Riapre il cammino sospeso nella storia: restaurato l’Acquedotto storico, 28 chilometri tra natura, forti e vallate


Il percorso pedonale torna fruibile dopo gli interventi di restauro, messa in sicurezza e consolidamento finanziati con fondi collegati al PNRR. Recuperati tratti franati, arcate danneggiate e collegamenti strategici per escursionisti, residenti e appassionati di outdoor

Torna percorribile l’Acquedotto storico, uno dei tracciati più suggestivi e identitari del territorio genovese. Da oggi il percorso pedonale restaurato e messo in sicurezza è ufficialmente aperto a escursionisti, residenti e appassionati di outdoor. Il cammino si sviluppa per circa 28 chilometri nella media val Bisagno, lungo la sponda occidentale del torrente, dal ponte Feritore, in via Piacenza, fino al Giro del Fullo a Molassana, attraversando un paesaggio in cui storia, architettura, natura e memoria delle vallate si intrecciano in modo unico.

L’intervento rientra nel progetto di restauro e valorizzazione del sistema dei forti e della cinta muraria e ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di euro attraverso il Piano nazionale per gli investimenti complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell’ambito della missione dedicata a digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo. Il programma complessivo, denominato “Valorizzazione della cinta muraria e del sistema dei forti genovesi”, vale circa 70 milioni di euro ed è finalizzato al recupero e alla rifunzionalizzazione di beni di interesse storico, artistico e paesaggistico.

L’inaugurazione si è svolta questo pomeriggio in località Crosa dei Morchi, nel tratto tra Genova e Sant’Olcese, alla presenza della sindaca di Genova e della Città Metropolitana Silvia Salis e della sindaca di Sant’Olcese Sara Dante. Il taglio simbolico riguarda un percorso che non è soltanto un’infrastruttura escursionistica, ma un pezzo di storia urbana: per secoli l’Acquedotto ha rappresentato una delle grandi opere tecniche al servizio della città, oggi restituita alla fruizione pubblica come itinerario storico-naturalistico e spazio all’aperto per camminare, scoprire il territorio e riconnettere la città alle sue vallate.

«Percorrendo l’Acquedotto storico si ha la sensazione di scoprire una Genova diversa, spesso poco conosciuta persino da chi ci vive, un luogo dove la storia della città, il paesaggio e il rapporto con le nostre vallate si intrecciano in un modo unico», ha dichiarato Silvia Salis. Per la sindaca, la riapertura del percorso restaurato significa restituire alle persone uno dei luoghi più affascinanti del territorio, rigenerando uno spazio accessibile dove camminare, stare all’aria aperta e prendersi cura della propria salute. Salis ha sottolineato anche il valore civico dell’intervento: l’Acquedotto nasce dal passato della città, ma continua a parlare al presente come bene comune da conoscere, frequentare e condividere.

Per Dante, sindaca di Sant’Olcese, l’intervento ha un significato particolare anche per il collegamento con il sistema dei forti genovesi e con il Forte Diamante, che ricade nel territorio comunale e rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio fortificato alle spalle della città. La riqualificazione, secondo Sara Dante, restituisce alla collettività un’infrastruttura preziosa per il turismo lento, la pratica sportiva e la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, rafforzando il legame tra i territori attraversati dall’Acquedotto, le associazioni che lo curano e le comunità che ne custodiscono la memoria.

Il tratto più complesso è stato quello di Molini di Trensasco, dove si era verificato il crollo di una porzione di Acquedotto lunga circa 30 metri. Qui i lavori hanno richiesto una serie articolata di soluzioni progettuali: la sistemazione idrogeologica di un’area segnata da gravi dissesti, la protezione delle sponde del corso d’acqua, il riassetto idraulico del bacino, il ripristino della continuità del tracciato e il consolidamento dei monconi e delle arcate danneggiate. L’obiettivo era duplice: mettere in sicurezza il percorso e, allo stesso tempo, conservare le caratteristiche architettoniche e paesaggistiche dell’opera storica, evitando interventi invasivi o alterazioni incongrue.

In quest’area sono stati realizzati interventi di regimazione dell’affluente del rio Trensasco con scogliere in massi ciclopici, opere di sistemazione dei muri, piantumazioni di specie arbustive autoctone e consolidamenti strutturali delle parti superstiti dell’Acquedotto. Il versante a monte è stato sistemato con tecniche di ingegneria naturalistica e muri a secco a gravità, nel rispetto delle modalità costruttive tradizionali. Il tappeto erboso è stato ripristinato con l’inserimento di essenze arbustive autoctone alla base e sulla sommità dei muri dei terrazzamenti.

Sui monconi della struttura storica sono stati eseguiti interventi puntuali di sottomurazione della porzione collassata, con fondazioni in monoblocco di pietra, inserimento di catene in acciaio nella muratura e ripristino delle parti incoerenti attraverso la tecnica “scuci-cuci”. Una delle scelte più innovative, soprattutto in rapporto al contesto urbano e monumentale, è stata quella di ricostruire la continuità del percorso con una soluzione di tipo “montano” su terrapieno, il più possibile vicina alla configurazione morfologica originaria dei luoghi.

Per gli attraversamenti dei corsi d’acqua sono state utilizzate tubazioni metalliche di grande diametro, una soluzione generalmente adottata nelle aree montane e nei contesti di dissesto idrogeologico. In questo caso è stata inserita in dialogo con un elemento storico-monumentale, riproponendo la precedente configurazione del percorso su terrapieno. Tutte le soluzioni sono state concordate con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria nell’ambito di tavoli tecnici operativi che hanno accompagnato l’intero iter progettuale e l’esecuzione dei lavori.

L’assessore ai Lavori pubblici, Opere strategiche e Coordinamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, Protezione civile Massimo Ferrante ha evidenziato il rispetto delle tempistiche previste e la duplice natura dell’intervento, insieme culturale e territoriale. «Abbiamo portato a termine i lavori nei tempi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, restituendo ai genovesi e ai visitatori della nostra città un percorso pedonale storico di straordinario valore paesaggistico, culturale e storico», ha spiegato Ferrante. Gli interventi, ha aggiunto, hanno permesso di rendere fruibile il tracciato agli escursionisti, in alcuni punti anche alle bici, e di mettere in sicurezza versanti fragili, segnati negli anni da frane, cedimenti strutturali e interruzioni del percorso.

Il presidente del Municipio IV Media Val Bisagno Lorenzo Passadore ha definito i lavori un punto di partenza importante per restituire piena fruibilità a un itinerario storico, turistico e naturalistico centrale per la vallata. Passadore ha richiamato anche il ruolo delle associazioni del territorio, che contribuiscono alle manutenzioni ordinarie e hanno recentemente dato vita a una federazione per unire le forze nella valorizzazione e nella cura dell’Acquedotto. Il loro lavoro, ha sottolineato, è considerato essenziale per garantire sicurezza, percorribilità e conoscenza del tracciato.

Altri interventi hanno riguardato i tratti a monte di via delle Ginestre, dove è stato necessario ricostruire parzialmente il percorso con una palificata in legname a doppia parete, riprofilando il versante e inserendo opere di ingegneria naturalistica per proteggere il terreno dal ruscellamento delle acque piovane e prevenire nuove erosioni. In alcuni punti sono state consolidate porzioni dell’Acquedotto con arcate parzialmente crollate, utilizzando tecniche murarie in pietrame a vista concordate con la Soprintendenza. Verso valle, l’opera è stata completata con parapetti in parte in legno e in parte in metallo.

In località Ca’ de Rissi, dove una porzione significativa della struttura storica era crollata, è stata scelta una soluzione più leggera: una passerella metallica che ricuce il percorso aereo e lo rende più sicuro grazie a un parapetto pensato anche come elemento di raccordo tra le parti originali e quelle nuove. Anche qui l’intervento ha previsto il consolidamento strutturale di un’arcata originaria, con l’inserimento di una doppia catena in acciaio e il recupero delle parti superstiti attraverso la tecnica “scuci-cuci”.

Il soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria Vincenzo Tinè ha ricordato il ruolo del Protocollo d’intesa tra Comune di Genova e Soprintendenza, ora in fase di rinnovo, che ha permesso di coordinare attività tecniche e operative per la conservazione e la valorizzazione dell’Acquedotto. «Il Protocollo ha avuto come finalità il restauro, il risanamento conservativo, la riqualificazione e la valorizzazione dell’Acquedotto, favorendone il riuso come percorso storico-naturalistico e turistico-ricreativo», ha spiegato Tinè. Il lavoro congiunto ha consentito di sviluppare progetti condivisi, semplificare le procedure e mantenere un confronto costante sugli aspetti scientifici, tecnici e organizzativi degli interventi.

La Soprintendenza dispone inoltre di un finanziamento di 2 milioni di euro per il periodo 2021-2033 destinato al progetto “Genova – Percorso storico dell’Acquedotto”, finalizzato al miglioramento dell’accessibilità, al restauro e al ripristino dei collegamenti lungo il tracciato. È attivo anche un gruppo di lavoro per estendere la dichiarazione di interesse culturale all’intero percorso dell’Acquedotto storico, mentre sono in corso il progetto di restauro della Galleria della Rovinata e quello relativo al ponte sifone sul Geirato. Tra gli obiettivi futuri figurano anche una cartellonistica coordinata lungo tutto il tracciato, la diffusione di un manuale per gli interventi di manutenzione ordinaria e l’utilizzo di un sistema informativo geografico con dati georeferenziati.

Il presidente di Ales spa Fabio Tagliaferri ha sottolineato il valore dell’intervento come esempio di integrazione tra tutela del patrimonio, sicurezza del territorio e sostenibilità. Ales ha affiancato il Ministero della Cultura nelle attività di sostegno e monitoraggio dei lavori inseriti nel Piano nazionale complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza, con un supporto tecnico e amministrativo svolto da un team multidisciplinare. Secondo Tagliaferri, il dialogo costante tra istituzioni e strutture tecniche ha permesso di superare complessità operative, rispettare target e tempistiche e arrivare alla conclusione del progetto.

La riapertura dell’Acquedotto storico si inserisce così in una visione più ampia di rigenerazione delle vallate genovesi e dei collegamenti con il sistema dei forti. Non si tratta soltanto di un restauro, ma della restituzione di un itinerario che mette insieme mobilità dolce, memoria urbana, sicurezza idrogeologica, turismo sostenibile e presidio del territorio. Dopo anni di criticità, frane e interruzioni, il percorso torna a essere un bene comune attraversabile: una linea storica sospesa tra città e natura, capace di raccontare un’altra Genova a chi la abita e a chi la scopre camminando.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 GenovaQuotidiana

Source link

Di