Il Comune avvia una cabina di regia permanente con istituzioni, sindacati, università, ordini professionali, terzo settore e operatori economici. Obiettivo: più alloggi disponibili, recupero dello sfitto, interventi per studenti, giovani lavoratori e persone fragili

La casa torna al centro dell’agenda amministrativa con un tavolo permanente pensato non come sede di confronto occasionale, ma come cabina di regia stabile per trasformare l’emergenza abitativa in una strategia strutturale. Questa mattina, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, si è svolto il primo incontro del Tavolo cittadino sulle Politiche abitative, alla presenza della sindaca Silvia Salis, dell’assessore alle Politiche della casa Davide Patrone, dell’assessora al Welfare Cristina Lodi e dell’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola.

L’iniziativa segna l’avvio di un nuovo metodo di lavoro, basato sull’analisi dei dati, sulla programmazione degli interventi e sulla collaborazione tra Comune, istituzioni, sindacati, ordini professionali, università, terzo settore e operatori economici. Durante l’incontro sono state presentate le prime attività di studio del fabbisogno abitativo, con un approfondimento specifico sul centro storico curato da Ire S.p.A., e sono state illustrate le funzioni della Direzione Politiche della casa e dell’Osservatorio sull’abitare.

Per la sindaca Silvia Salis, il tema non può più essere trattato solo come una questione locale o emergenziale. «L’emergenza abitativa non riguarda solo la nostra città o il nostro Paese, ma l’intera Europa», ha detto aprendo i lavori. La perdita della casa, ha sottolineato, può diventare l’inizio di un percorso di esclusione sociale dal quale è molto difficile uscire. Per questo, secondo la sindaca, assegnare alloggi e garantire condizioni dignitose dell’abitare significa intervenire direttamente su una delle principali cause di marginalizzazione.
Nel primo anno di mandato, da giugno 2025 a maggio 2026, sono stati assegnati 173 alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il dato viene considerato dall’amministrazione un incremento significativo rispetto agli anni precedenti, anche se il fabbisogno resta molto più alto. Il Comune punta ad accelerare anche attraverso le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con un intervento complessivo da quasi 36 milioni di euro su 35 edifici e circa 600 alloggi pubblici. «Non basta garantire un tetto, occorre assicurare la dignità di una casa che sia moderna e funzionale», ha aggiunto Silvia Salis.
Uno dei fronti indicati come prioritari riguarda i giovani. Accanto alla domanda di alloggi per universitari, l’amministrazione mette al centro anche i giovani lavoratori, sempre più spesso esclusi dal mercato dell’affitto o dell’acquisto. Genova, ha ricordato la sindaca, è una città costruita in passato per accogliere un milione di abitanti e oggi ne conta circa la metà: questo significa che esiste un patrimonio immobiliare sfitto o inutilizzato che deve essere rigenerato, recuperato o riconvertito. L’obiettivo dichiarato è dare nuova vita agli stabili vuoti e aumentare il numero di case disponibili, non solo per le persone in condizione di fragilità, ma anche per chi, pur lavorando o studiando, non riesce più a sostenere i costi dell’abitare.
Il Tavolo permanente sarà articolato in cinque ambiti di lavoro, senza limitarsi a una funzione consultiva. Il primo riguarderà l’edilizia residenziale pubblica, con l’obiettivo dello “sfitto zero”, la mappatura delle manutenzioni necessarie, il reperimento di fondi regionali, nazionali ed europei, la revisione della normativa regionale, la rigenerazione dei quartieri popolari e il rafforzamento delle azioni sociali nei contesti più fragili. Un secondo filone sarà dedicato all’edilizia residenziale sociale e all’abitare accessibile, cioè a quella fascia di popolazione che non rientra nei requisiti per la casa popolare ma non riesce a reggere i prezzi del mercato libero. In questo ambito rientrano il rilancio dell’Agenzia sociale della casa, il social housing, l’edilizia a canone moderato, gli alloggi per studenti e le formule di service housing.
Un altro ambito di lavoro unirà edilizia privata e urbanistica, con attenzione alla mappatura dello sfitto privato, al rischio idrogeologico, alla regolazione delle locazioni brevi, agli incentivi per l’abitare sostenibile, al recupero dei centri storici, al riuso temporaneo dei locali commerciali sfitti ai piani terra e all’adattamento climatico degli spazi urbani. Il tavolo sull’inclusione socio-abitativa si occuperà invece delle situazioni di vulnerabilità e dei percorsi di autonomia, dal modello Housing First alle soluzioni per anziani e persone con disabilità, dai percorsi protetti per donne vittime di violenza ed ex detenuti fino alle risposte per neomaggiorenni stranieri non accompagnati e per chi esce dai circuiti di accoglienza. Il quinto spazio sarà dedicato alla sperimentazione di nuovi modelli abitativi, come co-housing, co-living e forme collaborative pensate per rispondere ai cambiamenti demografici, sociali ed economici.
L’assessore alle Politiche della casa Davide Patrone ha parlato di una questione urbana centrale. «Oggi la precarietà abitativa non colpisce solo la marginalità estrema, ma tocca da vicino giovani, studenti, anziani soli e lavoratori con salari inadeguati rispetto al costo della vita», ha dichiarato. Nel suo intervento ha rivendicato il lavoro del primo anno di mandato, dall’aumento delle assegnazioni di alloggi pubblici allo stanziamento, insieme ad Azienda regionale territoriale per l’edilizia, di 36 milioni di euro per la rigenerazione energetica dei quartieri popolari, fino al bando della Società per il patrimonio immobiliare del Comune per lo studentato diffuso. Il nuovo metodo, secondo Davide Patrone, dovrà poggiare su tre pilastri: dati, programmazione e condivisione, anche in vista del prossimo Piano casa nazionale e della programmazione europea 2028-2034.
L’assessora al Welfare Cristina Lodi ha richiamato il peso sociale del problema. «Aprire questo Tavolo significa riconoscere che la casa a Genova è ormai una questione sociale, economica e democratica, essenziale per la dignità umana e la tenuta della comunità», ha affermato. I dati della primavera 2026 descrivono una tensione evidente: il canone medio di locazione è arrivato a 10,46 euro al metro quadrato, con una crescita annua dell’8%, mentre circa 3.500 affitti brevi sottraggono abitazioni al mercato residenziale. Per i giovani, secondo il quadro illustrato, l’affitto può assorbire oltre il 40% del reddito. A questo si aggiungono le fragilità dei nuclei monogenitoriali e dei minori che vivono in condizioni abitative precarie.
Per Cristina Lodi, Genova dispone già di esperienze da mettere a sistema: progetti di autonomia per persone con disabilità, 80 alloggi per l’inclusione sociale, il Servizio educativo adulti, percorsi per care leavers, giovani genitori ed esperienze di Housing First. Il punto, secondo l’assessora, è evitare la frammentazione e costruire un vero “Patto cittadino per l’abitare”, capace di integrare pubblico, privato sociale e mercato responsabile, sperimentando anche formule come “COLIVINGenova” e l’abitare collaborativo per contrastare solitudine e isolamento.
L’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola ha posto l’accento sul rapporto tra politiche abitative e visione complessiva della città. «Uno degli obiettivi che ci siamo dati è riportare il tema dell’abitare dentro una visione complessiva della città», ha spiegato. Il lavoro sull’edilizia privata e sull’urbanistica dovrà partire dalla conoscenza del patrimonio esistente, dalla mappatura dello sfitto alla rigenerazione degli edifici vuoti, fino alla valorizzazione dei centri storici e dei nuclei storici. Per Francesca Coppola, usi temporanei, riattivazione dei piani terra e recupero degli immobili inutilizzati possono diventare strumenti per restituire funzioni, servizi e opportunità a intere parti della città.
Il percorso appena avviato punta quindi a superare la logica della risposta caso per caso. La sfida dichiarata è costruire politiche pubbliche capaci di aumentare gli alloggi disponibili, contenere la pressione degli affitti, recuperare il patrimonio inutilizzato e collegare il diritto alla casa alla rigenerazione urbana, alla sostenibilità e alla tenuta sociale della città.
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