Settantacinque anni e lo sguardo alla Luna: il Teatro Nazionale di Genova apre “L’ora di noi” con 75 spettacoli (P.Fizzarotti)


La Luna come luogo in cui ritrovare il senno perduto, proprio come accade nell’“Orlando Furioso”. E il teatro come spazio reale nel quale tornare a respirare insieme, guardarsi negli occhi e ricostruire una comunità mentre fuori prevalgono conflitti, rumore e solitudini digitali. Il Teatro Nazionale di Genova celebra i suoi primi settantacinque anni senza chiudere la propria storia dentro una vetrina: la rimette in movimento con “L’ora di noi”, titolo della stagione 2026-2027, che porterà nelle quattro sale 75 spettacoli, tra 16 produzioni e coproduzioni, otto prime nazionali e 59 titoli ospiti.

Davide Livermore

Il nuovo cartellone è stato presentato nella sala Ivo Chiesa, trasformando il tradizionale annuncio della stagione in una festa. Sul palco, con il presidente Alessandro Giglio e il direttore Davide Livermore, sono saliti Princess Isatu Hassan Bangura, alla quale è affidata la direzione artistica Junior, e Andrea Porcheddu, dramaturg, vale a dire la figura che segue e accompagna la costruzione culturale e drammaturgica dei progetti. A scandire i diversi momenti sono stati anche Davide Niccolini e Dalila Toscanelli, entrambi diplomati alla Scuola di recitazione del Teatro, con letture accompagnate dal tappeto musicale della dj Diana.

Dal “Teatro è tuo” a  “L’ora di noi”

Fondato nel 1951, quattro anni dopo il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro di Genova ha contribuito in maniera decisiva alla costruzione dell’idea italiana di teatro pubblico. Nel 2017-2018 l’unione tra il Teatro Stabile di Genova e il Teatro dell’Archivolto, nato nel 1986, ha dato vita all’attuale organismo, riconosciuto dal Ministero della Cultura come Teatro Nazionale. Dal 2020 la guida è affidata a Davide Livermore, confermato dall’inizio del 2026 nel ruolo di direttore unico.

Il titolo della nuova stagione prosegue idealmente quello precedente, “Il Teatro è tuo”. Quel “tuo”, spiega Livermore, ora deve diventare un “noi”, assumendo il significato di una responsabilità condivisa.

“Settantacinque anni non sono un’età: sono una responsabilità ben portata. Il Teatro Nazionale di Genova festeggia la sua storia senza metterla in vetrina, ma rimettendola in scena. Dopo ‘Il Teatro è tuo’, il passo naturale è ‘L’ora di noi’: meno slogan, più comunità. Perché il futuro, a teatro, comincia sempre quando le luci si abbassano e qualcuno respira accanto a noi”, ha spiegato il direttore.

Princess Bagura

Il teatro come un gozzo che resiste al tempo

Nel suo editoriale Livermore paragona il Teatro a un gozzo che resiste al sale e al tempo grazie alla manutenzione del fasciame. Ricorda le stagioni attraversate durante la pandemia, quando il Tir – Teatro in Rivoluzione portò gli spettacoli nelle strade e nelle piazze, il progetto dedicato al G8 del 2001, la mostra performativa “Edipo: io contagio”, il rinnovamento degli edifici e la trasformazione della sala Ivo Chiesa in un luogo della memoria collettiva, con settantacinque anni di volti e storie impressi sulle pareti.

“Oggi quel ‘tuo’ evolve. Diventa un coro. Diventa responsabilità. Diventa ‘L’ora di noi’”, scrive Livermore. Il teatro diventa così una Luna ariostesca, un luogo nel quale recuperare ciò che sulla Terra è andato perduto: non per fuggire dalla realtà, ma per riportarvi lucidità e capacità di pensiero condiviso.

Umberto Orsini. Prima del temporale @ ph Claudia Pajewski

L’“Orlando Furioso” apre la stagione

La stagione comincerà l’8 ottobre al Teatro Ivo Chiesa con l’“Orlando Furioso”, tratto dal poema di Ludovico Ariosto, nell’adattamento di Margherita Rubino e con la regia di Davide Livermore. In scena Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli, Laura Marinoni e Silvia Bennet. Fulvio Pepe sarà l’unico interprete maschile della compagnia, mentre la musica eseguita dal vivo dall’Ensemble Chimera avrà una funzione drammaturgica, quasi fosse un ulteriore personaggio.

Lo spettacolo, coprodotto con il Teatro Nazionale Croato di Fiume, rimarrà a Genova fino al 18 ottobre e partirà poi, da gennaio 2027, per una tournée che toccherà Firenze, Napoli e Torino.

La ricerca del senno perduto diventa la chiave di lettura dell’intera stagione. “In un mondo che sembra aver smarrito la rotta, ci muoviamo come i paladini dell’Orlando Furioso dell’Ariosto”, osserva Livermore. La Luna non è dunque evasione, ma il luogo simbolico da cui riportare sulla Terra “la lucidità di un pensiero condiviso”.

Too Late – Nella foto Anna Bonaiuto e Irene Petris @FedericoPitto

Le quattro sale aprono in ottobre

Dopo l’Ivo Chiesa, anche le altre tre sale del Teatro Nazionale entreranno in attività nel giro di pochi giorni. Il 13 ottobre la Sala Mercato aprirà con “Blinded by Sight. Il corpo conosce prima della vista”, scritto, diretto e interpretato in inglese da Princess Isatu Hassan Bangura. Nato in forma di studio alla Biennale Teatro 2025, il lavoro attraversa il mito di Edipo partendo da un corpo che ricorda prima ancora di riuscire a vedere.

Il 14 ottobre il Teatro Eleonora Duse inaugurerà con il “Don Giovanni” di Molière, adattato e diretto da Carlo Sciaccaluga. Simone Toni sarà Don Giovanni ed Enzo Paci interpreterà Sganarello, mentre Giorgia Coco, Federica Castellini e Francesca Osso si divideranno diversi personaggi, compresi alcuni ruoli maschili. Lo spettacolo debutterà in prima nazionale l’8 luglio al Festival di Borgio Verezzi.

Pietro Giannini. Equus, regia di Carlo Sciaccaluga @FedericoPitto

Sempre il 14 ottobre, al Teatro Gustavo Modena, arriverà “The Forest. So dove sono, mi sono già persa qui”, di Cristiana Morganti e Claudio Tolcachir. Morganti, a lungo danzatrice della compagnia di Pina Bausch, sarà in scena con Lisa Lippi Pagliai in un lavoro che intreccia danza, memoria personale, smarrimento e nostalgia.

A completare il primo mese sarà “Ci vediamo all’alba” di Zinnie Harris, diretto da Livermore con Anna Della Rosa e Linda Gennari. Ispirato al mito di Orfeo ed Euridice, racconta di due donne approdate dopo un naufragio su un’isola deserta, costrette a confrontarsi con il mistero della perdita e della sopravvivenza. Dopo la prima nazionale del 28 luglio a Borgio Verezzi, sarà al Duse dal 24 ottobre al primo novembre.

Edipus. 30 anni dopo (compagnia Tiezzi Lombardi) @Luca Manfrini

Ecco la “direzione Junior”

Uno degli assi centrali della programmazione sarà il ricambio generazionale. Un decreto ministeriale ha stabilito che ogni Teatro Nazionale si doti di una direzione artistica Junior, affidata a una figura con meno di 35 anni chiamata ad affiancare la direzione nella programmazione, nella scoperta dei talenti emergenti e nella gestione di nuovi progetti culturali.

A Genova questo incarico è stato affidato a Princess Isatu Hassan Bangura. La parola “Junior” definisce dunque il ruolo e la linea di ricerca, non significa che tutte le persone coinvolte negli spettacoli debbano necessariamente avere meno di 35 anni. Il percorso può mettere in relazione giovani autori e registi con interpreti di esperienza, favorendo uno scambio tra generazioni.

The Forest. Cristiana Morganti @Antonella Carrara

I primi titoli della linea under 35

La programmazione under 35 comincerà proprio con “Blinded by Sight. Il corpo conosce prima della vista”, scritto, diretto e interpretato dalla stessa Bangura, che aprirà la Sala Mercato il 13 ottobre. La tragedia di Edipo viene attraversata a partire dal corpo, dalla memoria e da ciò che resta prima ancora che la vista riesca a riconoscerlo.

Dal 28 al 31 ottobre la Sala Mercato ospiterà “Uno spettacolo gigantesco”, scritto da Alice Sinigaglia ed Elena Patacchini e diretto dalla stessa Sinigaglia, autrice e regista spezzina nata nel 1996. Il lavoro parte dal “Gargantua e Pantagruel” di Rabelais per costruire un meccanismo scenico nel quale parola, immaginazione, comicità e pensiero si mescolano continuamente.

Dal 3 all’8 novembre arriverà “Mio padre è Sylvester Stallone”, finalista al Premio Scenario 2025. Leonardo Ceccanti firma la drammaturgia, Matteo Ceccantini la regia e Davide Niccolini l’interpretazione. Il racconto attraversa tre generazioni: Davide, il padre Riccardo, campione di lotta, e il nonno Bruno, internato nel manicomio di Volterra. La vicenda familiare assume il ritmo di un’epica sportiva, feroce e affettuosa.

Dal 10 al 15 novembre il Gustavo Modena ospiterà “Starman. La vera storia di Leon Skum”, scritto e diretto da Pietro Giannini, vincitore del Premio Ubu 2025 come miglior attore under 35. In scena con Nika Perrone, Davide Sinigaglia, Edoardo Sorgente e Caterina Tieghi, Giannini costruisce il ritratto oscuro di un imprenditore della comunicazione deciso a impadronirsi del mondo, facendo affiorare i meccanismi di potere del capitalismo contemporaneo.

OSCAR (Dalisi – Latella). Sonia Bergamasco @Andrea Adriani

Elisabetta Pozzi diretta da un giovane regista

La linea proseguirà dal 23 al 28 febbraio 2027 al Teatro Eleonora Duse con “Fedra” di Ghiannis Ritsos. La protagonista sarà Elisabetta Pozzi, attrice di lunga esperienza e interprete monologante di un personaggio a lei particolarmente caro.

A dirigerla sarà Francesco Biagetti, suo ex allievo, che ha già debuttato nella regia con “Sputnik Sweetheart”, adattamento dal romanzo “La ragazza dello Sputnik” di Haruki Murakami. Il carattere generazionale del progetto riguarda dunque la regia e il rapporto tra un giovane artista e una delle interpreti più autorevoli della scena italiana, non l’età della protagonista. Un altro canale dedicato alle nuove generazioni sarà “De Gustibus”, la rassegna rivolta alla drammaturgia under 35. Il 6 maggio debutterà “Tedesca” di Simone Guaragna, testo vincitore dell’edizione 2026, con la regia di Elisabetta Pozzi e repliche fino all’8 maggio in Sala Mercato.

Fausto Paravidino

Goldoni, Moby Prince e le ferite della memoria

Le produzioni del Teatro Nazionale metteranno insieme classici riletti, scritture contemporanee e ferite ancora aperte della storia italiana. Il 2 e 3 marzo, in Sala Mercato, “M/T Moby Prince 3.0”, scritto da Francesco Gerardi e Marta Pettinari e diretto da Mercedes Martini, tornerà sulla tragedia del traghetto Moby Prince, nella quale il 10 aprile 1991 morirono 140 persone. In scena Lorenzo Satta e Alessio Zirulia, diplomati alla Scuola di recitazione genovese.

Dal 4 al 21 marzo Tullio Solenghi porterà all’Ivo Chiesa “I due gemelli veneziani” di Goldoni, curandone regia e adattamento insieme a Roberto Alinghieri. Lo spettacolo renderà omaggio alla storica messinscena firmata da Luigi Squarzina nel 1970, nella quale lo stesso Solenghi aveva partecipato da giovane attore.

Con lui reciteranno Roberto Alinghieri, Barbara Moselli, Mauro Pirovano, Laura Repetto, Cristiano Dessì, Stefano Moretti, Luca Mascia, Roberto Serpi, Stefania Pepe, Vincenzo Castellone e Daniele Corsetti.

Linda Gennari @Federico PItto

Vyrypaev, Shakespeare e Fausto Paravidino

Ad aprile il Duse ospiterà “Agitazione” di Ivan Vyrypaev, autore russo dissidente ed esiliato, con la regia di Teodoro Bonci del Bene. Gaia Aprea sarà una scrittrice che, durante un’intervista, si confronta con il senso della creazione artistica e con dilemmi politici e filosofici. Con lei Silvio Castiglioni, Tomas Leardini, Francesco Patanè e Giulia Prevedello. Al Gustavo Modena Elena Dragonetti dirigerà “Romeo and Juliet”, nuova tappa del progetto “L’età del fuoco”, che coinvolge studenti delle scuole superiori e affronta ogni anno i temi dell’adolescenza. La tragedia dei due giovani amanti verrà restituita con linguaggi e prospettive contemporanee.

Dal 28 aprile al 9 maggio Fausto Paravidino tornerà al Duse con la prima nazionale de “Il Marabù”, scritto e diretto da lui, con Maddalena Crippa, Iris Fusetti, Federico Vanni, Daniele Natali, Federico Brugnone e Nicoletta Cifariello. Una storia che parte dalla figura dell’uccello africano, si muove nel territorio del realismo magico e finisce per assumere i contorni di un incubo. A maggio “Barbare furie”, diretto da Mercedes Martini, riunirà Elsa Bossi, Lisa Galantini e Anna Rita Vitolo in tre storie femminili tratte dai racconti di cronaca nera di Maurizio de Giovanni.

Maddalena Crippa

I ritorni di Ugo Dighero

La stagione recupererà anche alcune produzioni recenti che hanno ottenuto particolare successo. Ugo Dighero tornerà con due testi di Dario Fo e Franca Rame: “Lu Santo Jullare Francesco”, diretto da Giorgio Gallione, al Gustavo Modena dal 18 al 22 novembre, e “Mistero Buffo”, destinato a una nuova tournée nazionale.

“Equus” di Peter Shaffer, diretto da Carlo Sciaccaluga con Luca Lazzareschi, Pietro Giannini, Pia Lanciotti, Camilla Semino Favro, Michele De Paola e Giulia Prevedello, tornerà dal 4 al 12 dicembre prima di approdare al Teatro Valle di Roma, riaperto dopo oltre quindici anni. Tra il 30 dicembre e il 6 gennaio il Duse riproporrà “Le Dieu du Carnage” di Yasmina Reza, diretto e interpretato da Antonio Zavatteri con Francesca Agostini, Andrea Di Casa e Alessia Giuliani. Seguirà una tournée tra Bolzano, Milano, Napoli e Roma.

Anna Della Rosa ©Laila Pozzo

Anna Bonaiuto e il ritorno di Pietro Giannini

A marzo Anna Bonaiuto sarà protagonista di “Too Late”, ricavato da un testo inedito di Jon Fosse e diretto da Thea Dellavalle. Il personaggio di Nora, ormai anziana e lontana dalla “Casa di bambola” di Ibsen, verrà visitato dai ricordi e dalle presenze della propria vita.

Riprenderà il viaggio anche “La traiettoria calante” di Pietro Giannini, dedicato ai fatti che condussero al crollo del ponte Morandi.

Umberto Orsini, Favino e Stefano Massini

Il programma degli spettacoli ospiti attraversa generazioni, scuole e forme teatrali differenti. Tra i primi appuntamenti figurano “Misurare il salto delle rane” di Carrozzeria Orfeo, vincitore del Premio della critica 2025, e “Prima del temporale”, diretto da Massimo Popolizio con Umberto Orsini.

Mio padre è Sylvester Stallone. Davide Niccolini

Pierfrancesco Favino firmerà la regia di “People, Places & Things”, con Anna Ferzetti, Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi e Totò Onnis. Anna Della Rosa tornerà con “Accabadora”, tratto dal romanzo di Michela Murgia, mentre Lodo Guenzi guiderà la compagnia di “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo e Franca Rame, diretto da Giorgio Gallione.

Stefano Massini sarà autore, regista e interprete de “Lo Zar”, nuova tappa delle sue narrazioni dedicate ai grandi protagonisti controversi della storia contemporanea, questa volta centrata su Vladimir Putin. Silvio Orlando vestirà i panni di Ciampa ne “Il berretto a sonagli” di Pirandello, diretto da Andrea Baracco.

Bergamasco, Binasco e Roberto Andò

Nel nuovo anno Sonia Bergamasco sarà protagonista di “Oscar”, diretto da Antonio Latella e ispirato all’immaginario della corte di Maria Antonietta e al celebre personaggio animato giapponese.

Valerio Binasco porterà a Genova “Una delle ultime sere di Carnovale” di Goldoni, con Natalino Balasso, Milvia Marigliano, Giordana Faggiano, Daniele Marmi, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari e Nicola Pannelli.

Roberto Andò dirigerà Renato Carpentieri nel dittico formato da “L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett e “Press conference” di Harold Pinter. Franco Branciaroli sarà protagonista di “Non si sa come” di Pirandello, mentre Peter Stein affronterà “Platonov” di Čechov con Maddalena Crippa e Alessandro Averone.

Le Dieu du carnage @FedericoPitto

Da Luca Bizzarri a Gabriele Lavia

Il cartellone comprende inoltre “Il medico dei maiali” di Davide Sacco con Luca Bizzarri, Francesco Montanari, David Sebasti e Mauro Marino; “Poveri Cristi” di e con Ascanio Celestini; “La reginetta di Leenane” con Ambra Angiolini e Ivana Monti; “Edipus, 30 anni dopo” di Giovanni Testori con Sandro Lombardi; “Dopo la prova” di Bergman con la regia e l’interpretazione di Gabriele Lavia.

Il 24 e 25 marzo Elio Germano e Teho Teardo porteranno all’Ivo Chiesa “La guerra com’è”, tratto dal libro “Una persona alla volta” di Gino Strada. Ad aprile Rocco Papaleo sarà protagonista di “Scheda bianca”, dal romanzo “Saggio sulla lucidità” di José Saramago, diretto da Serena Sinigaglia. Il maestro greco Theodoros Terzopoulos affronterà “Le Baccanti” di Euripide con Roberto Latini, Alvia Reale, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Marco Cacciola, Paolo Musio e Gemma Carbone, mentre Leonardo Lidi porterà in scena “Amleto”.

Carlo Sciaccaluga

Virgilio Sieni tra Gramsci e la guerra

Virgilio Sieni tornerà a Genova con due lavori. “Ma a che serve la luce? Le ceneri di Gramsci”, ispirato al poemetto di Pier Paolo Pasolini, sarà presentato in Sala Mercato il primo aprile. Il giorno successivo, all’Ivo Chiesa, arriverà “Preghiera. Tempi di guerra”, costruito sulle fotografie realizzate da Paolo Pellegrin nei territori di guerra.

Il Festival dell’Eccellenza al Femminile

Dal 20 ottobre al 3 dicembre si svolgerà la ventiduesima edizione del Festival dell’Eccellenza al Femminile, diretto da Consuelo Barilari. Tra i protagonisti Fabiana Iacozzilli, Gioia Salvatori, Eleonora Danco, Claudia Marsicano, Gabriele Paolocà, Eugenio Barba, Julia Varley, Silvia Gallerano, Alessia Giangiuliani, Monica Guerritore, Francesca Astrei, Leda Kreider, Mercedes Martini e Stefano Ricci.

Scrittori, jazz e chitarre

Il 27 febbraio 2027 Palazzo Ducale accoglierà “La notte degli scrittori”, l’incontro tra letteratura, teatro e convivialità ideato da Giorgio Gallione ed Ernesto Franco, con le interviste di Danilo Di Termini. Al Gustavo Modena tornerà anche “Jazz’n’Breakfast”, la rassegna domenicale curata da Rodolfo Cervetto, arrivata alla dodicesima edizione. I sei concerti attraverseranno bebop, cool jazz, fusion e bossa nova, con omaggi particolari a Miles Davis e John Coltrane nel centenario della nascita. Tra gli ospiti e i musicisti figurano Mike Del Ferro, Massimiliano Rolff, Robert Bonisolo, Alberto Mandarini, Giampaolo Casati, Andrea Rea, Gabriele Mirabassi, Edmondo Romano e Ares Tavolazzi.

La stagione si concluderà ancora una volta con Beppe Gambetta e “Acoustic Night 27”, dal 20 al 22 maggio, mentre il Gustavo Modena ospiterà la Cmr Big Band.

Amleto. Regia di Leonardo Lidi (T. Stabile di Torino) ph Luigi De Palma

Il teatro entra nel carcere

A maggio tornerà il progetto Teatro e Carcere, curato da Teatro Necessario. Gli attori detenuti della Casa circondariale di Marassi saranno protagonisti di “Canto alla balena bianca” all’Ivo Chiesa. Il palcoscenico diventerà ancora una volta uno spazio nel quale la pratica teatrale supera i confini dell’edificio e coinvolge persone che vivono una condizione di separazione dalla società.

Teatro senza barriere

Proseguiranno i progetti di “Teatro senza barriere”, con il biglietto sospeso, repliche accessibili, audiodescrizioni e percorsi tattili destinati alle persone cieche o ipovedenti. Dalla nuova stagione, ogni incontro con il pubblico sarà tradotto anche nella Lingua italiana dei segni, ampliando un lavoro sull’accessibilità che non viene considerato un servizio aggiuntivo, ma una parte integrante della funzione pubblica del Teatro.

Paolo Fizzarotti


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