AGI – Il regista Ridley Scott, affiancato dagli attori Josh BrolinGuy Pearce e Jacob Elordi, ha illustrato in un incontro con la stampa mondiale la genesi e la visione dietro il suo nuovo film, “The Dog Stars – Le stelle dopo la fine“, adattamento del romanzo di Peter Heller che esplora le dinamiche della sopravvivenza in un mondo post-apocalittico, al centro del quale non ci sono minacce aliene o distopie tecnologiche ma le conseguenze di un virus che ha quasi azzerato la popolazione mondiale.

Scott ha spiegato che il passaggio dal libro al grande schermo richiede inevitabilmente un’evoluzione: “Le dinamiche di un film sono profondamente diverse da quelle di un libro. Se il materiale di partenza fosse perfetto, non cambieremmo nulla, ma non è mai così. Ho dovuto intervenire su alcuni momenti che risultavano eccessivi o insufficienti, evolvendo ad esempio il terzo atto: nel libro si cerca un santuario, ma nel film ho preferito trasformarlo in una sorta di fabbrica di cibo, una scelta narrativa necessaria per servire meglio la storia cinematografica”. Il film affronta temi cupi e quello portante rimane la sopravvivenza: “Ormai la gente non guarda i telegiornali, mentre io ne sono appassionato, guardo i notiziari internazionali due volte al giorno. Molto di quello che vediamo nel film sta già succedendo. Viviamo con i paraocchi, a tutti i livelli, su emergenze come il cambiamento climatico, ma soprattutto sul caos e sulle calamità in molti Paesi del mondo. Il compito di un film è intrattenere, ma l’intrattenimento deve anche stimolare la riflessione. Non si può semplicemente stare lì a sorridere guardando un film stupido. La cosa più bella è quando una storia inizia a parlarti”. Il regista insiste tuttavia sull’importanza dell’umorismo: “A meno che tu non stia mettendo in scena il Macbeth, devi sempre cercare di inserire un angolo, un elemento di umorismo. È fondamentale, a patto che non si tratti di umorismo fine a sé stesso, ma di qualcosa che aiuti a bilanciare il buio e il dolore che permeano la storia”.

Empatia e visione del mondo

Nella storia, il comportamento umano si esprime soprattutto attraverso empatia, comprensione e ironia, elementi dietro cui ha ammesso tende a celare un punto di vista personale sull’attualità piuttosto pessimista, riconducibile a un temperamento che ha definito di matrice celtica e quindi naturalmente incline all’oscurità. Ha ricordato come questa sua sensibilità cupa gli fosse già stata rinfacciata dalla critica ai tempi di Blade Runner, citando la stroncatura della storica firma del New Yorker Pauline Kael, che gli dedicò “quattro pagine di distruzione”, pagine che, racconta con una punta di ironia, ha fatto incorniciare e tiene appese nel proprio ufficio, aggiungendo di aver imparato “a non leggere più quello che scrivono su di me, positivo o negativo che sia”.

Le emergenze sanitarie globali

Tornando al tema delle emergenze sanitarie globali, Scott ha rievocato un progetto mai realizzato che negli anni Novanta avrebbe dovuto girare con Jodie Foster su un’epidemia di ebola in Africa occidentale, sottolineando come una crisi simile si sia ripresentata di recente e sia “fuori controllo perché sono stati tagliati a livello globale i fondi della sanità per i Centers for Disease Control and Prevention“.

L’esperienza del cast sul set

Il cast ha descritto l’esperienza sul set come intensa e imprevedibile. Brolin ha definito l’ambiente creato da Scott “pericoloso” ed “elusivo”: Ridley – ha spiegato – crea sul set un ambiente dove non sai mai esattamente quale direzione prenderai. Hai una base, ma poi passi il tempo a riscrivere e sperimentare mentre giri. È una forma di manipolazione, certo, ma è visionaria: ti guida senza farti sentire con le spalle al muro, ispirandoti a dare il meglio in un processo che diventa incredibilmente nutriente dal punto di vista creativo”. Nel film Brolin interpreta Bangley, un ex marine, contrappeso pragmatico ai sogni del protagonista.

Il protagonista e il cane Jasper

Elordi, alla sua prima collaborazione con il regista, interpreta Hig, ex pilota civile che sceglie di rischiare la vita volando verso l’ignoto pur di trovare altri superstiti. L’attore ha offerto una prospettiva affascinata sul metodo di lavoro di Scott: “Lavorare con Ridley è come se lui iniettasse energia direttamente nel processo di ripresa; ogni mattina il set prende vita in un modo che non ho mai visto prima. Ti chiedi costantemente: ‘Come fa a fare tutto questo?’. È un pioniere, e la sua capacità di gestire il set supera ogni aspettativa. Non c’è stato nulla di veramente sorprendente in senso negativo, perché sai di essere di fronte a uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi, ma la libertà che ci ha concesso all’interno del testo, lo spazio che ci ha dato per esplorare, è stato un dono prezioso”. Un elemento centrale del film è il legame tra il personaggio di Elordi e il suo cane, Jasper. L’attore ha raccontato con ironia la gestione del suo partner a quattro zampe: “Abbiamo usato diversi cani per interpretare Jasper. E, contrariamente a quanto si possa pensare, rispondono molto meglio ai salumi e ai cibi freddi rispetto ai classici premietti tradizionali. Lavorare con loro è stato meraviglioso; sono creature incredibilmente talentuose. È stato tutto molto spontaneo, e questo ha reso l’esperienza davvero speciale”.

Le riprese in Italia

La scelta di girare in Italia, e in particolare nelle Dolomiti, oltre che tra FriuliPrealpi del CansiglioAbruzzo, campagna romana e Cinecittà, è stata dettata sia da ragioni pratiche che estetiche. Scott ha ammesso scherzosamente: “Ero in Canada per i sopralluoghi e, per quanto sia un luogo maestoso, l’ho trovato intimidatorio: se ti allontani un attimo nella foresta, rischi di perderti tra lupi e orsi. Così ho deciso di spostarmi nelle Dolomiti, dove il paesaggio è altrettanto valido, ma il cibo è decisamente migliore. È stata una scelta puramente egoistica, lo ammetto”. Elordi ha riflettuto sull’impatto profondo di girare in un luogo con una storia cinematografica così densa: “In Italia è davvero difficile ignorare il passato del cinema. Il lavoro della troupe è spesso generazionale, tramandato di padre in figlio. Soprattutto a Cinecittà, dove si respira ancora l’eredità di Fellini, con i suoi oggetti di scena sparsi ovunque. Ti ritrovi su un set, magari all’interno di un aereo, e inizi a pensare a quanta strada ha fatto il cinema da quei tempi, e ti rendi conto che stai lavorando con una leggenda. È impossibile dimenticare l’importanza della settima arte quando giri in Italia”.

Il tributo al cinema italiano

A queste parole, Ridley Scott ha aggiunto una riflessione personale: “Il cinema italiano e quello francese sono stati la mia vera scuola, ancora più di Hollywood. Ho avuto la fortuna di incontrare Fellini e Sergio Leone, ed è stato incredibile. Ricordo ancora quando Fellini mi portò a vedere il set della sua grande barca: ero seduto su due pistoni grandi quanto un edificio, e lui era così orgoglioso di mostrarmi tutto. Ricordo perfettamente anche il suo stile: indossava un impermeabile inglese Burberry, con quella classica sciarpa a quadri. Era un uomo di una classe incredibile”. Il film sarà nelle sale dal 26 agosto, distribuito da The Walt Disney Company Italia.


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