Le spese sostenute per il consulente tecnico di parte possono essere rimborsate anche se il professionista non è stato ancora materialmente pagato. È uno dei principi più rilevanti affermati dalle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 24699/2026, pubblicata il 18 agosto 2026, chiamata a pronunciarsi su una controversia relativa ai danni provocati dalle esondazioni di un torrente demaniale in Sicilia.
La decisione, però, va ben oltre il caso concreto. La Suprema Corte affronta infatti temi di grande interesse processuale: dal diritto alla prova al concorso di colpa del danneggiato, fino alla liquidazione del danno e degli interessi compensativi.
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Corte di Cassazione -SS.UU. civ.- ordinanza n. 24699 pub.18-08-2026

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1. Danni da esondazione e concorso di colpa dei proprietari


La vicenda nasce dalla richiesta di risarcimento presentata dai proprietari di alcuni fondi agricoli nel Comune di Ramacca, danneggiati più volte dalle esondazioni del torrente “Sbarda l’Asino”. Secondo i ricorrenti, gli eventi erano riconducibili alla mancata manutenzione dell’alveo e delle sponde da parte dell’Amministrazione.
Il Tribunale Regionale delle Acque aveva riconosciuto la responsabilità della Pubblica amministrazione ai sensi dell’articolo 2051 c.c., ma aveva attribuito ai proprietari anche un concorso di colpa, ritenendo non adeguatamente curati i fossi di scolo presenti sui terreni.
La questione è arrivata fino alle Sezioni Unite, che hanno censurato diversi passaggi della decisione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile – Aggiornato ai correttivi Cartabia e mediazione” di Lucilla Nigro offre un supporto pratico e operativo per affrontare ogni fase del contenzioso civile, acquistabile su Shop Maggioli e su Amazon.

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2. Il giudice non può negare una prova decisiva senza spiegare perché


Uno dei punti centrali riguarda la mancata ammissione della prova testimoniale richiesta dai proprietari per dimostrare di avere eseguito gli interventi di pulizia dei fossi.
La Cassazione ricorda che, in linea generale, la valutazione sulla rilevanza delle prove spetta al giudice di merito. Ma questo principio incontra dei limiti.
Il rigetto della prova può essere sindacato in Cassazione quando il giudice non compie una valutazione logica e coerente, quando la prova riguarda circostanze decisive oppure quando serve a contrastare altre risultanze istruttorie ed è respinta con una generica affermazione di irrilevanza.
Nel caso esaminato, inoltre, i giudici avevano attribuito ai proprietari un concorso di colpa senza permettere loro di provare il contrario. Una situazione che, secondo le Sezioni Unite, finisce per incidere anche sul diritto di difesa garantito dall’articolo 24 della Costituzione.

3. Spese del consulente di parte: non serve aver già pagato


Il passaggio probabilmente più importante della sentenza riguarda però le spese del consulente tecnico di parte.
La Cassazione prende posizione su un contrasto giurisprudenziale: secondo un primo orientamento, per ottenere il rimborso era necessario dimostrare l’avvenuto pagamento del consulente; secondo un diverso indirizzo era sufficiente provare di avere assunto l’obbligazione.
Le Sezioni Unite aderiscono a questa seconda interpretazione.
Quando il consulente viene nominato durante il processo, la relativa spesa rientra infatti tra le spese processuali previste dall’articolo 91 c.p.c., esattamente come quelle sostenute per il difensore.
La nomina del consulente fa presumere che la parte abbia assunto l’obbligo di remunerarlo. Di conseguenza, non occorre dimostrare che il compenso sia già stato materialmente versato.
La spesa può quindi essere liquidata d’ufficio dal giudice, salvo che la controparte dimostri che la prestazione sia stata gratuita o che il debito sia stato estinto.

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4. Consulenza stragiudiziale: cambiano le regole


Diverso è il caso della consulenza svolta prima del processo.
La spesa sostenuta nella fase stragiudiziale non costituisce una spesa processuale, ma un danno emergente. Deve quindi essere oggetto di una specifica domanda risarcitoria.
Anche qui, tuttavia, la Cassazione precisa che il danno può consistere non soltanto in una somma già versata, ma anche nella nascita di un debito. Se la consulenza è necessaria ma non è stata ancora pagata, non può quindi essere pretesa la prova di un pagamento che non è avvenuto.

5. Danno e interessi: il calcolo deve essere trasparente


Le Sezioni Unite intervengono infine sulla liquidazione del danno e degli interessi compensativi.
Nel caso concreto, il danno era stato liquidato nel 2022 sulla base di valori stimati due anni prima, senza una corretta attualizzazione. La Cassazione censura questa impostazione.
Anche gli interessi possono essere determinati secondo criteri equitativi, ma la decisione deve permettere di comprendere saggio, decorrenza e modalità di calcolo. L’equità può riguardare la scelta dei criteri, non può invece trasformarsi in un calcolo privo di spiegazione.
La sentenza è stata quindi cassata sui motivi accolti, con rinvio al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche in diversa composizione.

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