La competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina non riguarda più esclusivamente il controllo delle infrastrutture fisiche necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, come semiconduttori avanzati e capacità computazionali. Con l’emergere dei frontier models e dei sistemi IA più avanzati, il valore strategico si sta progressivamente spostando anche verso le capacità incorporate nei modelli addestrati.
INTRODUZIONE
Negli ultimi anni Washington ha costruito gran parte della propria strategia tecnologica nei confronti di Pechino attraverso un regime di export control mirato a limitare l’accesso cinese ai semiconduttori avanzati. L’idea di fondo è solida, ma trascura una variabile che nel frattempo sta diventando decisiva.
I frontier model, ovvero i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati oggi disponibili, hanno cambiato le regole della competizione. Le loro capacità possono essere trasferite senza toccare un solo chip. Attraverso laknowledge distillation, procedura con cui un sistema meno avanzato impara da uno più potente analizzandone le risposte, è possibile replicare parzialmente le prestazioni di un modello senza accedere né al codice né all’infrastruttura che lo ha generato. Il vantaggio tecnologico non dipende più soltanto dal controllo delle risorse produttive, ma anche dalla capacità di proteggere ciò che i modelli hanno incorporato durante l’addestramento.
È in questo contesto che si inserisce il caso Anthropic. La vicenda tocca due dimensioni parallele: la rivalità tra Washington e Pechino per il primato tecnologico e una tensione interna agli stessi Stati Uniti tra Stato e aziende private sulla gestione di tecnologie considerate strategicamente rilevanti.
Il 23 febbraio 2026 Anthropic pubblica un report nel quale accusa tre laboratori cinesi, DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax, di aver estratto capacità dal modello Claude attraverso tecniche di distillazione. Secondo la ricostruzione dell’azienda, l’operazione sarebbe avvenuta tramite circa 24.000 account fraudolenti responsabili di oltre 16 milioni di interazioni. Come riportato da CNBC e CNN, i laboratori coinvolti non hanno fornito nessuna versione alternativa dei fatti.
Vale la pena guardare i numeri da vicino, perché raccontano qualcosa di diverso da quello che i titoli hanno lasciato intendere. Nonostante DeepSeek abbia ricevuto maggiore attenzione mediatica, la maggior parte delle interazioni sarebbe riconducibile a MiniMax, con oltre 13 milioni di richieste, e a Moonshot AI, con circa 3,4 milioni. Le attività attribuite a DeepSeek ammonterebbero invece a poco più di 150.000, meno dell’1% del totale.
Al di là del singolo episodio, il caso evidenzia un problema strutturale. I controlli sui semiconduttori possono limitare l’accesso alle risorse per addestrare nuovi modelli avanzati, ma non impediscono la diffusione delle capacità già incorporate nei sistemi esistenti. La knowledge distillation apre così una nuova dimensione della competizione tecnologica, nella quale il trasferimento delle capacità può avvenire senza alcun trasferimento fisico dell’infrastruttura.
IL CASO FABLE E MYTHOS: DAL CONTROLLO DELLE CAPACITÀ AL CONTROLLO DELL’ACCESSO
Il 12 giugno 2026, a pochi giorni dal lancio di Claude Fable 5, il Dipartimento del Commercio statunitense dispone la sospensione temporanea dell’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 . La misura richiede un’autorizzazione specifica da parte del Bureau of Industry and Security per gli utenti stranieri. La causa scatenante è la scoperta di una tecnica di jailbreaking, un metodo usato per aggirare i limiti di sicurezza imposti a un sistema IA, capace di permettere al modello di individuare vulnerabilità informatiche e generare codice per sfruttarle. Il rischio non riguardava un semplice limite tecnico, ma la possibilità che capacità avanzate di analisi informatica potessero essere usate per attività offensive nel cyberspazio.
Questa decisione segna un salto qualitativo rispetto alla logica tradizionale degli export control. Prima, le restrizioni riguardavano componenti fisici come chip e macchinari. Qui il governo interviene su una capacità puramente digitale, già sviluppata e già sul mercato. Anthropic si adegua, pur ammettendo di non disporre di strumenti per verificare in tempo reale la nazionalità degli utenti. L’azienda ripristina poi l’accesso dopo aver aggiornato i sistemi di sicurezza.
Nel frattempo, il 10 giugno l’azienda aveva già scritto al Senate Banking Committee segnalando una seconda campagna di distillazione, attribuita ad Alibaba e al laboratorio Qwen: circa 28,8 milioni di interazioni generate tramite 25.000 account fraudolenti tra il 22 aprile e il 5 giugno. La notizia viene resa pubblica da CNBC il 24 giugno. Alibaba respinge successivamente le accuse e vieta ai propri dipendenti l’uso dei prodotti Anthropic.
C’è però un elemento che stona. Mentre Anthropic denuncia pubblicamente le intrusioni cinesi, Washington Post rivela che l’azienda aveva introdotto a marzo un sistema di monitoraggio interno in Claude Code, lo strumento di programmazione assistita di Anthropic, per individuare tentativi di acquisizione da parte di soggetti cinesi. Sistema poi smantellato a fine giugno, sotto la pressione delle associazioni per la tutela della privacy.
LA DISPUTA TRA ANTHROPIC E IL DIPARTIMENTO DELLA DIFESA USA
La vicenda Anthropic non si esaurisce nella competizione con la Cina. Una seconda dimensione riguarda il rapporto tra aziende private e governo nella gestione di tecnologie considerate strategiche, e su questo fronte lo scontro è stato diretto.
Il Pentagono voleva carta bianca: Claude utilizzabile per qualsiasi scopo ritenuto lecito. Anthropic ha risposto di no, chiedendo di mantenere limitazioni esplicite su sorveglianza di massa e sistemi d’arma completamente autonomi. Secondo il CEO Dario Amodei, i sistemi IA attuali non sono ancora abbastanza affidabili da assumere decisioni autonome in contesti in cui è in gioco la vita umana.
La risposta non si è fatta attendere. Il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha designato Anthropic come rischio per la sicurezza della supply chain nazionale, introducendo restrizioni nei rapporti con le aziende private che operano su contratto per il Pentagono. Il presidente Trump ha esteso il provvedimento a tutte le agenzie federali, ordinando la cessazione immediata dell’uso dei prodotti Anthropic. Anthropic ha impugnato la decisione in sede giudiziaria, sostenendo che rappresentasse un’ingerenza eccessiva nei confronti di un’azienda privata, e diversi esperti legali hanno sollevato dubbi sulla stessa legittimità della designazione. La vicenda è poi finita in Congresso, dove alcuni senatori hanno apertamente criticato la mossa dell’amministrazione, aprendo un dibattito più ampio su cosa significhi regolamentare l’IA in ambito militare.
GLI INTERESSI COINCIDONO DAVVERO?
Le accuse pubbliche di Anthropic possono essere lette non soltanto come una denuncia di violazioni della proprietà intellettuale, ma come un tentativo di spingere Washington a costruire un quadro normativo più solido attorno ai frontier model. Su questo obiettivo, gli interessi dell’azienda e quelli del governo coincidono: nessuno dei due vuole che capacità sviluppate con investimenti enormi vengano replicate gratuitamente da concorrenti stranieri.
La coincidenza, però, finisce qui. La sospensione di Fable/Mythos ha dimostrato che il governo è disposto a intervenire anche quando il rischio non viene dalla Cina, ma dall’utilizzo stesso della tecnologia. E la designazione di Anthropic come rischio per la supply chain da parte del Dipartimento della Difesa ha chiarito che Washington non esita a colpire un’azienda americana quando la ritiene fuori controllo. La protezione della sicurezza nazionale e la libertà operativa delle aziende tecnologiche, in altre parole, possono entrare in rotta di collisione.
Sul piano normativo, il memorandum presidenziale NSTM-4 e la proposta di legge H.R. 8283, volta a scoraggiare il furto dei modelli IA, tentano di tracciare confini più chiari. Helen Toner del Center for Security and Emerging Technology (CSET) ha però avvertito che imporre controlli statali diretti non basta: serve una collaborazione reale tra aziende, governo e comunità scientifica, con standard condivisi e non calati dall’alto.
I LIMITI DI UN CONTROLLO FOCALIZZATO SUI FRONTIER MODEL
C’è un’ultima questione che rischia di rendere parzialmente inutile tutto questo sforzo normativo.
La strategia americana si concentra sui frontier model, i più potenti e costosi da sviluppare. Ma la Cina potrebbe non aver bisogno di replicarli. Un’analisi della U.S.-China Economic and Security Review Commission mostra come Pechino stia puntando anche su modelli open-weight, sistemi a codice aperto, liberamente accessibili e modificabili, più piccoli, meno costosi, ma facilmente integrabili nei processi industriali. Non raggiungono le prestazioni dei modelli americani di punta, ma possono essere adottati rapidamente in settori chiave, generando vantaggio attraverso la raccolta di dati e l’integrazione produttiva. Proteggere solo la vetta, insomma, potrebbe non essere sufficiente se il terreno viene conquistato altrove.
IPOTESI E SCENARI
Il caso Anthropic potrebbe segnare l’inizio di qualcosa di più grande: un sistema di controllo sui frontier model modellato su quello già applicato ai semiconduttori, con la differenza che qui l’oggetto da proteggere non è un componente fisico ma una capacità cognitiva incorporata in un software. La knowledge distillation non è un incidente isolato: è una vulnerabilità strutturale che resterà aperta finché non esisteranno strumenti adeguati per rilevarla e contrastarla.
Nello scenario migliore, i laboratori americani sviluppano sistemi di rilevamento efficaci e Washington riesce a definire criteri condivisi per identificare quali modelli debbano essere considerati strategici. Questo permetterebbe una cooperazione più strutturata con gli alleati, in particolare Unione Europea, Regno Unito e Giappone, senza chiudere il sistema e senza sacrificare la competitività.
Nello scenario peggiore, le restrizioni di Fable/Mythos diventano un precedente permanente, i laboratori cinesi affinano le tecniche di distillazione più velocemente di quanto si riesca a contrastarle, e un controllo sempre più invasivo finisce per spingere altri Paesi verso alternative cinesi o verso modelli open-weight sviluppati fuori dall’orbita americana. Con attori come DeepSeek, Moonshot, MiniMax e Alibaba/Qwen in rapida crescita, mantenere il primato sulla sola base della superiorità tecnica diventa una scommessa rischiosa.
CONCLUSIONI
La vicenda Anthropic, presa nel suo insieme, racconta una trasformazione profonda: la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina si sta spostando dal controllo delle infrastrutture al controllo di ciò che quelle infrastrutture hanno prodotto. I frontier model non sono più solo prodotti commerciali. Sono diventati asset strategici e come tali vengono trattati.
La knowledge distillation ha dimostrato che bloccare i chip non basta. Il caso Fable/Mythos ha dimostrato che il governo è disposto a intervenire direttamente anche sui prodotti già sul mercato. La disputa con il Pentagono ha dimostrato che questa nuova centralità strategica crea attriti anche all’interno degli stessi Stati Uniti, tra chi detiene la tecnologia e chi vuole controllarla.
Nei prossimi mesi i segnali da osservare sono chiari: l’evoluzione degli export control sui modelli software, i nuovi casi di distillazione, l’esito del contenzioso legale tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa, ancora aperto con una corte californiana che ha sospeso il divieto in via cautelare mentre l’appello federale a Washington segue un percorso separato, e l’attuazione concreta di NSTM-4 e H.R. 8283. La domanda di fondo, però, non cambierà: non si tratta di quale Paese avrà il modello più potente, ma di quale riuscirà a trasformare quel vantaggio in qualcosa di duraturo senza perdere il controllo lungo la strada.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Marilena Bianchi
Source link





