artificiale. Per la prima volta nella contrattazione collettiva delle Funzioni centrali viene introdotto un titolo specifico, agli articoli 12-14, dedicato ai sistemi algoritmici. Le amministrazioni saranno tenute a informare i lavoratori sull’adozione di strumenti di IA; viene esclusa ogni decisione automatica in materia di rapporto di lavoro, trattamento economico, disciplina o valutazione; ogni atto assistito da intelligenza artificiale dovrà essere sottoposto a revisione umana. Il lavoratore avrà inoltre diritto a conoscere i criteri applicati e a chiedere il riesame. È il punto su cui Naddeo insiste maggiormente. “Ciò che mi rende più orgoglioso – afferma – è l’introduzione, per la prima volta in assoluto, di un titolo contrattuale dedicato all’intelligenza artificiale. Abbiamo scelto la strada del contratto, non della legge né della regolazione unilaterale, per presidiare i diritti dei lavoratori nell’era algoritmica”. Una scelta che attribuisce alla contrattazione collettiva una funzione nuova: non solo distribuire risorse, ma presidiare il modo in cui la tecnologia entra nell’organizzazione pubblica.
Ferie, formazione, fragilità e salute
Il rinnovo interviene anche su diversi istituti normativi. Viene regolata contrattualmente la figura del social media e digital manager, ormai sempre più presente nelle amministrazioni. Dal primo gennaio 2027 viene superato il regime differenziato delle ferie per i neoassunti, con il riconoscimento del trattamento pieno a tutti i dipendenti. Entra inoltre il cosiddetto “patentino delle competenze”, pensato per rafforzare il sistema della formazione e rendere più riconoscibili i percorsi professionali. Sul versante sociale, il contratto potenzia le tutele per le categorie più vulnerabili nel lavoro agile e da remoto e introduce permessi specifici per gli screening oncologici previsti dal Servizio sanitario nazionale per gli over 50, che si aggiungono agli altri permessi legati alla tutela della salute. Per la Cisl Fp, si tratta di un tassello necessario per rendere le amministrazioni più attrattive e per migliorare il benessere organizzativo, con attenzione a genitorialità, pendolari e lavoratori fragili. L’intesa, dunque, tiene insieme salario, innovazione e diritti. Per il governo e per la macchina pubblica è anche un banco di prova: se la contrattazione torna dentro tempi ordinari, la pubblica amministrazione può recuperare credibilità non solo come datore di lavoro, ma come infrastruttura essenziale della coesione economica e sociale del Paese. Il passaggio ora è alle verifiche istituzionali. Poi gli aumenti e le nuove regole dovranno misurarsi con la realtà quotidiana degli uffici pubblici.
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