L’inchiestista di Report insorge contro chi osa sollevare degli interrogativi sulla vicenda che lo vede coinvolto. Montaruli: eppure, «fino a poco tempo fa si stracciava le vesti contro chiunque» annunciasse ricorsi o esposti, visti come «strumento di repressione della libertà di stampa e del diritto di cronaca»

L’intricato caso Ranucci si aggiorna a un nuovo, tumultuoso capitolo, tutto da leggere e commentare. Sì, perché non bastava il guazzabuglio di controversie politiche e appunti investigativi a ingarbugliare la matassa, e così ora il conduttore al centro della vicenda – che dice di trincerarsi dietro il silenzio, ma in realtà tra presentazioni del suo libro e pseudo no-comment riservati ai giornalisti, mantiene il riserbo soprattutto sui suoi legami con l’amico Lavitola – decide di passare alle vie legali. Contro i presunti responsabili e mandanti dell’agguato? No: contro un magistrato: e nel mirino finisce la giudice Clementina Forleo, “colpevole” di aver espresso sui social dubbi legittimi e domande scomode sulle recenti uscite (e gli ormai proverbiali silenzi) del giornalista…

Ranucci querela la giudice Clementina Forleo per un post che apre a interrogativi sulla vicenda…

Al centro dello scontro c’è un post pubblicato sui social dalla giudice della Corte d’Appello di Roma, in cui, tra dubbi e interrogativi al momento in attesa di risposta, la toga si chiede apertamente: «Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti i costi mantenere il timone di Report con la minaccia di spifferare le chat con “tutti”? E chi sono i “tutti” di cui parla?». Nel post Forleo poi aggiunge (e sottolinea): «In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione, e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così, e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del “tanto meglio”»…

Il legale del giornalista subito all’attacco: «Dichiarazioni calunniose»

Parole nettamente incisive che hanno provocato la reazione immediata del conduttore. Ranucci ha dato mandato al suo legale, l’avvocato Roberto De Vita, di sporgere querela presso la Procura di Perugia. E il legale, puntualmente, esegue e commenta: «Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell’importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali – replica  l’avvocato Roberto De Vita interpellato dall’Adnkronos – abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali Ranucci è costretto a rivolgersi alla Autorità Giudiziaria. Parole ben oltre la perdita di sobrietà, con gravi conseguenze legali», sentenzia il legale del giornalista.

Ranucci, la replica di Forleo: «Il mio post era una riflessione su dichiarazioni mai smentite»

Tempestiva però anche la contro-replica della consigliera della Corte d’appello di Roma Clementina Forleo, che in merito alla notizia secondo cui il giornalista ha dato mandato ai propri legali di presentare una querela nei suoi confronti per il post pubblicato nei giorni scorsi sui social dove si chiede «Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti i costi mantenere il timone di Report con la minaccia di spifferare le chat con tutti? E chi sono i “tutti” di cui parla?», commenta e spiega: «Il mio post era una mera riflessione in ordine a propalazioni rese da Sigfrido Ranucci riportate dai giornalisti Carmelo Caruso e Salvo Sottile, e mai smentite dall’interessato. In uno Stato di diritto ognuno si assume le responsabilità delle sue condotte, incluse le querele che sporge».

Malan: «Perché Ranucci querela Forleo e non Lavitola?»

Ma non è ancora tutto. Perché, come facilmente intuibile, la mossa di Ranucci non poteva che scatenare una immediata e dura reazione politica. Così, a mettere a nudo le contraddizioni e i dubbi sul giornalista al centro della vicenda, è intervenuto in queste ore il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, che nell’affondare il colpo della replica ha intinto la punta del fioretto nell’inchiostro polemico: «Perché Sigfrido Ranucci non querela Valter Lavitola che ha detto che “se la bomba l’ho messa io, allora l’ha messa Ranucci”, ma il magistrato Clementina Forleo che chiede rigore e trasparenza nelle indagini?».

Il presidente dei senatori di Fdi: e «l’Anm da che parte sta?»

Non solo, Perché Malan incalza poi anche l’Associazione Nazionale Magistrati con un interrogativo al vetriolo: «La Anm è dalla parte dei magistrati, o da quella degli amici di pregiudicati che querelano i magistrati?», si chiede (retoricamente) il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia Lucio Malan.

Montaruli: tipico doppiopesismo di sinistra, ora querela giornalisti e magistrati

E non è solo il numero uno dei senatori di FdI a Palazzo Madama a porsi dei dubbi e a farsi delle domande, perché in queste stesse ore anche il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli, affidando a una nota interrogativi e perplessità, sottolinea: «Sigfrido Ranucci non sarà riuscito, così come avrebbe voluto il suo “fraterno amico” Valter Lavitola, a scendere in politica dalla porta principale: quella di premier. Ma in tema di doppiopesismo non è secondo ai politici della sinistra. Basta dare un’occhiata agli annunci e alle minacce di querele che negli ultimi due giorni ha rivolto verso giornalisti e magistrati».

«Ma non erano minacce al diritto di cronaca?»

«Peccato però che – prosegue Montaruli nella nota – fino a poco tempo fa, (lo stesso conduttore di Report, ndr) si stracciava le vesti contro chiunque annunciasse querele, viste come strumento di repressione della libertà di stampa e del diritto di cronaca. Ora, invece, tutto è lecito, perché riguarda lui, e perciò tanti saluti alla difesa della libertà del giornalista? Il classico “due pesi e due misure” di cui la sinistra italiana è maestra. E di cui Ranucci sembra essere un degno interprete».

Così, tra querele e contro-repliche, no comment eloquenti e silenzi stampa virtuali, post e contro-dedizioni implicite (o quasi), come ormai evidente lo scontro si sposta nelle aule di giustizia. Il tutto tra veleni, sospetti, e una politica che chiede chiarezza su una vicenda dai contorni sempre più fumosi. E paradossali. (Sotto il post della giudice della Corte d’Appello di Roma dalla sua pagina Facebook).


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Chiara Volpi

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