Sindaco Mezzetti, quale sarà il destino delle ex Fonderie?

“Partirei da un risultato importante: Modena ha concluso tutti i 62 progetti del Pnrr. Non era scontato ed è il risultato di una grande capacità amministrativa della struttura comunale. Le ex Fonderie sono l’intervento più complesso. Il costo è passato da 22 a quasi 50 milioni, per il rincaro dei materiali e dell’energia e per alcuni limiti della progettazione originaria che abbiamo dovuto correggere. Abbiamo stanziato altri 1,3 milioni per completare il lotto 2Aa: è un impegno gravoso, ma non lasceremo un’incompiuta”.

Quali sono le ipotesi in campo?

“Sono due, alternative ed entrambe sostenibili economicamente: concentrare lì gli uffici comunali in un unico polo direzionale oppure fare delle ex Fonderie la Manifattura del XXI secolo. Questa seconda prospettiva prevede di insediare imprese avanzate nella cybersecurity, nell’intelligenza artificiale, nella mobilità e nei servizi, insieme a ricerca universitaria e startup; nelle ali dei nuovi edifici e nel cortile, spazi per incubazione, coworking, eventi, ristorazione e servizi comuni. In autunno lanceremo una manifestazione d’interesse. Vogliamo mantenere la funzione pubblica dell’area e darle una gestione sostenibile. Le Fonderie possono diventare un motore della rigenerazione dell’intero quadrante Crocetta-Stazione-Santa Caterina, restituendo futuro a un luogo simbolo del lavoro modenese”.

Manutenzione della città: una delle promesse non mantenute. Il decoro, soprattutto in alcune zone, è un miraggio e i residenti chiedono più interventi. Che intenzioni ha?

“Sulla cura della città non abbiamo ancora invertito pienamente la rotta rispetto agli anni precedenti quando tutti gli sforzi erano concentrati sulle grandi opere a scapito della manutenzione e non mi nascondo. In alcuni quartieri strade, marciapiedi, illuminazione e verde non sono all’altezza di Modena. Ne ho fatto un punto centrale del programma e sarà una priorità della seconda parte del mandato. L’accordo quadro, operativo entro la fine dell’autunno, prevede un programma potenziale da 80 milioni in quattro anni su strade, verde, ponti, aree gioco ed edifici pubblici. Nel Bilancio del 2026 abbiamo destinato circa 16 milioni alla qualità urbana e a luglio altri 2 milioni per strade e verde”.

Per il comparto delle ex Fonderie il costo è passato da 22 a quasi 50 milioni, “un impegno gravoso”

L’esordio di Edison che ha vinto l’appalto per l’illuminazione pubblica non è stato tra i migliori…

“Sul piano Edison vigileremo perché significhi non solo risparmio energetico, ma più luce, sicurezza e rapidità negli interventi. Dopo Ferragosto convocherò il nuovo gestore e Hera Luce: vogliamo chiarezza e risultati”.

In compenso questa estate abbiamo avuto molti eventi ’diffusi’ in tutta la città.

“Gli appuntamenti culturali estivi in centro come quelli mai prima d’ora portati nei parchi, nelle polisportive e nelle frazioni hanno portato incontro e comunità vicino alle case. Una città è più bella quando è ben tenuta, ma anche quando i quartieri sono vivi”.

Rifiuti: si è concluso il piano per il ritorno dei cassonetti di carta e plastica. Se tornasse indietro lo rifarebbe?

“Sì, lo rifarei. Era una delle richieste più chiare ascoltate in campagna elettorale e oggi la promessa è stata mantenuta per oltre 76 mila utenze. Non abbiamo smantellato la differenziata né siamo tornati al passato: abbiamo corretto un sistema che in molte zone creava forti disagi. Oggi si può differenziare senza essere vincolati a giorni e orari, mantenendo gli obiettivi ambientali e introducendo cassonetti informatizzati per tutelare la qualità della raccolta che per carta e plastica sarà sempre gratuita. Le molte mail positive ricevute confermano che per tanti cittadini il sistema è diventato più semplice. Ora valuteremo qualità della raccolta, abbandoni e soddisfazione degli utenti. Se emergeranno problemi interverremo ancora: amministrare significa anche saper correggere”.

in agosto è stato poi completato il piano cassonetti

In agosto è stato poi completato il piano cassonetti

A fronte di una città non perfettamente pulita e di un servizio che zoppica, aumentare le tariffe non è ingiusto verso chi rispetta le regole? Perché non cercate gli abusivi che non pagano?

“L’aumento c’è e comprendo la reazione delle famiglie: nessuno è contento di pagare di più, soprattutto quando vede disservizi. A Modena abbiamo però contenuto l’impatto sugli utenti e aggiunto 200 mila euro alle agevolazioni per le situazioni più fragili. Questo non significa accettare un servizio inadeguato. Dobbiamo essere più esigenti con Hera e con tutti i soggetti della filiera, comprese le cooperative affidatarie. Chi paga ha diritto a un servizio svolto integralmente e con standard verificabili. Per questo, con il sindaco di Carpi Riccardo Righi, convocheremo dopo l’estate un tavolo provinciale. Stiamo inoltre incrociando le banche dati per individuare chi non ha mai ritirato la Carta Smeraldo e le utenze irregolari. Non tutti gli abbandoni, però, dipendono da chi è privo della Carta: esistono anche comportamenti incivili di utenti registrati. Non può essere sempre chi rispetta le regole a pagare anche per chi evade. E contro gli abbandoni servono controlli, ispettori ambientali, videosorveglianza mobile e sanzioni. Chi paga deve ricevere un buon servizio; chi evade o abbandona rifiuti deve essere individuato.

C’è un prima e un dopo 16 maggio per Modena. Quale dopo stiamo vivendo? Aver usato subito la parola attentato basta ad arginare la strumentalizzazione?

“No, una parola non basta, ma le parole delle istituzioni contano. Ho parlato subito di attentato perché un’automobile è stata deliberatamente utilizzata come arma contro persone inermi. Monica Esposito ha perso la vita e altri feriti porteranno per sempre le conseguenze di quel gesto criminale. Il dopo è innanzitutto il tempo del dolore e della vicinanza alle vittime. Il Comune ha attivato la raccolta fondi (a settembre procederemo con l’assegnazione di questi alle persone e alle famiglie coinvolte in proporzione alle conseguenze riportate a seguito dell’attentato), il sostegno psicologico, il rapporto con la Fondazione regionale per le vittime di reato che è già intervenuta in favore delle vittime, il lutto cittadino e un segno permanente della memoria. Vedo però troppi impresari della divisione che pretendono da un sindaco un verdetto che spetta ai giudici. Mi colpisce che la presidente del Consiglio non riesca ancora a dire con chiarezza, dopo sentenze definitive, che quella del 2 agosto 1980 a Bologna fu una strage neofascista, mentre a me si chiede di anticipare conclusioni ancora al vaglio della magistratura. Sono state diffuse persino falsità, come il video manipolato dei funerali di Monica per sostenere che non fossi presente. Giocare una partita politica sulla pelle delle vittime è moralmente inqualificabile. A fermare Salim El Koudri furono cittadini di origini italiane, egiziane, albanesi e bengalesi. Quella Modena coraggiosa, solidale e unita è la nostra risposta. Il nostro dopo deve tenere insieme memoria, giustizia, sicurezza e coesione. Rifiutare l’odio non significa rinunciare alla fermezza.

Nell’ambito sicurezza, l’emergenza oggi si chiama disagio giovanile, che talvolta sfocia in aggressioni, risse e devastazioni. Cosa ci è sfuggito e cosa si può fare?

“La sicurezza è un diritto di tutti e metterla al centro significa sottrarla alla propaganda. Per me essere di sinistra vuol dire affrontarla a viso aperto, usando tutti gli strumenti del Comune e lavorando con prefettura, questura e forze dell’ordine. Non la derubricherò mai a semplice percezione. È stato un errore, anche della mia parte politica. Se un genitore ha paura quando un figlio esce, non basta rispondergli con le statistiche: un sindaco deve farsi carico di quella paura e agire. Ci è sfuggita la profondità di una frattura generazionale fatta di solitudine, fragilità familiari, abbandono scolastico, dipendenze, social e difficoltà nel gestire la frustrazione. Ma non dobbiamo criminalizzare un’intera generazione: la grande maggioranza dei ragazzi studia, lavora, fa sport e volontariato. Quando ci sono un’aggressione, un’arma o una rapina non è una ragazzata: è un reato e deve avere conseguenze certe. Ma bisogna intervenire anche prima che il disagio esploda. Abbiamo rafforzato educativa di strada, educatori davanti agli istituti, school tutor e coordinamento con la Polizia locale. Alla Tenda la nuova fascia pomeridiana ha coinvolto circa 200 ragazzi. Serve un patto tra Comune, scuola, Ausl, famiglie, sport, associazioni, forze dell’ordine e giustizia minorile. Non dobbiamo scegliere tra educatori e divise: una città sicura ha bisogno degli uni e delle altre.

I sindacati sono stati molto duri sulla mancata condivisione della Tari e del bilancio. Senza un partito dietro, non rischia di rimanere solo?

“Con Cgil, Cisl e Uil ho un rapporto costante. Le critiche vanno ascoltate e, se il confronto è stato percepito come tardivo, dobbiamo migliorare. I sindacati non sono avversari: rappresentano lavoratori e pensionati, mentre a noi spetta la responsabilità finale delle decisionii. Abbiamo condiviso, ad esempio, la scelta di sterilizzare gli aumenti degli abbonamenti dell’autobus attraverso gli extra dividendi di Hera. Sui rifiuti abbiamo contenuto gli aumenti e continueremo il confronto. Quanto alla solitudine, sono stato eletto con una coalizione e un programma, ho una maggioranza e una Giunta che lavora. Non mi interessa essere protetto dalle critiche; mi interessa non essere lasciato solo davanti ai problemi della città. Un sindaco non ha bisogno di persone che gli diano sempre ragione, ma di essere messo nelle condizioni di decidere e rispondere ai cittadini”.

C’è chi dice che sia tentato da una lista civica per coltivare uno spazio distinto dal Pd.

“Oggi sono impegnato a governare Modena e a costruire, con la Giunta, la maggioranza e le energie del lavoro, delle professioni, delle imprese e dell’Università, il progetto per la seconda parte del mandato e per la Modena del futuro. Sono un sindaco di coalizione, non il rappresentante di una sola forza politica. Il mio riferimento è il programma con cui sono stato eletto e la comunità modenese. Quando verrà il momento valuteremo la forma più utile per allargare la partecipazione e rafforzare la coalizione. Mi interessa costruire uno spazio più ampio per Modena, non uno spazio contro il Pd”.

Sta meditando sull’eventuale secondo mandato?

“Siamo a due anni dall’inizio del mandato e a quasi tre dalle prossime elezioni. Pensare già alla ricandidatura sarebbe prematuro e autoreferenziale. Abbiamo ancora molto lavoro da fare. Prima di chiedere ai modenesi altri cinque anni, dobbiamo utilizzare bene quelli che ci hanno già affidato”.

Ogni tanto si parla di rimpasto di giunta: nel mirino ci sarebbero Vittorio Molinari e Alessandra Camporota..

“Un eventuale rimpasto non rientra tra le mie priorità”.

Un bilancio di questi due anni di governo della città?

“Se guardiamo soltanto ai problemi rischiamo di non vedere la città reale. In questi due anni Modena ha concluso 62 progetti Pnrr per 127 milioni, avviato attraverso il Pug la rigenerazione di aree dismesse da anni, difeso e ampliato i servizi educativi e sociali, programmato oltre 100 milioni di nuovi investimenti, avviato il Piano casa e corretto il sistema di raccolta dei rifiuti, stiamo progettando la trasformazione dello straordinario patrimonio delle Polisportive in Centri di Comunità in cui offrire servizi di base ai cittadini. Abbiamo portato a Modena eventi internazionali come il Jazz Open e rilanciato luoghi culturali importanti, dall’ex Ospedale Estense al futuro polo dell’ex Sant’Agostino e Ago. Questo non cancella le buche, gli abbandoni, le preoccupazioni sulla sicurezza o il peso delle tariffe. Amministrare seriamente significa riconoscere ciò che non funziona, senza permettere che questo cancelli quanto è stato realizzato. E soprattutto significa continuare a lavorare, sapendo che Modena ha problemi da affrontare, ma anche energie, competenze e una forza civile straordinaria su cui costruire il proprio futuro”.


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