A cura di Alessio Iacono Head of Corporate & Investment Banking

Il credito alle imprese resta il perno del sistema produttivo italiano, fatto in larga parte di realtà di piccola e media dimensione che continuano a finanziarsi prevalentemente presso il canale bancario. In questo quadro, la recente analisi della Banca d’Italia offre una chiave di lettura preziosa: distingue in modo sistematico tra intermediari “significativi” (SI), sottoposti alla vigilanza diretta della BCE, e intermediari “meno significativi” (LSI), tipicamente banche più piccole, locali e radicate sul territorio. È una distinzione tutt’altro che formale, perché tocca il modo stesso in cui il credito viene allocato tra le imprese.

Il dato di partenza e la domanda giusta

Da anni le LSI mostrano un tasso di deterioramento dei prestiti più alto rispetto alle SI. Nel campione esaminato — costruito su dati AnaCredit a livello di singolo prestito per il periodo 2021–2024, oltre 2,6 milioni di osservazioni — il tasso medio di ingresso in default è pari all’1,68% per le LSI contro l’1,23% per le SI, un divario di circa 45 punti base. Letto isolatamente, un simile numero potrebbe suggerire una minore capacità delle banche minori di selezionare e gestire il rischio. Il merito dello studio è di non fermarsi al dato aggregato e di porsi la domanda corretta: questo divario riflette una diversa qualità del credito, oppure una diversa composizione della clientela servita?

Un divario di composizione, non di fragilità

La risposta che emerge è netta. Le LSI tendono a finanziare imprese più piccole, più rischiose ex ante e con minore liquidità. Una volta introdotti nei modelli i controlli per le caratteristiche delle imprese e dei singoli prestiti, il differenziale si riduce in misura sostanziale: la componente “residua” attribuibile alla natura di LSI dell’intermediario scende a circa 14 punti base, ossia poco più del 30% del divario osservato. In altre parole, circa il 70% della maggiore rischiosità apparente delle LSI è spiegato da fattori oggettivi e misurabili — rischiosità di partenza, liquidità, redditività operativa delle imprese affidate — e non da una presunta inefficienza gestionale delle banche minori.

È una precisazione importante anche sul piano culturale. Il maggior tasso di deterioramento non è il sintomo di una debolezza sistemica del comparto delle banche meno significative, ma il riflesso naturale della loro funzione: intercettare una domanda di credito che, per profilo dimensionale e di rischio, trova più difficilmente risposta presso i grandi gruppi.

Il prezzo del credito: nessuna penalizzazione sistematica

Un secondo risultato merita attenzione, perché tocca la percezione — diffusa tra gli imprenditori — che rivolgersi a una banca più piccola significhi pagare di più. In media, effettivamente, le LSI applicano uno spread leggermente superiore (2,22 contro 2,03 punti percentuali, circa +19 punti base). Ma quando si controlla per il profilo di rischio dell’impresa, le caratteristiche del prestito e quelle dell’intermediario, il premio associato alla natura di LSI si azzera quasi del tutto, riducendosi a circa 1 solo punto base. Il maggior costo medio, quindi, non deriva da politiche di prezzo penalizzanti, ma dal fatto che quelle banche prezzano correttamente un rischio effettivamente più elevato. A parità di condizioni, le LSI applicano tassi sostanzialmente in linea con quelli delle grandi banche.

Più accesso al credito, non meno

Il tassello che, dal nostro osservatorio, appare più significativo riguarda la propensione a concedere credito. L’analisi delle richieste di prima informazione mostra che, a parità di caratteristiche dell’impresa, le LSI approvano le domande di finanziamento con una probabilità superiore di circa 3,9 punti percentuali rispetto alle SI (con tassi di approvazione medi del 24,1% contro il 19,2%). È la conferma empirica di un ruolo di sistema: gli intermediari minori ampliano la frontiera dell’accesso al credito, servendo imprese che altrimenti resterebbero ai margini del finanziamento bancario. Non un fattore di fragilità, ma un presidio di inclusione finanziaria per il tessuto delle PMI.

La lettura di AcceleraHub – IGI Investimenti Group

Per chi, come noi, affianca quotidianamente le imprese nella strutturazione delle operazioni di finanza straordinaria e nella ricerca di capitali, queste evidenze confermano alcune convinzioni operative. La prima è che la dimensione dell’intermediario non è di per sé un indicatore di qualità del credito: conta la coerenza tra profilo dell’impresa e canale di finanziamento scelto. La seconda è che un mercato del credito pluralistico — in cui convivono grandi gruppi e banche del territorio — è un valore da difendere, perché garantisce copertura anche ai segmenti più piccoli e più rischiosi.

Al tempo stesso, i dati fotografano un limite strutturale: le imprese meno liquide e più fragili continuano a dipendere in modo quasi esclusivo dal debito bancario, spesso a costi che ne comprimono i margini. È qui che si colloca il nostro contributo. Accompagnare le PMI verso una struttura finanziaria più equilibrata — rafforzando il capitale prima ancora del debito — significa ridurre proprio quei profili di rischio che oggi spiegano il maggior deterioramento. Gli strumenti di corporate & investment banking, l’apertura ai mercati dei capitali e i canali di equity crowdfunding non sono alternativi al credito bancario: ne sono il complemento naturale, capace di irrobustire le imprese e, indirettamente, di migliorare la qualità stessa dei portafogli creditizi.

In sintesi

Lo studio della Banca d’Italia restituisce un’immagine più nitida e più giusta del finanziamento alle imprese: le banche ‘meno significative’ non sono intermediari più deboli, ma intermediari che servono una clientela diversa, prezzando in modo corretto il rischio e, anzi, allargando l’accesso al credito. La sfida per il sistema — e la missione che ci diamo — non è comprimere questo ruolo, ma affiancarlo con soluzioni di capitale che rendano le imprese italiane più solide, più finanziabili e più competitive.

Alessio Iacono

Head of Corporate & Investment Banking

AcceleraHub – IGI Investimenti Group


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