#Finsubito news – Ets, cosa sono e perché pesano sulle bollette, cosa si è deciso dopo lo scontro Ue nella notte


di
Fabio Savelli

Il sistema europeo impone a centrali e industrie di acquistare quote per le emissioni di CO₂. Il costo sostenuto dai produttori elettrici si trasferisce sul prezzo dell’energia e può incrementare le bollette pagate dalle famiglie

Il costo della CO₂ divide l’Europa. La questione riguarda l’Ets2, il nuovo sistema destinato a coinvolgere i combustibili per edifici e trasporti stradali. 

Dietro il negoziato c’è una questione che impatta su famiglie e imprese. Il tema è come ridurre il costo dell’energia senza cancellare l’incentivo a consumare meno combustibili fossili. 




















































Cosa sono gli Ets?
Per capire la posta in gioco bisogna distinguere il sistema già operativo, che interessa centrali elettriche e grandi impianti industriali, da quello che porterà il prezzo della CO₂ anche nei consumi quotidiani di riscaldamento e mobilità. L’Ets, acronimo di Emissions Trading System, è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

Nato nel 2005, attribuisce un costo ai gas serra prodotti dalle attività economiche. L’Unione stabilisce un limite complessivo alle emissioni dei settori interessati e lo riduce progressivamente. All’interno di questo tetto circolano quote, ciascuna corrispondente a una tonnellata di anidride carbonica equivalente. Le imprese devono restituirne un numero sufficiente a coprire le proprie emissioni: possono acquistarle alle aste o sul mercato, mentre alcuni comparti industriali ne ricevono una parte gratuitamente per limitare il rischio di delocalizzazioni (qui le informazioni sul sistema Ets). 

Qual è il collegamento con il costo delle bollette?
Il prezzo delle quote si forma sul mercato. Chi riduce le emissioni ha bisogno di meno permessi; chi continua a emettere deve sostenerne il costo.

Il collegamento con le bollette passa soprattutto dalle centrali che bruciano gas e carbone. Per produrre elettricità devono pagare il combustibile e procurarsi le quote necessarie a coprire la CO₂ emessa. Questo secondo costo entra nelle offerte di vendita dell’energia e può trasferirsi sui prezzi all’ingrosso, quindi sui contratti di famiglie e imprese. Non coincide necessariamente con una voce separata e riconoscibile nella fattura: è incorporato nel costo della produzione. 

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A rafforzarne l’effetto è il funzionamento del mercato elettrico. Nelle ore in cui serve una centrale a gas per soddisfare la domanda, il suo costo contribuisce a determinare il prezzo dell’elettricità scambiata sul mercato del giorno prima, anche per produttori che utilizzano altre fonti. È il meccanismo del prezzo marginale. Per l’Italia, dove il gas conserva un peso rilevante e determina il prezzo in molte ore, il tema è particolarmente sensibile. L’effetto sui consumatori dipende poi anche dal tipo di contratto e dai tempi con cui le variazioni all’ingrosso raggiungono il dettaglio. 

Attribuire all’Ets l’intero caro bollette sarebbe però fuorviante. Contano il prezzo del gas, la composizione della produzione elettrica, le reti, gli oneri e la fiscalità. Ridurre il costo della CO₂ può alleggerire una componente della spesa, ma lascia aperta l’esposizione alle oscillazioni dei combustibili importati. Da qui il contrasto tra chi chiede una correzione immediata degli oneri ambientali e chi teme che sospendere il sistema rallenti proprio gli investimenti capaci di ridurre quella dipendenza. 

Perché l’Europa si è spaccata e come?
È su questa divisione che si è arenato il confronto notturno a Bruxelles (qui come si è concluso il negoziato). L’Italia, insieme a Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, ha sostenuto un ulteriore rinvio dell’Ets2 al 2030, richiamando il peggioramento del quadro energetico e geopolitico. I governi nordici, con la Svezia in prima linea, hanno difeso la stabilità delle regole climatiche e la prevedibilità degli investimenti. Il compromesso chiede un mercato del carbonio più trasparente e meno volatile, tutela della competitività industriale e protezione contro lo spostamento delle produzioni verso Paesi con vincoli ambientali più deboli. Allo stesso tempo ne preserva la funzione di stimolo all’innovazione. 

Cosa è stato deciso?
Le conclusioni approvate nella notte contengono dunque un indirizzo politico per la revisione, non una sospensione dell’Ets né un taglio automatico delle bollette. Sull’Ets2, il mandato alla Commissione riguarda una nuova analisi dell’impatto, della struttura e delle salvaguardie. Un eventuale cambiamento del calendario richiederebbe ulteriori decisioni e i necessari passaggi legislativi. 

Qual è la differenza tra Ets2 e Ets?
L’Ets2 sarà un mercato distinto da quello attuale. Riguarderà la CO₂ prodotta dalla combustione dei carburanti nei trasporti stradali e dei combustibili utilizzati negli edifici, oltre ad alcuni settori minori finora esclusi (qui come funziona il meccanismo). L’obbligo di acquistare e restituire le quote ricadrà sui fornitori di combustibili, non sui singoli automobilisti o proprietari di casa. Le famiglie non dovranno comprare certificati per accendere la caldaia o fare rifornimento. Potranno però pagare una parte del costo attraverso il prezzo finale di gas, benzina e gasolio, nella misura in cui i fornitori lo trasferiranno ai clienti. 

L’obiettivo è rendere economicamente più convenienti la riqualificazione degli edifici, il riscaldamento pulito e la mobilità a basse emissioni. Il problema distributivo è evidente: chi ha redditi modesti, abita in una casa poco efficiente o vive lontano dai trasporti pubblici può avere poche alternative immediate al consumo di combustibili fossili. Per queste persone un rincaro rischia di arrivare prima della possibilità concreta di cambiare abitudini o impianti.

Per attenuare questo squilibrio è stato istituito il Fondo sociale per il clima, destinato a sostenere famiglie vulnerabili e microimprese (qui come funziona e cos’è questo Fondo). Le risorse possono finanziare interventi di efficienza energetica, sistemi di riscaldamento più puliti, accesso a trasporti meno inquinanti e aiuti temporanei al reddito. Il quadro europeo prevede di mobilitare almeno 86,7 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032, includendo il cofinanziamento nazionale. La capacità dei governi di trasformare queste risorse in interventi accessibili sarà decisiva per l’equità del sistema.

Sono previste anche protezioni contro aumenti eccessivi delle quotazioni. Il 9 ottobre il Consiglio dell’Ue ha approvato un rafforzamento della riserva di stabilità dell’Ets2: le nuove regole prevedono, tra l’altro, di raddoppiare da 20 a 40 milioni le quote da immettere sul mercato quando si verificano le condizioni collegate al superamento di 45 euro per tonnellata, espressi a prezzi del 2020. È una soglia che attiva un intervento sull’offerta, non un tetto invalicabile al prezzo della CO₂. 

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16 ottobre 2026 ( modifica il 16 ottobre 2026 | 09:12)


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